Inediti On line
 
 Marisa Starace

presenta la sua opera inedita

Impronta di donna
(romanzo)

INDICE


Storia di Simona
 
(Una storia d'amore)

 

Alla mia buona amica Graciela Urcullu, argentina, eccellente psicologa, alla quale mi unisce l'amore per i libri e gli animali.

 

"Fasten seat belts", "Stringere le cinture di sicurezza". L'aereo sta già perdendo quota. Lentamente ma decisamente si sta avvicinando sempre più all'aeroporto. Simona è distratta e pensa. Riflette. Aveva fatto bene o male a viaggiare? Si era decisa improvvisamente quando la lontananza si era fatta insopportabile e aveva un desiderio pazzo di rivederlo per assicurarsi che lui fosse ancora lì. E soprattutto libero. Senza una donna fissa. Perché lui di donne doveva averne chissà quante. Però Simona pensava non fosse tanto pericoloso come averne una sola, sempre la stessa. Supponendo che un giorno ne avesse incontrata una che...

L'aereo ha toccato terra. Le ruote del carrello di atterraggio corrono rapidamente sopra la pista e si avverte la velocità alla quale si vola. Simona non ha paura, però si chiede, come sempre quando viaggia in aereo, e se non si ferma in tempo? e se i freni o gli alettoni o una parte del motore non funzionano bene giusto nel momento dell'atterraggio? o se esce dalla pista e urta contro gli edifici dell'aeroporto?

Tutto va bene. Un soave atterraggio le dà la benvenuta in terra inglese. I passeggeri si alzano, riuniscono le loro valigette, i cappotti e le varie cianfrusaglie di sempre e si dirigono lentamente verso il corridoio trascinando se stessi ed i loro bagagli fino all'uscita. La hostess e lo steward dritti sulla soglia della porta si congedano sorridendo dai passeggeri i quali, a loro volta, li ringraziano per l'ottimo servizio. E poi bla... bla.. bla...

Simona è fremente. Sorride felice e le si può leggere sul volto che è finalmente arrivata in porto. Il suo porto finale. Un bye, bye ai due e scende correndo per la scaletta. Il trasferimento in autobus fino agli edifici centrali e da qui a piedi per un lunghissimo corridoio, con le braccia che sembrano spezzarsi da un momento all'altro.

Farebbe alcuni chilometri anche con un peso maggiore, se solo potesse restare con lui per il resto della vita. Però ora non deve pensare. Per due settimane, quattordici giorni, trecentotrentasei ore e tanti tanti minuti, lo avrà per lei.

E solo questo conta.

Era immobile, seduta su una sedia girevole. Si era tolta il cappotto e lo guardava. Lui lavorava tranquillo dietro ad un scrittoio pieno di carte e di schede. Con una mano reggeva la pipa e con l'altra scriveva. Di quando in quando alzava la testa, la guardava e le sorrideva. Dietro ai suoi occhiali, i suoi occhi avevano un'espressione che Simona cercava invano di decifrare.

Forse è contento che sono qui con lui. Chissà che starà pensando? Lo guardava e cercava di assimilare i suoi lineamenti, il colore della pelle, la forma delle labbra, le mani virili.

Si chiedeva Simona: "Come mi vedrà? Mi troverà cambiata o no?". Erano passati appena due mesi dal loro ultimo incontro. Lui si alzò e le si avvicinò:

"Hai un aspetto molto sexy...". Simona rimase silenziosa per alcuni secondi, poi disse: "Non so se il mio aspetto è come dici tu, però ti confesso che dentro sì, mi sento molto... sexy".

Le sembrarono parole audaci perfino per il tipo di relazione che esisteva tra di loro ma le uscirono spontaneamente.

Selim sorrise: "Andiamo a casa".

Nel taxi, seduta vicina a lui, lo ascoltava mentre le raccontava del suo lavoro e delle difficoltà nei suoi rapporti con alcuni colleghi. E Simona nel frattempo pensava: "Cosa è che sente effettivamente per me? In verità. È innamorato di me o sente solo affetto o amicizia? No, amore no. Questo no. E tuttavia tra un po' staremo insieme e allora... Sarà il momento della verità? Però di quale verità parlo? La verità di un uomo non si scopre mai in quei momenti..."

