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Anna Maria Ceppo
presenta la sua opera inedita
"Okeanos"

Capitolo 8
I semi

Dal diario di Michela, 19 marzo 1982:
"Oggi è la festa del papà. Se fossi una brava ragazza come Anella, avrei comprato un regalo a mio padre. Glielo avrei consegnato in segreto, per far scintillare i suoi occhi azzurri. Invece l'ho evitato tutto il giorno. Sono fuggita sulla spiaggia, con il mio diario, malgrado il tempo sia piuttosto freddo, per niente primaverile. Il mare è trasparente. Piccole onde si frangono sulla riva, leggere. Si dissolvono tra le mani. Sembrano cielo, non acqua. Se riuscissi a portarle alle labbra, godrei l'ebbrezza di congiungermi con gli dei.
Sono pagana. Venero il mare, la luna, le stelle. Il sole no, perché lo ritengo spietato, avido, egoista. Lo sopporto nelle pallide mattine d'inverno. Lo detesto d'estate. C'è chi considera un piacere lasciarsi arrostire ai suoi raggi. Per me è una tortura. Non ci provo neanche.
"Mozzarella" mi chiamava Peter, quando era ancora in vena di scherzare. Adesso lo vedo sempre triste, triste e severo, con quella sua fidanzata mezza monaca, che poi è mia sorella.
Che strano! Siamo sorelle e quasi cognate.
Da bambina sognavo di sposare Peter. Le altre hanno un padre di cui innamorarsi. Io ce l'avevo e non ce l'avevo. Lui, Vittorio, apparteneva ad un'altra famiglia. Peter, invece, apparteneva solo a me.
Era il mio eroe leggendario. Un'ancora di salvezza, tra tante umiliazioni quotidiane.
Lo immaginavo nei panni del Corsaro Nero. Veleggiavamo sul mar dei coralli. Fieri, indomabili, audaci. E se il destino è contro di noi, peggio per lui!
Tagliavamo la testa ai nostri nemici. A volte, tra i nemici, capitava un uomo biondo con gli occhi azzurri. &endash;Risparmialo, dicevo al Corsaro Nero. Dopotutto non sarei al tuo fianco, se non mi avesse concepita in una grotta-. E' vero che il suo contributo fu minimo. La mia nascita non avvenne per sua volontà, e nemmeno per volontà di Wendy. Fu opera di una sirena. Lei s'impossessò di mia madre, sedusse Vittorio, e mi volle erede del suo regno. Aveva dei progetti su di me, su di te. Sono naufragati insieme al nostro veliero.
Peter, il tuo corpo è affondato nel mar dei coralli. I tuoi capelli sono alghe. I gabbiani parlano di te. Nelle pozze scure, tra gli scogli, scorgo riflessi i tuoi occhi, come perle nere. Quello che sopravvive è un fantasma. Perciò non sono gelosa di Anella.
Sapessi quante volte, prima dell'incidente, ho pensato di raggiungerti in negozio, di sdraiarmi accanto a te sulle travi sconnesse del soppalco. Sotto l'effetto dell'eroina, mi avresti scambiata per un'altra. Sarei stata your life and your wife. Sarei penetrata nelle tue vene. Un torbido amore incestuoso. Che importa! Io non ho scrupoli. I miei dei sono indulgenti.
Ora capisci perché snobbavo gli altri ragazzi. Nessuno poteva starti alla pari. Dolce, coraggioso, ribelle. Il figlio dello sceicco. Venuto dal Nord come i demoni antichi, e dall'Oriente come i marinai.
Vittorio ti ha ucciso, con i suoi maledetti mobili, con la sua mania di spillar soldi. Il nemico ha trionfato. Eccomi prigioniera nella sua tana.
Devo anche comportarmi da ospite beneducata. Inghiottire la parola "papà", che mi sale continuamente alle labbra. Usare con Wendy la parola "mamma", archiviata da secoli nel mio vocabolario.
