Autori contemporanei
affermati, emergenti ed esordienti
Sandro Spanu
Ha pubblicato il libro
Sandro Spanu - Ostinato destino


 
 
 
 
 
 
 
 
 
Collana I salici (narrativa)
 
14x20,5 - pp. 160 - Euro 12,00
 
ISBN 978-88-6037-379-3
 
 
 

In copertina
fotografia di Sandro Spanu  
Presentazione
Incipit

Presentazione
 
 
Il protagonista di questi sette racconti è Alessandro Aspun, alter ego dell'Autore, e la narrazione, seguendo un ordine cronologico, traccia una sorta di percorso esistenziale parallelo come a seguire, passo dopo passo, l'avventura umana d'un uomo che, dopo aver svolto l'attività di agente immobiliare con la conseguente accettazione di "misero ruolo d'ingranaggio all'interno del mondo impiegatizio", si trova a fare i conti con una grave malattia, poi la guarigione e l'inaspettata eredità di una discreta somma da parte della zia Annabella e, senza pensarci due volte, finalmente si licenzia e inizia a fare l'investigatore privato, il sogno della sua vita. La salvazione.
Ecco allora dipanarsi le intricate trame dei casi che si trova a dover risolvere, con il fidato Rocco, amico nonché socio nella piccola agenzia investigativa Tabù di via Ughelli a Roma: il primo caso con l'inspiegabile scomparsa d'un dirigente di banca, uomo tranquillo e marito modello, che lascia come unico indizio una misteriosa lettera spedita ad Oristano solo qualche giorno prima della scomparsa che risulterà essere la chiave per l'imprevedibile colpo di scena finale; quindi la tragica uccisione d'un pensionato nella sua abitazione senza un apparente motivo anche se l'investigatore Aspun riuscirà a svelare l'enigma d'una figlia nata da una relazione extraconiugale e mai riconosciuta dalla vittima; e poi il caso di Erminio Castelli, anche lui direttore di banca, trovato cadavere sul bancone d'un mercato e coinvolto in una truffa ai danni della banca, e infine una moglie che, dopo aver tradito il marito, è attanagliata dal rimorso e cerca di farsi perdonare ma è destinata a subire una ingiusta e mortale vendetta.
Sandro Spanu, a volte, si muove attraverso le sue narrazioni come in un alterno gioco del teatro della vita dove il padrone indiscusso è il destino, e pare quasi accettare l'inevitabile susseguirsi degli eventi che sembrano regolati da un volere divino, altre volte, si getta a capofitto nelle indagini per cercare di scovare la verità, per rendere giustizia al di là di ogni superficiale visione.
Dalla lettura di "Ostinato destino" di Sandro Spanu emergono la bravura nel raccontare le varie vicende che vedono l'investigatore alle prese con situazioni difficili, la passione nell'inserire alcune riflessioni esistenziali, la capacità di descrivere i vari personaggi e costruire trame mai banali nonchè la predisposizione a miscelare le contraddizioni e le debolezze, le espressioni di sentimenti, la forza e la debolezza d'un uomo, la verità come lenta acquisizione attraverso le riflessioni continue sulle vicende della vita quotidiana.
Senza dimenticare le doti fondamentali d'un buon investigatore: il sesto senso, il fiuto, la capacità di capire al volo chi si ha davanti, se dice la verità o sta mentendo.
Lo stile narrativo di Sandro Spanu è pervaso da una vena amara ed ironica, sempre capace di cogliere il dettaglio che rende chiara la scena, sempre attento a evidenziare le contraddizioni della vita, tenacemente proteso a dare risalto allo sguardo che attraversa la quotidianità: la forza e la debolezza d'un uomo si miscelano in modo perfetto, la sua immagine non è quella dell'eroe che "risolve tutto in poco tempo" ma si presenta come un onesto investigatore "dilettante" anche se poi mette in mostra l'effettiva capacità e la sicura professionalità che lo conducono a risolvere anche i casi più intricati e complessi.
Eppure Alessandro Aspun è un investigatore senza gloria, incatenato al suo destino, il bizzarro destino, l'ostinato destino che come un filo conduttore segna le sue indagini e unisce l'intera serie di racconti efficacemente costruiti e miscelati da Sandro Spanu che mai perde di vista l'inspiegabile dipanarsi della vita, le misteriose direzioni che segue l'animo umano, le decisive scelte che ci si trova a dover affrontare nel corso di indagini delicate.
Ne emerge una visione letteraria che fa riferimenti continui alla precarietà, all'incertezza della vita, a quel "giocarsi tutto ogni giorno", come se lo sguardo fosse sempre rivolto a cercare l'unico spiraglio di luce che può emergere all'improvviso nel buio.
Massimo Barile