Lei lo sapeva bene e tuttavia continuava a torturarsi con le domande di sempre, cercando di intuire le verità che inesorabilmente la eludevano. E Selim parlava e si lamentava, come era sua abitudine. E lei che lo amava cercava di consolarlo. Lei che avrebbe fatto qualsiasi cosa per vederlo felice. Le avrebbe comprato il mondo se lui avesse voluto. Ma lui non voleva niente da lei. Non da lei. Perché? Perché non da lei?.

Il taxi si fermò davanti ad una casina tipicamente inglese con il suo piccolo giardino nella parte frontale, ben unita ad altre casine, tutte uguali, tutte vicine l'una all'altra. Vicino alla porta c'era la bottiglia di latte che doveva avergli lasciato, come ogni giorno, il lattaio. Aprì la porta e le caddero sopra i piedi due cagnolini molto piccoli, che sembrarono molto felici nel vederli. A pianterreno viveva una coppia con due bambini e i cani: erano greci e padroni della casa. Dopo essersi scambiati i saluti e fatte le dovute presentazioni, salirono per una stretta scaletta che conduceva al piano superiore, dove c'era una cucina piccola ma pulitissima e due camere da letto. La stanza più grande e più fredda era quella di Selim. Entrarono. Simona si guardò intorno: c'era un piccolo letto a una piazza in un angolo, lì vicino un camino spento ed una poltrona. Nel centro un divano. Dall'altro lato, vicino ad una finestra enorme, con una tenda che faceva mostra di grandi fiori gialli affogati in un azzurro elettrico, c'era un cassettone con sopra varie bottiglie di liquore mischiate con un'acqua di colonia e un rasoio elettrico. Sulla destra c'era un armadio. Il pavimento era coperto con un tappeto dai grandi fiori, come è tipico in tante case in Inghilterra. Finalmente erano a casa. Soli. Simona non voleva pensare al dopo, né ricordare il prima. Quasi non voleva riflettere nel momento che stava vivendo. Desiderava solo che lui facesse ciò che qualsiasi essere umano avrebbe fatto in quella circostanza.

Selim la prese tra le braccia.

Più tardi, quando è già notte, con lui stanco nel suo lato del letto, piccolo e stretto, Simona si sente in paradiso, può rivivere tutti i particolari dell'incontro. Allunga una mano e lo sente vicino. Può toccarlo! Dio, che felicità poter ascoltare il suo respiro un po' pesante, sfiorare i suoi piedi con i suoi. I suoi movimenti, i suoi gesti, le sue parole e il modo di guardarla mentre facevano l'amore! Amore! Che parola complessa. Dalle tante facce e dai tanti significati. Ora può ricordare, può rivivere quei momenti preziosi. Soltanto ora. Perché poi, quando sarà nuovamente lontana da lui, sa bene che non avrà il coraggio di ricostruire nella sua immaginazione quei giorni. Le si spezzerebbe il cuore. Simona dorme. Dorme serena. Rilassata. Quasi felice.

Due settimane per ritrovarsi, due settimane per comprendersi, due settimane per dedicarsi l'uno all'altro. Quattordici giorni. Forse pochi, forse troppi. Alla mattina Simona vorrebbe continuare a dormire, mentre lui si alza senza far rumore e scivola piano sul pavimento per andare in bagno e prepararsi per andare al lavoro. É presto e fa un freddo polare. Lei non vorrebbe alzarsi ma non può rimanere a letto. Come se una molla saltasse nel suo cervello si alza. Piano, piano, silenziosamente, sebbene a volte inciampa nella vestaglia di Selim che è troppo lunga per lei. D'altra parte ha portato molte cose ma quasi tutte inutili e troppo leggere per il clima freddo di questo paese nordico. E trema mentre si domanda preoccupata come fa lui ad affrontare il freddo del corridoio vestito con il solo pigiama di nylon. Selim tossisce forte: può essere perché fuma molto o forse si è beccato un raffreddore.

