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Anna Maria Ceppo
presenta la sua opera inedita
"Okeanos"

Capitolo 6
Essere e tempo

Dolce Wendy, verde terra cantata dai poeti. In te Vittorio, non più giovanissimo, ritrova l'energia di un puledro. Galoppa instancabile sulle tue praterie. Mentre tu
ne hai abbastanza. A quarantatre anni fare l'amore ti pesa. Sei assente, distratta.
Guardi smarrita all'avvenire del tuo bellissimo figlio, il gioiello d'Oriente. Che ne sarà di lui?
Non temere. Nel bene e nel male, egli è pur sempre l'eletto degli dei. E poi Anella veglia su di lui come un angelo.
Diamo un po' di tregua ai nostri amici. Occupiamoci di un'altra storia, lasciata in sospeso dal '69, in una notte d'agosto, su una spiaggia deserta, dove latravano i cani randagi, ed una candida figura sbucava da una grotta, con grande sorpresa dell'unico spettatore.
Anche lui dovrà attendere. Il tempo si è fermato a quella tragica domenica di fine novembre.
Il terremoto dell'Ottanta, che causò tante vittime, in un caso particolare provocò l'unione felice di due anime inquiete, errabonde. Ma la fortuna, nata sotto cattiva stella, non può durare.
Vi ricordate Maddalena? No, perché l'avete chiamata Euridice, secondo la favola, scelta per lei da Patrizio.
E' la ragazza di Napoli, già tanto provata dalla vita a diciassette anni. Quella di cui conoscemmo le traversie giudiziarie e l'aborto.
A ventotto anni non era cambiata. Alternava momenti di euforia a stati depressivi.
Inetta nella vita pratica, si dimostrò efficiente in circostanze straordinarie.
Il giorno successivo al sisma, quando se ne comprese l'estensione, fece domanda per l'assistenza volontaria. Fu mandata in un paesetto dell'Irpinia: Sant'Angelo dei Lombardi, dove "lombardi" sta per longobardi, e l'Angelo è San Michele, il prode e fedele guerriero.
Il nome "Michele"deriva appunto dal grido di battaglia. Significa: "Chi come Dio?".
Chi può misurarsi con l'eterno?
Gli ebrei si sottomisero alla fede.
I greci di Elea sognarono una sfera luminosa, immobile, eterna, perfetta, al di là del tempo che fugge.
"L'essere è, e non può non essere. Il non essere non è, e non può essere".
Con questo celebre motto (non uno scioglilingua) Parmenide fondò la metafisica. Da allora in poi ci chiediamo se è possibile raggiungere la sfera luminosa.
Siamo o non siamo? Che cos'è la morte?
Maddalena aveva sempre immaginato la morte come un'amante, come una madre capace di consolarla. Una coppa di vino stregato. A Sant'Angelo la vide nella sua nudità. Priva di gloria, di eroismo. Impassibile, indifferente.
Su uno spiazzo erboso si allineavano le bare. Rustiche bare di legno, dove venivano deposti i corpi, estratti dalle macerie.
-Quelle persone sono diventate delle cose- mormorò.
-Esatto- convenne il suo accompagnatore.
-Lei non crede in una forma di sopravvivenza?-.
-Io sono un medico. Dovrebbe consultare un prete-.
Una pioggia insistente cadeva su di loro, e già faceva presagire la neve. L'autunno aveva ceduto il passo all'inverno.
Lui indossava un trench, con il cappuccio tirato sulla testa. La parte superiore del volto era nascosta dietro gli occhiali. Restava visibile la parte inferiore, col mento aguzzo, le labbra sottili, il sorriso ironico.
-Questo prato, che ora vede cosparso di cadaveri, è il campo di Marte. Qui un tempo si svolgevano i tornei tra i duchi longobardi e normanni. Le donne si strappavano le maniche dalle vesti e le lanciavano ai loro campioni. Dono molto apprezzato, perché unisex-.
Il dottor Bianchi parlava a scopo terapeutico. Cercava di distrarre Maddalena. Per la prima volta passeggiavano insieme. Era nata tra loro una reciproca simpatia, anche a causa dell'ostilità che li circondava. Lei troppo bella e superba. Lui colto, pedante, noioso.