Ostinato destino

Emilio, caro nonnino, ti incontravo sempre al mare perché tu vivevi di mare. Ti incontravo nel mese più bello perché era vacanza; ero un bambino e poi un ragazzo. Un giorno mamma disse: "Emilio, è morto" "Non è possibile" risposi io. "Sii forte" rispose mamma, ma per me era impossibile. Un uomo che da giovane era stato bellissimo. Un uomo che continuando a crescere mi aveva illuso di restare bambino. Mio nonno Emilio.

 

 

Giuseppe, caro nonnino, mi portavi a catechismo, poi venivi a prendermi a calcio, quando la vita era sempre domani ed io sorridevo felice. Ma tu eri sempre triste, con quell'andatura da principe, però non mi sgridavi mai. Eri un vero signore. Una persona che respirava e che ora respira in me, da cui ho ereditato tanto. Mio nonno Giuseppe.

 

Ai miei due nonni che ricordo sempre con la morte nel cuore.

 

Sandro Spanu


 
Rimorsi
1999
 
 
La luce che filtra dalla persiana, risplende nel viso dell'uomo rannicchiato nel suo letto. Se non ci fosse stata la luce ad illuminargli il volto, Rocco sarebbe stato immobile come un orso in letargo, addormentato per la natura di bisogno fisiologico!
È una questione di luce! Attorno nessun rumore, il silenzio lo circonda morbido, quieto, assoluto. Sono quelli i momenti, nei quali, i suoi pensieri diventano più vivi.
Sono quelli i momenti in cui Rocco deve rendere conto a se stesso dei suoi pensieri.
Pensa che per riordinarli per bene ci vuole una bella colazione.
Lentamente si alza, perché se fosse rimasto fermo solo un secondo ancora, sarebbe scivolato su un fianco e si sarebbe riaddormentato; sospira brevemente e si avvia nel piccolo bagno prospiciente la sua camera da letto.
L'appartamento ubicato al terzo piano, in uno stabile d'epoca, è tutto lì: 35 Mq. divisi in ingresso, cucina, bagno e camera.
Dopo pochi minuti, Rocco torna nella camera, apre l'armadio e sceglie una camicia blu, un paio di jeans ed un blazer blu.
Guarda l'orologio e si affretta ad uscire.
 
 
All'Università "La Sapienza" di Roma, nella facoltà di Sociologia, l'esame di Alessandro Aspun è iniziato da venti minuti.
Coordinato dal titolare della cattedra e due assistenti, l'appello volge ormai al termine.
"Signor Aspun, lei ha poc'anzi evidenziato le caratteristiche principali della cosiddetta teoria della dissonanza cognitiva, che sovente ha punti di riferimento con l'ego disintegrato. Ma cosa intende per ego disintegrato?".
Alessandro pensa un attimo, poi rivolge lo sguardo verso l'assistente del Professore.
La trova carina, e per lui carina è meglio che bella, così per un attimo, ma solo per un attimo non riesce a focalizzare l'oggetto della risposta.
Infine, gesticolando risponde: "l'ego disintegrato, nasce dal tentativo dell'uomo di adattarsi a standard di civiltà troppo elevati rispetto ai suoi meccanismi psichici.
Con la cattiveria, l'uomo di oggi si vendica contro la società per i limiti che essa gli impone. Questo desiderio di vendetta anima tutti noi ed a volte questo impulso occultato conduce all'omicidio; infatti è provato che..."
"Alt, va bene!" esclama il Professore, interrompendo l'uomo; "Questo è il suo decimo esame e lei, per dirla con il sommo poeta è nel bel mezzo del suo cammino universitario; in ogni caso posso darle 27 accetta?"
Alessandro, risponde incondizionatamente "Sì".
"Una curiosità signor Aspun, lei è fuori corso, non è più un giovincello, di cosa si occupa nella vita, oltre a studiare con profitto?"
"Oltre a studiare, lavoro in una società investigativa della quale sono anche socio".
Appena terminata la risposta, il suo sguardo torna ad incrociare la giovane assistente ed i suoi pensieri si confondono, divenendo quasi evanescenti.
 