Quando ho accettato di trasferirmi, ero stanca del nostro accampamento da zingari. Desideravo una casa vera. Ma l'ambiguità mi fa soffrire. Tutti sanno. Nessuno parla.
Rosalba m'incuriosisce. Quella donna è un mistero. Tanto buona da sembrare falsa. Dovrò indagare su di lei. Del resto, è la mia specialità osservare le persone, spiare i loro atteggiamenti. Posso anche imitarle, se voglio. A scuola le mie esibizioni erano famose. Scoprivo i punti deboli dei professori. Recitare diverte, finché dura poco. A lungo, è noioso.
Ora che abbiamo un po' di soldi, ora che potrei viaggiare, studiare, una grigia apatia mi è piombata addosso.
Comprendo i gabbiani. Stridono, si lamentano, senza riuscire a liberarsi dalle catene che li trattengono qui.
Forse sono diventata un gabbiano, o peggio, un fantasma. Questo posto è popolato da fantasmi. Il più antico ha dato il nome al paese: Palinuro, lo sfortunato nocchiero di Enea. Dopo è venuta Isabella, a piangere sulla sua rupe. Infine, nella grotta di San Michele, molto tempo fa abitava una sirena, Leucosia. Il Santo l'ha colpita con la sua spada, si dice. Io credo che sia sopravvissuta e che sia la mia madre naturale. Come si spiegherebbero, altrimenti, questi capelli neri? Li ho ereditati da lei. Sono frutto di magia.
Quando la marea è bassa, entro nella grotta. Tra lo sciacquio delle onde sulle pareti rocciose, sento un richiamo: -Vieni, t'insegnerò a divorare i tuoi amanti-.
No, grazie. Non ho bisogno della tua crudeltà, sono già forte e pura. Molte volte, nei sogni, ho perdonato mio padre, l'ho risparmiato dal Corsaro Nero. Stasera spingerò la mia clemenza fino a dargli gli auguri. Così vedrò scintillare i suoi occhi.
Il sole sta tramontando. A casa mi aspettano. A casa … .
Se mai dovessi avere una casa, vorrei un castello a picco sul mare. Sarei disposta a sposare un vecchio re Marco, per avere la mia Tintagel. Poi, come Isotta, incontrerei Tristano. Ma starei ben attenta a tenere nascosta la nostra storia. Gli dei sono gelosi della perfetta felicità dei mortali".
 
Michela scriveva queste pagine nel lontano 1982. Aveva ventun anni e l'aspetto di una selvaggia, con i capelli spettinati, i jeans malridotti, le magliette sdrucite. Non
si poteva prevedere la sua metamorfosi.
"Tutto è in tutti" afferma Anassagora. L'universo è composto da semi: semi di osso, d'argento, di bronzo. Dalla loro mescolanza derivano gli individui. Quindi, ognuno di noi è un microcosmo, racchiude illimitate possibilità di sviluppo, innumerevoli semi, d'infinite specie.
Michela rappresentò la dimostrazione lampante di questa teoria. In lei confluiva un po' di tutto: romanticismo e senso pratico, passione e freddezza. Perciò la ragazza selvaggia si trasformò prima in donna d'affari, poi nella raffinata lady Gray.
Nel 1984 annotò sul suo diario: "Rosalba è morta. Con lei muore lo spirito di questa casa. La gente del posto sapeva. Ma al mercato settimanale, i venditori ambulanti ci scambiavano per madre e figlia, a causa dei nostri capelli neri. Sì, compresa Wendy e la sirena, è stata la mia terza madre".
Nel 1985 il suo legame col fratello si spezzò. La presenza di lui ad un quiz televisivo suscitò la sua riprovazione. Non condivise l'entusiasmo della famiglia, incollata allo schermo. In lei già covava la futura aristocratica, nemica della volgarità delle masse. Peter non era più un fantasma, era un ricordo.
