Ornella Roveda

 

La magia di Praga attraverso

il medium letterario

 
La leggenda attribuisce la fondazione della città di Praga a Libussa, una nobildonna che assunse le sembianze di una profetessa; Libussa sposò il contadino Premysl e pose il primo tronco di legno per la fondazione della città: da questa donna discese una stirpe che ha regnato per secoli nella terra di Boemia. Franz Grillparzer1 nel suo dramma Libussa (1848) riprende tale leggenda, e presenta la fondazione di Praga come il passaggio da una civiltà mistica-matriarcale ad una storico-patriarcale. Libussa nella visione finale profetizza il futuro sviluppo del nuovo ordine. Ammonisce contro i pericoli di un uso sconsiderato e cieco del potere a scopi personali e auspica un ritorno ai valori della cultura, della fiducia, del talento, e dell'umiltà per il bene di tutta la comunità: il divino dovrà risiedere nuovamente nell'uomo.
 
Prah! was in des Volkes Munde &endash; So viel als die Schwelle heißt, des Hauses Eingang. (…) Und Praga soll sie heißen, als die Schwelle, Der Eingang zu des Landes Glück und Ruhm2.
 
In ebraico prag o pereg significa papavero, che grazie alle sue sostanze allucinogene ha il potere di lenire il dolore dello sradicamento e di addormentare e quindi trasportare da una realtà all'altra: vita vissuta e vita sognata, fantasia e follia sono a Praga una realtà così stratificata che è difficile separarla3.
Praga, la città dove, secondo la leggenda, nacque Faust, da esperto di negromanzia e di stampa; in ceco si chiamava Ss'astny, ossia Felice, Fausto; durante la rivolta Ussita sarebbe emigrato in Germania, prendendo il nome di Faustus, Faust4.
Nel Trittico praghese (1960) di Johannes Urzidil5 fra le vie della città appare un teatrino di marionette con figli di re, principesse stregate e l'immancabile Faust, al quale una voce spaventosa proveniente dal negozio di chincaglierie gridava:
 
Oh Faust, oh Faust, come hai potuto?
L'anima a Satana tu hai venduto!
 
Praga è la città che attraverso la sua atmosfera demoniaca trasforma la figura di Rabbi Löw, rabbino capo della comunità ebraica all'epoca di Rodolfo II, in un cabalista e mago delle scienze occulte. Fra i tanti poteri che questo rabbino possedeva vi era quello di essere riuscito a dare vita all'essere di argilla, il golem, del tutto simile all'uomo, ma privo di anima, che ancora oggi si aggira nel ghetto a seminare terrore6.
Una leggenda ebraica narra che durante una pestilenza abbattutasi sul quartiere ebraico e che colpiva solamente i bambini, il rabbino decise di scoprire le cause di tale epidemia, e in sogno fu condotto dal profeta Elia nel vecchio cimitero ebraico sulle tombe dei bambini deceduti, i quali danzavano avvolti in camici bianchi. Rabbi Löw riuscì a strappare ad uno dei bambini il camice, senza il quale l'infante sarebbe rimasto sospeso tra il cielo e la terra per tutta l'eternità. Il rabbino si dichiarò disposto a restituire la veste, a condizione che il bambino rivelasse per quale motivo la peste colpiva solo i bambini. Il fanciullo confidò al rabbino che due coppie di ebrei commettevano adulterio fra di loro; il rabbino fece allora esiliare le coppie dalla comunità e la peste ebbe immediatamente fine.
E proprio a tale leggenda Rainer Maria Rilke, uno dei più grandi poeti di lingua tedesca, si ispirò per comporre durante il periodo giovanile da lui trascorso a Praga Rabbi Löw:
 
Weiser Rabbi, hoher Liva, hilf uns aus dem Bann der Not: heut gibt uns Jehova Kinder, morgen raubt sie uns der Tod.
Schon faßt Beth Chaim nicht die Scharen, und kaum hat der leichenwart eins bestattet, nahen andre Tote; Rabbi, das ist hart7.
 