 
La ragazza che guida la vettura è sintonizzata su una radio anni 60 "Donna felicità l'aiuteremo noi a ritrovar l'amor, donna felicità non sa capire... noi..."
Un cartello indica "FATTORIA LA TERESINA a 1.000 m.".
La giovane rallenta ed inserisce l'indicatore di direzione, malgrado la strada sia deserta e nessuna vettura, nel suo senso di marcia la segue.
La macchina percorre una stradina sterrata intorno al pendio di un colle, poi si arrampica per una salita e di nuovo giù dall'altra parte del colle.
Ad un tratto la strada termina tracciando un ampio cerchio intorno ad un prato delimitato da una piccola recinzione, interrotta da qualche panchina verde scuro.
La casa innanzi è di colore rosso con una grande scritta a lato: «Fattoria La Teresina». Il posto sembra morto e disabitato, solo l'abbaiare di qualche cane rompe quell'idilliaco silenzio.
La ragazza scende dall'auto e si avvia verso l'ingresso; un uomo esce dalla casa fischiettando, notando la giovane gli va incontro.
"Buongiorno signorina, in cosa posso essere utile?"
"Oh, sì buongiorno, sa mi hanno parlato bene dei vostri prodotti genuini e vorrei fare delle compere".
"Naturalmente!" replica l'uomo, che poi riprende "ora le chiamo Teresina, ma venga dentro, qui fa freschetto".
"Oh, non si preoccupi, signore attendo qui".
L'uomo non risponde, si gira ed inizia a gridare "Teresa, Teresina, vieni c'è una cliente, Teresa, Teresa...".
Una donna sulla sessantina spunta da dietro il piccolo edificio. Ha l'aria serena e tranquilla con un sorriso simpatico che sembra stampato sul viso.
"Non gridà Maurì, ci sento ancora bene, oh, ma che bella ragazzetta, cosa le posso dare?"
La ragazza appare tranquilla e ostenta grande sicurezza: "Ecco, mi hanno parlato bene di lei e dei suoi prodotti genuini, sa con quello che si sente in giro!".
"Signorì, stia tranquilla, da noi è tutto genuino, allora, che posso darle?".
"Vorrei delle uova, almeno una dozzina, del formaggio, qualche salsiccia, fesa di tacchino, poi vorrei del Parathion, sa, ho la cantina invasa da topi!".
L'ascensore si ferma al secondo piano, Rocco scuote la testa per salutare l'anonimo compagno di salita, poi apre le porte, esce e le richiude.
Il pianerottolo è semibuio, la luce è spenta e dalla finestra che si affaccia su un piccolo cortile interno, filtra poca luce che a malapena riesce a disegnare un piccolo cerchio sul muro.
Sulla porta che Rocco si accinge ad aprire, una targa in ottone dorato informa:
TABù AGENZIA INVESTIGATIVA.
All'interno tre camere più un piccolo servizio ed un ripostiglio utilizzato a mo' di archivio; l'ufficio odora di chiuso e Rocco spalanca la finestra per far cambiare l'aria. L'occhio si posa sulla segreteria telefonica che indica con intermittenza il numero tre.
Veloce estrae il cellulare dalla tasca e digita sulla tastiera un messaggio SMS che subito invia! Rocco ha le spalle alla finestra e non si accorge che la persiana sbatte ripetutamente allo stipite della finestra; però lo spostamento dell'aria che lo fa scuotere in un brivido di freddo, quello si, lo sente!
 
