Ulrike Ternowetz

 
GYÖRGY SEBESTYÉN: APPUNTI SU UN MITTELEUROPEO VERACE ED UN SUO INEDITO
 
 
 
 
 
 
György Sebestyén, ungherese di nascita e residente in Austria dal 1956, è rimasto legato alla cultura mitteleuropea con la sua vasta produzione che comprende romanzi, racconti, drammi, radiodrammi, saggi sia di tipo storico-culturale che politico, diari di viaggio e critiche letterarie. Da quella eredità spirituale - egli spera - verrà un rinnovamento di tutto il continente europeo, soprattutto un avvicinamento tra l'est e l'ovest divisi politicamente fino alla fine degli anni ottanta. Sebestyén non è però spinto da una nostalgia retrospettiva dell'impero absburgico, anzi rifiuta decisamente la mitizzazione della regione danubiana. Egli contempla invece la dialettica tra "Einheit und Vielfalt", unità e molteplicità, la quale, come afferma Sebestyén, fu già scoperta nella prima metà del secolo scorso e già allora ispirò un progetto di confederazione danubiana, ma
 
"der organisch gewachsenen Tatsache der Einheit durch Vielfalt stehen nicht nur resistente Reste der nationalen Mythen entgegen, sondern auch die Interessen der Kleinen, in einer Welt der Großen zu überleben"1.
 
Inoltre torna sempre a sottolineare che la convivenza politica delle regioni del Danubio, come anche la loro cultura, è possibile solo considerando il principio della "Einheit durch Vielfalt", dell'unità attraverso la molteplicità.
 
L'impegno per il concetto di Mitteleuropa che Sebestyén ha sempre ribadito attraversa tutta la sua opera saggistica e politico-culturale, come il problema dell'unità e della molteplicità, in quanto problema dell'identità dell'Io e del suo cambiamento, rappresenta un motivo principale della sua produzione letteraria. Helga Blaschek-Hahn dice in proposito nella sua monografia su Sebestyén:
 
"...es ist das besondere Zusammenspiel hermetisch geschlossener Einzigartigkeiten als jeweils wechselnder Aggregatszustände des (menschlichen) Lebens, das den radikalen Pluralismus, die bunte Vielfalt alles Lebendigen nicht gegeneinander ausspielt, sondern nach dem Vorbild des griechischen "polemos" miteinander zum gegenseitigen Austrag bringt"2.
 
Sebestyén descrive così il suo rapporto con la letteratura negli Studien zur Literatur:
 
"Seit der Kindheit studiere ich Literatur: Nichts war mir wichtiger als die zur Schrift gewordene Welt...Die Ursachen solcher Lust an der Literatur sind im Bereich der sinnlichen Phantasie zu suchen: in der inneren Notwendigkeit, das Chaotische in der sprachlichen Struktur ordnend zu verdichten..."3
 
In questo modo lo scrittore tenta "die Wirklichkeit durch Sprache zur Wahrheit zu verdichten"4, di condensare la realtà in verità mediante la lingua. Nel suo saggio Geist und Sprache Sebestyén afferma a proposito della letteratura:
 
"Nicht Könnerschaft gibt ihr Dauer, sondern der Impuls, von der empfangenen Vision zu einer sprachlich darstellbaren, dem Urprung möglichst entsprechenden neuen Vision zu gelangen, vom metaphysischen Erlebnis bezaubert und angetrieben an jene Grenze vorzustoßen, an der die Wirklichkeit durch Sprache zu transzendieren beginnt"5.
 
È cosciente del limite tra percezione ed espressione, tra attimo e durata, tra l'esistenza fisica e il tendere alla metafisica, e dell'esigenza di proclamare un'unità nell'opera letteraria e soprattutto nel romanzo. Quest'unità che Sebestyén definisce totalità nelle Überlegungen eines Romanautors viene indicata come un'esigenza fondamentale del romanzo.
 