Praga, la città che di notte si popola di spettri e fantasmi che non trovano pace: nella chiesa di San Jan Na Pradle nel quartiere di Malá Strana8 visse una vedova avara che aveva nascosto il suo denaro; ogni notte le compariva lo spettro di un monaco che la supplicava di dargli un po' del suo denaro per restituirlo ad una chiesa dalla quale l'aveva sottratto, per poter alleviare i suoi rimorsi e riparare alla sua colpa; dopo notti di insistenza da parte del monaco la vecchia avara gli lanciò una moneta falsa. Il monaco se ne accorse e la notte successiva ritornò dall'anziana signora per strangolarla. Da quella notte dal suolo esce una carrozza fiammeggiante alla cui guida vi è il monaco vestito di nero, che tra schiamazzi e schiocchi di frusta se ne va in giro per il quartiere a spaventare le persone. Il fantasma della vecchia signora vaga invece per la chiesa con impresso in fronte il marchio della moneta falsa9.
Il confine tra realtà e leggenda diventa a Praga molto difficile da definire; storie di questo genere hanno alimentato alla fine dell'ottocento le canzoni da fiera, i romanzi e i racconti surrealisti dell'orrore10.
E tra i tanti spettri, fantasmi e fantocci che si aggirano per Praga vi si trova anche quello del Bambino di Praga, lo Jezulatko. Si narra che la statuetta sia stata portata da Rodolfo II dalla Spagna; venne esposto in una chiesa e si trasformò in un protettore dei praghesi che si rivolgevano al bambino per chiedere aiuto11.
Bohumil Hrabal12 nell'opera Ho servito il Re d'Inghilterra riprende la leggenda del Bambino d'Oro, narrando di un popolo indio che considera tale bambino un protettore; una delegazione visita Praga proprio per impossessarsi della statuetta e portarsela in Sudamerica:
 
(…) una statuetta d'oro del Bambino di Praga, terribilmente popolare in Sud America, addirittura milioni di Indios portano il Bambinello al collo e che lì circola una bella leggenda che dice che Praga è la più bella e antica città del mondo (…)13.
 