 
La chiave gira nella serratura e la porta dell'ufficio si apre, così Rocco immerso nei suoi pensieri si ritrova Alessandro davanti senza accorgersene.
Si alza di scatto, il suo viso s'illumina, la bocca si spalanca in un sorriso, poi inizia veloce a gesticolare con le mani.
Alessandro, mentre risponde gesticolando parla anche.
"Tutto ok, 27 Rocco, 27 alla grande; sono a metà dell'opera, ma lo sai, vedessi che ragazza carina c'era... era l'assistente del Professore, non l'avevo mai vista prima!
Sì, sì ho letto il tuo messaggio, ma ero già a metà strada ed ho preferito raggiungerti, anziché impiegare del tempo per risponderti.
Ok, ok, ora li ascolto quei tre messaggi, così ti spiego, speriamo sia qualche cliente, siamo un po' a corto di lavoro eh? Sì, lo so, non devo preoccuparmi.
Sai Rocco, ho pensato anche a quel dispositivo DTS che abbiamo visto ieri e credo che ti farebbe comodo, tu che ne dici?".
Rocco preferisce non rispondere e fa cenno all'amico di ascoltare i messaggi.
"Va bene ora li ascolto!".
… Buonasera sono Giannini, vorrei passare domani per il ritiro dell'affitto. Grazie!
Alessandro si alza e riprende a parlare ed a gesticolare per codificare il messaggio al collega. "Cavolo, Rocco, è il proprietario dell'ufficio e vuole i soldi del mese... dice che passa oggi... sì vediamo, uhm... dopo passiamo al bancomat; passiamo oltre".
… Sono Enza Santoro, vorrei passare per la quota condominiale e...
Appena Alessandro riprende a gesticolare, Rocco capisce che sono altre spese e gli fa cenno di andare avanti.
… Agenzia Tabù... ho letto una vostra locandina pubblicitaria (Alessandro intanto sorride) e mi chiamo Ester Saviani vorrei prendere un appuntamento, potete contattarmi allo 06 23235857 grazie e buonasera.
Rocco si alza, sembra impaziente.
"Te lo avevo detto Rocco, abbiamo speso bene quei due centoni, c'è una cliente, speriamo bene, ora chiamo subito. A proposito, Rocco hai finito questa mattina il giro prestabilito per recapitare le ultime locandine pubblicitarie?".
Rocco sorride, poi compone con la mano destra il segno ok. Dalla tasca destra tira fuori un foglietto spiegazzato e lo mostra all'amico.
"Eh, sì una bella idea, un buon lavoro, soprattutto originale per colpire i clienti" esclama Alessandro, alzando senza motivo la voce e mostrando a Rocco i pugni chiusi in uno stile degno di un vero pugile.
 
Agenzia Investigativa Tabù - con noi ogni problema non esisterà più - spazza via il tuo più recondito Tabù - con Agenzia Tabù - serietà, discrezione, professionalità. Via F. Ughelli, 26 Roma - Tel. 06.787126
 
