Autori contemporanei
affermati, emergenti ed esordienti
Giovanni Scribano
Ha pubblicato il libro
Giovanni Scribano, I labirinti della memoria,
Collana Le schegge d'oro (i libri dei premi), editrice Montedit, 2000,
pp. 48 - L. 12.000 - Euro 6,20 - ISBN 88-8356-046-0
 
 
Prefazione
 
Non si può dire che siano poesie. Eppure, nel momento in cui il lettore scorre le prime righe, avverte con hiarezza che le composizioni di Giovanni Scribano - poeta siciliano che nella vita fa il medico - sono intensamente liriche; che quei periodi lunghissimi, tanto che è difficile chiamarli versi, sono fatti di poesia: di quella materia lucida e inafferrabile che rende i pensieri trasparenti e arditi. Vedremo tra poco perché. Per il momento aggiungiamo che i pensieri di Scribano hanno ali ampie e potenti con le quali compiono larghi giri sul mondo, cogliendone a volte i particolari minuti, a volte le grandi coreografie; in tutti emerge il gusto per il colore e il calore - che tradisce, forse, l'origine isolana del poeta - unito alla capacità di trattare le parole come creta, plasmandole e modellandole secondo le esigenze comunicative del momento.
La metrica tradizionale, a questo punto è probabilmente superfluo sottolinearlo, viene completamente superata sia nella divisione in versi che in strofe: i periodi sono lunghissimi e si riversano da una riga all'altro a cascata, senza timore di sembrare prosa, a formare un unico componimento; allo stesso modo sono abbandonate le rime, che conferiscono alla poesia buona parte del suo ritmo e della sua cantabilità. Perché, allora, parlare di poesia come lo stesso autore fa, senza esitazione, nelle sue note biografiche? Perchè questi scritti sono poesia per una loro qualità intrinseca, non per esserlo diventati in virtù della perizia tecnica del poeta che, ferri del mestiere alla mano, prende la sua ispirazione e la riveste delle forme della poesia; lo sono nel senso più moderno del termine, quello di una poesia che nasce soprattutto da un accostamento tanto originale di parole e immagini da far scattare la scintilla della comprensione e della verità indicibile.
Ma vediamo più da vicino un esempio di questa scrittura. "Uno sfarfallio scarlatto accende l'orizzonte, striscia sui tetti, / oltrepassa i campanili, invade le strade. / Al declinar del globo purpureo, la sposa dell'Erebo e madre del Destino, avanza con ampie volute. / Inizia un muto dialogo con le ombre". È "Tramonto", lirica (a questo punto usiamo anche noi, senza esitare, questa definizione) intensa dove è possibile cogliere alcuni tra gli elementi indicati sopra. Innanzi tutto la forma, la qualità più osservabile in modo più immediato; poi il gusto per il colore: quel magico "sfarfallio scarlatto" che rapprende in sé molti significati: è il rosso del sole (l'idea del sole è ribadita dall'allitterazione della "s" e della "l", a conferma che nessuna parola è scelta a caso) ma è anche un movimento sottile e leggero, fragile come le ali di una farfalla, che ha tuttavia in sé la potenza di invadere (e si noti la scelta di un verbo che appartiene alla sfera semantica della guerra, a ravvivare l'idea di una sorta di lotta tra gli elementi della natura e quelli più tipicamente umani come le strade) il mondo umanizzato; ma ecco che subito dopo avanza la luna (evocata con attributi che rivelano gli studi - e probabilmente la passione - dell'autore per la classicità) con un movimento ampio e largo che contrasta visibilmente con lo "sfarfallio" del rosso tramonto; la luna si mostra con "ampie volute", riempiendo maestosamente di sé l'intera scena. Dopo questi due versi di lunghezza quasi pari, l'uno tutto concentrato sul sole, l'altro sulla luna, ecco la chiusura della lirica, rapidissima. Un solo verso dove l'impersonalità del verbo iniziale lascia vivere l'ambiguità sul soggetto: la luna inizia il "dialogo muto", ma allo stesso tempo è tutto il mondo, inclusi gli uomini, a cominciarlo; e la forza dell'ossimoro riflette la consapevolezza della compresenza, sempre, degli opposti - anzi, della loro necessaria compresenza - frutto forse di suggestioni orientali (all'India è infatti dedicata un'altra lirica).
Con questi strumenti - parole che sanno danzare, cantare e colorare - Scribano mette in scena situazioni minute, come l'osservazione di un ragno intento alla sua opera, ma anche girandole di immagini che ricordano quelle opere d'arte contemporanee fatte di materiali e pezzi disparati attraverso i quali figure comuni vengono smontate e ricomposte nei modi più strani, sino a diventare altro da sé (e si vedano in particolare poesie come "Apatia" e "Delirio", i cui titoli sono già di per sé piuttosto significativi).
Lo stesso autore, del resto, fa notare che nelle sue poesie lirismo e surrealismo convivono: sono forse gli strumenti attraverso i quali rivendicare la propria umanità, unica e irripetibile, e allo stesso tempo dissacrare un mondo di oggetti ed emozioni finte la cui invadenza sembra inarrestabile. Un suggerimento che, c'è da augurarselo, non passerà inosservato.
 
Bianca Cerulli

 
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Inserito il 5 settembre 2000