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Anna Maria Ceppo
presenta la sua opera inedita
"Okeanos"

Capitolo 9
Il caso

Bologna, 1988. Studio della dottoressa Adele Sastri, psicologa. Musica rilassante, luci soffuse.
Niente austero lettino da psichiatra. Nessuna barriera. Dottore e paziente siedono insieme sul divano. Sulla parete di fronte sono proiettate tre diapositive. La prima rappresenta un cigno, la seconda un'aquila, la terza uno stormo di corvi.
Eugenio scarta il cigno. E' indeciso tra le altre due.
-In realtà, mi sento come un'aquila precipitata in mezzo ai corvi-.
La dottoressa annuisce, sorride. E' bionda, minuta, un po' racchia. Ha uno spiccato accento sardo.
-Concentrati sull'aquila. Immagina di spiccare un balzo da una rupe. Pensa di volare in alto, sempre più in alto. Prova la forza delle tue ali. Ogni mattina, al risveglio, farai tre lunghi respiri, secondo la tecnica yoga. Dopo dirai a te stesso: io sono un'aquila. Ora parliamo della tua famiglia-.
Spegne il proiettore. Estrae dal camice un mazzo di tarocchi. Dispone sul tavolo gli arcani maggiori. La sua terapia non è di tipo freudiano. E' una novità importata dall' America. Serve a rafforzare l'io.
Eugenio sceglie la torre che crolla. La dottoressa annota sul taccuino: "Perdita dei valori familiari".
Segue la carta dell'imperatore. "Padre autoritario".
Infine il matto. "Personalità labile, insicura".
-Distenditi adesso. Lasciati guidare dalla musica-.
Gli massaggia le tempie, ed Eugenio avverte un principio di erezione. E' il transfert. Ma se lei gli massaggiasse qualcos'altro, non gli dispiacerebbe.
-Quando è crollata la torre?-
-Con la morte di mia madre. Forse ancora prima, quando ho scoperto che mio padre aveva un'amante-.
-Una storia seria?-.
-Molto seria. Si sono sposati-.
-Descrivimi la tua matrigna-.
-Una strega dai capelli rossi-.
-E tua madre?-.
-Una donna dolce, incapace di affrontare il mondo. Ha vissuto all'ombra del marito-.
-Le volevi bene?-.
-L'odiavo e l'amavo. Avrei voluto che fosse meno remissiva-.
-Devi liberarti dai sensi di colpa nei suoi confronti. Ripeti: io non potevo intervenire nelle sue scelte-.
-Sì, io non potevo intervenire, però potevo almeno andare a trovarla-.
-L'avresti salvata?-.
-No, sarebbe morta comunque-.
-Allora non hai niente di cui pentirti. Ognuno ha il suo destino. Guarda avanti. Che cosa vedi?-.
-Le pagine bianche della mia tesi di laurea-.
-Perché non riesci più a scrivere?-.
-Sono ossessionato dalla mania di contare. Cancello una frase, se le parole sono di numero dispari-.
-Quindi preferisci i numeri pari, e questo è in relazione con l'universo femminile. Le donne ti perseguitano. Tua madre, le fidanzate scontente, la strega dai capelli rossi. Fai un bel falò di tutte loro. Disegna delle figurine di carta, ci metti sopra il nome, le bruci. Usa qualche granello d'incenso. Disperderà gli spiriti cattivi. Inoltre scriverai venti cartelle senza contare le parole-.
-Non posso-.
-E' un ordine. Su, riepiloga l'assegno per questa settimana-.
-Io sono un'aquila-.
-D'accordo-.
-Non ho colpe nei confronti di mia madre-.
-Sicuro-.
-Brucerò gli spiriti maligni e scriverò venti cartelle-.
-Senza barare. Ricorda il nostro patto: tu ti fidi di me ed io t'insegnerò a fidarti di te stesso-.
Sulla porta dello studio, Eugenio incrocia una donna bruna, più anziana, sofisticata. Se guardasse la televisione, saprebbe che si tratta di Medea, alias Maddalena, alias Euridice.
Anche lei ha deciso di farsi curare. Dopo la sconvolgente esperienza sul set degli "Argonauti", è ossessionata dalla visione di Patrizio. Egli le appare nel vano della caverna, mentre le porge il vello d'oro. Un bracciale d'argento gli scintilla al polso, colpito dagli ultimi raggi del sole calante. Quel luccichio la ferisce come una lama acuminata. Prova ripugnanza per il cibo. Rischia di diventare anoressica. Pur non essendo credente, è assalita da Satana.
