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Racconti di

Francesco De Propris

Racconto
I dubbi di Nicola
di Francesco De Propris
 
 
È costata fatica conoscere la storia del nostro amico, perché ovunque mi recassi per cercare notizie, raccoglievo risposte evasive che palesavano l'incertezza della loro origine. Fortunatamente mi è stato d'aiuto un vecchio diario gualcito, trovato nella casa dove presumibilmente aveva da ultimo vissuto, scritto con grafìa incerta e poco chiara; anche il suo contenuto denotava una vaghezza non comune; senonché, insieme ad altre frammentarie e frettolose notizie avute a fatica da suoi anonimi conoscenti, è stato utile nella ricostruzione della storia che, nonostante i vacui contorni, è particolarmente interessante e singolare.
Il suo nome era Nicola, su questo non dovrebbero esserci dubbi anche se pochi lo ricordassero e vagamente; la sottoscrizione con questo nome di alcune pagine del diario mi hanno però convinto della fondatezza della notizia. Non ho potuto conoscere il luogo e la data di nascita, ma all'epoca della sua scomparsa, avvenuta non più di dieci anni or sono, Nicola era ormai prossimo ai quaranta. Di lui ho saputo che appariva come persona interessante, ma nessuno è stato in grado di riferire particolari della sua vita che comprovassero le ragioni di tale caratteristica.
Si sa che è cresciuto in una cittadina di provincia dove ha trascorso la sua infanzia tra i mille perché, che non trovavano mai adeguata soluzione. Ha cambiato ripetutamente residenza trasferendosi dapprima con la famiglia di origine quindi da solo da una città all'altra sino a quando trovò lavoro come agente di una primaria compagnia assicuratrice. Nessuna attività poteva essere più congeniale per Nicola, il quale viveva nella incertezza interiore più assoluta con tutti quei dubbi che lo divoravano; nessuno più di lui era in grado di spiegare ai clienti l'utilità di una polizza assicurativa per quel carattere aleatorio che essa riveste; di quel mestiere aveva fatto un'arte.
Pur essendo attratto dall'altro sesso, pare non sia mai riuscito ad instaurare una relazione stabile per la sua naturale incertezza che riversava anche sui propri sentimenti. Ormai si era abituato a convivere con la sua particolare condizione, tanto da considerare normali i suoi dubbi con i quali fraternizzava quotidianamente, né mai avrebbe potuto immaginare cosa stava per accadergli.
Era una mattina di un incerto giorno in cui i raggi del sole, incerti anch'essi, non riuscivano a filtrare con decisione attraverso grosse e variformi nubi che a tratti lo coprivano interamente lasciando chiunque nella incertezza se uscire o meno con l'ombrello. Per Nicola era l'ideale perché, almeno in quella occasione, la sua indecisione era pienamente giustificata da un dato obiettivo.
Si alzò di buon'ora quel giorno, sbrigando con cura le normali attività di primo mattino che ripeteva ogni volta come un automa. Guai se si fosse fermato a ragionare, non sarebbe più uscito dal labirinto delle scelte che si sarebbero presentate alla sua attenzione. Senonché, mentre era intento a radersi e guardava la sua immagine riflessa nello specchio, si distrasse ed iniziò a pensare, e pensare. Tanto era preso dai suoi pensieri che spesso interrompeva di radersi restando immobile con il rasoio in mano a fissare il vuoto. Era la peggiore cosa che poteva capitargli, soffermarsi a pensare sui dilemmi della esistenza: «Perché io? Perché ora? Perché quando? Perché come?».
Sono i peggiori perché; non hanno trovato risposta in millenni di storia, non potevano certo essere risolti ora; quale effetto nefasto potevano determinare nella mente dello sventurato Nicola solo Dio lo sa; anche se la soluzione fosse stata a portata di mano, per Nicola sarebbe stato impossibile afferrarla; figuriamoci, lui che andava in tilt solo a pensare quale cravatta indossare. Gli capitò in altre occasioni un problema analogo, di sera; ma in quelle circostanze la stanchezza accumulata dopo una giornata di lavoro prendeva il sopravvento e presto finiva con l'addormentarsi e con lui si assopivano tutti i suoi dubbi. Ma ora, di mattina, appena alzato, lo attendeva una intera giornata prima di addormentarsi di nuovo. Gli si prospettavano ore di inferno, senza rimedio.
Mentre l'assillo dei dubbi lo stavano stringendo come in una morsa, cominciò a percepire uno strano formicolio lungo la gamba sinistra, esattamente all'altezza della coscia, tra l'inguine ed il ginocchio. Il fastidio aumentò, senza procurargli dolore fisico; ma tanto più era attanagliato da quelle domande senza risposta, tanto più esso aumentava, producendo una spiacevole sensazione intima, che si sviluppava più sottilmente del dolore fisico e provocava una sofferenza interiore che si dipartiva dal centro dello stomaco per arrivare sino in gola e presto invadere la testa; un vuoto ed un buio tremendi. Era l'angoscia. Nicola conosceva bene questo male, ma era la prima volta che lo sperimentava con quella tensione ed in quella inusitata dimensione.