E proprio Rodolfo e la sua corte offrirono il materiale più interessante ad una parte della letteratura tedesca; la denominazione Praga magica risale infatti al periodo di reggenza di Rodolfo II d'Asburgo.
Situata al centro dell'Europa, Praha, la "soglia" fra il mondo occidentale e quello orientale fu centro di scambi commerciali che favorirono nel corso dei secoli lo sviluppo della città. A Praga arrivavano mercanti russi, tedeschi, ungheresi e arabi e l'incontro di varie culture e lingue conferì alla città un carattere molto aperto, e già a partire dall'anno mille iniziò ad esercitare un'attrazione molto forte anche come centro culturale14. Alla fine del XVI secolo Rodolfo trasferì a Praga la sua corte che divenne un punto di riferimento per artisti, alchimisti, chiromanti e maghi d'Europa. La maggior parte di loro si cimentava in esperimenti in campo farmacologico e nell'ambito dell'alchimia: la medicina guidata dall'alchimia credeva in un profondo legame tra corpo e anima, e tra anima e mondo.
L'alchimia non riguardava solamente i tentativi di trasformare i metalli, bensì anche la ricerca di un livello superiore di esistenza: la trasformazione e la raffinazione delle sostanze divennero il simbolo della conversione spirituale; i ricercatori credevano alla sostanza nascosta delle cose e al carattere arcano del mondo. L'esoterismo di Rodolfo non aveva nulla a che fare con le pratiche dell'oscurantismo medioevale, era una ricerca continua della conoscenza più alta15.
Gli alchimisti di corte abitavano, secondo la tradizione, nelle piccole case della Viuzza d'Oro, alla periferia del castello. La leggenda racconta che Rodolfo li facesse sorvegliare continuamente: essi dovevano senza tregua cimentarsi nelle trasmutazioni; se non adempivano al loro compito e lasciavano la fucina, venivano puniti e lasciati morire nel fossato del castello16.
Dopo la guerra dei trent'anni l'esoterismo praghese ebbe come esponente il conte Franz Anton Spork (1662-1738), fondatore della loggia dei massoni a Praga, e continuò in seguito con il conte Kaspar von Sternberg17 (1761-1838), famoso teologo, scienziato e scrittore che si occupò di alchimia e magia, studiando molti testi di alchimia del periodo rudolfino, segno di come tale tradizione ebbe un forte influsso nella cultura praghese18.
Nei secoli successivi l'occultismo si amalgamò con diverse dottrine e scuole ed ebbe molti proseliti. Alla fine del secolo scorso Praga possedeva infatti un gran numero di associazioni e di sette occultistiche di varie tendenze e correnti, che mantenevano contatti con molti centri esoterici sia in Europa che in America.
Ad alimentare la "magia" di Praga contribuì inoltre la cultura ebraica; gli ebrei ottennero il permesso di stabilirsi a Praga intorno al 995-997, grazie all'aiuto che diedero ai cristiani nella lotta contro i pagani. Il quartiere ebraico conobbe il periodo di massimo splendore proprio con la salita al trono di Rodolfo II (1576-1611).
Venne fondata dal rabbino Löw, secondo la leggenda creatore del golem, la scuola di studi talmudici che divenne una delle più importanti d'Europa. Il rabbino si occupava anche di alchimia e astronomia e i contatti tra gli esperti di cabala del ghetto e gli alchimisti di corte furono numerosi: Keplero e Tycho Brahe intrattennero una fitta corrispondenza con il matematico e astronomo ebreo David Gans. Gli alchimisti di corte consideravano infatti la cabala come una dottrina depositaria di infinita saggezza, tuttavia i nomi arcani e la mistica dei numeri necessitavano di una cultura e di strumenti di interpretazione che essi non possedevano, e quindi si rivolgevano a molti cabalisti del ghetto per carpirne l'essenza19.
Si narra che lo stesso Rodolfo, impaziente di conoscere i misteri dell'universo, chiedesse spesso consiglio al rabbino esperto di cabala e questioni mistiche.
Rilke rimase affascinato dalla storia e dalla leggenda legata a quest'epoca, e nella sua prima produzione letteraria, dedicò all'infelice imperatore questi versi:
 
Hoch auf seiner Himmelswarte
über einer Sternenkarte
sitzt der Kaiser Rudolf dort,
forschend, ob die Weisen narrte,
streifen würde diesen Ort.
Und er fragt den Astrologen,
der am hohen Himmelsbogen
alle Wandelwege weiß:
"Wird von Unglück der betrogen,
den der Stern hineingezogen
in den unheimvollen Kreis?" (…)20
 