Nel suo ultimo grande romanzo Werke der Einsamkeit, il cui tema di fondo è la volontà di superare la solitudine, Sebestyén riprende accanto ad altri aspetti importanti, come quello del confronto con sistemi totalitari, anche il tema della disgregazione dei valori nel mondo attuale. Anselm, il protagonista del romanzo, richiede la qualità al posto della quantità e per questo per lui solo il particolare è reale, è "das Besondere wirklich", egli sente che il tempo della mediocrità e della genericità sta finendo e che deve arrivare qualcosa di nuovo.
Il manoscritto inedito, steso dall'inizio di gennaio alla fine d'agosto del 1989, che contiene le prime pagine di un nuovo romanzo, sembra continuare la problematica dell'uomo moderno già trattata nei Werke der Einsamkeit e volerla integrare con il problema della funzione dell'arte in quest'epoca contraddistinta dal caos e dall'insensatezza. Secondo Helga Blaschek-Hahn doveva nascere la biografia fittizia di un uomo nato in Ungheria nel 1891 e morto nel 1972, intrecciando il mondo passato con quello contemporaneo, sia ungherese che austriaco e tedesco. Sebestyén vuole descrivere come in queste regioni europee già prima della prima guerra mondiale si fossero sviluppate le grandi utopie nazionaliste e quella del marxismo, utopie che dimostrarono la loro forza distruttrice per la prima volta dal 1917 al 1919.
Dalla struttura del frammento si riesce a capire che doveva trattarsi di un romanzo complesso, che avrebbe abbracciato anche le svolte fondamentali della storia contemporanea. Il romanzo si sviluppa su due livelli, quello del mondo interiore e quello della realtà; vengono descritte con ampiezza epica le sensazioni, le riflessioni e le esperienze della vita del protagonista Andràs Wirth, la sua figura viene a profilarsi nello "Zwischenbereich", nella "sfera intermedia", ed egli inizia "sein Leben in der Sprache"6, la sua vita nella lingua. Er befand sich in einem Zwischenbereich, den er - so meinte später sein Jugendfreund Konrad Burkert - nie mehr verließ 7, recita il manoscritto. Sebestyén afferma ripetutamente che la letteratura ha il compito di condensare la realtà in verità mediante la lingua e che lo scrittore ha il compito di creare delle immagini. Scrive inoltre che la lingua è il materiale dello scrittore e che se questi si abbandona alla lingua essa libera nella nostra fantasia immagini, riflessioni e sensazioni, che si trasformano poi nuovamente in lingua e nello spazio tra conscio e inconscio può nascere, mediante la lingua, la forma.
 
Ci vengono descritti lo sviluppo e la maturazione del talento musicale di Andràs Wirth, nato in Ungheria nel 1891, fino alla maturità conseguita a Vienna nel 1909 e i successivi giorni di vacanza nella tenuta di un compagno di scuola in Ungheria, anche se, anticipando gli eventi fino al 1919, si accenna alla decisione del geniale musicista einsame Wege zu gehen, di percorrere strade solitarie e di rinunciare alla Förderung durch die verblendete Mehrheit, al sostegno della maggioranza abbagliata. Qui si interrompe il manoscritto che comprende 195 pagine dattiloscritte.
Andràs Wirth è caratterizzato, come prima di lui il protagonista del romanzo Albino e Anselm nei Werke der Einsamkeit, da un "Anderssein", essere diverso, già solo per la circostanza esterna della sua nascita in Ungheria e del fatto che dopo la morte prematura di suo padre vive a Vienna, dove sua madre si è trasferita su invito di parenti del defunto marito. Come Anselm anche lui vuole trovare la sua sfera d'azione nell' "Überschaubaren", nell'ambito del comprensibile: Er wußte und fühlte, daß er nur im kleinen, überschaubaren, den Maßen der eigenen Begabung entsprechenden Raum die ihm entsprechende Betätigung finden konnte 8. Anselm si ritira dall'impenetrabilità della vita nel campo della prassi e cerca di agire nella concretezza e in questo modo di conferire senso al proprio agire. Come in Albino la solitudine, in quanto "Anderssein", assurge a tema del romanzo. Andràs contrariamente a Anselm è un talento artistico e nelle ultime pagine del manoscritto si accenna alla rinuncia ch'egli fa alla vita d'artista in cerca di fama: Die ihm gemäße Bewegung war der Rückzug, il movimento adatto a lui era il ritirarsi.
Sebestyén scrive, anticipando l'ora della morte del suo personaggio il 30 ottobre del 1972, che Andràs si ritrovò in jenem vergessenen (halbvergessenen?) Zustand, in quello stato dimenticato (semidimenticato?) dell'ora della sua nascita e mit dem Gefühl dahindämmerte, es hätte sich zwischen den beiden Stunden nichts Wesentliches zugetragen, lediglich einige Bilder - es mußte wohl ein langer und breiter Strom von Bildern gewesen sein - wären an ihm vorbei und zugleich auch in ihm auf ein bisher unbestimmbares Ziel zugeflossen, das nun erst zu begreifen war...9
Sebestyén, i cui anni di gioventù a Budapest furono segnati dall'esperienza della morte e dall'angoscia esistenziale, scrive nella prefazione ai suoi Studien zur Literatur che lo scorrere vitale delle immagini viene interrotto dalla morte e perciò è necessario trascrivere sensazioni e riflessioni, colori e ritmi salvandoli in questo modo dal nulla:
 
"Wenn ich mich richtig erinnere, kam mir diese Beschaffenheit der Dinge - die Chance des Weiterlebens in der Sprache - durch ein Gedicht zum Bewußtsein. In der 'Ode on a Grecian Urne' von John Keats ist die Verewigung des verdichteten Lebens durch Beschreibung vollzogen und als Chance der Kunst artikuliert"10.
 