Da allora, però, cominciò la sua trasformazione.
Per i capelli andò a Roma, da un abile stilista, che glieli tagliò cortissimi, in modo da far risaltare il suo fascino androgino. Per i vestiti si rivolse ad sartoria di Firenze. Fu avvolta da morbide sete color crema, da bluse e pantaloni ampi.
Acquistò stile. La sua magrezza diventò seducente.
Nel 1986, al matrimonio dei suoi genitori, si presentò in un abito di Versace, scollato sulla schiena. Il prete le vietò di entrare in chiesa. Mentre Patrizio fu così affascinato dalle sue spalle nude, da volerla lanciare in televisione. Dato il suo rifiuto, l'assunse come direttrice dell'hotel.
-Darai un tocco di classe all'ambiente-.
Nel 1988, dopo il successo degli "Argonauti" e dell'olio "Rosalba", Michela si trovò a gestire un'impresa molto più complessa. Con i suoi completi color crema, doveva sovrintendere ai lavori di ristrutturazione, impartire ordini agli operai, selezionare le infermiere, i massaggiatori, curare la pubblicità, su vasta scala, del nuovo centro di benessere.
Assolveva tutti questi incarichi senza perdere la calma, ma esercitando un controllo implacabile e ferreo sui dipendenti.
La clientela era ormai internazionale. Non più famiglie napoletane, bensì industriali tedeschi, attori americani, banchieri svizzeri.
Tra tanta bella gente, Michela non pensava affatto a cercarsi un marito. Era contenta della sua vita di donna in carriera, progettava di fondare una banca d'affari.
Quando ne avvertiva l'esigenza, chiamava un robusto massaggiatore, lo impiegava in prestazioni extra, e gli pagava un supplemento.
Nel 1989 arrivò dall'Inghilterra un arzillo sessantenne. Faccia scurita dalla lampada, tirata dal lifting, un po' da befana. Fisico molto curato, salvo qualche vena varicosa sui polpacci. Chioma d'argento raccolta in un codino. Atteggiamento espansivo coi maschi (distribuì laute mance ai fattorini), austero con la direttrice.
-Sono lord Reginald Gray. Desideravo conoscere il famoso attore. Ha assistito mio zio nei suoi ultimi anni. Siamo quasi parenti-.
-Molto lieta di conoscerla. Sono la nipote del famoso attore. Spero che non sentirà la sua mancanza-.
-Oh sì, mi rincresce moltissimo. Colleziono le registrazioni dei suoi sceneggiati. Mi proponevo d'invitarlo a Marble Halls-.
-Che cos'è Marble Halls?-.
-E' la mia residenza preferita. Un piccolo castello in Cornovaglia, a picco sul mare. Alcuni dicono che sia l'autentica Tintagel, non quella mostrata ai turisti. Le regalo una cartolina-.
-La ringrazio sentitamente, lord Gray. La conserverò come un dono prezioso-.
Infatti, terminato il colloquio, Michela incollò su una pagina bianca del diario la foto del castello. Sotto vi scrisse: "La mia dimora".
Una lady Gray non esisteva. Tale circostanza non semplificava la situazione, anzi la complicava. Il nipote aveva ereditato dallo zio, oltre al titolo ed al patrimonio, alcune debolezze. Non era cieco, ma afflitto da una noiosa miopia. Inoltre, era insensibile al fascino femminile.
Michela puntò su due fattori: il suo aspetto androgino e la vista difettosa del lord. Non andò a Roma per acconciarsi i capelli. Si recò dal barbiere del paese. Smise i completi di sartoria. Infilò un paio di jeans stazzonati, indossò una maglietta larga, sotto cui scompariva il suo seno minuto.
Pagò al massaggiatore un altro supplemento, senza prestazioni extra, stavolta, solo per prenderne il posto.
Immerso nel bagno, privo di lenti a contatto, Reginald non riconobbe Michela, che si presentò come Aniello, figlio di pescatori della zona.