-Le farei visitare la cattedrale, se i vigili non l'avessero puntellata-.
-Abita da queste parti?-.
-No, vengo da Roma. Ma m'informo sui posti in cui vado, per non dimenticarli-.
-Viaggia spesso?-.
-Più di uno zingaro. E' il mio lavoro-.
Antonio Bianchi non sembrava un eroe. Sembrava un giovane seminarista. Invece aveva quarant'anni, era sposato e non credeva in Dio. Che fosse un intellettuale si capiva dal sorriso ironico. Mentre le mani lunghe, dai gesti sobri, denotavano in lui l'aristocratico.
Come Aristotele, dipinto da Raffaello, le tendeva verso il basso, indicando la terra.
-Questo è il nostro mondo. Qui dobbiamo lottare-.
Tale materialismo, professato a parole, non si accordava con la sua figura d'asceta, vegetariano, con la sua tempra di paladino, votato alle nobili imprese, al servizio dei deboli.
Aveva abbandonato la clinica del padre (illustre ginecologo), i soldi, il successo, per aderire all'organizzazione "Medici in prima linea".
Antonio Bianchi era un santo laico, senz'aureola, senza frontiere sulla terra e senza posto in paradiso.
Peccato! L'avrebbe meritato. In un caso estremo, quando nessuno osava tentare, lui solo rischiò la vita.
Dal seminterrato di un edificio distrutto proveniva un fievole lamento.
-Salvate la mia vecchia madre!- urlava il sindaco del paese. &endash;E' rimasta bloccata in cantina-.
Con aristocratico distacco, il medico si fece imbracare. Si calò tra le rovine, afferrò saldamente l'anziana signora, la trasse in superficie. Ma, a missione compiuta, una trave lo colpì sulla testa.
-Non è niente- balbettò, asciugandosi il sangue, che sgorgava copioso dalla ferita.
Poi vacillò, e cadde proprio ai piedi di Maddalena, come lo sfortunato vincitore di
un torneo, mentre s'inchina dinanzi alla dama.
Lei conservò in apparenza la calma. La sua angoscia s'intuiva dal pallore del viso, dal tremito delle mani.
Sì, quella trave, in fondo provvidenziale, rivelò ad entrambi i loro sentimenti. Non appena l'eroe fu guarito dal trauma cranico, si amarono con la passione misurata,
e tuttavia profonda, di due spiriti eletti.
Nell'attesa del divorzio di lui, si recarono in Somalia, a curare bambini denutriti, in Libano, a soccorrere profughi palestinesi; oltre a seguire le varie calamità naturali, terremoti, alluvioni, nelle zone povere del mondo.
Cinque anni dopo, nel 1985, legittimarono la loro unione. Si concessero un viaggio di nozze distensivo, nella Russia asiatica, sull'antica pista percorsa dai mercanti in mezzo al deserto.
A Leningrado la guida li avvertì: -E' un viaggio difficile, per cui è richiesta una sana e robusta costituzione. Siete molto coraggiosi ad affrontarlo-.
La coppia sorrise divertita. Maddalena aveva appreso da Antonio il gusto dell'ironia. Una vacanza da turisti: quale sorpresa poteva riservare?
Certo, l'acqua era inquinata. Ed il termometro registrava 40 gradi all'ombra. Ma loro erano abituati a ben altri disagi.
Eppure, nel tragitto in treno da Buchara a Samarcanda, Antonio usò frequentemente la toilette. Diede qualche segno d'inquietudine. Infine si contorse tra spasimi atroci. Accusava una febbre da cavallo.
-Dissenteria- diagnosticò.
-Tifo- replicarono i medici dell'ospedale, dov'era stato ricoverato d'urgenza.
Maddalena visitò da sola la città. Ammirò le maioliche azzurre ed i fantastici animali dorati, dell'architettura arabo-persiana.
All'ospedale tornò spensierata. Combattere le malattie era il mestiere di suo marito. Perciò non credette ai suoi occhi, quando se lo trovò morto stecchito nell'obitorio.