Come dice Peter Kampits nel saggio inedito Wirklichkeit durch Sprache zur Wahrheit verdichten. Einige philosophische Anmerkungen zum Werk G. Sebestyéns, la sua opera è permeata dal desiderio, "den Zusammenhang von Augenblicken und darin erschlossener Wirklichkeit wiederherzustellen", di ristabilire il contatto tra l'attimo e la realtà in esso racchiusa. E nel manoscritto trovano spazio sensazioni, riflessioni, colori e ritmi, motivati dal tentativo
 
"von der empfangenen Vision zu einer sprachlich darstellbaren, dem Ursprung möglichst entsprechenden neuen Vision zu gelangen"11.
 
Quando Sebestyén prosegue:
 
"Der Vorgang gleicht jenem anderen, der uns Bilder oder auch nur unbedeutende Regungen der fernen Kindheit in den Sinn bringt, mit dem inneren Antrieb verbunden, die schmerzhaft schöne Erinnerung aus der zeitlichen Entfernung in die Gegenwart emporzuholen und ihre Substanz abermals und bewußter zu erleben"12,
 
sembra annunciato programmaticamente il procedimento letterario qui realizzato.
Già nelle prime pagine il lettore viene colto di sorpresa dal fatto che un bambino appena nato abbia già qualcosa da dimenticare, ma Es könnte aber auch sein, daß unter den Erinnerungen, die dem Neugeborenen in den ersten Stunden seines irdischen Daseins aus dem Bewußtsein geglitten waren, sich ganze Traumlandschaften befanden, ferne und nahe Welten,...13
Nelle sue riflessioni sulla lingua Sebestyén vede lo stimolo al lavoro letterario nascere dalla consapevolezza
 
"daß der Augenblick für unsere Wahrnehmung wohl vergänglich, aber in Wirklichkeit dauerhaft ist, Teil eines größeren Ganzen, das uns miteinbeschließt und uns mit dem Vergangenen und Zukünftigen verbindet."14
 
Viene espressa così un'intenzione che determina la struttura del manoscritto. Sebestyén intreccia e unisce qui il presente con il passato e il futuro; ampio spazio occupano le descrizioni di sentimenti, sensazioni e percezioni di un attimo presente, passato, ma anche futuro.
 
"Deshalb webt der Schriftsteller, indem er bestrebt ist, dem Bild mit Hilfe der Sprache Dauer zu geben - oder besser gesagt: sich mit Hilfe der Sprache eine solche Dauer zu erschließen - zugleich am gemeinsamen Mythos, in dem sich nicht nur die epischen Helden, sondern auch die dauerhaft gewordenen Augenblicke wie auf einer einzigen zeitlichen Ebene treffen."15
 
Così, leggendo il volume di poesie Blut und Gold di Endre Ady, il sedicenne Andràs vive nel 1907 a Vienna il sapore dell'anno 1896, quello della morte di suo padre e del suo trasferimento a Vienna: ...diese Kälte des Metalls und diese dickflüssige Wärme des Blutes, sodaß er die Worte des Titels, Blut und Gold, anstarren mußte und sich fragte, ob denn das, was er gerade empfand, bloße Einbildung war, Wirkung dieses Titels, der nicht vorhandene Erinnerungen aus dem Gedächtnis emporhob, oder ob in diesen Augenblicken wirklich etwas Tatsächliches seinen - die verschüttete Erinnerung endlich befreienden - sprachlichen Ausdruck gefunden hatte. Zwei Tage später wußte Andràs Wirth, daß er nicht getäuscht worden war, sondern in den Gedichten die schreckliche Pracht und das betäubende Entsetzen des Sommers 1896 wiedergefunden hatte 16.
L'unità nella molteplicità è secondo Sebestyén, come già prima di lui per Heimito von Doderer, un'esigenza strutturale del romanzo, ma il movimento, sia pur con diversi significati, è l'elemento decisivo. Innanzitutto movimento come movimento attraverso il tempo verso un traguardo, dove "die dauerhaft gewordenen Augenblicke", gli attimi diventati durevoli, si incontrano ad un livello comune: in effetti nel manoscritto si intrecciano e confluiscono i vari livelli di tempo che sembrano muovere verso un traguardo comune. Alle Bewegungen fanden irgendwo ihre Fortsetzung, vereinten sich zu Vorgängen, die sich ausbreiteten und ferne Formen erfaßten 17.
Ma per Sebestyén il movimento appartiene soprattutto all'ambito della lingua, quando afferma: "Das Element dieser Bewegung ist die Sprache"18, l'elemento di questo movimento è la lingua. Dice inoltre:
 
"Wenn das Wesen des Romans in der Sprache liegt, so ist sein eigentlicher Gegenstand die Zeit, die sich der Vergangenheit und der Zukunft gleichermaßen öffnet", e poi: "Wo der Roman die Gegenwart verdichtet, läuft die Bewegung durch die Zeit auf einen Punkt zu. So wird der Tod auch bei größter Vitalität der Handlung zum sicheren Bezugspunkt"19.
 
