Autori contemporanei
affermati, emergenti ed esordienti
Marco Galvagni
Ha pubblicato il libro
Marco Galvagni - L'arcobaleno
Collana Le schegge d'oro (i libri dei premi) 14x20,5 - pp. 44 - Euro 6,00 - ISBN 88-8356-411-1
Questo libro è stato stampato con il contributo de IL CLUB degli autori in quanto l'autore è 1° classificato nel concorso letterario "Age Bassi - Castiraga Vidardo" 2002 e 5° classificato nel concorso letterario "Olympia - Montegrotto Terme" 2002
- Prefazione
Poesie
Prefazione- Le liriche che compongono la silloge "L'arcobaleno" rappresentano singole parti di un tutto inteso come poesia da fare in modo serio, coscienzioso ed autentico. Impresa non facile direte voi ma nel caso di Marco Galvagni ci avviciniamo ad un esito ottimale.
- Ogni stato d'animo tende ad adattarsi a qualcosa che nasce esternamente o a trasformarlo in funzione della propria natura e quasi sempre gli occhi dell'uomo vedono all'esterno tutto ciò che in realtà è un tormento interiore.
- Il distacco progressivo da tutto ciò che è concreto eleva ad una visione totale e la melanconia latente non potrebbe esistere senza questa elevazione al di sopra del mondo: non c'entrano niente le provocazioni dell'orgoglio o della disperazione perchè è il risultato di una lunga riflessione, di una meditazione, di una dilatazione che supera i limiti.
- Al poeta spuntano le ali e la voglia di toccare il cielo, di essere come aquila regale dominatrice della pianura e sentirsi una goccia di luce nello spazio infinito: un volo in un mondo i cui confini siano inafferrabili, un abbandono illimitato per distaccarsi dal concreto dell'esistenza, un acuirsi del sentimento della propria finitudine. Questa sospensione dolorosa dell'uomo nella vita porta con sé il tormento solitario del pensiero della morte, la percezione che tutto è destinato a sgretolarsi, la visione dell'erosione del tempo satanico ed implacabile.
- Così il poeta sente sulla sua pelle il tempo che muta le cose e cambia le regole che governano la vita dell'uomo, poi raffigura il vecchio contadino che avanza a fatica sul selciato e non può far altro che ricordare la vita lambita da echi di fiabe perdute e la terra lavorata con gli attrezzi di una volta: ora tutto è meccanico ed automatico e gli arnesi sono ormai inutili. La sofferenza estrema nel guardar al passato conduce all'abbandono nel semplice rimirar degli eventi: spettatore sofferente e non più attore vigoroso.
- Allo stesso modo anche il poeta si fa più consapevole e sembra scavare nel dramma dell'esistenza durante il cammino in questo mondo e tra le macerie/corrose dal tempo/tra gli erbosi fossi/e le oscure sterpaglie./Tra gli angoli smussati/ delle pietraie levigate/ dal fluire dell'acqua ecco emergere i ricordi e le parole del padre che insegnava i nomi delle cose in tono sommesso e gentile e si avverte quanto sia triste e solitario l'incedere della vita trafitta dalla dolorosa mancanza.
- Fare poesia è un annegare nell'inchiostro in un'aria di vetro, tentare di dirigere il traffico delle passioni all'ombra di una grande quercia dalla memoria secolare: immagine che riappare altre volte come a significare un'offerta di protezione in questo mondo che è disinteressato alle nostre sofferenze. La coscienza del poeta è continuamente scalfita da un senso d'impotenza e dalla consapevolezza dello scorrere inesorabile del tempo: ormai abbandonato il fanciullino arriva il tempo delle responsabilità, il momento della sofferenza atroce per la perdita di coloro che amiamo quando il dolore è così intenso da farci impazzire, quando ci sembra d'aver perso tutto e la paura si impadronisce di noi nel volger di un attimo: ecco cosa diventiamo, un relitto dimenticato, un essere vivo solo perchè cullato dalle onde.
- Come anima ferita, come uomo trafitto dal fruscio della sterpaglia, come poeta dai sospiranti segreti e dalla cupa malinconia offre immagini ed atmosfere che sono eco primigenia di una poetica del crepuscolo, della quiete infinita, dell'acuto silenzio, degli echi sfiniti: ecco allora foreste cupe, cipressi tremanti, acqua paludosa, terra nera vorace, fiori di vetro, cielo pece, spire tetre del buio, fosche tenebre.
- Ed è proprio per scacciare queste fosche tenebre e godere finalmente lo splendore di un nuovo mattino che nasce la voglia di intonare canti celestiali, di aprire il cuore alla speranza ed attendere fiduciosi la nuova stagione.
- V'è sempre un momento nel quale si ritrova la pace e la quiete interiore ed ecco che il poeta trova finalmente sollievo rifugiandosi presso uno stagno dove il tempo si ferma, dove si può solo lambire l'orizzonte e l'unico contatto sono carezze di rugiada.
- Bagnato d'aurora e immerso nei meandri della consunta giovinezza trova come sostegno la pietra dura e prega di non esser preda di questa terra nera vorace ma di poter aspirare il profumo dei gelsomini in fiore e l'odore di legno, rivivere le magie infinite di atmosfere conosciute, la simbiotica armonia di un uomo cheto e gentile che canta la sincerità.
Massimo Barile
Poesie
a mio padre
- L' ARCOBALENO
- Annego nell'inchiostro
- la seta che avvolge
- il mio sonno
- tra voli notturni
- di pipistrelli e schiamazzi
- mattutini delle lavandaie.