Per comprendere la tendenza letteraria verso il magico e l'evasione, è necessario soffermarsi sulla condizione politico-sociale: a creare questa atmosfera innaturale contribuì fortemente la condizione "insulare" nella quale i tedeschi praghesi vivevano; la città era divisa in un triplice ghetto: quello tedesco, quello ebreo-tedesco e quello ceco. Alla comunità tedesca appartenevano uomini d'affari, burocrati dell'impero, intellettuali e imprenditori. Il proletariato tedesco a Praga era inesistente21.
A causa, inoltre, della crisi sociale e politica che l'impero asburgico stava attraversando, una considerevole parte dell'intellighenzia iniziò una fuga dalla società: la mancanza di orientamento politico e spirituale, lo sconvolgimento dei valori borghesi, così come lo scetticismo nei confronti della religione cristiana offrirono un terreno fertile per una forte ricezione delle differenti correnti occultistiche e mistiche22.
Per dare espressione a questo desiderio di fuga una parte della letteratura praghese si rivolse ai temi dell'epoca rudolfina, creando un curioso fenomeno di sfasamento temporale: insoddisfatti della realtà che li circondava, gli scrittori cercavano di trasferire le loro frustrazioni, aspirazioni e desideri in una dimensione irreale23.
A Praga gli oggetti prendono vita e si rivoltano contro gli uomini, facendoli cadere nella confusione e nell'emarginazione: c'è una "struggente" tendenza a deformare e contraffare la realtà dell'epoca, difficile da vivere e da comprendere: Praga diventa la capitale del regno del sogno e della magia24.
È quello che accade nell'opera Die andere Seite (L'altra parte, 1914) di Alfred Kubin che diede forma alle paure e ai sogni che Praga gli ispirava con la sua atmosfera demoniaca. Mescola l'assurdo con il fantastico: descrive maiali con l'aureola, case con grandi orecchie, vulcani che sprizzano sangue; l'atmosfera è quella infernale, una continua, e infinita lotta tra il bene e il male: questo antagonismo assume sempre nuove forme per dividere gli esseri umani; e Praga, popolata da esseri abnormi, diventa il luogo del terrore, della decadenza e della lenta distruzione25.
Il viaggio di Severin nell'opera Severins Gang in die Finsternis (Severin se ne va nelle tenebre, 1914) di Paul Leppin26 è pieno di mostri, paure e fantasmi, gli stessi che ossessionano l'uomo moderno. È un viaggio nella vecchia Praga dei vicoli malfamati, delle locande sinistre e dei vagabondi; vi si respira un'aria di crepuscolo, di decadenza e di smarrimento interiore27.
Praga diventa un interessante palcoscenico dove l'anima viene esiliata e non riesce più a orientarsi nel mondo e soffre profondamente per questa mancanza di valori28. La città era percepita infatti come un centro nevralgico della fine che attendeva la vecchia Europa, e dava ai suoi artisti la sensazione di essere i "prodotti della fine".
Der Tod des Löwen (La morte del leone, 1916) di Auguste Hauschner29 ha come tema proprio tale "fine" alla quale Praga stava andando incontro: una profezia asserisce che Rodolfo morirà quando perirà il suo leone preferito. L'imperatore viene rappresentato come un visionario malato che inutilmente si sforza di indagare l'essenza dell'universo e dell'uomo. È un uomo di potere: sulla terra rincorre il piacere dei sensi e dal cielo pretende le conoscenze più alte, la perfezione spirituale. Rodolfo si affida all'astronomo di corte per carpire alle stelle chi sarà il potente imperatore che cadrà in disgrazia, se lui o l'odiato fratello Mattia.
Lo squilibrio spirituale di Rodolfo e la sua perenne incapacità di risolvere i contrasti sono la proiezione di un mondo dalle grandi contraddizioni politiche, religiose e sociali30.
La passione di Rodolfo per le scienze esoteriche e per l'arte in generale attirò a Praga anche un grande numero di ciarlatani e di imbroglioni che accentuarono il carattere misterioso e stregonesco della città;
Ripellino in Praga magica descrive così l'atmosfera di corte:
 
Attorno a Rodolfo convennero distillatori, pittori, alchimisti, botanici, orafi, astronomi, astrologhi, professori dell'Arte Speculatoria, brulicò un nuvolo di spiritisti, di presagenti, di coniettori e in specie di cerretani e maestri di poltronerie da donar volta ai cervelli. (…) Attraeva, la residenza imperiale, avventurieri e furfanti, che spesso venivano a briga, finendo nelle prigioni della Torre Bianca31.
 