Già il piccolo Andràs ancora nella culla sente, daß im Augenblick, in dem die Stimme ertönte, etwas in Bewegung geriet, che nell'attimo in cui si udì la voce qualcosa si mise in movimento, e auf ein fernes und sicheres Ziel zufloß, si mosse verso una meta lontana e sicura. Nell'ora della sua morte, nella quale Andràs ebbe la sensazione crepuscolare che tra l'ora della sua nascita e quella della sua morte non fosse accaduto niente di essenziale, capì quale fosse la meta: Das Ziel lautete: Den Zustand der Leichtigkeit, des Lichts und der sorglosen Anonymität, der damals in der Wiege irgendwie abhanden gekommen war, wieder zu erreichen 20.
 
Dal movimento, dal ritmo e dalla melodia della lingua nasce una dinamica, alla quale lo scrittore deve abbandonarsi e
 
"indem er sich dem Klang und dem Rhythmus weitgehend überläßt, sich der aus sich selbst weiterwachsenden Syntax anvertraut, wird er von der Sprache zum Gegenstand zurückgeführt: er kann aus der Duplizität von Ding und Wort mit Hilfe des Wortes zum Ding selbst zurückgelangen und in glücklichen Augenblicken noch weiter: zum Wesen des Dinges"21.
 
Sebestyén è convinto che le cose acquistino una seconda esistenza mediante la lingua, e come conferma alla sua teoria cita i primi versi del Vangelo e la metafora di Heidegger della lingua come "Haus des Seins", casa dell'essere, come luogo di "Geborgenheit", di protezione rassicurante. Sebestyén realizza la sua concezione della lingua nei romanzi e nel manoscritto, quando scrive: Es waren eigentümlicherweise nicht die Bilder der früheren Zeit, an denen er sich festhielt, sondern Worte, die er bisher niemals beachtet hatte und die ihm nun plötzlich, kraft ihrer Melodie, gegenwärtig und losgelöst vom Gegenstand, den sie bezeichneten, als reine Musik und zugleich auch als Chiffren einer verlorengegangenen tatsächlichen Wirklichkeit einige Sicherheit und schmerzhaftes Glück verschafften...22
Sicuramente ciò che Sebestyén definisce la sua "sekundäre Sprachwerdung", la sua seconda nascita linguistica, e cioè la decisione di scrivere in tedesco, ha contribuito ad acuire la sua sensibilità linguistica.
 
"Es ist eine Initialkraft, die ich da besitze, mein Vorteil den geborenen deutschsprachigen Autoren gegenüber"23.
"Es ist ein hoher Genuß, mit diesem sprachlichen Material zu arbeiten, weil man in ihm nicht ganz zu Hause ist, weil eine Spur Distanz besteht und man mit diesem sprachlichen Material deshalb bewußter und freudiger arbeitet"24.
 
Eppure Andràs-Sebestyén trova inizialmente "Geborgenheit" nel suono delle parole jurharfa, böller, e nyoszolya, cioè nei suoni della sua lingua madre, mentre in tedesco ci sono parole che non gli vengono in mente o associazioni che gli mancano. Le parole sono, secondo Sebestyén, sia percepibili con i sensi che dotate di senso, hanno un significato, un suono e un ritmo; l'assoluta identificazione però viene evidentemente raggiunta soltanto nell'infanzia; nella lingua acquisita viene meno una certa forza nativa.
L'ambito dello scrittore, cioè dell'artista, si trova tra la percezione e la sostanza spirituale, nella sfera intermedia, nella quale si muove Andràs fino alla fine della sua vita secondo l'affermazione del suo amico Burkert. Solo se ha fortuna l'artista riesce a giungere all'essenza delle cose, alla loro esistenza spirituale. Anche se Sebestyén nella sua Selbstdarstellung eines Schriftstellers 25 prende chiaramente le distanze da quegli autori "die die Sprache durch Montage und Experiment bereichern wollen", che vogliono arricchire la lingua mediante il montaggio e l'esperimento, e non vuole far parte della "heutigen Prosa, die nur analytisch vorgehen will", della prosa attuale che procede soltanto in modo analitico, si possono trovare elementi di riflessioni sul linguaggio che lo accomunano, per esempio, con Peter Handke. Sebestyén si colloca nel "Grenzgebiet zwischen den Realismus und den Traum", nella zona di confine tra realismo e sogno, e nomina come suoi maestri Albert Paris Gütersloh, Heimito von Doderer e George Saiko. Le sue riflessioni sulla lingua, però, e la sua convinzione che lo scrittore possa giungere con l'aiuto della parola all'essenza delle cose ricordano una simile intenzione di Peter Handke formulata per la prima volta nella Stunde der wahren Empfindung in cui Keuschnig, osservando per terra una foglia, un fermaglio e uno specchio rotto, ha il presentimento dell'"Einem in Allem", dell'uno nel tutto. Viene anche toccato il tema dell'unità e della molteplicità che è una caratteristica del pensiero "postmoderno", un tema che, come già sopra accennato, rappresenta un motivo fondamentale nella produzione letteraria di Sebestyén.
 