-Un giovane indigeno! Adorabile! Assomigli all'efebo di Agrigento. Te la cavi nel tuo lavoro?-.
-Abbastanza, soprattutto con gli uomini. Lei poi ha una splendida figura, asciutta, virile. Sapesse quanti casi pietosi mi passano tra le mani. Donne piene di cellulite. Vecchi con la pancia-.
-Quanti anni mi dai?-.
-Al massimo quaranta. Ho esagerato?-.
-No, hai colto proprio nel segno-.
Aniello, figlio di pescatori, parlava un ottimo inglese. Lord Gray non si meravigliò. Lo avrebbe meravigliato il contrario. Non ricordava se l'Italia fosse stata o no una colonia britannica.
-Saresti disposto a massaggiarmi anche in camera?-.
-Certo. Ho una passione per gli straordinari-.
-Bene, ti aspetto oggi pomeriggio alle cinque, dopo il tè. Sii puntuale-.
Aniello fece spogliare il suo cliente, ma non si spogliò. Incominciò a massaggiargli il cuoio capelluto, per riattivare la circolazione. Dopo insinuò le mani sulle orecchie, sul collo. Attratto dal torace ossuto, poggiò le labbra tra i radi peli biancastri. Sostò a lungo sui capezzoli, per poi discendere, lentamente, verso le parti più intime e più delicate.
-Mi fai impazzire- mugolava lord Gray.
Tutto è buono, quando esce dalle mani di Dio. Tutto si corrompe, nel genere umano, traviato dal lusso e dalla raffinatezza.
Anassagora dimenticò di annoverare tra i suoi semi quelli del male. In primo luogo, non era stata inventata la coscienza. In secondo luogo, a lui interessava l'universo, da scienziato. Fu accusato d'empietà per aver detto che il sole è una palla di fuoco, che la luna somiglia alla terra.
Di etica non si occupò. Probabilmente condivideva l'opinione comune, secondo cui il peccato fondamentale era l'orgoglio. I greci non si sbagliavano. Lucifero peccò di orgoglio. Un unico seme ha generato tanti mali.
La società umana si regge sul desiderio del frutto proibito. I nostri personaggi non fanno eccezione. Le loro vanità sono istigate da un mondo in cui tutto è permesso. Ciascuno rischia di cadere nel grigio fiume Oceano, che circonda il globo terrestre, e dove vagano le ombre senza pace.
Adesso abbiamo davanti agli occhi Michela, con la sua ambizione di possedere un castello. A lei dobbiamo aggiungere Vittorio, avido e sensuale, Wendy, sventata ed egoista, Peter, che parla con Dio e con i mass media, Anella, che è diventata la sua ombra; la stessa Rosalba, il cui unico bene era il marito.
Per tutti San Michele dovrebbe brandire la spada e proclamare: -Chi come Dio?-. Ma la sua voce si perde nello sciacquio della grotta. Mentre risuona più forte il richiamo della sirena. &endash;Vieni, t'insegnerò a divorare i tuoi amanti-.
Anche noi insegniamo ai nostri figli la legge del più forte, non del più umile. Ed essi mirano in alto, fino alla torre di Babele.
Michela ottenne il suo castello. Dopo una settimana di trattamento, il lord sembrava ringiovanito. Non aveva mai conosciuto labbra così dolci ed esperte. Però qualcosa gli mancava.
-Aniello, entriamo più in confidenza. Chiamami Reggy, e non spezzarmi il cuore ogni volta-.
Il sentimento di Michela era interessato. Ma quale amore non lo è? Ci si innamora di un uomo perché è bello, perché è intelligente, perché in qualche misura rappresenta il nostro modello ideale. Come sua madre con lo sceicco, una forza molto simile alla passione la spingeva ad urlare: -Sposami, my lord, sposami!-.
