Glottodidattica

Luciana Bressan

 

UN NUOVO STRUMENTO DI VALUTAZIONE

PER I DISCENTI DI LINGUA CINESE: l'hsk jichu

 
 
 
Ragione e funzioni del BKH
 
Dopo il riconoscimento ufficiale dell'HSK (Hanyu Shuiping Kaoshi) come esame di Chinese Proficiency standard da parte degli organi competenti della Commissione Statale per l'Istruzione della Repubblica Popolare Cinese (1990), esso è stato amministrato a un numero via via crescente di candidati ripartiti in numerose sedi d'esame in Cina e all'estero: essi erano dell'ordine dei 12.000 nel 1995, dei 22.000 nel 1996. Queste cifre comprendono sia persone di madre lingua non -Han che hanno appreso il cinese come seconda lingua, sia persone di madrelingua cinese residenti all'estero: il diploma HSK è richiesto come titolo per l'iscrizione alle Università cinesi ai cittadini cinesi di etnia minoritaria e a quelli che non hanno svolto il cursus scolastico regolare in patria. I candidati stranieri che desiderano certificare il proprio livello di competenza in lingua cinese mediante un titolo che gode ormai di buon prestigio internazionale sono stati particolarmente numerosi (nell'ordine delle migliaia l'anno) in diverse sedi asiatiche: oltre quelle della Repubblica Popolare Cinese e di Hong Kong, soprattutto quelle del Giappone, della Corea del Sud e di Singapore. Il Centro HSK dell'Università di Lingue e Culture di Pechino (Beijing Yuyan Wenhua Daxue, comunemente abbreviato in Beiyu, già Beijing Yuyan Xueyuan ), a ciò demandato dall'Ufficio della Commissione di Stato per l'HSK (Guojia Hanyu Shuiping Kaoshi Weiyuanhui Bangongshi, abbreviato in Guojia Hanban ) ha gestito in modo centralizzato l'amministrazione degli esami ed il rilascio dei relativi diplomi in tutte le sedi, sia in Cina che all'estero: nel 1997 se ne contavano oltre cinquanta, di cui circa la metà fuori dal territorio della Repubblica Popolare Cinese.
Nel corso degli anni novanta si sono moltiplicate le sedi HSK anche in paesi di lingua e cultura "occidentali": l'esame si può sostenere in Australia dal 1991, negli Stati Uniti d'America e in alcuni paesi dell'Unione Europea, tra cui l'Italia, dal 1994; impressione diffusa fra molti dei candidati di madrelingua non cinese che hanno partecipato alle prime sessioni in tali sedi è quella della notevole difficoltà delle prove; nella sede italiana di Milano il tasso di riuscita all'esame appare costante da una sessione all'altra (intorno al 50% dei partecipanti a ognuna delle quattro sessioni fin qui tenute hanno conseguito un diploma HSK), ma si è assistito ad un calo progressivo nel numero delle iscrizioni, analogamente a quanto verificatosi anche in altre sedi europee: sembra che si attui una sorta di autoselezione dei potenziali candidati; comunque, dal 1997 una sede centralizzata per i paesi dell'Unione Europea (Parigi) accoglie anche i candidati al livello superiore HSK (Gaodeng ), l'unico che comporti prove di produzione scritta e orale. Dalle testimonianze dei docenti del Centro HSK della Beiyu che hanno presieduto le sessioni d'esame all'estero nel corso degli anni novanta risulta una situazione molto simile - nonostante le differenze nei sistemi scolastico - accademici e nelle metodologie didattiche - nella distribuzione ad iceberg della popolazione "studenti di lingua cinese" nei vari paesi di lingua e cultura "occidentali", laddove la parte emersa - coloro il cui livello permette di conseguire un diploma HSK - è esigua rispetto a quella sommersa, che rappresenta coloro le cui competenze si situano al di sotto di tale livello.
Per gli organizzatori cinesi le competenze necessarie al conseguimento del diploma HSK di più basso livello (chudeng C zhengshu ) si raggiungono, partendo da zero, dopo 800 ore di insegnamento formale della lingua cinese: ciò corrisponde alle lezioni impartite in un anno accademico agli studenti stranieri che frequentano i corsi intensivi della Beijing Yuyan Wenhua Daxue, ovvero venti ore settimanali per quaranta settimane. A titolo indicativo, i corsi non intensivi previsti dall'ordinamento universitario italiano possono raramente superare le 150 ore annuali, corrispondenti a sei ore settimanali per venticinque settimane; ciò vuol dire che possono realisticamente aspirare ad un diploma HSK solo gli studenti che hanno completato un quadriennio di lingua cinese, possibilmente integrato da corsi intensivi brevi durante le vacanze estive. La messa a punto di un nuovo strumento di valutazione, il Beiyu Hanyu Kaoshi (BHK) ha avuto innanzi tutto lo scopo di consentire anche alla parte sommersa dell'iceberg di vedersi testare e certificare in modo standardizzato il livello di competenza raggiunto nel processo di apprendimento della lingua cinese.