Con potenti anfetamine la ricondussero da uno stato catatonico ad uno più o meno normale. In lei si era risvegliata la vecchia Euridice.
Stavolta non si trattava di un'estate. Stavolta avrebbe messo tra parentesi il resto dei suoi giorni, il suo futuro di donna. Mai più scommesse sulla vita. L'amore non aveva vinto la morte.
Dal viaggio di nozze riportò le ceneri di Antonio, sigillate in un'urna.
Lui aveva sempre espresso due desideri: essere cremato ed essere sepolto in cielo. La seconda parte del programma incontrò la decisa opposizione del suocero, che si impossessò dell'urna e la depose nella tomba di famiglia.
Maddalena affittò un elicottero, e sparse nel cielo una manciata di coriandoli. Meglio di niente.
Intanto la sfera luminosa si era frantumata. Il suo orizzonte sconfinava nel vuoto. Questo ci insegna a non riporre tutta la nostra fede in una fragile creatura, in una canna agitata dal vento.
Non aveva perso soltanto la guida, aveva perso la realtà. La terra le franava sotto i piedi, priva di asse e di equilibrio. L'umanità le appariva falsa, bugiarda. La vita era diventata finzione, inutile schermo. Per cui decise, a trentatre anni, d'intraprendere la carriera d'attrice.
A Roma, grazie alle conoscenze del marito, contattò molta gente del cinema, registi, produttori. Vedevano in lei un volto nuovo, l'autentica bellezza mediterranea, adatta a ruoli drammatici.
Interpretò la parte di una prostituta albanese, salvata da un carabiniere; di una santa greca, orrendamente torturata da un imperatore iconoclasta; di un'ebrea innamorata di un arabo, che, in precedenza, l'aveva violentata.
In Francia ottenne un certo successo. A Berlino guadagnò l'Orso d'oro.
Naturalmente accettava solo film impegnati, poco noti al grosso pubblico, tenuti in visione un paio di giorni nelle sale cinematografiche, per il piacere e la noia di una ristretta cerchia d'intellettuali.
Patrizio non ebbe alcuna notizia della sua fama. Eppure camminavano lungo binari paralleli.
Anche lui era stato assorbito dal mondo dello spettacolo: in un genere diverso, per niente raffinato, destinato alle masse.
In quel fatidico giorno di novembre dell'Ottanta, si trovava a Berlino. Precisamente nella zona orientale della città, presso l'ara di Pergamo.
-Sei ancora più bello di quanto ti ricordavo. Sembri un dio greco- esclamò una voce alle sue spalle.
Era Rubìa, sempre arzilla, dagli eterni capelli arancioni.
-Eccolo là, il tuo Alessandro!- disse ad un tizio della sua compagnia.
L'interpellato, grassoccio, d'aspetto grave, con una barbetta mefistofelica, osservò attentamente il soggetto.
Patrizio, a sua volta, li scrutava dall'alto in basso, con l'espressione imbronciata, di chi ha litigato con il genere umano e non ammette eccezioni.
Rubìa gli si avvicinò: -Cerca di essere un po' carino. Quel signore è un regista. Non ti piacerebbe fare carriera?-.
-Non ho di queste ambizioni. E poi c'è gente che promette mari e monti per portarti a letto-.
- Come sei schizzinoso! Che ti costa un piccolo sacrificio? Con lord Gray eri molto indulgente-.
-Ti prego, lascia stare il passato. Sono un uomo libero, senza legami-.
-Mi consente? Massimo Valeri-. L'amico della pittrice si era intromesso furtivamente tra loro, ed ora tendeva la sua mano grassoccia, umida di sudore.
-Sto preparando uno sceneggiato su Alessandro Magno. Mi manca solo l'interprete principale. Se lei volesse sottoporsi a qualche provino …-.
-No, sta perdendo il suo tempo. E sta sprecando anche il mio. Ho visto ben poco di questo meraviglioso museo-.
-Superbo, sublime! Proprio il piglio sdegnoso del grande condottiero. Lei non deve recitare. Le basta esprimere se stesso-.