Questi personaggi hanno alimentato la letteratura che ne ha esasperato le caratteristiche negative e perfide; Philipp Lang z Langenfelsu, alchimista, si arricchì non per le sue pratiche alchimiste, bensì attraverso le somme e i regali che riusciva ad estorcere con l'inganno all'imperatore32.
La caricatura di questo personaggio trova espressione nel romanzo di Leo Perutz33 Nachts unter der steinernen Brücke (Di notte sotto il ponte di pietra, 1925) nella persona di Meisl che diventa l'unico contatto durevole, anche se disonesto, tra l'imperatore e un ebreo. Meisl tenta di ottenere una cospiscua somma di denaro dall'imperatore, contrattando la vendita del ritratto della moglie defunta che assomiglia in maniera impressionante all'ebrea di cui si è innamorato Rodolfo e che quest'ultimo crede sia il ritratto dell'amata34.
Altre figure sinistre che popolarono Praga durante la reggenza rudolfina e che sono state utilizzate dalla letteratura, furono i boia; sempre Ripellino scrive a tale proposito:
 
Avviluppati in un nero mantello dal rovescio scarlatto come le piaghe panotticali della peste, con rosso corpetto di pelle e brachesse nere, bassi stivali di cuoio molle e spadino al fianco, si aggregano alla grande parata di alchimisti, pellegrini, fantocci di luppolo, arcimboldesche cocuzze, incantatori meravigliosi che percorrono da secoli la città35.
 
Il boia, come altre figure, rientra nei risvolti macabri, misteriosi e magici di Praga. Questi "signori della forca" non erano solo dei carnefici, ma anche degli esperti in ortopedia, arrotondavano il guadagno curando fratture degli arti, vendendo come amuleti pezzi di corda, e pollici di condannati a morte; fornivano cadaveri agli anatomisti, pulivano le strade e le fogne. Lo stesso Kafka utilizza la figura del boia nella sua opera Der Prozeß (Il processo, 1925): due personaggi sinistri accompagnano Josef K. nella cava di Strahov e lo accoltellano al cuore36.
La magia di Praga si estende anche attraverso l'architettura medioevale, rinascimentale e barocca: la residenza imperiale, le abitazioni della Kleinseite (Malá Strana), i palazzi dei nobili, il centro storico e il ghetto con la sua particolare topografia sono luoghi dove si muovono personaggi leggendari, fantasmi, maghi e alchimisti.
In particolare l'architettura del ghetto con taverne, bordelli, case e vicoli stretti, il cimitero, un ammasso di tombe sovrapposte come le stesse case del ghetto, e infine la folla di indovine e chiromanti che davano al quartiere un'aria assai poco raccomandabile, offrirono spunti di ambientazione da fondere con i temi della Praga rudolfina.
Tuttavia insieme ai particolari urbanistici gli artisti colgono anche il senso di isolamento e desolazione che questi luoghi emanano, la melanconia e l'aspetto visionario, depressivo e ambiguo che la città ispira, alimentato dalla storia, e dalle leggende.
La descrizione di Praga oscilla quindi tra la Praga storica e una città fantastica; questi artisti osservano la città attraverso il sentimento, utilizzano molti simboli e visioni esaltate, scoprendo la "magia di Praga" e dandole espressione. Si sentono vittime di nevrosi e complessi, calati in una sfera artificiale, innaturale, sospesi nel tempo37.
Gustav Meyrink38 nel Golem (1915) offre un esempio di tale atmosfera; il ghetto di Praga diventa la metafora dello stato d'animo del protagonista che si sente imprigionato e minacciato:
 
Era come se le case mi fissassero, intrise tutte di malvagità senza nome, con quei loro volti perfidi. I portoni: nere fauci spalancate prive delle lingue putrefatte, gole che ad ogni istante potevano cacciar fuori un loro lacerante grido e così pieno di odio, da farti raccapricciare nelle più riposte fibre dell'essere.
 
Anche gli autori cechi non furono immuni da tale tendenza, il poeta Vitezslav Nezval39 esprime l'atmosfera innaturale, magica e visionaria di Praga sicuramente in maniera meno ostile e sinistra, ciononostante in una dimensione perennemente artificiale e fantastica:
 
È mattino me ne sto sotto un ombrellone a colori laggiù è Praga
la vedo attraverso la trasparenza degli alberi come
un pazzo le proprie visioni
la vedo come vedevo nelle mie fantasie le città stregate
la vedo come un trono come la metropoli della magia
Praga veglia semiassonnata come un drago fantastico…
Praga sei come d'un mondo diverso come lo specchio dell'immaginazione
sei bella come il mistero del tuono della lampada magica e della poesia40.
 