Tra il 1995 e il 1996 tre prototipi di esame elaborati dagli specialisti della Beijing Yuyan Wenhua Daxue sono stati amministrati a circa un migliaio di studenti stranieri, provenienti da 90 paesi, che frequentavano corsi per principianti nel detto ateneo; ci si proponeva in modo particolare di testare sia la conoscenza linguistica (yuyan zhishi ) che la competenza linguistica (yuyan nengli ) di discenti che avessero usufruito, partendo dal livello zero, di un numero di ore di insegnamento formale inferiore o uguale a 800. In base ai risultati della sperimentazione si è deciso di prendere come base di partenza (livello minimo certificabile) del nuovo esame "elementare", provvisoriamente denominato Beiyu Hanyu Kaoshi (BHK), la competenza acquisita dopo circa 200 ore di lezione, che dovrebbe comportare la padronanza di circa 600 parole (ci ) di uso comune e capacità di comprensione, espressione e comunicazione elementari. Il 40% dei quesiti di una sessione BHK sono previsti non superare in difficoltà tale livello di base. Il restante 60 % comprende il corpus di elementi lessicali jia e yi (rispettivamente 1033+2018=3051) del Hanyu Shuiping Cihui yu Hanzi Dengji Dagang del 1992 e il corpus di "elementi grammaticali" jia e yi ( rispettivamente 129+123=252) del Hanyu Shuiping Dengji Biaozhun yu Yufa Dagang del 1995.
Nel corso del 1996 si sono quindi tenute tre sessioni sperimentali di BHK (285 candidati in gennaio, 394 in maggio e 509 in settembre); i loro risultati sono stati successivamente sottoposti ad analisi per matrici di correlazione e si sono attuati gli aggiustamenti ritenuti necessari per massimizzare il "grado di discriminazione" (qufendu ), ovvero la capacità di distinguere adeguatamente i diversi livelli di competenza dei candidati, ed ottenere una distribuzione ottimale delle difficoltà; il confronto tra i risultati al BHK ed i giudizi formulati dagli insegnanti su una classe di 17 principianti dopo quattro mesi di corso (340 ore) ha infine fornito un buon indice di correlazione. Il BHK si è cosi perfezionato in una forma validata sia per credibilità (xindu ), data dalla sua stabilità (wending ) ed affidabilità (kekaoxing), sia per efficacia (xiaodu ), ovvero conformità agli obiettivi.
Il BHK si rivolge specificamente a coloro che imparano il cinese come seconda lingua e che possiedono un repertorio lessicale compreso tra le 600 e le 3000 parole (ci ); ha come funzioni principali:
- valutare le competenze acquisite nel corso dell'apprendimento;
- distribuire in classi omogenee gli stranieri con nozioni pregresse che frequentano corsi brevi (meno di/fino a un anno accademico) in Cina;
- fornire di uno strumento obiettivo di misura delle competenze linguistiche di base gli organismi di ricerca del personale;
- segnalare il raggiungimento del livello minimo HSK: i 210 punti complessivi del BHK corrispondono al primo gradino del primo livello HSK (chudeng C dengji ).
Il BHK è servito quindi da prototipo per un esame di Chinese Proficiency di livello elementare che ha recentemente ottenuto l'avallo della Commissione Statale per l'Istruzione della Repubblica Popolare Cinese sotto la denominazione di HSK jichu.
Il sistema complessivo dei gradi (ji ) degli esami di Chinese Proficiency della Repubblica Popolare Cinese risulta pertanto il seguente:
 
HSK jichu da 1 a 3
 
HSK, livello di base (chudeng shuiping ) da 3 a 5
 
HSK, livello intermedio (zhongdeng shuiping ) da 6 a 8
 
HSK, livello superiore (gaodeng shuiping ) da 9 a 11
 
Per ogni livello il relativo diploma prevede quindi tre sottolivelli (dengji ), denominati C, B ed A in ordine crescente di competenza.
Il prof. Liu Lianli, responsabile del Centro HSK dell'Università di Lingue e Culture di Pechino, paragona tale sistema ad una pagoda (nel nostro contesto culturale diremmo una piramide), di cui il livello superiore dell'HSK rappresenta la cima, i livelli intermedio e di base dell'HSK il corpo, e il BHK (ora jichu ) le ampie fondamenta (Liu 1997, p. 63).
 