La dottoressa vuole rieducarla. -Mia cara, sei lesbica. E' la spiegazione naturale ai tuoi comportamenti anomali. Da bambina, desideravi uccidere tuo padre e giacere con tua madre. Inconsciamente, rifiutavi tuo marito. Nella sua morte hai proiettato gli scrupoli per un delitto mai commesso-.
Maddalena accarezza l'idea. Essere lesbica fa molto chic. Però, quel compagno di sventura, quel ragazzo con gli occhiali e l'aria da seminarista, tocca una corda del suo istinto femminile. Le piacerebbe indagare su di lui, scoprire cosa li accomuna. Magari proteggerlo, consolarlo. Trovare un amico che sia anche uno scudo contro gli attacchi del male.
Perciò trasgredisce il divieto affisso al muro, in sala d'attesa: "Niente rapporti tra pazienti". Un pomeriggio prende l'iniziativa, e gli fa scivolare in mano un biglietto. Nome, cognome, indirizzo, telefono.
Eugenio è imbarazzato. Gli sembra di tradire la dottoressa. Dopo ogni capitolo della sua tesi, lei gli dimostra, sul famoso divano, che nessun maschio dai sani appetiti è impotente. La dimostrazione è pratica, quindi efficace. Lo riscatta da umiliazioni del passato. Gli offre una vita normale.
Con Adele ha raggiunto l'orgasmo. La gratitudine lo spinge al matrimonio. La vanità lo spinge all'avventura. Nella partita tra le due rivali, la bionda e la bruna, la sapiente e la folle, sarà arbitro il caso. Tutto può accadere.
Il mondo è governato dal caso, secondo Democrito. Gli atomi si muovono nel vuoto. Si muovono e basta, senza un perché. Non obbediscono alla provvidenza, non sono frammenti di un mosaico divino.
Democrito ebbe poco successo tra i suoi contemporanei. Gli preferivano il fato, le sibille, gli oracoli. Anche oggigiorno ha scarsi seguaci. La gente legge l'oroscopo, consulta le chiromanti, crede nel destino.
Dalla morte di Antonio Bianchi, Maddalena è un atomo, lanciato vorticosamente nel vuoto. Non ha fissa dimora. Girovaga tra Italia e Francia, ospite di amici intellettuali. A Bologna alloggia in casa di un filosofo.
Quando li vede insieme, sotto la torre degli Asinelli, Eugenio comprende. Ella è una musa dello spirito. Una Bettina Brentano, una Lou Adreas Salome.
Si affretta a telefonarle.
-Sono il paziente della dottoressa Sastri-.
La voce di lei, perennemente stanca, si rianima.
-Di che ti occupi?-.
-Ecco, al momento sto completando la mia tesi di laurea. Spero di finire per l'anno prossimo-.
-Come s'intitola?-.
-"La potenza della volontà"-.
-Interessante. Ti sarai ispirato a Nietzsche, suppongo-.
-Sì, vagamente. Parto da Democrito per arrivare a Nietzsche-.
-E quale sarebbe il collegamento?-.
-Democrito ha scoperto la cecità. Nietzsche ha inventato gli occhiali. Nasciamo per caso, ma possiamo trasformare il caso in un destino. Afferrare la cieca volontà del mondo e sottometterla alla nostra-.
-Ricorda un po' le teorie di Adele-.
-Beh, sono stato influenzato dalla terapia-.
-Hai superato i tuoi problemi? Scusami l'indiscrezione. Te lo chiedo perché mi sento ancora al punto di partenza-.
-Parliamone. Sei libera stasera?-.
-Ho un paio d'impegni, ma non importa. Vieni a prendermi verso le nove-.
Quella sera Adele aspettò invano il suo amante. Aveva preparato una cena a lume di candela. Era il loro primo appuntamento fuori studio. L'aragosta si afflosciò sul letto di verdure. Le candele si consumarono fino allo stoppino. Lui non l'avvertì, distratto dal nuovo orizzonte.
In fondo, Adele era una donna sola, con illusioni e speranze. Non ultima, quella del matrimonio. Anche Maddalena è sola, senza illusioni e speranze, come appunto sta confessando ad Eugenio.
-Ho l'impressione di vagare in un oceano di nebbia. La vita che vivo non è mia, non mi appartiene. Mi lascio trascinare dagli eventi. Dovunque vada sono circondata da fantasmi. Secondo la dottoressa, tutto questo accade perché nego la mia sessualità. Dovrei essere lesbica-.
-Hai mai provato a baciare una donna?-.