Anche il più saggio degli uomini, il più solitario, il più anarchico, non resiste a lungo alla tentazione di farsi conoscere, amare, di varcare la soglia del proprio anonimato. Insomma, di apparire in televisione.
Patrizio accettò malvolentieri l'invito a cena. Subì malvolentieri le lusinghe. Ma poi, nella sua camera d'albergo, si chiese stupefatto il perché di tante inibizioni. Gli era stata offerta un'altra possibilità dalla vita. Non era da lui rifiutare.
Invece di proseguire verso il nord, verso gli amati fiordi scandinavi, tornò in Italia. Dovette sostare un mese a Roma: le prove, il contratto. Ad ogni sua intemperanza,
il regista esclamava: -Superbo, sublime!-.
Lo scritturò senza nemmeno tentare di portarselo a letto. L'avrebbe posseduto con l'occhio sovrumano dell'arte.
-I muscoli vanno rafforzati. Qualche esercizio di body building non ti farebbe male- gli consigliò la segretaria di produzione. Pratica, autoritaria, immune da entusiasmi superflui, vaccinata contro il fascino degli attori.
La stessa lo obbligò a lunghe sedute dal parrucchiere. Patrizio aveva trentotto anni, capelli bianchi sulle tempie.
A dicembre, in forma fisica perfetta, raggiunse la compagnia nelle isole greche, per le riprese esterne. Alloggiavano in un club male attrezzato. I tetti di paglia dei tucul non riparavano dalla pioggia e dal vento.
-Semplicità!- ordinava il regista. &endash;Dobbiamo ispirarci all'eroismo dei greci-.
In realtà, i fondi erano pochi. Bisognava limitare le spese.
L'esercito, sterminatore dei persiani, era formato da dieci comparse, che giravano in tondo davanti all'obiettivo.
Patrizio si buscò una bronchite. In compenso, nel costume succinto di Alessandro, diventò l'idolo del pubblico femminile.
La segretaria di produzione lo giudicava: "bello ed impossibile". Sciocchezze! Non esiste il bianco, né il nero. Patrizio apparteneva al grigio.
La sua notorietà venne consacrata da una serie di mille puntate. Titolo: "Il profugo". Storia di uno scienziato tedesco, scappato dalla Germania dell'est, perseguitato dal KGB.
Nel 1988, la storia terminò bruscamente. Il protagonista fu catturato, perché doveva di nuovo indossare le corte tuniche greche, i panni di Giasone, stavolta.
Per Medea si pensò ad un'attrice drammatica, emersa da poco, ma di sicuro talento. Aveva vinto l'Orso d'oro a Berlino, nella parte dell'ebrea innamorata, così devota al suo amante palestinese, da immolarsi con lui come kamikaze.
Alla critica era piaciuta l'espressione intensa del viso, quando la testa salta via dal collo.
-E' intensa- ripeté il regista Valeri e la volle per i suoi "Argonauti".
-Non ho mai recitato in televisione- precisò Maddalena, appena arrivata sul set. Il suo snobismo le procurò l'antipatia della troupe.
Giasone, invece, era incuriosito da Medea. Riservata, taciturna, vestiva sempre di nero, dentro e fuori la scena.
La superstizione è un male diffuso nel mondo dello spettacolo. Ogni incidente si attribuiva a Medea, dalla rovinosa caduta del regista, che continuò a dirigere con una gamba ingessata, all'invasione di cavallette.
-Sei una strega?-.
-Faccio del mio meglio. Speriamo-.
-Che cosa ti amareggia tanto?-.
-Ho perduto tre anni fa mio marito, durante il nostro viaggio di nozze-.
-E non ti sei più guardata intorno-.
-A che servirebbe? Io non esisto. Esisto solo sullo schermo-.
Nel terzo episodio, Giasone usciva seminudo da una grotta, reggendo tra le mani il vello d'oro. Medea doveva abbracciarlo.
Era l'ora del crepuscolo. Neri corvi gracchianti volteggiavano nel cielo viola.