 
Contenuti dell'HSK jichu
 
Una sessione del livello elementare consta di tre prove: 1. comprensione orale (tingli lijie ), 2. grammatica (yufa jiegou ) e 3. comprensione scritta (yuedu lijie ): complessivamente 140 quesiti a risposta multipla (4 risposte fornite fra le quali scegliere quella più adeguata ad ogni quesito), da svolgere il 135 minuti; non sono richieste nè produzione orale nè produzione scritta da parte del candidato.
La prima prova, da svolgere il 35 minuti circa, è suddivisa in tre esercizi di rispettivamente 15, 15 e 20 quesiti, presentati in forma orale ( nastro preregistrato da locutori con dizione standard); essi sono formulati a velocità ridotta rispetto a quella normale di eloquio di un madrelingua (150-170 invece di 180-200 sillabe al minuto); nel primo e nel secondo esercizio ogni quesito è ripetuto due volte; al candidato sono concessi circa 16 secondi per scegliere la risposta. Il primo esercizio è volutamente semplificato, anche per allentare la tensione che ogni tipo di esame inevitabilmente comporta: il candidato ascolta una frase dichiarativa o descrittiva e deve scegliere fra quattro disegni proposti quello che corrisponde al senso della frase stessa; il secondo esercizio prevede la comprensione di frasi interrogative di vario tipo: il candidato deve scegliere la risposta più plausibile fra quattro fornite in forma scritta; le quattro risposte sono tutte grammaticalmente corrette, ma tre di loro comportano che si sia fraintesa la domanda. In pratica questo tipo di test, come quelli che si possono trovare nella maggior parte dei manuali per stranieri redatti nella RPC, volendo basarsi sulle forme linguistiche più ricorrenti e standardizzate della putonghua, seguono una rigida logica del "a domanda risponde", senza alcuno spazio di libertà per ampliare il tema, tergiversare o produrre eufemismi di fantasia come comunemente avviene in conversazioni della vita reale. Traduco letteralmente un esempio:
Domanda: "Ti sei abituato a stare qui in Cina?"
Risposte: A. Mi piace molto.
B. Sono ben abituato.
C. Lo trovo molto interessante.
D. Studio il cinese.
Naturalmente la risposta esatta è la B, anche se a un locutore straniero potrebbe venire in mente di scegliere A per rafforzare una risposta positiva o C per moderarne una negativa.
Il terzo esercizio di comprensione orale comporta l'ascolto (una sola volta) di brevi paragrafi o dialoghi di senso compiuto; si richiede al candidato di dedurne il contesto, oppure la posizione o l'intenzione degli interlocutori; si ritiene di testare in tal modo le abilità comunicative in contesti di vita quotidiana - oltre che le mere conoscenze linguistiche - dei discenti; entrano qui in gioco elementi pragmatico-culturali dai quali non si può comunque prescindere nell'apprendimento di una lingua straniera, ma che possono risultare particolarmente opachi per chi non è mai stato esposto direttamente alla cultura obiettivo, specie se la distanza tra questa e la cultura di origine è notevole.
La seconda prova è costituita da due esercizi di venti quesiti ciascuno, forniti in forma scritta, da svolgere in 40 minuti complessivi; i quesiti del primo esercizio sono gruppi di quattro frasi composte dalle stesse parole distribuite in ordine diverso, di cui una sola è grammaticalmente corretta; il secondo è un esercizio di inserzione: data una frase con uno o due spazi vuoti, si richiede di scegliere tra quattro possibilità la o le "parole vuote" (xuci ) mancanti.
