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Anna Maria Ceppo
presenta la sua opera inedita
"Okeanos"

Capitolo 4
Il sole

Peter aveva detto una bugia. Wendy non amava gli oggetti d'arte. Se le fosse capitato di vedere un Caravaggio, avrebbe esclamato: -Puah! Com'è oscuro!-. Poverina, l'era mancato il tempo d'istruirsi. Scriveva anche l'inglese con errori d'ortografia.
Del resto, ci voleva coraggio a definire "oggetti d'arte" quei mobili pacchiani. Un espediente di Vittorio per lesinarle l'assegno mensile. Quante volte glielo doveva ricordare! Intanto il conto del salumiere cresceva, e chi pagava l'affitto arretrato?
Michela andava a scuola, frequentava il liceo scientifico. Peter aveva ventun anni, molta boria, e nessun mestiere.
Pazienza. Lei conosceva l'arte di arrangiarsi meglio dei napoletani. Era scappata da casa a sedici anni. Se le chiedevano perché, rispondeva: -Volevo girare il mondo in bicicletta-.
In realtà, la decisione fu improvvisa. Stava tornando da una scappatella nel bosco, quando avvistò da lontano suo padre.
Il paese di Wendy era formato da un'unica strada, fiancheggiata da modesti edifici a due piani. Questa circostanza le diede un certo vantaggio. Le alternative erano due: o proseguire, e gettarsi nel lago, o tornare indietro verso il bosco. Tra la morte e la vita, scelse la vita.
Nell'Irlanda cattolica degli anni Cinquanta non c'era posto per lei, tranne in qualche istituto di suore, dove il padre minacciava spesso di spedirla, con la complicità del sacerdote. Tutti volevano correggere le sue inclinazioni. Ci vedevano il diavolo, non il progresso.
I pitagorici scoprirono la centralità del sole, rispetto ai pianeti, molto tempo prima di Copernico, di Galilei, della rivoluzione astronomica. Wendy comprese l'importanza dell'orgasmo, prima della rivoluzione sessuale. La sua scienza era in anticipo sulle mode. Perciò sembrava esoterica, o addirittura scandalosa.
Bisogna diffidare degli ignoranti. Pitagora, che lo sapeva, ordinò ai suoi discepoli il segreto.
Ormai lo avrete capito. Tra le vicende dei nostri personaggi, un filo logico esiste, ed è la storia del pensiero occidentale, ai suoi esordi. Dopo la scuola di Mileto, adesso è il turno del filosofo dell'Uno.
Dall'Uno deriva ogni cosa: i numeri dispari ed i pari, la luce e le tenebre, perché non c''è armonia senza contrasto. Dall'unità scaturisce il molteplice.
Anche Wendy venerava un solo dio, nella varietà dei suoi aspetti. L'amore è uno, gli amanti sono tanti. Raggiunse l'apoteosi con il numero dieci, che è appunto simbolo di perfezione. Raggiunse l'armonia dell'universo, mai più ritrovata, con un autentico sceicco.
Ad Amalfi ricordano ancora lo storico evento. Il 4 aprile del '56, un panfilo lussuoso attraccò al porticciolo. Ne discese un pittoresco corteo.
Il principe orientale era seguito da venti mogli velate, le sue favorite (aveva lasciato le altre a rodersi nell'harem), e da uno stuolo di servitori.
Requisì tutto l'hotel "Santa Caterina", dove la nostra Wendy esercitava la modesta funzione di sguattera. Da lavapiatti fu promossa ad interprete. Il suo italiano non si distingueva molto dall'arabo. Annaspava a metà di una frase, confondeva i termini, impartiva ordini incoerenti. Ma comunicava perfettamente in inglese con il nobile straniero, laureato ad Oxford.
Sì, c'erano venti mogli di mezzo, non una sola. Ma questo rendeva la sfida ancora più interessante. Per non parlare del fascino esotico, che irradiava dagli occhi, dai gesti, da ogni centimetro di pelle di lui, e si ripercuoteva dolorosamente su Wendy. Un dolore carezzevole. L'effetto di una lama affilata sul velluto. Un dolore talvolta insostenibile. Il principe era sempre così corretto, così discreto, purtroppo, così gentiluomo.
-Mia cara, giovane signora- la chiamava, neanche fosse una lady.
Una sera lo accompagnò ad un concerto a Ravello. In programma figuravano brani di opera lirica, e lei gli traduceva le parole, almeno in parte.
Il tenore cantava di stelle lucenti. Affermava che all'alba avrebbe vinto (che cosa?). Però, quest'idea della vittoria solleticava Wendy. Lungo la via del ritorno, s'inclinò sul sedile dell'auto, fingendo di dormire, in modo da sfiorare la mano dello sceicco con i suoi ardenti capelli rossi.