Patrizio uscì dalla grotta, seminudo come previsto dal copione. Maddalena lo fissò ipnotizzata.
-Un momento di pausa, per favore. Ho mal di testa-.
-Aspetta. Abbiamo quasi finito-.
-Più tardi. Adesso non mi sento bene-.
Medea si sedette su una panca. Giasone la seguì.
-Hai un segno rosso sul fianco- notò lei.
-E' il punto in cui si allaccia l'armatura-.
Ella non poté impedirsi di sfiorare, con le dita incerte, malferme, la pelle arrossata. Per quel lieve tocco, l'universo tremò, le stelle caddero dal cielo, il mare si mutò in caldo vino.
Patrizio riconobbe Euridice. Ma non fece in tempo a fermarla. Era già fuggita. Per due giorni restò chiusa nella sua roulotte, adducendo la scusa di un'influenza. In quei giorni, pianse disperata. La vedova di Antonio Bianchi, la nobile sposa della morte, come poteva cedere ai sensi?
Riprese il lavoro imbottita di tranquillanti. Abbracciò Giasone, lo baciò, ricordando di essere un'ombra, una finzione, non una donna vera.
Del resto, anche Patrizio dubitava di sé. La sua esperienza, in campo femminile, si limitava a Rubìa, mentre includeva parecchi esemplari del suo sesso.
Può darsi che Maddalena fosse un sogno, oppure una verità. Che racchiudesse la sfera luminosa, immobile, eterna, o la follia. I vent'anni d'attesa non sono scaduti. Ne manca uno. E forse l'impossibile accadrà.
Nell'ultima puntata, Medea uccise i suoi figli, la sua carne, il suo sangue. Con parole di odio si congedò da Giasone. Salì sul cocchio mandato dagli dei per salvarla. Partì verso il regno dello spirito, dove avrebbe incontrato un giovane filosofo.
L'unico uomo in grado di sostituire Antonio Bianchi, sia per l'aspetto di seminarista, sia per l'enorme erudizione, accumulata in otto anni di studi universitari.
Ateo, materialista, nietzschiano, imitava il gesto di Aristotele, indicando con le mani la terra. -Questo è il nostro mondo. Qui dobbiamo lottare-.
La storia dei popoli e degli individui è compresa in poche metafore. L'eterno ritorno di Nietzsche e la sfera di Parmenide sono parte di uno stesso mito. E' il desiderio di confutare il tempo, qui, sulla terra, o nell'al di là.
Addio, Euridice. Ci consola il proverbio: non c'è due senza tre.
Intanto, dopo il record degli "Argonauti" (dieci milioni di telespettatori), il divo rese un grande servizio al fratello. Intervistato dalla rivista "Noi donne", svelò la formula segreta del suo elisir di giovinezza.
-Signor Gugliemi, lei ha quarantasei anni. Ci dica, ha stretto un patto col diavolo?-.
-Niente affatto. Uso l'olio "Rosalba". Oltre ad essere un sano alimento, è un rimedio efficace, semplice, naturale, che mantiene lucidi i capelli, preserva la pelle dai segni dell'invecchiamento-.
La notizia apparve su "La vostra salute", "Il medico in casa", ed altre pubblicazioni del genere.
Senza spendere un soldo, Vittorio ottenne la pubblicità tanto sperata, e Michela, con il suo innato senso degli affari, seppe sfruttarla meglio di lui.
Sono accadute molte cose di cui non siamo al corrente. Michela, per esempio, ha cambiato cognome, ed ignoriamo il perché. In questi otto anni, abbiamo seguito le tracce di una schizofrenica e del suo platonico amante, trascurando le vicende più modeste di Anella, di Rosalba, di Peter. Il matrimonio di Wendy.
E' il momento di tornare a Palinuro, al nostro luogo di partenza e di arrivo. Infatti, le sue case moderne, i suoi villaggi turistici, i suoi hotel sorgono nei pressi dell'antica Elea: colonia greca, patria della metafisica.
Da Elea si elevò, come un aerostato, la tonda verità di Parmenide. Vola ancora su di noi, miraggio luminoso dell'eterno.

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Ins. 11-10-2004