Intanto quel disturbo non accennava a diminuire; si recò in camera e sedette sulla sponda del letto. Gli ampi pantaloni del pigiama si afflosciarono sulla coscia sinistra, come se parte di essa non esistesse. Nicola ebbe un attimo di sgomenta incredulità. Si rialzò repentinamente, ma la gamba era lì, intera e funzionante, anche se continuava ad essere preda di quell'incessante formicolio. Abbassò i pantaloni del pigiama e notò con grande meraviglia che parte della coscia, nella zona interna, era sparita. Si, era letteralmente sparita, al suo posto, niente di niente; eppure non sentiva alcun dolore né vi erano tracce di ferite o altri indizi che potessero spiegare il fenomeno. Agli assilli che già lo perseguitavano, se ne aggiunsero ora degli altri, molto più pratici e sicuramente più impellenti.
La solleticante e fastidiosa sensazione aumentava ed il formicolio si trasferì alla mano destra, che Nicola cominciò a muovere lentamente, articolando le dita che altrettanto lentamente stavano sparendo lasciando solo una vaga impronta di esse. Nicola pensava agli appuntamenti di lavoro cui presto si sarebbe dovuto recare; quella mattina doveva incontrarsi con un importante cliente. -Sarebbe stato imbarazzante firmare un contratto con quella mano quasi svanita nel nulla- rimuginava fra sé.
Finalmente l'indesiderato formicolio per quella mattina cessò, lasciando però tangibili impronte sulla coscia sinistra e sulla mano destra che erano scomparse quasi interamente nel nulla, come fossero state cancellate d'improvviso.
Nei giorni che seguirono inevitabilmente la notizia si diffuse fra i conoscenti di Nicola e creò allarme, soprattutto quando successivamente il povero Nicola subì altre sparizioni di parti del suo corpo, sempre in concomitanza con il riproporsi dei suoi eterni dubbi; la notizia fece scalpore, tanto da rendersi necessario un ricovero immediato in clinica per studiare il caso.
Su di lui si avvicendarono dottori e professori provenienti da ogni parte del mondo, ma sembrava che il caso dovesse restare irrisolto, soprattutto perché Nicola pian piano stava scomparendo e quei dottori, se non avessero trovato al più presto un rimedio, rischiavano di restare senza più l'oggetto dei loro studi. Ma niente da fare, quell'inesorabile processo di erosione era sempre in atto; Nicola continuava a scomparire, a poco a poco; si stava volatilizzando, si stava consumando senza dolore ma con una grande pena interiore.
Una mattina in ospedale non fu più trovato nel suo letto, le coperte erano piatte sul suo pigiama vuoto.
Si continuò ancora a studiare il caso; si avvicendarono psicologi, psichiatri; furono interpellati financo occultisti, maghi e cartomanti. Nelle affannose ricerche si venne a sapere di un paio di casi analoghi verificatisi anni addietro. In circostanze simili, in un lontano paese del nord Europa, si era consumato per amore il corpo e lo spirito di una giovane, innamorata perdutamente e senza speranza; mentre negli Stati Uniti d'America si consumò un uomo per debiti, tanta fu la preoccupazione che il suo corpo in un batter d'occhio svanì nel nulla tra le cambiali ed i protesti accumulati in una vita dissoluta.
Si giunse alla conclusione che il povero Nicola fosse stato consumato dai suoi dubbi che, nello sgomento dell'angoscia più tetra, pian piano lo avevano divorato.
Si venne a sapere che mai Nicola si era affacciato alla finestra della sua casa per guardare la vita scorrere sotto i suoi occhi; per godere di essa giorno per giorno accettando quanto il buon Dio quotidianamente gli offriva. Era sempre proteso a ricercare le ragioni di tutto quanto; mentre respirava si chiedeva perché doveva respirare; quando usciva con una ragazza si chiedeva se avesse mai potuto amarla; durante gli incontri di lavoro si chiedeva perché svolgesse quel lavoro. La sua vita era stata un susseguirsi di domande e, si sa, le domande a lungo andare consumano.
Si seppe anche che mai Nicola aveva fatto una corsa a piedi nudi su un prato; mai si era lasciato bagnare dalla pioggia; mai aveva assistito all'aurora; mai aveva preso per mano l'amore. Poi, ad un certo punto non si seppe più nulla, perché, come fosse stato contagioso, tutti i suoi conoscenti, persino i dottori che tentarono di curarlo, iniziarono a dubitare che fosse mai esistito.
In una lapide nel cimitero della città si legge: «Qui avrebbe riposato il corpo di Nicola se fosse esistito, ma pare che sia svanito nel nulla consumato dai dubbi prima ancora di esistere».
Per leggere alcune poesie
 
Si è inoltre classificato 8° al concorso Città di Melegnano 1997
 
È stato inserito nell'antologia del premio letterario "Il Club degli autori
1997 -1998" clicca qui per leggere la sua opera
 
È stato inserito nell'antologia del premio letterario Il giro d'Italia delle Poesie in cornice 1998 clicca qui per leggere la sua opera
 
È stato inserito nell'antologia del premio letterarioOttavio Nipoti 1997 clicca qui per leggere la sua opera
 
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agg il 99 Febbraio 19999

modificato il 22 SETTEMBRE 1998