Autori contemporanei
affermati, emergenti ed esordienti

 

Racconto di

Franco Gilardetti

 GLI ECTOPLASMI
In quel tempo il Padreterno era di cattivo umore e indignato contro tutti gli uomini. A loro, infatti, aveva elargito doni meravigliosi e artisti famosi: sommi poeti, insigni pittori, grandissimi scultori, eccellenti musicisti e tanti altri talenti eccezionali che raramente erano stati apprezzati dai contemporanei; anzi molti di questi erano stati irrisi e costretti a mendicare la vita. E poiché gli uomini non si erano resi ben conto delle fortune a loro destinate, il Signore decise di punirli e, in quei giorni, anziché un diluvio d'acqua riversò sul mondo un diluvio di cattivo gusto: nacquero così gli ectoplasmi.
Erano, costoro, simili in tutto e per tutto agli artisti veri e per tali si spacciavano, ma non sapevano creare; e non sapevano nemmeno copiare. Essi si diffusero in tutto il mondo, riempiendolo di pessime musiche, brutti quadri, orrende sculture, poesie vuote di significato, orripilanti costruzioni dette avveniristiche.
E furono scambiati per artisti di talento anche perché il Signore, nella Sua infinita misericordia, gli aveva affiancato altri strani esseri detti ectoplasmi-critici i quali, incapaci di distinguere un sasso dalla Venere di Milo, mascheravano la loro insipienza e quella dei loro protetti, dietro frasi roboanti e prive di senso con le quali «spiegavano» al pubblico quello che avevano capito meno degli altri.
Così gli ectoplasmi si mescolarono sempre più agli uomini ed ottennero onori e prebende, mentre il mondo si riempiva di sconcezze; qualcuno vinse il Nobel, l'Oscar per il cinema, il festival di Sanromolo...
Dopo secoli di progresso, di creazioni vivificate dal soffio divino, in nome e per conto del rinnovamento l'Arte tornava indietro, ai secoli più bui. Spuntavano ancora, qua e là, alcuni artisti veri, che creavano capolavori, ma quelle opere si consideravano sorpassate e non venivano prese in considerazione dai critici-ectoplasmi. Seguirono, in quel tempo, alcuni episodi di cattivo gusto imperversante. Ad una mostra di pittura astratta i quadri furono appesi tutti capovolti e nessuno si accorse di nulla fino al momento della rimozione. I critici, che durante la mostra avevano parlato di «sofferta ricerca cromatica, spasmodica fluidità derivante da epica e quasi mitica espressione concettual-meta-fisica» e tante altre scempiaggini del genere restarono con un palmo di naso. ma fecero finta di nulla. Ad una recita teatrale un gruppo di ectoplasmi attor-giovani, sovvenzionati dallo Stato fecero pipì sul palcoscenico appellandosi alla libera espressività dell'arte moderna!
Ma l'apice si raggiunse a Livorno quando i soliti critici-ectoplasmi rinvennero alcuni resti fossili che furono attribuiti al periodo paleolitico mentre, invece, erano del paleo-trapano. A questi moderni idoli furono sacrificate giovenche, vacche sacre e mucche pazze. Si sfiorò anche il sacrificio umano, sventato dall'intervento di volenterosi quanto anonimi cittadini; gli ambientalisti, ferocemente impegnati nella difesa del fringuello, della foca monaca e del gallo cedrone, e follemente occupati a fumare l'ennesimo pacchetto di sigarette, non si erano accorti di nulla. Fu allora che, dall'Italia, divampò la rivolta che si propagò in Europa e si estese, quindi, al mondo intero.
Il segnale venne dato da un oscuro ragioniere di Genova che, novello Balilla, scagliò il sasso definendo «una boiata pazzesca» un brutto film ingiustamente considerato un capolavoro. Seguirono altri episodi di tolleranza, di civiltà, buon senso e buon gusto. A Roma un rigattiere che aveva commerciato per ferro vecchio tonnellate di sculture moderne, ricavandone piccole somme di denaro, fu assolto da un giudice illuminato perché «il fatto non costituisce reato». A Bologna un volontario della Caritas, bruciò decine di quadri astratti per riscaldare i barboni e fu decorato con medaglia al valor civile perché «il fatto costituisce un merito». A Palermo un giovane, che già aveva dato evidenti segni di squilibrio mentale ai primi due tentativi, dopo aver letto per la terza volta un libro di poesie ermetiche corse, urlando, nudo per strada; i carabinieri, prontamente intervenuti, non sapevano se arrestare, per oltraggio alla decenza, il libro o l'incauto lettore e rimandarono qualsiasi decisione aspettando che lo sventurato si riprendesse.
L'Altissimo allora, commosso da tutte queste manifestazioni, decise che era giunto il momento di una seconda pace con il genere umano; in quel tempo, però, anziché mandare sulla Terra la colomba col ramoscello di olivo nel becco, tutti e due troppo sfruttati non solo da Noè ma anche a fini politici, inviò l'aquila con la corona di alloro. Così tornò il sereno fra gli uomini che apprezzarono di nuovo le cose belle e dimenticarono gli ectoplasmi per sempre. O quasi...
 
Nell'anno 6996 d.C., il celebre professor Guardindietro guidava un gruppo di giovani archeologi che, durante gli scavi, trovarono uno strano oggetto (un libro) dal titolo:
Futuristi ed ermetici - Poesie.
Uno degli allievi ipotizzò che potesse trattarsi di un antico mezzo di comunicazione. «Non credo -replicò il professore - nella preistoria gli uomini comunicavano fra loro tramite strani congegni che si chamavano tam-tam e telefonini cellulari dei quali si è persa ogni traccia.
Deve trattarsi di altro; ci studierò!». Per tutta la notte il professore esaminò l'antico reperto e, all'alba, con voce rotta dall'emozione disse ai suoi allievi: «Siamo di fronte ad uno dei più importanti ritrovamenti archeologici di questo secolo che sta per finire. Questo oggetto, venuto a noi da tanto lontano, ci parla dei primi inutili tentativi di comunicazione dei nostri antichi progenitori. I loro sforzi risultarono vani: ne sono prova l'evidente incomprensibilità del testo e la mancanza di qualsiasi riferimento spazio temporale. In seguito l'Uomo progredì quando, attraverso i graffiti, raggiunse le prime, sia pur rudimentali, forme d'espressione!».
E piangendo di gioia per la sensazionale scoperta, il professor Guardindietro abbracciò e baciò tutti i suoi allievi.

 

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Si è classificato 5° nel concorso Auxilium 97. Per leggere la poesia
Poesie di Franco Gilardetti
Per la poesia inserita nell'Antologia Marguerite Yourcenar 1998
 
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modificato il 12 agosto 1998