Per quanto si può rilevare dal frammento che rappresenta solo l'inizio del romanzo progettato, la figura di Andràs acquista forma mediante la lingua nella zona di confine tra conscio e inconscio. All'inizio viene descritta l'infanzia di Andràs Wirth in un "Geflecht von bildhaftem Denken und Fühlen, das nicht nur in seiner Intensität, sondern auch in seiner Mischung vielfältiger Elemente an den Traum erinnert"26, intreccio tra pensiero metaforico e sentire, che ricorda il sogno non soltanto per la sua intensità, ma anche per la mescolanza di molteplici elementi. Elementi della realtà effettiva si trovano soltanto negli anni successivi, dopo aver provata la lacerazione del mondo come "cucurbita pepo", cioè zucca, was für Andràs Wirth von da an bis zu seinem Tod im Jahr 1972 ein Schlüsselwort blieb für den Eindruck, die Welt zerfiele in tausend Stücke und stürze, gegen alle Erwartungen der Wahrscheinlichkeit, in die Tiefe - oder Höhe? - einer Realität, die allein aus der vierten Dimension der Zeit bestand 27.
Nei lavori relativi a Sebestyén sono stati rilevati già più volte elementi "postmoderni" che hanno influito sulla sua opera: anche se rimane non ben definito il significato preciso del concetto del "postmoderno" e se questo viene applicato spesso in senso impreciso e superficiale, si può dire che, se il romanzo rappresenta un movimento attraverso il tempo, cioè un movimento lineare del pensiero nel quale il passato si incontra con il presente, le differenze si incontrano e la lingua viene intesa come momento unificatore, si riprende un topos del pensiero postmoderno. Deleuze e Foucault parlano di un "neuen Denken", di un modo di pensare nuovo, che fa a meno di dialettica, contraddizione, negazione, soggetto e totalità e afferma invece pluralismo e differenza. Vengono formulate le nostre esperienze di perdita di senso e perdita di centro del soggetto, esperienze che contraddistinguono anche il narratore di Werke der Einsamkeit e che portano in seguito al ritiro sia suo, sia di Anselm dalla incomprensibilità di una società senza orientamenti. Con il ritiro di Anselm nella concretezza Sebestyén crea, come afferma Jürgen Petersen nel suo saggio György Sebestyéns Roman "Die Werke der Einsamkeit" zwischen Moderne und Postmoderne un elemento di opposizione postmoderna al caos dell'esistenza moderna. Anche nel manoscritto il protagonista vive la lacerazione del mondo e si accenna al suo ritiro: Die ihm gemäße Bewegung war der Rückzug, il movimento adatto a lui era il ritirarsi, cosicché si può supporre che anche qui Sebestyén fa scegliere al suo protagonista Andràs la stessa via di Anselm in Werke der Einsamkeit: anch'egli wußte und fühlte, daß er nur im kleinen, überschaubaren Raum,... die ihm entsprechende Betätigung finden konnte, sapeva e sentiva che soltanto nel piccolo spazio comprensibile... poteva trovare il campo d'azione adatto a lui.
 