Glielo propose, durante una conversazione. Reginald batteva sul solito tasto: i limiti del loro rapporto, intenso, travolgente, e tuttavia incompiuto. Naturalmente, credeva di rivolgersi ad Aniello.
-Non voglio costringerti. Capisco che cosa ti blocca. La provincia, la religione. Vieni con me in Inghilterra. Io ti salverò dalle tue paure-.
-Farò il maggiordomo?-.
-Ascoltami, parlo sul serio. Se tu fossi una donna, ti sposerei-.
-Attento! I sogni possono avverarsi-.
-Questo non è il nostro caso, purtroppo. Nemmeno in Olanda il matrimonio tra due uomini è consentito. Però voglio adottarti. Non ho eredi. Ho soltanto un fratellastro scemo-.
-Reggy, c'è una soluzione più semplice-.
-E sarebbe?-.
-Accettami così come sono-.
-Sei un gay represso-.
-Sono una persona che ti ama, al punto da sfidare i tuoi pregiudizi, da trasformarsi in un uomo per darti piacere-.
-Aniello, mi fai dubitare-.
-Finiamola con questa farsa. Ci siamo conosciuti il giorno del tuo arrivo. Non mi hai degnata di uno sguardo, perché ero una donna. Bene, se sei disposto a sposarmi, ti aspetterò nel mio ufficio. Altrimenti potrai saldare il conto con mio sostituto. Inclusi gli straordinari-.
Non esistono parole capaci di narrare l'angoscia e lo stupore di lord Gray. Prima di bussare a quella porta, resistette, esitò. Quando si arrese al nemico, entrò scortato da un valletto con cento rose rosse: tutte quelle reperibili in paese. In omaggio alla futura lady Gray.
La cerimonia si svolse a Londra, e fu molto semplice. La sposa aveva uno strascico lungo sei metri. Lo sorreggevano dodici damigelle, tra cui la pretendente numero 28 al trono d'Inghilterra.
La coppia andò in luna di miele sulla Costa Azzurra, in Svizzera, a Parigi. Si stabilì nel castello incantato di Marble Halls, dove Michela scoprì che la vita era metodica quanto nel suo albergo. Il clima era peggiore.
Le sembrava di essere tornata ai primi tempi del suo soggiorno a Palinuro, ospite in casa di Rosalba, allieva delle sirene. Infatti scrisse nel suo diario:
"E' un settembre magnifico. Adoro questo posto. Ho portato da Parigi un mucchio di vestiti nuovi, ma ne ho indossati pochissimi. Solo nei weekend sono costretta a recitare la parte della lady impeccabile, della giovane sposa invidiata. Che cosa ha di speciale, si chiedono le donne. Com'è riuscita in un'impresa dove hanno fallito i migliori partiti d'Inghilterra. La gente mi squadra con curiosità. Gli uomini vogliono trovare in me ad ogni costo qualcosa di esotico.
L'esperienza di direttrice d'hotel è stata una specie di allenamento. A Marble Halls si sentiva la mancanza di una donna. Le stanze erano buie e soffocanti. Adesso hanno già un altro aspetto. Via il ciarpame vittoriano, spazio ai preziosi mobili Tudor. E poi fiori, fiori a profusione, persino dei bagni.
Malgrado il lavoro, dispongo di parecchio tempo libero, e lo dedico all'altra metà del mio regno, quella selvaggia. Il parco, i boschi, la scogliera. Jeans "Armani", comode scarpe da tennis, un caldo maglione irlandese. Eccomi perfetta esploratrice.
La meta preferita delle mie passeggiate è un'insenatura un po' isolata. Si raggiunge attraverso una discesa ripida, coperta da erbacce. Dovrò parlarne con il giardiniere. C'è una piccola spiaggia dalla sabbia bianca, che mi ricorda Palinuro. Una darsena, che farò riparare quando avrò il mio cutter. L'ho commissionato presso un cantiere di Bristol, e sarà pronto in aprile, per il mio compleanno. Reginald è il marito ideale, non sa negarmi niente.
