CULTURE

17 - 2003

In ricordo di
Giulia Caccia

Il 5 agosto 2003, in punta di piedi e generosa come era vissuta, ci ha lasciato Giulia Caccia, stimata docente di Lingua Inglese della nostra Facoltà. Nonostante fosse andata di recente in pensione, aveva continuato a seguire con ininterrotto senso di appartenenza le più importanti iniziative dell'Istituto, ponendo sino all'ultimo la sua preziosa esperienza al servizio di alcuni laureandi mossi dalla sua medesima passione per la storia e la cultura d'Irlanda.
Laureatasi in Lingue e Letterature straniere a Milano, dove aveva anche iniziato la sua carriera di docente, Giulia Caccia era entrata a far parte dell'Istituto di Lingue nell'autunno del 1990, reduce da molti anni trascorsi a Palermo, presso la cui Università la sua attività di studiosa e docente è ancora oggi ricordata dai colleghi di un tempo con stima ed affetto.
Nella Facoltà di Scienze Politiche la sua figura gentile e rispettosa delle personalità di colleghi e studenti le aveva conquistato la simpatia di molti, anche al di fuori dell'Istituto di Lingue. I suoi studenti, in particolare, avevano intessuto con lei un rapporto di sincero affetto, dipendente e protettivo al tempo stesso nei confronti di una persona la cui ricchezza d'animo, schiva quanto intensa, li teneva legati al di là di un'invincibile riservatezza.
Difficilmente parlava di sé, anche con gli amici in cui ravvisava una maggiore sintonia d'intenti, quasi a significare un'infinita modestia, la convinzione che gli altri fossero sempre più importanti; ancor meno parlava della sua produzione scientifica, incentrata su Pope, Gray e la poesia didascalica del Settecento. Al momento della sua scomparsa, nel segreto delle sue stanze e libera dall'urgenza della didattica, stava rielaborando la bozza di un saggio sui viaggiatori inglesi nell'Italia di fine Settecento che aveva sognato di vedere un giorno proprio sulle pagine di questa rivista.
Questa riservatezza, che di Giulia Caccia era a prima vista il segno più evidente, lasciava trapelare a volte insospettate brecce, attraverso le quali era possibile toccare per un attimo vibrazioni preziose e segrete della sua natura: è su queste note che desideriamo concludere questo breve ricordo, sull'immagine di quella Giulia spensierata, ironica, piena di sogni, di allegria e d'immaginazione che l'altra Giulia, la Giulia dell'immagine pubblica, ha troppo spesso oscurato.

Lidia De Michelis

 

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