Ma a differenza di Anselm, del "Sehenden", di colui che vede, che trova il suo campo d'azione nell'ambito del concreto, Andràs è un musicista, un "Hörender", uno che ascolta, e per Sebestyén la musica è l'arte die nur in den Augenblicken existiert, in denen sie gespielt wird und danach stirbt und vergeht, che esiste soltanto nell'attimo in cui viene suonata e poi muore e svanisce, che eo ipso geheiligt ist, durch ihre Eigenschaft, körperlos und vergänglich, das heißt Seele an sich zu sein, che è di per ciò stesso sacra per la sua qualità di essere senza corpo e caduca, cioè anima in sé per sé. Andràs, come dice il testo, si trovava in una sfera intermedia e qui, scrive Sebestyén in un saggio inedito del 1986,
 
"agieren Engel. Sie bewegen sich in einem Zwischenbereich. Die Mobilität ihrer Bewegung führt notwendigerweise zur Hoffnung, die wir Gottheit nennen. Sie wäre geballte Seele, das Gesetz unseres Kerns, das Unbegreifliche und Bestimmende schlechthin"28,
 
cosa che ci rimanda alla funzione del protagonista e quindi dell'arte all'interno di questo romanzo storico - concettuale. Nel suo saggio Europa - Szenen einer Erneuerung Sebestyén constata che la conseguenza della vittoria della ratio e della materia sulla fede sono la civilizzazione altamente tecnologica e contemporaneamente
 
"jene Despotien nationaler oder marxistischer Prägung, die uns verbieten wollen, eine Seele zu besitzen"29.
 
Andràs è un musicista la cui passione non è indirizzata auf die technische Brillanz des Spiels, alla brillantezza tecnica dell'esecuzione, ma auf jene sich in den Tönen offenbarende pythagoräische Harmonie, die in der Musik verborgen lag, a quella armonia pitagorica che si rivela nei suoni e che era nascosta nella musica. Johannes Wirth, il parente da parte di padre, che dopo l'arrivo di Andràs a Vienna si era occupato dell'educazione del bambino, allora di sei anni, aveva rivelato nell'unica lettera scritta all'allievo das schöne Spiel des Pythagoras, la virtuosità di Pitagora. La lettera continua così: Aus der Summierung der ersten vier natürlichen ganzen Zahlen geht aber nicht nur die Gestalt eines gleichseitigen Dreiecks hervor; an der "Gruppe von Vier" können auch die musikalischen Zahlenverhältnisse 2:1,3:2,4:3 abgelesen werden. Was Pythagoras Tetraktys nennt, ist das Modell der harmonischen Tonverhältnisse. Das Wort Harmonia hat freilich nicht nur eine musikalische Bedeutung, sondern bezeichnet auch das Zusammmenfügen von zueinander passenden Teilen zu einem geordneten Ganzen. In der "Gruppe von Vier" und folglich in der musikalischen Harmonie wird die Ordnung der Unendlichkeit menschlich erfaßbar 30. Per Pitagora si esprimerebbe un'unica legge in tutto ciò che accade o non accade. Questa legge rimarrebbe nascosta all'uomo, unicamente nella musica, con il suo udito, egli potrebbe percepire la legge in modo immediato. Wenn Du Dich also an das Klavier setzt oder auch nur ein Konzert besuchst, begibst Du Dich in einen Zustand, in dem sich Dein Wesen dem pythagoräischen Gesetz zu öffnen vermag. Das kann für Dein Leben vorerst unübersehbare Folgen haben, denn es macht Dich frei und unfrei zugleich 31. Nella dedizione alla legge e nella sottomissione alla sua armonia si troverebbe la possibilità di una liberazione interna. Questa sarebbe la via che potrebbe essere però percorsa soltanto da pochi. Il singolo può perciò secondo Sebestyén diventare punto di partenza per un nuovo inizio, anche se il sapere, la sua profonda conoscenza, raggiunto dal "Sehenden" (Anselm) o dallo "Hörenden" (Andràs) rimane limitato a lui stesso.
La matematica pitagorica non era soltato geometria e teoria numerica, ma conteneva anche speculazioni sul carattere etico dei numeri; vennero attribuite a determinati numeri qualità morali, e la moralità venne collegata dai pitagorici con l'idea dell'armonia dell'anima, cioè dell'armonia della realtà nel suo complesso, del macrocosmo. Anche il pensiero di Sebestyén procede in questo modo se fa proseguire così Johannes Wirth nella sua lettera: Ein anderer für jeden beschreitbarer Weg bietet sich denen, die lieben können. Hier wird Hingabe als Mittel der Selbstbefreiung für jeden erlebbar 32. Poiché la passione, secondo Sebestyén, è l'istinto a comprendere noi stessi. Sebestyén mette nel sopracitato saggio inedito l'amore in rapporto con l'anima: "Es ist verständlich, wenn Liebe mit Seele in Verbindung gebracht wird", può essere compreso, se l'amore viene collegato all'anima. Comprensibile deve diventare il fatto che l'estraneità, la lontananza rispetto a se stessi, al nucleo della propria essenza e di quella degli altri, possa venire eliminata in parte soltanto con l'amore.
 