-E' stanca, mia piccola signora?-.
-No, stavo sognando-.
-Mi concede il privilegio di entrare nei suoi sogni?-.
-Lei è già nei miei sogni, tutte le notti-.
-Allora nella sua realtà, se lo desidera-. Ed incominciò ad accarezzarle quella ciocca impertinente, che gli si era posata sulle mani, come un fuoco fatuo. Rabbrividirono entrambi, non per il fresco della notte, ma per la tempesta da cui erano avvinti, nella febbrile attesa del dopo. Le loro labbra diventarono aride, perché avevano sete l'uno e dell'altra, ma non potevano placarla, data la presenza dell'autista.
Il viaggio durò eternamente.
-Guarda lassù, dolce amica, anche la luna si è tinta di rosso stasera, per imitare i tuoi capelli-.
La raffinatezza di una persona si misura dalla sua arte di amare. Se lui fosse stato delle nostre parti, le avrebbe strappato i vestiti di dosso. Invece, oltre ad essere un orientale, aveva studiato ad Oxford.
In verità, Wendy non fu da meno. Si lasciò spogliare lentamente, assaporò ogni istante di piacere. Quando lui si distese sul letto, lei lo condusse nel paradiso di Allah.
Oriente ed Occidente si fusero insieme. Cavalcarono insieme nel deserto in cerca di sorgenti. Raggiunsero la terra promessa. E l'Occidente sognò la riconquista del suo perduto regno d'oltremare.
E' un sogno che dura da secoli, alimentato dalla nostalgia. L'hanno seguito soldati crociati, pellegrini, poeti. Il nostro cielo è vuoto. I nostri dei sono morti. L'amore, la guerra, la storia appartengono al dio dei muezzin.
Quarantasette anni dopo, ormai rispettabile signora, Wendy si sarebbe schierata in difesa degli arabi, contro gli Stati Uniti.
All'obiezione del consorte: -Vuoi metterti coi terroristi?-, avrebbe replicato: -Ci sono persone molto civili tra loro-.
Senza voler anticipare gli eventi, questo episodio ci conferma la serietà della sua fede. L'amore è uno, gli amanti sono tanti.
La notte del concerto fu solo un preludio. Lo sceicco trascurò le venti mogli, si fermò ad Amalfi più del previsto. Ciascuno donò all'altro tutto se stesso, in un oceano sconfinato.
Però, del futuro non si parlava, con grave preoccupazione di Wendy.
Lei aveva guardato nella sfera di cristallo, e aveva visto immagini meravigliose: le mille stanze del palazzo, aperte sui giardini.
Nei momenti di appassionata intimità, il suo compagno le appariva sottomesso, inerme, stremato. Allora mentalmente gli urlava: -Sposami, sceicco, sposami!
Sono disposta a velarmi per tutta la vita, a dividerti con un mucchio di galline starnazzanti, a sopportare il caldo, il deserto, i morsi degl'insetti e quelli della gelosia. Ma non separarmi da te. Ne morirei. Hai già cento mogli, che ti costa prenderne un'altra?-.
A voce, non osò dirglielo mai. Lui pensava in arabo, quando facevano l'amore. Per cui non recepì l'accorato messaggio, espresso in inglese.
Era soddisfatto della ragazza, così come un esploratore è contento di aver scoperto nuovi confini. Ormai poteva tornarsene a casa, tra le sue cento donne mansuete, dai capelli scuri.
L'idea di portarla con sé gli sembrò inopportuna, quanto quella di viaggiare con un carico di dinamite a bordo. E poi, la sua filosofia lo invitava a godere della fugacità. Solo il finito è perfetto. I poeti persiani cantano la rosa, bella e caduca. I suoi petali sono dispersi dal vento.
-Sarai sempre con me, nei miei pensieri-.
Wendy avrebbe preferito essere con lui, nelle mille stanze del palazzo. Ma lo sceicco si chiamava Rashid, cioè "ragionevole". Alla prima pioggia d'agosto salpò, sul suo lussuoso panfilo e con il suo pittoresco corteo.
Le lasciò una cifra ragguardevole, un ciondolo di smeraldo, un biglietto.
Il biglietto diceva: "Dolcissima rosa d'Irlanda, se Allah volesse benedirci con un figlio, lo riconoscerò da questa pietra. Non disfartene mai. Bacio la tua fronte, il
tuo sorriso, le tue mani".