Anche lei corre per il freddo corridoio verso la cucina a preparare un caffè o qualcosa di caldo, perché lui possa sopportare il freddo della strada. Tuttavia, sa molto bene che a Selim non piace che lei si alzi presto insieme a lui. Sembra quasi che sia infastidito nel vederla così imbacuccata nella sua vestaglia. Forse è geloso della sua indipendenza. Forse. Simona si rende conto di questa cosa e di tante altre piccole cose importanti e vorrebbe farsi piccola, quasi sparire, non avere un peso specifico per poter avere cura di lui, senza per questo invadere la sua vita privata. Dio, come è difficile amare, senza mostrare l'affetto che si prova, donare senza che l'atto sia troppo evidente, dedicarsi senza che la dedizione risulti molesta per chi la riceve. Selim ingolla il suo caffè, le dà un bacio ed esce rapidamente.

Simona a volte apriva la finestra e metteva fuori la testa per vederlo mentre spariva all'angolo della strada. Aveva tutto il giorno per lei. Però non si annoiava. Era lì. Poteva respirarlo, tra le sue cose. Rifaceva lentamente il letto dove dormivano insieme. Il suo letto. Metteva in ordine le sue cose, lavava le sue camicie, la sua bianchería, i suoi fazzoletti. Faceva tutto con grande piacere ma con una dose di amarezza pensando che tutto era momentaneo.

Simona non era un intellettuale sebbene le piacesse leggere, scoprire il mondo del pensiero, aggiornarsi su tutto quello che succedeva nel mondo. Tutto questo l'aveva interessata fino al giorno che si era innamorata di lui. Da quel momento le era venuta addosso una pigrizia mentale nella quale si riscaldava, si deliziava e si rigirava come fanno le gatte sibarite. Se lui le avesse chiesto di dormire sul pavimento lei lo avrebbe fatto, pur di vivergli accanto per sempre. Per poter avere cura di lui e soddisfare tutte le sue necessità e i suoi desideri. Però, per Dio, come può un essere umano, consapevole, pensante e con tutte le facoltà di poter scegliere, ridursi così, rimpicciolirsi fino a questo punto, cadere così in basso? Dio mio, si chiedeva Simona, come può un sentimento tanto bello e sublime come l'amore, sminuire tanto una persona fino a farla annullare o identificarsi nell'altro, assumendo virtù e difetti dell'altra persona quasi si fosse ingoiati da un fiore carnivoro?

Lei voleva saperlo felice, vederlo sorridere, voleva assicurarsi che fosse ben curato, che perfino ridesse di lei e della sua goffaggine... purché fosse contento. Voleva che lui si lasciasse amare da lei, completamente, corpo e anima.

Però per raggiungere questo proposito era necessario che lei non perdesse la sua identità, la sua prospettiva verso la vita, i suoi gusti, la sua possibilità di giudicare, in breve, la sua possibilità d'essere una compagna genuina, per aiutarlo veramente a superare i problemi che lo affliggevano. Gli stessi che generalmente tormentano qualsiasi altro essere umano nella lotta per la sopravvivenza. Dove e come poteva trovare il giusto equilibrio tra i suoi sentimenti e un più saggio comportamento? Era tanto difficile amare senza perdersi in un marasma di sensazioni che la stordivano e la tradivano trascinandola in un abisso senza fondo. C'era in lei una grande confusione che s'identificava molto spesso con l'angustia profonda di non sapere quasi mai completamente cosa fare, di non rendersi conto esattamente di ciò che doveva dire nel momento giusto per mantenere l'armonia tra di loro. Probabilmente questo le succedeva perché era lei che amava e lui che si lasciava amare, anche se con riserva.

Ma Simona nonostante il suo carattere, o meglio nonostante la mancanza di un carattere deciso, era una grande ostinata. Forse si trattava di una forte capacità di dedizione.

Avrebbe fatto l'impossibile per addolcire le situazioni imbarazzanti, evitare le occasionali sfide o gli scontri frontali. Avrebbe cercato di adeguare la sua vita ai suoi desideri e al suo mondo, senza per questo cambiare troppo profondamente il suo carattere. Era una lotta titanica però ne valeva la pena. Ma ne sarebbe stata capace? A meno che non era già troppo tardi.