Persino Kafka rimase prigioniero dell'atmosfera trasognata e dello sfasamento temporale che affliggeva gli artisti praghesi: non utilizzò temi specifici della Praga magica, e si mantenne lontano dalle mode occultistiche, tuttavia l'ambientazione delle sue opere riporta alla condizione dell'Inseldasein 41, e al tentativo di liberarsi dal soffocamento; ha mantenuto nel suo immaginario una Praga trasognata, decadente e spettrale:
 
Dentro di noi vivono ancora gli angoli bui, i passaggi misteriosi, le finestre cieche, i sudici cortili, le bettole rumorose e le locande chiuse. Dentro tremiamo ancora come nelle vecchie strade della miseria. Il nostro cuore non sa ancora nulla del risanamento effettuato. Il vecchio malsano quartiere ebraico dentro di noi è più reale della nuova città igienica intorno a noi. Svegli, camminiamo in un sogno: fantasmi di noi stessi di tempi passati42.
 
Nella sua condizione di scrittore praghese di lingua tedesca Kafka percepiva inoltre una maledizione diabolica che alimentava spettri e che era inesorabilmente legata a Praga:
 
Lo scrivere è una dolce meravigliosa ricompensa, ma di che cosa? Durante la notte con l'evidenza dell'insegnamento dimostrativo ai bambini mi appare chiaro che è la ricompensa per un servizio del diavolo. Questa discesa alle potenze della tenebra, questo scatenamento di spiriti legati per la natura, i problematici amplessi e tutto quanto può avvenire laggiù, di cui qua sopra non si sa nulla quando si scrivono racconti alla luce del sole. Forse esiste qualche altro modo di scrivere, ma io conosco soltanto questo. E il suo lato diabolico mi sembra molto chiaro43.
 
Lo scrittore fece vari tentativi di abbandonare la città e la letteratura al "servizio del diavolo", ma come egli stesso scrisse:
 
Praga non molla. Questa mammina ha gli artigli. Bisogna adattarsi o … in due punti dovremmo appiccarle il fuoco, e così sarebbe possibile liberarci44.
 
Praga è percepita dalla maggior parte degli scrittori praghesi come una città affascinante e demoniaca, onirica e priva di realtà, ma anche bella, maledetta, seducente e opprimente, come una città dell'amore e dell'odio, di un ossessivo legame, di un fantasma dal quale è difficile liberarsi. Queste contraddizioni la fanno diventare la città dello spaesamento, dello sradicamento, e della perdita. Gli scrittori sono innamorati di Praga, nonostante essa li soffochi, tuttavia è proprio questo soffocamento che li attrae.
E per questi motivi Praga è sempre vissuta e descritta con nostalgia, con rimpianto di una Praga d'oro che non c'è, e che sembra essere esistita solo nel passato.
Praga è una città ghetto, luogo di tragedie, di usurpazioni, di perdite e di contrasti insanabili che hanno lacerato gli animi, e i suoi scrittori si volgono continuamente indietro nel tempo, verso un'altra Praga più antica, alla ricerca dell'hinternazionale 45, cioè del vivere dietro (hinten ) le nazioni, in uno spazio allo stesso tempo reale e immaginario come superamento delle specifiche realtà nazionali, e che costituisce l'essenza della cultura praghese.
 
Grande è ciò che è passato attraverso i tempi inimmaginabilmente lunghi, che è passato attraverso passioni, slanci esistenziali e creativi, e si è ereditato e tramandato nella lotta e nello spasimo. Un frutto della nostalgia, ecco che cos'è la grandezza: l'Atene di un tempo, la Roma di un tempo, la Praga di un tempo, di un tempo, anch'essa ormai, pur con le sue case e le sue sale intatte, un sito di rovine. Grande è ciò che resta edificato nella memoria del cuore46.
 
 
Bibliografia
 
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