Ieri, però, ho intravisto una figura sparire nel capanno delle barche. Chi sarà? Un mendicante, un barbone. Mi ha dato l'impressione di un naufrago. Barba e capelli incolti, pantaloni rozzi, di tela, tagliati al ginocchio, scoloriti dall'uso.
Oggi chiederò a Reggy se posso fidarmi, o se è meglio mandarlo via-.
-Mandarlo via? Non si può-.
Lord Gray era seduto ad un capo della lunghissima tavola da pranzo, e guardava la giovane moglie, seduta all'altra estremità, con espressione dolorosa. Aspettò che i camerieri si allontanassero.
-E' il nostro segreto di famiglia. Prima o poi lo avresti scoperto. Perceval Burnings, il mio fratellastro-.
-Che cos'ha? Sembra piuttosto malridotto-.
-E' autistico, dicono i medici. Rifiuta i rapporti con la gente. C'è anche un altro modo di definirlo: idiota sapiente. Possiede il genio della matematica. Ma nessuno capisce i suoi teoremi. Sono troppo complicati per le menti normali-.
-Quanti anni ha?-.
-Oh, suppongo che ne compirà venticinque il prossimo dicembre. Un tardivo errore di mia madre. E' nato con la maledizione dei Burnigs. Il loro maniero non era antico quanto il nostro. Risaliva all'epoca della Conquista. Fu incendiato verso la metà del secolo scorso da una folla di contadini inferociti. Erano stati sbranati alcuni agnelli, alcuni fanciulli. Si attribuiva ai Burnigs la colpa di queste razzie. Si dice che fossero lupi mannari-.
-E la defunta lady Gray ne ha sposato uno?-.
-Sì, l'ultimo discendente del sopravvissuto alla strage. La mia povera madre, prima della menopausa, si lasciò sedurre dalla sua straordinaria bellezza. Pagò tale follia amaramente-.
-Ti riferisci a Perceval?-.
-No, non ebbe il tempo di vederlo crescere. La trovarono in un lago di sangue, nella sua camera da letto, ridotta a brandelli. Dell'assassino nessuna traccia-.
-Il marito?-.
-Naturalmente, chi altri? Da allora teniamo sempre chiusa quell'ala del castello-.
-Reggy, mio caro, voglio visitarla. Adoro questi delitti tipicamente inglesi-.
-Chiedi le chiavi al maggiordomo. Perdonami se non ti accompagno. I fantasmi sono pericolosi alla mia età -.
Michela prese l'abitudine di visitare quelle stanze. Era l'ala del castello affacciata sul mare. Si udiva il fragore delle onde contro la scogliera.
Un giorno, mentre saliva le scale, il maggiordomo la fermò bruscamente.
-My lady, c'è un altro visitatore-.
Lei gli rivolse uno sguardo interrogativo.
-Il figlio della povera signora, sir Burnings-.
-Sarà un piacere fare la conoscenza di mio cognato- replicò perentoriamente la lady, affrettandosi lungo la scala. Che cosa avrebbe scoperto?
Il mentecatto era lì, inginocchiato accanto al letto della madre. Le vesti stracciate da naufrago, i capelli ispidi. Affondava la testa nel cuscino, e tastava alla cieca la coltre in cerca dell'estinta.
Michela capì. Ne ebbe pietà. Alla base della sua pazzia c'era un trauma. Forse aveva assistito allo scempio.
-Percy, sono la mamma. Mi riconosci?-.
-Mother- balbettò l'idiota, illuminandosi in viso.
-Vieni- lo invitò Michela. &endash;Andiamo a farci belli-.
Lo condusse nel bagno del marito (Reggy partecipava ad un congresso di ex-gay). Gli tagliò i capelli, la barba. Lo insaponò, gli passò il rasoio sulle guance. Essendo inesperta, non poté evitare qualche graffio.