"Die Unkenntnis meines eigentlichen Wesens erschwert es, mich für einen verläßlichen Teil der Wirklichkeit zu halten. Das Unbekannte ist einmalig und in Raum und Zeit ohne Bindung. Für die wirkliche Welt ist es offenbar ohne Verantwortung und ohne Kontinuität. Dennoch besitzt es eine Eigenschaft, die man Ethik nennt. Vielleicht besteht diese aus dem Streben nach Balance. Das Gleichgewicht, das ich meine, dieses Unerreichbare und Angestrebte will zwischen dem unbegreiflichen Kern und der aus ihm ausgehenden Lebenspraxis, zwischen dieser und der Umwelt einen Zustand der Balance (Harmonie?) herstellen... Dadurch, daß wir unseren eigenen unbegreiflichen Kern - dieses Überexistieren im Existieren - Seele nennen, ist zwar ein Begriff gewonnen, aber die Spannung nicht gelöst: diese Sehnsucht danach, unsere 'Seele' zu begreifen und ihrem Wollen zu gehorchen: Die Liebe löst das Problem ohne Willensakt"33.
 
Andràs è un musicista, un "Hörender", uno che ascolta, e la musica è un'arte, die eo ipso geheiligt ist, durch ihre Eigenschaft, körperlos und vergänglich, das heißt Seele an sich zu sein, che è per ciò stesso sacra, per la sua qualità di essere senza corpo e caduca, cioè di essere anima in sé per sé. Se nell'armonia musicale si esprime l'idea di un ordine matematico onnicomprensivo e se i pitagorici collegano l'eticità con l'idea dell'armonia dell'anima che si rispecchia nei rapporti matematici, allora occuparsi di musica acquista un immediato significato etico: svela quell'ordine a cui l'uomo si deve sottomettere se vuole agire in modo etico. Sebestyén prosegue:
 
"Die Dualität Körper - Seele wird mit dem Tod tatsächlich aufgehoben... Die Wirklichkeit: das ist der Kern, den man Seele nennt. Ihr sind wir durch die Existenz in dieser Welt entfremdet,..."34.
 
Sebestyén sussume soprattutto l'aspetto metafisico proprio della matematica pitagorica, poiché già lì si esplicita la spaccatura della realtà nelle parti dell'essenza e del fenomeno, tipica del pensiero metafisico.
Viene ripreso da Sebestyén anche nel problema di unità e molteplicità un quesito metafisico dei pitagorici: se le cose sono numeri e se ogni numero naturale è un multiplo dell'Uno, allora le cose consistono in fin dei conti in una molteplicità di unità. In effetti la lettera si conclude con le parole: Das pythagoräische Gesetz ist ebenso Wirklichkeit wie die Harmonie der Sphären und es könnte ein Zeitalter kommen, das sich in der Lage sieht, alle auseinanderstrebenden Teilwissenschaften zu diesem größeren Ganzen zurückzuführen und dabei auf dem eigenen Fachbereich weiterzukommen 35.
 
In queste argomentazioni di Johannes Wirth si trovano la convinzione e l'utopia di Sebestyén di ciò che rappresenta per lui l'unica soluzione possibile per la continuità della cultura mitteleuropea, una cultura che nonostante le più diverse caratteristiche e i differenti sistemi politici, ha radici comuni. Già nei Werke der Einsamkeit Sebestyén fa echeggiare la speranza che "die zu Ende gehende Zeit Europas" "für die Späteren (ist) ein Emportauchen aus der Flut"36, il tempo dell'Europa che si sta consumando significherà un emergere dalla marea per chi verrà dopo e nel manoscritto si esprime la sua idea della molteplicità nell'unità nella speranza utopistica nel große Glück eines ständig im Zustand der Liebe lebenden, nella grande felicità di uno che vive continuamente in una condizione di amore. Solo chi è interiormente libero sarà anche capace di liberarsi dei pregiudizi e di accettare l'altro e il suo essere differente in una convivenza e collaborazione pacifica e fruttuosa.
Come per Heimito von Doderer, che Sebestyén annovera tra i suoi maestri, anche per lui le ideologie sono sistemi chiusi "rotondi" che restringono la capacità di percezione, e sono persino ostili alla vita. A queste contrappone "die in jedem Menschen schlummernd vorhandene, ab und zu erwachende, in manchen Fällen ständig wache und wirksame Potenz, 'die andere Möglichkeit'"37, "l'altra possibilità", la potenzialità di diventare libero mediante l'amore presente in ogni uomo, ma assopita, che di tanto in tanto si desta e in qualche caso è perennemente sveglia e attiva.
Per quanto si può prevedere in base a questo frammento, la figura di Andràs è perciò collocata nella sfera etica come rappresentante di quei valori perduti che si sono già espressi nell'esigenza di qualità al posto della quantità propria di Anselm nei Werke der Einsamkeit. Anselm riesce a sottrarsi alla generale perdita di valori e trova un punto fermo nella sua attività rivolta alla concretezza; rimane però un emarginato, perché non si fa coinvolgere da alcuna ideologia.
 