Alessandro guarda Rocco, poi sorride ed esclama "E pensare che il nome Tabù ti è venuto in mente durante la lettura di Totem e Tabù di Freud; eh sì, grande Rocco".
Alessandro alza la cornetta e compone un numero; il telefono dall'altra parte del filo squilla più volte ma nessuno risponde.
"Dài Rocco, dopo riproviamo, speriamo bene, sono trascorsi quasi quindici giorni dall'ultima nostra indagine sui tradimenti dei coniugi Russo; ma ora andiamo al bancomat, poi facciamo un salto in trattoria a festeggiare l'esame.
Alessandro è contento, sorride e gesticola, Rocco ricambia con quel suo sorriso sempre un po' allarmato.
Ester preme l'interruttore. Chiude la porta alle proprie spalle, poi si dirige lungo il corridoio affacciandosi inutilmente nel grande salone.
Solo dall'ultima camera, in fondo al corridoio, proviene una fioca luce.
"Elisa sei lì? Elisa? Eli rispondi per favore!"
La ragazza alle prese con un PC sembra infischiarsene della voce della madre.
Ester entra in bagno e la luce dell'enorme specchiera illumina il suo viso che le appare molto più vecchio e stanco rispetto a solo qualche mese prima.
Si sciacqua le mani, poi si toglie il trucco.
Quando entra in cucina il grande orologio in legno segna le sette e venti.
Apre il frigorifero e guarda dentro. "Elisa che fai mangi con me? Irene e Simona cosa fanno? Sai nulla?" Mentre termina la frase ha un sussulto, perché non si è accorta che la figlia è entrata in cucina.
"Insomma non rompere, ne abbiamo già parlato, noi tre abbiamo la nostra vita e tu non devi interferire, anzi devi sforzarti di capire che non c'è più alcun rapporto. Mangia da sola, io esco; in quanto a Simona ed Irene non so nulla di quello che fanno, e poi..."
"La tua vita è..." l'interrompe la donna, ma la figlia non la lascia proseguire.
"Ti abbiamo già detto che devi stare al tuo..." il trillo del telefono interrompe la ragazza che si precipita a rispondere.
"Buonasera, posso parlare con la signora Ester Saviani?"
"Chi la vuole?"
"Sono Alessandro Aspun"
"Sì, un attimo che le passo mia madre!"
"Senti c'è un tipo per te, puoi rispondere dalla cucina, tanto sarà un altro dei tuoi amanti, io esco ciao". Elisa riappende proprio mentre Ester alza il ricevitore.
"Pronto sono Ester Saviani, chi è?"
"Agenzia Investigativa Tabù, ieri ha lasciato un messaggio nella nostra segreteria telefonica, credo per un appuntamento". Breve pausa.
"Oh sì, io ho un grande problema e sa...". Lunga pausa.
"Signora è il nostro lavoro, va bene domani qui da noi alle quindici?"
"Perfetto, a domani buonasera!"
Alessandro non fa in tempo a ricambiare i saluti in quanto la linea s'interrompe.
La donna seduta davanti all'investigatore indossa un vestito blu.
È snella di età indefinibile, forse tra i quaranta e i cinquanta, ha capelli castani, il suo volto appare pallido e tirato, poco trucco. Ma è bella! Alessandro, invece la trova carina ed al contempo attraente.
"Sì, signora Saviani, il mio collega Rocco è sordomuto dall'età di cinque anni a seguito di una meningite. È un ragazzo d'oro, dotato di una sensibilità unica e di una intelligenza raffinata. È un valente fotografo, i suoi occhi catturano tutto nei minimi particolari; noi siamo in affari da due mesi, ma conosco Rocco da una vita.
L'idea di aprire un'Agenzia Investigativa è stata sua, così come è sua l'idea di chiamarla Tabù. Lavorava alla USL, ma non era gratificato da quell'impiego, inoltre non si trovava bene con i colleghi che lo trattavano come un sedicenne. Il fatto è che i disabili molto spesso subiscono cattiverie per il loro modo di apparire diversi.
Così mi propose di aprire uno studio investigativo ed io accettai volentieri.
Entrambi siamo appassionati di gialli e misteri ed oggi svolgiamo una professione che ci gratifica, anche se economicamente non molto.
Ma veniamo al suo problema signora, mi accennava che ha tre figlie: Elisa, Simona e Irene e che suo marito è deceduto sei mesi or sono a causa di un male incurabile".
"Sì, Dottor Aspun, ha detto bene, Luigi è morto sei mesi fa, dopo quasi quattro mesi di sofferenze. Il male era troppo avanzato ed a nulla sono valse le cure oncologiche.
È doveroso fare un passo a ritroso, perché prima della malattia che colpì Luigi, ed esattamente un anno e mezzo fa, io mi innamorai di Enrico, un uomo di pochi anni più giovane di me, dotato di grandi virtù, che aveva risvegliato in me sentimenti ed emozioni che credevo oramai perdute per sempre. All'inizio di quella relazione tenni tutto nascosto a Luigi ed alle mie tre figlie. Incontravo Enrico in un piccolo residence sulla Cassia, appena poco fuori Roma. Fu inevitabile, come il calar della notte, che alla fine il mio povero maritino venisse a conoscenza della mia relazione.
