LA PIÚ GRANDE
ANTOLOGIA VIRTUALE
DELLA POESIA ITALIANA

Poeti contemporanei affermati, emergenti ed esordienti
  Poesie di
Nando Giangregorio

 
Addio, papa Wojtila
 
Nella sofferenza s'è spento il nostro amato Papa Wojtyla.
Fedeli di tutto il mondo hanno gremito Piazza San Pietro,
per rendere l'ultimo saluto al Pastore, all'Amico, al Fratello.
O Papa Santo, sei stato "Un grande" perché hai rafforzato
la Fede della Chiesa, divulgando il Vangelo della Speranza
oltre i confini della terra, e sentiamo già la Tua mancanza.
Tu che amavi in modo particolare i giovani, che avvinti
dal Tuo carisma Ti consideravano come un padre amoroso.
Padre Santo, hai lasciato in tutti noi un vuoto incolmabile,
ma seguiremo il Tuo messaggio di Pace, Amore e Speranza.
Sei stato grande comunicatore e pellegrino sempre in viaggio,
per dialogare con altre fedi, sempre nel rispetto d'ogni Credo,
e perciò sei stato definito: "Artefice d'un passaggio epocale".
Sei stato un Papa moderno e la riforma è nata dai Tuoi hobby.
Sei stato un Papa sportivo: nuotavi, sciavi e monti scalavi.
O Papa Wojtyla, come messaggero di Cristo, Ti sei adoperato
nel richiamare le coscienze alle esigenze della riconciliazione,
guidando così la Chiesa verso una straordinaria modernità, pur
nell'ortodossia.
Ora se n'è andato l'atleta di Dio, l'ambasciatore per eccellenza,
il Papa multimediale, l'oratore indefesso delle folle oceaniche.
E nel dolore, pronunciando la parola "amen" il nostro Papa
s'è consegnato per sempre al Padre, come Gesù nel Getsemani.
Addio Papa Wojtyla, con il Tuo operato hai cambiato la storia
dell'Umanità,
e l'eco della Tua memoria resterà impressa nel cuore dei popoli.
 

 
Frammenti di luce
 
Ahimè! Come un viandante ho percorso aspri sentieri,
per abbeverare la mia anima alla fonte della speranza,
senza mai allentare il freno ai miei instancabili passi.
E un vento gitano soffiava... soffiava forte...
L'eco dei miei lamenti si disperdeva invano in un buio
senza tempo...
Ho chiesto più volte alla luna di non lasciarmi solo.
Sulle pagine dei pensieri miei ho scritto ogni giorno
le mie fobie, le mie incertezze e le mie emozioni.
Ho incontrato spesso il dolore: era sordo...era bieco...
e impietoso m'ha invaso gli arcani spazi dell'anima.
Ho incontrato a un crocicchio una dama di nero vestita,
a lungo m'ha corteggiato, ma ho declinato il suo invito,
perché non era il momento di appressarmi all'oblio.
Ho incontrato l'amicizia con l'alibi del sorriso,
ma in quella suadente apparenza celava solo ipocrisia.
Ho incontrato labili amori, un effimero abbaglio:
ho dischiuso gli occhi e intorno a me c'era un camino
già spento.
Ho incontrato la solitudine e subito l'ho abbracciata:
mi ha condotto per mano in cerca di frammenti di luce.
Ho intravisto in quei foschi sentieri, ove non filtra mai
il sole,
una parvenza di luce, come un lontano miraggio.
Ho pensato: forse domani...
forse domani... sorriderà anche a me.
E ho continuato a seguire i miei passi,
per dirigermi lontano... all'orizzonte,
e respirare finalmente frammenti di luce.
 

 
Il distacco dalla mia terra
 
O mia cara terra natia,
per me fosti assai amara
e con gli occhi velati di pianto
serbo, si, un gran rimpianto
e nessun rancore, o terra del sole,
ma sol nostalgia della mamma mia.
La mia terra è fertile ancora,
ma non c'è più chi la lavora:
son tutti partiti per paesi lontani.
Anch'io t'abbandonai, o terra natia,
ma fu sol per rifarmi una vita mia.
Lungo fu il viaggio...
Più lunga l'attesa...
perchè ero in cerca d'una mano tesa.
A Vimercate emigrai fiducoso:
anche se oberato da fardelli
di frustrazioni, amarezze e delusioni,
nel cuore nutrivo sogni e speranze.
O terra natia,
poco mi hai dato, molto mi hai tolto,
e non per questo da te mi hai distolto,
perchè io ti penso ancora.
O adorata terra del sole,
sento che in me rivivi ancora.
Penso spesso alla mia terra, alla mia gente,
e subito un brivido mi scuote la mente,
perchè ho nel cuore una ferita,
che non si rimargina ancora;
infatti la partenza fu un distacco,
la meta l'esilio.

 

Dalla silloge "La poesia aiuta a vivere" Ed. Montedit 1998

 

 
Il calvario del mare
 
Scorie letali libere fluttuano sull'onda,
che ora, greve, s'infrange sulla battigia.
Il mare è una poltiglia d'inchiostro nero.
Dio mio, chi ha stuprato il mare?
E va e viene la risacca con l'ibrido fardello,
ma ora alta è la marea e più forte il flusso,
che spinge a riva di corpi inerti una moria.
Dio mio, che catastrofe ambientale!
Sgomenti i pescatori ritirano le reti,
imprecando contro quella mano ostile,
che, impavida, ha osato sfidare il mare.
Giorni grami si paventano per loro...
e dal molo assisteranno all'agonia del mare.
Mesto, il gabbiano saluta la fauna marina,
che già rantola nell'amplesso dei marosi,
prima di volar lontano, in cerca di ristoro.
O bianco gabbiano, se vuoi vivere ancora,
libero vola nell'orizzonte che non muore.
 

Dalla silloge "Fantasia nella realtà" Ed. Montedit 2005

 

 
La preghiera del contadino
 
O Signore, abbiamo arato, abbiamo seminato,
ma la terra è arida per la penuria di piogge
e viviamo nell'attesa d'una annata meno grama.
Ti prego, sosta sul mio campo: fiata sulle zolle
e con forza vitale ingravida i semi sparsi,
affinché possano partorire abbondanti messi.
O Signore, per il grande libro della terra,
io Ti ringrazio: leggo e imparo.
So perché una stagione cade e un'altra fiorisce.
Ora che percepisco la Tua venuta
continuo a nutrirmi con la preghiera della vita,
affinché Tu possa far scendere dal cielo,
come rugiada benefica per noi,
grazie e benedizioni sugli aridi campi.
 

Dalla silloge "Fantasia nella realtà" Ed. Montedit 2005

 

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Agg. 10-10-2007