Londra è una città magnifica sia per chi viverci che per i turisti. A Simona piace tutto di Londra: la trova variata nei suoi colori allegri perché, nonostante il tempo quasi grigio che la copre quasi volesse proteggerla, è una città colorata per le sue casette piene di fiori in qualsiasi stagione dell'anno, per le illuminazioni vivaci centro, per i negozi, per i double deckers (micro locali) dal vivace color rosso, per le belle ragazze dagli occhi chiari, la pelle di pesca e i vestiti sgargianti, perfino per i baffi arditi dal bel colore rossiccio di alcuni suoi abitanti e per le belle bandiere che volano alte dagli edifici. Tutto questo contribuisce a fare di Londra uno spettacolo indimenticabile. A Simona piace passeggiare per il centro guardando le vetrine e comprando qualcosa. Portava sempre un regalo a Selim: ora un fazzoletto con le sue iniziali, ora un paio di pantofole. Le avrebbe comprato il mondo se avesse potuto. Ma lui non voleva il mondo o per lo meno non lo voleva da lei.

Il momento più bello era di notte quando si ritrovavano per cenare. Simona non aveva mai imparato a cucinare. Selim al contrario era un cuoco di qualità. Prima di mettersi in viaggio una sua amica le aveva fatto un corso accelerato di arte culinaria. Simona aveva annotato in un foglio alcune ricette che potevano risultare interessanti. Ma quando volle mettere in pratica ciò che la sua amica le aveva insegnato, tutto le risultò difficile, quasi insuperabile. Si sentiva goffa sotto lo sguardo ironico e quasi divertito di Selim. Sotto la sua guida riuscì comunque a fare un piatto squisito, secondo una ricetta araba di riso con molta cipolla e pepe rosso. Per una volta nella sua vita seppe portare a termine un piatto fatto con le sue mani e grazie all'aiuto di Selim che stava al suo fianco. Quella fu l'unica occasione nella quale seppe distinguersi. Decisamente Selim era migliore di lei.

Era un uomo abituato ad essere indipendente e aveva imparato a fare di tutto, sia che gli piacesse o no. Simona avrebbe preferito un uomo meno autosufficiente perché a Selim non piacevano le intromissioni nella sua vita, non voleva che una donna le modificasse la routine che era riuscito ad organizzare. Era un uomo che non voleva che qualcuno distruggesse il delicato equilibrio che con fatica aveva conquistato. Qualsiasi gentilezza che Simona gli faceva era oscurata dal sospetto. Accettava tutto come se gli fosse dovuto, però allo stesso tempo, sembrava non piacergli essere l'oggetto di tante attenzioni.

É una relazione difficile. A volte a Simona si sente stanca e le viene la voglia di andarsene. Però c'è qualcosa più forte di qualsiasi logica, di qualsiasi ragionamento che la inchioda lì, presso di lui. Perché Simona è gelosa. Per Dio, come si può essere gelosa di un uomo che vive libero in una città come Londra, piena di tentazioni e dalle più svariate e molteplici possibilità? Si dovrebbe piangere di gelosia e di disperazione dalla mattina alla sera. Meglio sarebbe non pensarci ed accettare ciò che la sorte ci offre, senza troppi pensieri strani e voli di fantasia. Meglio chiudere l'immaginazione in una scatola e gettare la chiave nel fiume.

Un giorno Simona stava sistemando alcune camicie di Selim in un cassetto quando trovò una lettera. Conosceva la scrittura e sapeva che si trattava di una amica comune. Che cosa avrebbe fatto una donna intelligente? Se proprio non poteva evitare di leggerla, l'avrebbe letta e poi dimenticato il contenuto qualsiasi cosa si trattasse. Questa sarebbe stata la cosa giusta e giudiziosa. Però Simona è una donna impulsiva. Non ragiona e si lascia trascinare dai sentimenti e dalle sue reazioni, nonostante tutti i suoi buoni propositi. Vuole sapere a qualsiasi prezzo. Doveva sapere ciò che c'era stato tra lui e l'altra. Anche se questo faceva capire che aveva curiosato tra le cose di Selim. Sebbene non fosse più una ragazzina, non aveva ancora imparato a trattare ed a comportarsi con un uomo. E Selim non era un uomo comune. Lui non era inglese, bensì arabo, con tutta l'eredità della sua razza, con tutti i complessi e le idee in parte contaminate in parte redente dal mondo occidentale nel quale viveva e nel quale era stato educato. Era dopo tutto un essere ibrido con molte buone qualità e alcuni difetti, una mescolanza di buone intenzioni e di cattivi propositi. In ultima analisi era un uomo con i suoi problemi, alcuni dei quali non erano chiari nemmeno a lui. Sfortunatamente Simona era pazzamente innamorata per rendersi conto che, per aiutarlo, avrebbe dovuto amarlo meno appassionatamente ed essergli un po' più amica invece che amante.