Fu per lui un brutto colpo e soffrì molto. Ma io cosa potevo farci? Al cuore non si comanda; anche le mie figlie restarono costernate e di fatto non accettarono quella decisione. Anzi si schierarono con il padre!
Un giorno incontrarono Enrico e lo minacciarono; così mi trovai di fronte ad una inevitabile decisione: lasciare Luigi e le mie figlie o troncare subito e definitivamente con Enrico. I dubbi mi assalirono numerosi e passai giorni di vera angoscia.
Alla fine il cuore mi condusse da Enrico, conscia delle grandi difficoltà che da quel momento avrei incontrato con le mie figlie; d'altro canto, caro Dottor Aspun, come già le ho anticipato con Enrico vivevo emozioni che non provavo da tempo immemore.
Abitavo con Enrico da quindici giorni, quando Elisa una sera mi telefonò.
Luigi era ricoverato in ospedale con una diagnosi terrificante: cancro.
Il giorno dopo mi precipitai in ospedale cercando di rianimare e confortare il poverino, ed allo stesso tempo di alleviare e lenire le sue sofferenze, ma oramai il dado era tratto e certi rapporti sono difficili da ricomporre.
Le mie figlie non accettarono quel terribile verdetto, anzi io divenni il loro capro espiatorio.
"In che senso?" chiede Alessandro incuriosito.
"Le ragazze parlarono con l'oncologo raccontandogli tutto.
Il medico rispose che una delle possibili formazioni del tumore va ricercato in quello che la medicina chiama: veleno endogeno".
"Si spieghi meglio" ribatte Alessandro.
"Sono delle tossine che si formano nell'organismo a causa di patologie dovute a dispiaceri e che spesso generano un cancro".
Il silenzio regna assoluto, uno di quei silenzi pesanti che sembrano preludere lo scoppio di un tuono. Ester riprende a parlare.
"Ma quello, purtroppo, era solo l'inizio, Luigi un po' alla volta accettò il mio ritorno accanto a lui, ma loro, le mie figlie, no!" Ester china il capo, poi riprende lentamente. "Ero tornata a casa, anche se continuavo a vedere Enrico uno o due giorni a settimana; lui abitava nella zona est della città e per incontrarci occorreva molto tempo. Luigi se ne andò in una piovosa giornata di Novembre.
Il contraccolpo delle tre ragazze fu spropositato se rapportato all'entità della loro reazione. Giurarono che l'avrei pagata. Cercai di spiegare loro e forse anche a me stessa, che quella era solo una lontana ipotesi del sorgere del male del padre e che ben altri sono i motivi per i quali si muore di cancro!"
Ester gira lo sguardo, proprio mentre un singhiozzo si soffoca nella sua gola.
"Certo, al padre erano molto legate ed è dura perdere un genitore all'età di venti anni; per loro, la causa della morte di Luigi ero io.
Risultarono vani tutti i tentativi di riconciliazione; chiesi perdono ed arrivai anche a giurare che non avrei mai più visto Enrico.
Risultò tutto inutile; a malapena accettarono di continuare a vivere nella stessa casa.
Da allora la nostra dimora è teatro di battaglia quotidiana!
Nell'osservarla, Alessandro è scosso da un brivido e mentre la osserva quasi ipnotizzato, percepisce una strana eppur lucida sensazione di attrazione fisica verso la donna.
"Signora, due cose non comprendo! La prima, è il perché lei continui a vivere in quella casa. La seconda che capisco ancora di meno, è in che cosa posso essere utile io!" Ester risponde con sicurezza.
"Il rimorso, Dottor Aspun, il rimorso. È strano questo sentimento, è il più triste dei sentimenti, specie se riguarda una persona morta. Il rimorso è per qualcosa che non si è fatto in determinate situazioni, verso chi è morto. Il rimorso è il più frustrante dei sentimenti perché ti costringe a cercare di riparare senza espiare la colpa.
Questo è quello che oggi provo io e non vorrei nuovamente sbagliare nel lasciare definitivamente le mie figlie... ecco perché continuo a vivere con loro".
"Io credo signora Saviani, che così lei non fa altro che farsi del male, e poi perché...". Ester interrompe l'uomo alzando il tono della voce.
"Le mie ragazze sono profondamente cambiate, erano tre figlie modello, casa, studio e amici. Ora hanno cambiato stile di vita; infatti, conducono una vita dispendiosa al di là delle loro possibilità, sono disordinate, spesso mi insultano e mi umiliano, attribuendomi continuamente la responsabilità della morte del padre.
L'altro ieri, mi hanno chiesto la parte di soldi della mia quota legittima che Luigi ha lasciato, sono circa 200 milioni; ma io non posso credere che in neanche sei mesi abbiano sperperato 70 milioni a testa, derivanti dalla parte di eredità che Luigi ha lasciato loro".
"Cosa ha risposto, signora Saviani?"