La terza prova comprende due esercizi di rispettivamente venti e trenta quesiti, presentati in forma scritta, da svolgere in un'ora; il primo è un esercizio di completamento: dato un testo di lunghezza variabile con più spazi vuoti, il candidato deve scegliere gli elementi più pertinenti rispetto al contesto tra i quattro proposti, equivalenti per funzione grammaticale e talvolta con affinità semantiche: viene così testata non solo la capacità di comprensione alla lettura, ma anche la competenza di abbinamento delle parole per formare sintagmi (yong ci zao ju ); il secondo esercizio prevede quesiti a risposta multipla sul contenuto di brevi brani dalla cui lettura il candidato deve estrarre le informazioni principali: qui sono deliberatamente inserite parole eccedenti il corpus lessicale del programma, ma considerate non essenziali per la comprensione "globale" del testo (dui wenzhang de zhengti lijie ). Resterebbe da dimostrare a quali condizioni un discente con competenze linguistiche e vocabolario limitati sia effettivamente in grado di accedere alla lettura globale di un testo in una lingua priva di qualsiasi parentela con la propria, ovvero quale sia la soglia lessicale minima perchè ciò possa avvenire.
Le procedure di organizzazione, iscrizione, amministrazione e comunicazione dei risultati jichu nelle sedi straniere autorizzate (le prime sessioni in paesi dell'Unione Europea si tengono nel 1998) sono analoghe a quelle dell'HSK chu zhongdeng: una volta concordata la data della sessione, la sede locale provvede a publicizzare l'iniziativa e raccogliere le iscrizioni, compilando i registri forniti dalla parte cinese (Baoming Dengji Biao ); non vi sono limiti di età né di titolo di studio pregresso per i candidati; espletate le formalità d'iscrizione, ogni candidato riceve uno statino d'esame (zhunkaozheng ) completo di fotografia, dati anagrafici e codice da registro, che dovrà recare con sé per essere ammesso nell'aula dell'esame; il Guojia Hanban nomina i membri cinesi della commissione di esame, che raggiungono la sede locale recando con sé i testi (shijuan ), l'audiocassetta, i fogli per le risposte (dajuan ) necessari per le prove; la parte cinese veglia in particolare sulla totale segretezza di tale materiale prima, durante e dopo la sessione: né i candidati né i docenti della sede locale, che integrano la commissione, possono visionare o trattenere il detto materiale, neanche dopo la fine della sessione: eventuali fogli in soprannumero (può capitare che qualche candidato regolarmente iscritto non si presenti a sostenere le prove) vengono distrutti a cura dei commissari cinesi; essi devono anche garantire che tutti i candidati inizino e terminino le varie prove contemporaneamente; nessuno può lasciare l'aula prima che tutto il materiale sia stato raccolto e controllato. I fogli con le risposte sono quindi sigillati e riportati a Pechino dagli inviati cinesi: qui, dopo la correzione informatizzata, vengono redatti pagelle (chengjidan ) e diplomi (Hanyu Shuiping Zhengshu ) da inviare ai singoli candidati. La particolare cura per il rispetto delle procedure è considerata garanzia dell'uniformità tra sedi e sessioni diverse, e dell'obiettività delle valutazioni, a loro volta presupposti fondamentali per l'efficacia ed il prestigio dell'intero sistema degli esami di Chinese Proficiency della Repubblica Popolare Cinese.
 
RIFERIMENTI
 
Zhang Minqiang, Liu Xin, Biaozhunhua Kaoshi, Beijing, Gaodeng Jiaoyu Chubanshe, 1990.
Bressan, Luciana,"Gli esami di 'Chinese Proficiency'", in Culture, n° 5, 1991.
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Bressan, Luciana, "Prima sessione di esami di Chinese Proficiency in Europa presso l'Istituto di Lingue Straniere", in Culture, n° 8, 1994.
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HSK Zhongguo Hanyu Shuiping Kaoshi Kaosheng Shouci, a cura del Guojia Hanyu Shuiping Kaoshi Weiyuanhui Banggongshi, Beijing, 1997.
Liu Lianli, "BHK de Sheji Yuanze yu Tixing", in Yuyan Jiaoxue yu Yanjiu, n° 1, 1997.
"BHK Beiyu Hanyu Kaoshi Dagang" e "BHK 'Beiyu Hanyu Kaoshi Shijuan' Yang", a cura del Beijing Yuyan Wenhua Daxue Hanyu Shuiping Kaoshi Zhongxin, Beijing, s.d.
 
 
 
 
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