-Sì, una bruttissima sensazione. Le labbra così morbide … . Comunque il mio livello di libido è sceso a zero anche sull'altra sponda. Sono entrata in terapia per colpa di un uomo-.
-Ti ha violentata?-.
-No, forse lo l'avrei fatto io. Il desiderio mi è salito dentro come una tempesta. Era un desiderio puramente fisico, quasi brutale. Sono fuggita da lui. Io ho bisogno di un uomo di cultura, capisci? Un uomo che cita Heidegger mentre stiamo a letto. E' una questione di stile-.
-Se vuoi, conosco a memoria "Sentieri interrotti"-.
-Oh sì, parliamo fino all'alba, solo tenendoci per mano. Fingiamo di essere Hansel e Gretel, perduti nel bosco-.
Così camminarono sotto i portici. Eugenio raccontò del libro in cui la filosofia tace, abbandona la scena in silenzio, e lascia l'ultima parola alla poesia, che, a sua volta, la cede agli amanti.
"Solo gli amanti potrebbero, se sapessero come, dire meraviglie". Ma Maddalena ed Eugenio non erano amanti. Erano angeli. Senza cognizione di vita o di morte. Senza desideri carnali.
Nel giugno dell''89, la famiglia Guglielmi festeggiò due avvenimenti ormai insperati: la laurea di Eugenio ed il matrimonio di Anella.
Grazie agli amici influenti di Maddalena, "La potenza della volontà" fu pubblicata. Piacque poco al mondo accademico, e molto ai profeti della new economy, a cui forniva una teoria. Un imprenditore rampante dichiarò l'autore meritava un posto nella sua azienda. Eugenio esitava ad accettare.
Allora il filosofo bolognese lo ammonì: -Non sono più i tempi di Che Guevara-. E gli spiegò quale vita lo attendesse presso il cavaliere Della Mole.
-Abiterai a Milano, tra gente che conta. Dovrai occuparti dei comunicati alla stampa, relativi alle vertenze giudiziarie. Ce ne sono parecchie. Tu sei un tipo orgoglioso. In capo ad un mese, imparerai a redigere quelle risposte in tono sferzante. I giornalisti tenteranno di ficcare il naso negli affari del cavaliere. Qualcuno ti offrirà ricompense per sbirciare le carte …-.
-Oh no!- replicò Eugenio arrossendo.
-E' strano. Dopo tanti anni da studente, sei ancora capace di indignarti-.
-L'onore è la virtù dei forti, non degli schiavi-.
-Conoscerai la seconda moglie del cavaliere. E' una donna bionda, alta, ben fatta. Apprezza una sola qualità, il successo. Dopo vengono i soldi. Non ti arrischiare a parlar male di Mike Buongiorno in sua presenza. Quando nomina un personaggio famoso, la sua voce si abbassa religiosamente-.
-Ho idea che non resterò a lungo a Milano-.
-Si vedrà. Con il tuo carattere, o farai fortuna, o cadrai in disgrazia. Non c'è via di mezzo. Comunque, potrai sempre tornare all'università, ma dalla porta principale, come mio assistente-.
Colmo di riconoscenza, Eugenio esclamò: -Sono stato odiato da mio padre fin dalla nascita. Ora non mi lamenterò più del caso, perché in voi ho ritrovato un padre-.
-Sta bene- lo interruppe il professore. &endash;Basta col caso. Di' piuttosto: la provvidenza. Maddalena è la tua buona stella. Lei ti aiuterà a destreggiarti in quel mondo ipocrita e losco. Ricorda, i filosofi hanno bisogno dei potenti-.
Tra sé lo studioso pensava: "Se il ragazzo è una debole canna sarà abbattuto. Se è un uomo di polso, guadagnerà uno stipendio più alto del mio".
Malgrado la gentilezza con cui fu accolto, Eugenio si sentì spaesato nell'azienda. I milanesi erano freddi, garbati, distanti. S'interessavano di politica solo in rapporto agli affari. Ai problemi del nuovo ambiente, si aggiunsero quelli di natura sessuale. Maddalena giocava ancora ad Hansel e Gretel.
Un anno prima, ella aveva disperato d'incontrare un compagno fuori dal comune. Ma adesso temeva l'ignoto, la profondità del carattere di lui. Sarebbe diventato il suo padrone. Probabilmente la disprezzava. Forse rimpiangeva Adele. Forse non l'amava.
In quei momenti di dubbio, alla sua coscienza ottenebrata si presentava l'immagine di Patrizio, più viva, più ardente che mai. "Niente è normale in una donna come me" rifletteva con amarezza. "Lo spirito è diviso dai sensi. Lui dovrebbe prendermi con la forza".