-Adesso togliamo questi vecchi vestiti-.
Perceval si lasciò spogliare, docile come un bambino. S'immerse nella schiuma, che lei gli aveva preparato. Dovette strofinarlo parecchio per liberarlo dalle incrostazioni di sale. Sembrava un mollusco.
O meglio, una creatura marina. Un dono degli dei.
I capelli biondi gli spiovevano lisci intorno al volto abbronzato. Gli occhi riflettevano il grigio-azzurro dell'oceano. La sua figura era modellata da una vita sana e naturale. Le spalle ampie, i fianchi snelli, le gambe lunghe, coperte da una peluria dorata.
Non si sarebbe mai stancata di contemplarlo, nella sua innocente nudità. Purtroppo le case inglesi sono umide e fredde. Lo rivestì con i panni sottratti al guardaroba del marito.
-D'ora in poi non sarai più solo. Avrai un'amica, una sorella, una madre-.
Lui non rispose. Comprese? Chissà. Sorrise meccanicamente, mettendo in mostra una dentatura perfetta, ma lercia.
-Che sbadata!- esclamò la sua protettrice. &endash;Ho dimenticato di lavarti i denti-.
Gli porse uno spazzolino. Lui, dopo qualche errore, riuscì ad usarlo in modo giusto. Bene, aveva almeno conservato le vestigia della civiltà.
Ogni settimana, avvertito dal maggiordomo, e sempre in assenza di Reginald, Percy tornava al castello. Ne usciva pulito, rasato, profumato.
Michela ricambiava le visite al capanno delle barche, che subì molte trasformazioni. Tendine alle finestre, lenzuola fresche di bucato, il fuoco acceso nel camino. E fiori, fiori a profusione, nella modesta cameretta.
Intanto il matrimonio entrava in crisi. Al convegno dei gay convertiti, Reginald aveva annotato un paio di numeri telefonici. Disertava il letto coniugale. Preferiva la stanza da scapolo, dove s'intratteneva in misteriose conversazioni sulla sua linea privata. Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Durante un weekend, abbandonò la moglie con gli ospiti, per recarsi al capezzale di un amico moribondo.
Infine la chiamò in disparte e le disse: -Il nostro è un matrimonio riuscito. Tu sei un'ottima padrona di casa. Solo in un campo, gradirei riacquistare la mia libertà.
Naturalmente lo stesso discorso vale per te. Ti prego, però, di approfittarne con discrezione-.
Sì, la passione tra loro era spenta. Il vecchio albero reclinava i suoi rami, ormai secchi. Il nuovo virgulto fioriva.
"Ascolta, Tristano, il mormorio delle stelle". "Sento il tuo cuore, Isotta, premuto contro il mio. La musica più dolce è il tuo sorriso".
Michela osservò Percy tracciare cifre ed equazioni sulla sabbia. In quei segni era scritta la scienza del mondo, e nessuno li leggeva. Il mare li avrebbe cancellati. Il tempo avrebbe cancellato le loro effimere esistenze. Tutto scorre, così decretano
gli dei. Ma un istante, un solo istante, quello si sarebbe salvato.
Quando l'universo sarà estinto, la materia dispersa, continuerà a vibrare una nota. Racchiuderà l'amore di Isotta e di Tristano, di Michela e di Percy.
-Senti come profumano le rose che ho sparso sul tuo letto- diceva Michela al suo Tristano. Da madre, amica, sorella, si era trasformata in amante. Cingeva i fianchi snelli di lui, annusava l'odore di mare del suo corpo.
Non si scambiarono parole, solo baci, carezze, eternità. Poi la luna vegliò solitaria, mentre lei sognava di fuggire col suo cutter verso i mari del Sud, e lui, inquieto, si agitava nel sonno, prigioniero di una malinconia senza nome.

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Ins. 11-10-2004