L'intervento di Allah era superfluo. Infatti, non avevano usato precauzioni. Lei per vergogna, di fronte a tale personaggio. Lui in osservanza alla sua religione, che prescrive, soprattutto ai più ricchi, di non respingere i doni del cielo.
Sotto il pallido sole di settembre, Wendy accusò i primi sintomi. Partì da Amalfi. Si trasferì a Cetara, in una romantica torre sul mare. Lì aspettò il ritorno dello sceicco (improbabile) e l'arrivo del figlio (ineluttabile).
I soldi bastarono per tre anni. Durante questo periodo, Peter assorbì tutte le cure e le attenzioni di sua madre. Fu vezzeggiato come un principino. Del resto, era il figlio dello sceicco.
Esaurite le riserve (di sogni, di ricordi, di danaro) Wendy capì che doveva tornare alla vita reale. Addio giardini fioriti di tulipani e di rose, addio fiabeschi splendori d'Oriente.
Attraverso un'inserzione, accettò un posto di cameriera, in un albergo sull'altra costa, quella cilentana.
Affidò il suo rampollo ad una comunità hippy, con cui aveva stretto amicizia. Da figlio dello sceicco, Peter diventò figlio dei fiori. E all'improvviso si vide privato della presenza materna. Crebbe annusando l'odore acre dell'hashish, ascoltando litanie orientali e musica rock. Dalla madre aveva imparato l'inglese. I suoi tutori vi aggiunsero un po' di tedesco e di olandese. D'italiano, nemmeno l'ombra. Per cui, quando fu iscritto alla scuola elementare, lo trattarono da somaro.
-Vergogna!- gli gridava la maestra. &endash;Vergogna!- le facevano eco i compagni. Solo negli esercizi di educazione fisica era insuperabile. Ne dedusse che il suo corpo valeva più del cervello.
All'albergo di Camerota Marina, Wendy non arrivò mai. Lungo l'ultimo tratto di strada, sostando ad un bivio, ottenne un passaggio in auto.
Il guidatore non la importunò con scherzi grossolani. Si presentò educatamente. Inoltre, era un tipo niente male: capelli dorati, occhi azzurri.
-Si fermerà qui per molto?-.
-Tutta l'estate, spero-.
-Le piace tanto Camerota?-.
-Non la conosco. Non ho mai frequentato questa zona-.
-Ma allora deve assolutamente visitare Palinuro. Ha tempo per una passeggiata?-.
-Penso di sì. Mi fa piacere-.
Vittorio le offrì galantemente un gelato al bar "Paradiso", da cui si godeva un bel panorama. Videro il cielo arrossarsi al tramonto, mentre il promontorio diventava bruno.
-Quelle rocce fanno quasi paura- disse Wendy, indicandole con la mano. -Sembrano la fine del mondo-.
-Ci sono molte grotte. Uno di questi giorni la accompagno. Guardi verso la cima: ha visto le rovine del castello?-.
-Sì, molto tristi-.
-Anche la storia che racchiudono è triste-.
E per incantare la straniera, Vittorio raccontò la tragica vicenda d'Isabella. Non poteva prevedere le reazioni della sua ascoltatrice.
Come! Un sultano insegue per terre e per mari la donna rapita, e lei gli si rivolta contro! Avrebbe dovuto gettarsi ai suoi piedi, ringraziarlo di essere tornato. Chi
ha la fortuna, non l'apprezza.
Ah, se fosse stata Isabella, e se il sultano fosse stato Rashid. La storia avrebbe avuto un finale diverso, molto più lieto. E vissero felici e contenti nell'harem. Si rammaricò al tal punto della propria sorte (nessuno la reclamava, nessun uomo sfidava per lei il mondo intero), che le lagrime corsero sulle guance, coprirono le efelidi, inondarono il viso.
-Mi dispiace, l'ho fatta commuovere-.
-Non sono commossa, sono arrabbiata-.
-Ce l'ha con gli arabi? Per caso, è ebrea?-.
-Sono cattolica. Ce l'ho con Isabella-.
-Condanna il suicidio? La capisco. Lei possiede un alto senso morale-.
Che la morale di Wendy non fosse irreprensibile, su certi punti, si dimostrò quella sera stessa.
-Forse ci siamo attardati un po' troppo. Stanotte le conviene dormire a Palinuro. Mio fratello ha un hotel, sarà ben contento di accoglierla-.
-Ma io non ho soldi da buttare- replicò la ragazza.
-No, certo. Chi ha parlato di soldi? Si consideri mia ospite-.
La invitò a cena, la scortò fin sulla soglia della camera. La salutò con una semplice stretta di mano. Solo che Wendy prolungò la stretta oltre il dovuto, e lui comprese di poter osare.