E non è una ipocrisia da parte di Simona parlare di amicizia perché effettivamente prova un sentimento profondo di fraternità verso Selim tanto che, a volte, le piacerebbe essere un uomo per potere dividere con lui una vita piena, senza il sospetto che lei vuole togliergli la libertà. Era un amore senza capo né coda. Però era Amore.

Quando quella notte Selim tornò, Simona era in piena ebollizione. Solo non sapeva in quale momento buttare lì la domanda che tanto le premeva. Una bomba che sarebbe scoppiata senza lasciare conseguenze o piuttosto una specie di boomerang? Un boomerang, senza dubbio, perché di solito chi perde abitualmente è chi ama di più. In qualsiasi discussione o litigio chi perde è colui che è più coinvolto nella questione dal punto di vista affettivo. Cenarono in silenzio, un silenzio senza nessun segnale di temporale. Poi andarono a letto. Selim gentile come sempre, le raccontava le piccole contrarietà dell'ufficio.

Chissà quale forza la spinse o quale cattiva stella le suggerì di scegliere giusto quel momento d'intimità per chiederle improvvisamente: "Voglio che tu mi restituisca le mie lettere". A queste parole seguì un silenzio carico di sottintesi... Selim la guardò:

"Che succede ? Che ti succede?".

"Niente, rispose Simona, desidero solo che tu mi restituisca le mie lettere perché non mi piacerebbe che qualcuno le possa vedere e leggerle".

Selim non parlò per alcuni minuti. Continuò a fumare e apparentemente a riflettere. Poi: "Hai visto per caso lettere di altre ragazze? Hai aperto forse alcuni dei miei cassetti?".

Parlava lentamente con una voce senza tono, come se non fosse inquieto, però Simona sentì una forte tensione nell'aria. Ma come si può essere così stupidi? Un'altra donna al suo posto avrebbe fatto marcia indietro, avrebbe cercato d'inventare una scusa, volgere la discussione verso lo scherzo, ma Simona, anche se si rendeva conto di andare diritta verso l'abisso, continuò imperterrita, ciecamente e senza riflettere: "Sì, ho trovato la lettera che ti scrisse J. e come a me non è piaciuto per niente trovarla tra le tue cose m'immagino che a nessuna altra donna sarebbe piaciuto fare la stessa esperienza".

Santa ipocrisia! Santa stupidaggine! Perché non dire chiaramente che era gelosa, che una gelosia crudele e sciocca la tormentava al punto da volerlo punire, dimenticando le belle parole che le aveva scritto... e non si rendeva conto che in questo modo puniva soltanto se stessa? Povera sciocca ed indifesa Simona! Quella notte pianse mentre si rigirava nel letto cercando di evitare il calore del corpo di Selim. E non perché non lo desiderasse. Al contrario, mai come in quel momento desiderò che lui la prendesse tra le sue braccia. Forse voleva punire se stessa in un attacco di masochismo oppure sperava che lui comprendesse che era irritata con tutto il mondo... Invece Selim si addormentò mentre lei rimase sveglia a torturarsi con i suoi pensieri negativi. Fu una notte lunga ma passò, come passa tutto in questa nostra vita terrena. E rapidamente.