Da un tale atto, Eugenio si guardava bene. Perché non confessarlo? Aveva paura. Paura di finire in galera con il cavaliere, paura di far fiasco con Maddalena. Invano ogni mattina ripeteva a se stesso: -Io sono un'aquila-. Soffriva le pene dell'inferno.
Per mascherare questo stato d'animo, rivolse le sue attenzioni alla frivola signora Della Mole, che ne fu lusingata.
Voleva vendicarsi di Medea, rubandole il giovane amante. Anche lei era stata attrice, ed ahimè, nessuno se ne ricordava.
In tali rischiosi frangenti, la caduta del muro di Berlino fu un evento provvidenziale. Peter ed Eugenio, in qualità di osservatori, Maddalena e Patrizio, in qualità di ospiti,
parteciparono al grande show, organizzato dalla RAI, nel museo dove sono raccolte l'ara di Pergamo, l'agorà di Mileto, la porta di Babilonia.
Nel suo discorso, Peter affermò che il comunismo non era tramontato per sempre.
-Ci resta una grande utopia, verso cui dobbiamo dirigere i nostri passi. Tra cento, mille anni, l'umanità sarà rieducata e pronta a scegliere, pacificamente, un nuovo stile di vita. Chi avrebbe previsto, nel medioevo, l'abolizione dei privilegi feudali e
la fine della servitù della gleba?-
Eugenio replicò che il comunismo è contrario alla natura umana.
-Una società livellatrice nega i diritti dell'individuo, sopprime le ambizioni, sacrifica il genio-.
Il presentatore troncò la disputa, annunciando: -Ecco il nostro Giasone che scende le scale dell'ara, incontro alla sua Medea. Patrizio Guglielmi reciterà alcuni versi dal "Faust" di Goethe-.
L'attore non poté recitare. Medea gli svenne tra le braccia. Era stata abbagliata dal luccichio di un bracciale d'argento, quando lui aveva alzato la mano per salutare il pubblico.
La sera stessa, dopo lo spettacolo, Maddalena convocò una conferenza stampa.
-Ho deciso di lasciare il filosofo Eugenio Gugliemi per unirmi a suo zio. Il collega non è stato ancora informato del mio progetto, ma penso che l'accetterà di buon grado-.
Quella notte Eugenio fece i conti con la sua coscienza e con il fantasma di Adele. Gli tornarono in mente i suoi vecchi ideali. Li aveva traditi. Aveva scelto la donna sbagliata, ne aveva assecondato i capricci, e si era comportato da debole, perché temeva di far brutta figura.
Anche verso il padre era stato ingiusto. Lui, che si professava ateo e nietzschiano, non gli aveva mai perdonato la relazione con Wendy. Non era accorso al capezzale della madre morente. Aveva disertato il matrimonio di Anella, malgrado lei l'avesse supplicato d'intervenire.
"Non scrivi, non telefoni, non mandi notizie. Sei venuto a stento al funerale della mamma, sei ripartito immediatamente, senza salutare nessuno. Ci consideri tuoi nemici, e noi invece ti amiamo".
Sì, aveva trattato i suoi familiari da nemici, mentre covava il peggior nemico in se stesso.
All'alba si affacciò alla finestra dell'albergo. &endash;Io non sono un'aquila- mormorò, e si lasciò cadere di sotto, schiantandosi contro il selciato.
Adele, pietosamente, prese il primo volo da Bologna a Berlino per raccoglierne i resti. Trovò la bara già sigillata. Dovette accontentarsi dei frammenti di occhiali, rimasti sul selciato. Li conservò gelosamente in una teca.
Quella tragedia diede una svolta alla sua professione. Segnò il ritorno al metodo freudiano, all'austero lettino, al resoconto dei sogni. Intanto, il divano da salotto,
le luci soffuse, la musica celtica venivano archiviati.
Vittorio crollò, anche fisicamente. La sua bella figura da normanno incominciò ad incurvarsi, il suo solare ottimismo si offuscò, la sua passione per Wendy prese la via del declino. L'olio, l'albergo, la terra, andasse tutto in malora.
Anella promise di battezzare con il nome di Eugenio uno dei gemelli che portava in grembo.
Lady Gray inviò un telegramma da Parigi, dov'era in luna di miele. Il cavaliere Della Mole scrisse di suo pugno il necrologio. La moglie versò qualche lagrima.
Ma tutte queste premure non riuscirono a placare l'anima del defunto, che continua a vagare ai confini di quest'atomo oscuro, detto Terra, lungo le rive del grigio fiume Oceano.

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