Dopo tre anni di astinenza, ed in mancanza dello sceicco, anche un duca normanno andava bene. Siccome Vittorio non era orientale, e non aveva studiato ad Oxford, fu lei ad impartirgli un corso accelerato sull'arte di amare.
Quante cose dovette insegnargli! Per educarlo ci volle una stagione intera. L'allievo studiò intensamente, con ottimi risultati, tanto che la maestra, tra le sue braccia, si sentì di nuovo appagata. L'amore tornò ad essere un'esperienza mistica, sacra, una fusione del cielo e della terra, di Oriente ed Occidente, in cui ogni contrasto si placa, e regna l'armonia dell'universo.
Sotto le stelle cadenti di agosto, Wendy concepì una bambina (che fosse femmina si sarebbe saputo ad aprile), stavolta non per incoscienza, ma per volontà degli dei.
In occasione del lieto evento, Vittorio conobbe anche Peter, e si accollò le spese di una seconda famiglia. Tre bocche da sfamare. Una casa modesta, a Salerno, in una zona di periferia.
Peter non era un cattivo soggetto. Malgrado il suo carattere poco espansivo, voleva molto bene alla sorella. La proteggeva dai ragazzi del quartiere e dalle loro domande insidiose.
-Come mai porti un cognome straniero?-.
-Tua madre è vedova o non è sposata?-.
Michela crebbe con un dramma interiore. Aveva un padre ignoto, all'anagrafe, che tuttavia veniva regolarmente a trovarli, e da cui dipendevano.
Questo enigmatico genitore era estraneo al fratello, che lo chiamava "sir". Inoltre, quando l'assegno mensile ritardava, la madre si rivolgeva solo a lei: -Tuo padre è
un gangster-.
Alle compagne di scuola spiegò che il lavoro del padre li aveva obbligati a trasferirsi in Italia. -Quale lavoro?-. -Rappresentante-. Di una marca di olio, molto apprezzata in Inghilterra. Negli ultimi tempi, il suo commercio includeva l'antiquariato.
Un po' per le bugie, un po' per i jeans malridotti e le maglie sdrucite, si vergognava, si sentiva diversa. Evitava le amicizie femminili, scoraggiava i maschi.
Su di lei circolava la battuta: "Niente sesso, siamo inglesi".
Una sera di ottobre del 1978, Peter si ritirò con una notizia straordinaria. &endash;Lo sai chi è venuta al negozio? La tua sorellina. Ha fiutato da lontano i suoi mobili. Tornerà di sicuro-.
L'esistenza di Anella rappresentava per Michela una realtà irraggiungibile, come le fate e Babbo Natale. Qualche volta l'aveva intravista, al corso, a lungomare. Sapeva dove alloggiava, quale scuola frequentava.
Fu incuriosita, decise di conoscerla.
Tra Peter ed Anella era sorta una specie di amicizia. O meglio, lei gliela offriva. Lui la accettava con degnazione, o la respingeva con disprezzo, a seconda dell'umore. Michela riuscì a conciliarli. Anche alla sorella snocciolò la storia del padre inglese, rappresentante di commercio.
L'ignara cilentana si affezionò talmente ai suoi nuovi amici, da tralasciare le vecchie compagnie. In Michela trovava un modo diverso di considerare la vita: più profondo, più acuto, più interessante. In Peter, semplicemente, riconosceva il principe segreto dei suoi sogni.
Ma un brutto giorno, il velo le cadde dagli occhi. In una dolce mattina di maggio del '79, sorprese il suo principe seduto sui gradini di San Pietro a Corte. Aveva in mano una siringa.
-Non guardarmi così. Non ho bisogno di un angelo custode-.
-Peter, mi dispiace. Volevo dirtelo da tanto tempo. Ti voglio bene-.
-E' giusto. Lo sai che siamo un'unica famiglia? Dobbiamo amarci tra noi. Michela è figlia di tuo padre. Quindi io sono quasi tuo fratello-.
La ragazza sorrise, incredula.
-Se non ti sembra possibile, vai nel negozio, tocca i tuoi mobili. Sono proprio quelli che cercavi. Anche tu hai un cervello, ragiona!-.
-D'accordo, ti credo. Ma getta quella roba-.
-Basta. Vattene via! Dovevi essere tu la bastarda, non mia sorella-.
Così dicendo, infilò l'ago nella vena, ne risucchiò il sangue e lo spruzzò contro di lei.
Da quel momento non si incontrarono più, fino al terremoto dell'Ottanta, che cambiò il corso di molti destini.

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Ins. 11-10-2004