"Ti aspetto in ufficio. Questa sera ceniamo fuori". Simona si mise uno dei suoi vecchi vestiti dato che non aveva portato niente di particolarmente nuovo o chic, convinta che non sarebbero mai usciti di notte. Si avvolse la testa in un fazzoletto di lana e uscì nella notte fredda ben protetta contro il gelo. Londra è senza dubbio una città gelida. Tuttavia a Simona piaceva molto uscire e particolarmente quella notte. Era un piacere recarsi alla stazione del Sub a piedi, muoversi per stradine pulite e silenziose, circondata da casette tutte simili e ben ordinate, appena illuminate dalla luce giallastra dei lampioni che avviluppava tutto in una ombra misteriosa. Simona si lasciava affascinare dall'atmosfera irreale, dall'aria magica che sembrava irradiarsi dal mondo che la circondava e accompagnava i suoi pensieri. E così, sognando e pensando, arrivava alla stazione senza rendersi conto della distanza che aveva percorso né avvertiva il freddo intenso. Il Sub era sempre pieno di gente quando andava nel centro di Londra per godere della City allegra e illuminata. Una umanità composta delle più svariate razze, da osservare e comprendere. Simona li invidiava tutti, dal più giovane al più vecchio, uomini e donne, perché potevano condividere l'aria e lo spazio della città con Selim. Il fatto che costoro non lo conoscessero né avessero interesse a conoscerlo, non era essenziale per lei. Erano londinesi e per tanto tutti vicini di casa di Selim. Aveva perduto la dimensione e le proporzioni del mondo intero in quel sentimento che la sconvolgeva fino al midollo e che le era entrato nel sangue come la tintura di una seppia, oscurando tutto, cancellando qualsiasi altro orizzonte e contatto umano. Non esisteva al mondo nessun'altro per lei, però Selim non poteva essere per lei.

Li divideva Londra e la sua terra: lei non poteva vivere lontana dai suoi, né lui lasciare la sua vita attuale. Ma forse ancor più li divideva il desiderio opposto e contrastante e "last but not least" la diversa intensità dei loro sentimenti. Il ristorante dove Selim andava a mangiare almeno due volte alla settimana, per sentirsi un poco parte della City diceva, apparteneva a due italiani.

Due simpaticissimi italiani. Simona si sentì subito comoda nell'atmosfera calda e tipicamente italiana dell'ambiente, anche se con un tocco inglese che non disturbava. Lì nel mezzo del freddo nordico, c'era un pezzo della sua terra. La incantò parlare con i padroni del ristorante e con la loro mamma che era molto più italiana dei figli nati evidentemente in Inghilterra. Poi fu piacevole ascoltare un giovane italiano che sonava la chitarra e cantava canzoni italiane. Trascorsero una serata tranquilla e serena come una coppia qualsiasi.

Al ritorno Selim disse: "Non credo che tu potresti vivere lontana dall'Italia". Simona non rispose.

Anche se sapeva che non corrispondeva a verità ciò che Selim le aveva appena detto, non trovò le parole adatte per dirgli ciò che desiderava lui sapesse. Selim avrebbe dovuto già saperlo, anche se evidentemente preferiva ignorarlo, che Simona amava anche il paese di Selim, tutto sole e colori vivaci. E poi le piaceva la musica e anche la cucina.

Se anche sentiva nostalgia per il suo paese quando era lontana da lui, le veniva anche una nostalgia tremenda per il freddo inglese e per Londra.

Solo perché lui viveva lì. Con lui avrebbe vissuto in qualsiasi posto anche nel deserto senza il minimo comfort, senza lagnarsi. Con lui avrebbe affrontato il gelo polare o l'umidità equatoriale e soprattutto ogni società, con tutti i suoi tabù e i suoi limiti. Qualsiasi cosa sarebbe stata preferibile a quella angustia, a quel senso d'impotenza, di limitazione assurda e a quella stretta al cuore che provava ogni volta che pensava al momento della separazione, a quando si sarebbero detti "addio" senza sapere chissà quando si sarebbero rivisti. Sapeva d'istinto che tutto passa e che una volta uscita dalla vita di Selim, lui l'avrebbe quasi sicuramente rimpiazzata con un'altra. Era sufficientemente matura per rendersi conto che mentre il suo amore per lui era forte, l'amore di Selim era piuttosto apatico e decisamente transitorio.

Il suo amore per Selim era qualcosa che la deprimeva e allo stesso tempo la riempiva di euforia. Era un sentimento di dedizione e abnegazione, di sensualità e romanticismo. Un amore forse fuori dal tempo. Però amore.