"Io ho risposto che non se ne parla neanche, ma ho paura; voglio troppo bene alle mie figlie, ma credo frequentino cattive compagnie; non studiano più e non lavorano, ma continuano a sperperare, e poi non so dove vanno ne tantomeno cosa fanno, non hanno più orari e spesso non rientrano neanche a dormire, io io sto impazzendo!
Lei, lei e la sua Agenzia dovete scoprire cosa sta accadendo, anche se la verità potrebbe farmi male, ma solo così potrò fare qualcosa.
Lei Dottor Aspun può aiutarmi?"
Adesso è l'uomo a mostrarsi fiero, deciso e sicuro.
"Certo è un'indagine che si preannuncia complicata, ma io e Rocco inizieremo il lavoro oggi stesso. A proposito, mi annoti il suo indirizzo e mi faccia avere delle fotografie". Ester estrae dalla borsetta una busta spiegazzata e la porge all'investigatore. La prima foto ritrae tre belle ragazze bionde in costume da bagno, sullo sfondo di un mare limpido e cristallino.
"Ecco, queste sono le mie figlie! La prima a sinistra è Elisa la maggiore, ha 23 anni; questa al centro è Simona 21 anni ed infine la piccola Irene, 19 anni il prossimo mese; ho anche dei campioni di scrittura di tutte e tre le ragazze".
"A quando risale la fotografia?" chiede Alessandro, che alla vista di quelle tre bellissime ragazze ha un leggero turbamento.
"Due anni fa, era Agosto eravamo in Sardegna; ma di foto ho anche queste! Qui le può osservare meglio, sono primi piani delle tre ragazze.
Queste tre fotografie sono recenti, risalgono a due mesi fa, ad una festa di un loro amico ma non so chi" Alessandro osserva attentamente le fotografie.
"Complimenti, sono tre gemme di raffinata bellezza e direi di una rassomiglianza sbalorditiva, sembrano tre gemelle! Questo complicherà il mio lavoro, ma stia tranquilla signora, tra quattro o cinque giorni avrà il mio primo rapporto.
Una domanda signora Saviani, è ancora innamorata di Enrico?".
"Oh, sì, tantissimo, anche se ultimamente la nostra relazione ha risentito del mio stato d'animo ed il rapporto si è un po' intiepidito, ma credo e spero sia solo una leggera crisi temporanea, Enrico mi ama, lo so!"
"Ancora un'ultima parentesi, poi la lascio andar via. Per il nostro compenso io..."
Ester interrompe sul nascere la questione.
"Non ci sono problemi, non bado a spese e voglio la verità. Le ho preparato un assegno da due milioni, va bene?" Alessandro annuisce.
"Naturalmente a cose fatte il resto!"
Mentre osserva il titolo di credito, Alessandro riprende a parlare.
"Signora, questa è tutta la verità, vero? Non mi nasconde nulla, vero?"
Ester sembra sorpresa. Ma tutti sono capaci di sembrare sorpresi.
"Allora signora, mi farò vivo io. Un'ultima cosa importante che stavo per dimenticare. Saviani è il suo di cognome, vero?" La signora muove il capo in segno d'assenso. "Il cognome di Luigi, è anche quello delle sue tre figlie..."
"Oh, mi scusi Dottor Aspun; il nostro cognome è Ciolli. Arrivederci a presto!"
Nello stringere la mano a Ester, Alessandro scorge nei suoi occhi segni d'insofferenza e di profonda tristezza.
Mentre Rocco accompagna Ester alla porta, Alessandro osserva attentamente le fotografie e gli appunti che ha annotato su un blocchetto.
Non sembra un'indagine difficile pensa tra sé; anzi tutt'altro... dopo un attimo però quel caso che gli era sembrato così chiaro si offusca e quando si alza per raggiungere Rocco e spiegare tutto, i dubbi diventano sempre più fitti.
La vettura guidata da Aspun, percorre una larga strada nei pressi della zona universitaria. La macchina che li precede è un'utilitaria di colore giallo, guidata da una ragazza.
"Sì, sì ho capito Rocco, non gesticolare in questa maniera, altrimenti la tipa si accorge veramente che la stiamo tampinando; in ogni caso non ho potuto far nulla, quella vettura rossa ha curvato all'improvviso, ora rallento in maniera che l'auto torni a guadagnare qualche metro."
Aspun ha una mano sul volante, intanto con l'altra gesticola e cambia le marce.
Rocco osserva la scena con grande attenzione; sulle ginocchia la sua inseparabile Pentax super professionale.
"Questa ragazza sembra la più tranquilla delle tre, vero?" Rocco annuisce.
"Oramai sono sei giorni che lavoriamo a questa indagine, stasera stilerò il rapporto, con tanto di foto allegate e domani convoco Ester Saviani vedova Ciolli per sapere se continuare o chiudere qui, così ci versa anche un altro milione che a noi... guarda; Irene si è fermata al giornalaio, uhm... nulla di che, sembra solo immersa nei suoi pensieri. Devo confessarti, caro amico, che credevo peggio, non è stato un lavoro difficile; inoltre le tre ragazze neanche immaginavano di essere pedinate e questo ha reso tutto più semplice!

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