Sebestyén ha potuto vedere ancora prima della sua morte prematura il 6 giugno 1990 la caduta del muro di Berlino e il crollo del comunismo nell'Est che lui stesso aveva previsto nella sua opera già all'inizio degli anni Ottanta. Scrive Alois Mock, ex ministro degli Esteri austriaco, nella commemorazione della vita e dell'opera di Sebestyén
 
"...dabei sahen aber nur wenige so klar das Ende der kommunistischen Herrschaft in Mitteleuropa und die Krise des realen Sozialismus voraus"38.
 
Nel 1982, in questo periodo critico per il comunismo, Sebestyén scrive nella rivista Pannonia, da lui fondata: "Wo die Gefahr wächst, wächst auch die Zuversicht"39, dove maggiore è il pericolo, maggiore è anche la fiducia: la fiducia nel crollo degli stati totalitari comunisti nell'Europa orientale. Sebestyén attribuisce questo crollo non solo alla dichiarazione di bancarotta di questi regimi, ma ad una profonda presa di coscienza della propria individualità da parte degli uomini.
 
"Was wir heute in Ost und West erleben ist vor allem eine Rebellion der Seelen"40.
 
Questa "Seelenlosigkeit", mancanza di anima, di quelle "Despotien nationaler oder marxistischer Prägung, die uns verbieten wollen, eine Seele zu besitzen"41, di quelle tirannie di impronta nazionalistica o marxista che vogliono proibirci di possedere un'anima, conduce ad una radicale perdita di senso della realtà che deve necessariamente comportare il crollo del pensiero marxista.
I grandi errori del materialismo estremo del diciannovesimo secolo sono stati, secondo Sebestyén, l'Uomo nuovo, "der neue Mensch", dei marxisti e il Superuomo, l'"Übermensch" dei nazionalsocialisti che personificavano "die Idee des durch Gehalt, Planung und soziale Chemie hervorgebrachten Homunculus"42, l'idea dell'Homunculus creato dal contenuto, dalla pianificazione e dalla chimica sociale. Entrambe le cricche, "Cliquen", si erano prefissate il compito di rendere "felice" il popolo anche con l'utilizzo della forza, riducendo però la felicità ai bisogni materiali.
 
"Was ins Erhabene transportiert werden sollte, war der Verdauungstrakt, nicht der Traum. Für die Seele blieb in solchen Wunschbildern kein Platz. Deshalb wirken sie bis heute nicht nur töricht, sondern auch trivial. Denn nur durch unseren Anteil an der metaphysischen Dimension können wir die Vielfalt unserer Lebendigkeit selbst formen, uns in die Katastrophe begeben, uns der Gnade - die die Pythagoräer als musikalische Harmonie des Kosmos wahrnehmen wollten - überlassen..."43.
 
Solo colui che ascolta, "der Hörende" è capace, così scrive Johannes Wirth nella sua lettera, di affidarsi alla grazia, ma è suo compito iniziare un processo di presa di coscienza, come appunto fa Anselm creando per i suoi scolari nel suo giardino modello un'immagine di vita come parte del Tutto, del macrocosmo.
Anche Andràs non si fa coinvolgere da ideologie oppure da gruppi, poiché anch'egli percorre vie solitarie e rinuncia auf die Förderung durch die verblendete Mehrheit, al sostegno della maggioranza abbagliata. Dal frammento non risulta se Andràs affronti il compito etico di propagare ciò di cui è venuto a conoscenza. Si accenna però che Andràs non ha l'intenzione di diventare pianista o compositore, poichè das Gewicht des Geistes, zur kleinen Kugel verdichtet, war wichtiger als die wirkungsvolle, die Massen blendende Verdünnung, Ausdehnung und Entfaltung derselben Begabung im Raum, il peso dello spirito condensato in una piccola sfera era più importante della rarefazione piena di effetto abbagliante per le masse, della dilatazione e del dispiegamento nello spazio del medesimo talento.
 
Sebestyén ha steso le pagine di questo manoscritto nel periodo tra l'inizio di gennaio e la fine di luglio del 1989 quando era già gravemente malato e forse per questo motivo il suo messaggio per la collaborazione armoniosa dei popoli si fa più insistente, poiché die Krankheit ließ den Unterscheid zwischen Werk und Beiwerk erkennen und das Wesentliche hervortreten, la malattia fece comprendere la differenza tra l'essenziale e l'accessorio e fece emergere l'essenziale.