Nella stanza vicina a quella di Selim, viveva un suo amico e connazionale. Non era un bel ragazzo, ma simpatico. Quando non dormiva lì, stava con una sua amica, che era inglese. Quando invece trascorreva la notte con loro, parlavano, mangiavano, scherzavano e bevevano insieme. Poi Simona lavava i piatti e il resto della notte lo passavano accovacciati sopra il tappeto dai grandi fiori che copriva tutto il pavimento della stanza di Selim. La padrona di casa gli aveva prestato un grammofono e così ascoltavano musica. Canzoni dal ritmo orientale, esotiche e sensuali, che parlavano di terre lontane, calde e piene di sole. Nel frattempo giocavano a carte e s'insultavano amichevolmente nella loro lingua. Seduta come loro, alla moda araba, Simona si lasciava sedurre da quella musica che sprigionava amore e sensualità. A lei sembrava di stare nella terra di Selim. Paese che amava e nel quale le sarebbe piaciuto vivere per il resto della sua vita, senza alcun rammarico o pentimento. Con Selim, naturalmente. Se solo fosse stato possibile! Nel frattempo bevevano tè caldo e ridevano. Così la notte passava lasciando Simona confusa, turbata e perduta. Mai come in quei momenti avrebbe desiderato essere un uomo per potere condividere la vita di tutti i giorni con Selim.

Non poteva non pensare che se la diversità dei sessi le offriva una relazione fisica molto gradevole, allo stesso tempo la lasciava fuori da una relazione più profonda che se fosse stata costruita su un terreno di parità dei sessi...

Per Dio!

Era già passata la mezzanotte e Selim non arrivava. Simona aspettava ed era ansiosa. Sentiva il cuore che le saltava letteralmente in gola, al solo pensiero che forse non sarebbe tornato per tutta la notte. Il sangue le pulsava forte nelle vene. Qualsiasi rumore la sconvolgeva. Si era affacciata alla finestra un numero infinito di volte e sporgeva fuori la testa e parte del corpo nel freddo intenso della notte per vedere meglio. Non avvertiva il freddo pungente che la penetrava tutta. Aveva bevuto un liquore forte per riscaldarsi e in parte anche per calmare il nervosismo che la attanagliava. Passarono le ventidue poi le ventitré. Suonò la mezzanotte e da parte di Selim neanche una telefonata. Lo aveva aspettato come tutte le notti a partire delle ventuno. Però, per Dio, che succedeva quella notte? Che poteva essergli successo? Lei che non era credente, faceva promesse a un Dio nel quale non aveva mai avuto fiducia, anche se le sarebbe piaciuto averla. Purché lui tornasse. Non importa quanto tardi. Perché lei potesse addormentarsi sapendo che lui era lì, vicino a lei, al suo lato. Dove poteva essere andato? E con chi? Gelosia, preoccupazione, un malessere fisico o mentale: tutto questo la tormentava e le impediva di addormentarsi. Come poteva dormire con quella agitazione che non la lasciava neanche per un momento?

Quando nel silenzio della casa udì un passo leggero che saliva per le scale: allora tutto il male che aveva dentro si sciolse come la classica neve al sole. Lo vide apparire nell'arco della porta con una faccia inespressiva e improvvisamente tutta la sua rabbia, dolore, ansietà sparirono come per incanto. E gli sorrise. Avrebbe voluto mostrarsi inquieta, offesa, ma Simona non sapeva né poteva mentire. Non poteva fingere di sentire risentimento, disgusto o rancore, quando non provava nessuno di questi sentimenti negativi. Perché lo amava e viveva in uno stato di agitazione come quando si cammina nella più profonda oscurità senza neanche mettere le mani avanti, sicuri di camminare nella luce più sfolgorante. Si è abbagliati senza saperlo, senza rendersi conto di ciò che sta passando e naufraga senza neanche saper nuotare. Le parve ridicolo ciò che stava pensando solo questo le venne alla mente come una scoperta che poteva forse salvarla. Ma Simona era una persona semplice. E se poteva capire e scusare il prossimo, in questo mondo di gente rissosa e prepotente, a volte per la sua gelosia sembrava perdere il senso comune ed il giusto equilibrio.

Passarono i giorni e venne il momento della separazione. Simona rifletteva che non avevano parlato né deciso niente. Avevano trascorso alcuni giorni gradevoli insieme e rimaneva il desiderio di vedersi di nuovo. Però, come e quando? Che passa mai per il cuore di un uomo? Forse Simona non lo saprà mai. Ciò che non va nella loro relazione è che ama troppo Selim. E male. Forse Simona è troppo donna perché sa amare con dedizione e sacrificio, però è troppo poco femmina perché Selim la desideri. Lui ha la sicurezza che lei lo ama e che non ha nessun sospetto su di lui perché la sua immaginazione e il suo cuore hanno il necessario stimolo per vederla come qualcosa d'irraggiungibile e pertanto desiderarla con maggiore intensità. Mio Dio, com'è complicato e complesso vivere e soprattutto amare. Tornerà? Chissà? Conosce Selim già da molto tempo e nonostante ciò

è un enigma per lei. Un estraneo. Perché riesce a vederlo solo attraverso i suoi occhi d'innamorata cronica. Se solo una mattina si svegliasse e, rivivendo la sua relazione con lui, tappa per tappa, lo vedesse finalmente com'è veramente: un uomo come tanti altri, né peggiore né migliore, con i difetti e le qualità, con tutti i desideri e le necessità di qualsiasi altro uomo. Se solo potesse capire che non vale mai la pena distruggersi per un altro essere, che generalmente non è né migliore né peggiore di se stessi. Se solo si convincesse che tutto andrà molto meglio tra di loro, se solo affrontasse le situazioni, mano a mano che si presentano e si sviluppano, senza appassionarsi troppo né agitarsi, senza dolore né troppa angustia...

Quanti se...

L'aereo ha raggiunto la sua altezza di volo. Presto lascerà alle sue spalle l'Inghilterra. Simona riflette. Aveva fatto bene o male a vederlo ancora una volta. Il cerchio si stava chiudendo: gli stessi pensieri che la tormentavano prima del suo arrivo la tormentavano anche adesso. Simona sospira e si guarda nello specchio. Tira fuori il rossetto e se lo passa sulle labbra. La prossima volta che torna...

Tutto sarà uguale, ancora una volta. Una donna stanca e malgrado l'emancipazione.

Sembra però che esistano cuori di donne che non si sono emancipate. Simona, nonostante il suo lavoro che la rende indipendente e le sue idee moderne, è una donna fragile e vulnerabile. Nonostante legga, studi e lotti per realizzarsi, considera l'Uomo come l'Unico, il signore, il padrone. Se Simona avesse vissuto all'epoca dei cavernicoli non si sarebbe comportata in un altro modo. E allora? Bene, naturalmente c'è stato un certo progresso nelle relazioni tra l'uomo e la donna sia nello stato giuridico che nella posizione sociale della donna. Soltanto che Simona e molte donne come lei sembrano non averlo notato. Per loro il tempo rimane immutato e immutabile. Forse un giorno Simona comprenderà che gli uomini sono importanti però non fino al punto di deificarli. Ciò malgrado s'innamorerà quasi sicuramente di un altro uomo nello stesso modo doloroso e intenso.

Quante donne come Simona vivono disperse in questo nostro mondo? Dovrebbero unirsi in un club per discutere e cercare di risolvere i problemi che le affliggono.

Simona pensa e riflette. Con disaffezione. Si guarda per ciò che è realmente: una donna debole e innamorata. Intrappolata senza possibilità di uscita.

Nel frattempo l'aereo corre attraverso le nubi, poi esce nel cielo aperto e sgombro, dove regna una luna enorme e le stelle. E bello volare. Bello ed eccitante. Come fare l'amore.

 
 
CAPITOLO SUCCESSIVO
RITORNA ALL'INDICE
 
 
Torna alla Home Page
 
 
 
PER COMUNICARE CON L'AUTORE
 
Per comunicare con il Club degli autori: info@club.it
Se hai un inedito da pubblicare rivolgiti con fiducia a Montedit
 
©1998 Il club degli autori, Marisa Starace.
Per comunicare con il Club degli autori: clubaut@club.it
 

IL SERVER PIÚ UTILE PER POETI E SCRITTORI ESORDIENTI ED EMERGENTI
Home club | Bandi concorsi (elenco dei mesi) | I Concorsi del Club | Risultati di concorsi |Poeti e scrittori (elenco generale degli autori presenti sul web) | Consigli editoriali | Indice server | Antologia dei Poeti contemporanei | Scrittori | Racconti | Arts club | Photo Club | InternetBookShop |

agg. 15 novembre 2001