- In un'aria di vetro
- cerco di dirigere
- il traffico delle mie passioni
- e, lasciandomi lambire
- dalla brezza amica,
- mi riposo all'ombra
- della grande quercia
- ascoltando canzoni di ieri.
- Il tempo, intanto, immemore
- delle mie sofferenze,
- ambisce solo a spargere
- la mia cenere dolce
- nell'armonia dello spazio remoto
- dove le stelle
- per noi son morte
- e non c'è un arcobaleno
- che, dopo le vicende della vita,
- si stagli nel cielo turchino e muti
- la nostra essenza
- dall'ombra alla luce.
- UN VOLO DI RONDINE
- Il meriggio
- consolerà il mattino
- per aver trascorso
- frammenti del nuovo giorno.
- Se qualcuno ricorderà l'alba
- sarà tempo di quiete sfumato,
- ricordo lambito da echi sfiniti,
- candido pallore che quasi
- richiama il colore del crepuscolo.
- Dimenticato
- è ormai il mattino
- in una fitta pioggia di speranza
- ch'ha permeato il meriggio
- d' un'apparenza vespertina.
- Il giorno regalerà
- alla notte rose di seta
- e verrà il tempo dei vizi,
- il tempo dei rimorsi
- e sarà la foglia
- d' una pianta appassita
- ad ondeggiare ed insegnare
- che anche nel vuoto
- di piombo del silenzio
- l'inchiostro sinuoso si agita
- e traccia graffiti d'amore.
- Udendo gli schiamazzi
- di quattro ubriachi che cantano,
- dolcemente m'assopirò sotto
- un'arcata di cielo lattiginoso.
- Porrò a tacere le membra assonnate
- in una notte dove la luce delle stelle
- illumina un uragano di passioni.
- All' alba sarà un volo di rondine
- ad illanguidire d'amore gli alberi,
- aprire il cuore a vagiti di speranza
- e concedermi l'attesa della nuova stagione.
- IL BOSCO
- Il bosco ombroso appare vuoto
- come i calici all'alba.
- Costruito di cristalli di legno
- e piante multiformi: querce
- dalla memoria secolare
- e filari simmetrici di pioppeti.
- Le radici sono d'avorio.
- Le frequenti piogge hanno
- ubriacato i rami di felicità:
- l'arsura resterà ignota e le fiamme
- si chiuderanno come un ostrica di luce
- nella notte fresca e silenziosa.
- La selva oscura continuerà
- a trascorrere cupa i suoi meriggi:
- questa canzone tenterà
- di catturare i suoi sospiranti segreti
- e noi, con volontà d'acciaio, ne continueremo
- ad esplorare le profonde e vergini grotte.
- Coglieremo, estasiati,
- notti di luna e gigli; aspireremo
- il profumo dei gelsomini in fiore
- e gusteremo lo splendore
- delle sue pianure sterminate
- e lo stupore sovrastante del mondo astrale.
- Alla fine sarà il bosco stesso
- ad armonizzare la sua musica primigenia
- in risonanze di legno forgiate
- per stringere con noi ospiti
- un nodo di candida fiducia.
- IL CONTADINO
Trascinandosi penosamente sul selciato e cercando a tentoni la luce, riuscendo a stento a togliersi vecchi scarponi da lavoro, avanza a fatica il contadino nella sua casa. Si tuffa con la memoria nel passato ed intravede un giovane arare con fiducia la terra ed attenderne con impazienza i virgulti. Ora tutto è meccanico e si risolve in gesti meramente automatici. Urla una voce dal paese squarciando le tenebre: "Lascia perdere il contadino!" Ma io vedo ch'egli si contorce nel suo letto ricordando una vita leggendaria e dissipata, lambita da echi di fiabe perdute nel tempo. Sogna l'uomo giovane che rimodellava la terra coi suoi attrezzi nuovi: ora tutto è arrugginito, consunto e sbiadito dall'implacabile incedere degli anni che han solcato di rughe anche la sua amata. E presto ricomincerà una nuova giornata per lo stanco contadino che ormai, nella sua vita di sofferenza intrisa, non ambisce altro che riguardare il suo passato e, con un groppo alla gola, rimirare il flusso degli eventi.
- LA VITA DEL MONDO
Nell'aria bianca e brumosa il fiume trasporta te, mio gorgheggio d'amore e l'acqua scorre lieta, piena di sole. Viene l'illusione dell'aurora e la tenerezza svanisce nel deserto delle nostre emozioni mentre tu mi sussurri la tua canzone dolce e gentile anche quando l'acqua diventa greto nudo; è in un deserto di sentimenti che lieve baci l'aria mentre anche la luna, preziosa compagnìa notturna, è svanita come il petalo d'un fiore reciso. Al giunger delle fosche tenebre s'affacceranno su di noi i mille occhi delle stelle e noi poi su cuscini d'erba ci apparteremo mentre dormiranno gli alberi delle foreste cupe. Sanciremo così la trama fitta del nostro amore con quest'amplesso che è la vita del mondo, la storia della sua anima, la coscienza di mille teste che spunteranno ovunque e riempiranno d'oro le speranze del pianeta.
- LO STAGNO
- Là nello stagno
- saltano sparute ranocchie
- e l'acqua è paludosa e cheta
- sotto un cielo di stelle.
- Nei sentieri dell'aria
- lo stagno chiede
- solo una pioggia di baci
- e quando la sera
- vedi tremare i cipressi
- dove si dondolano gli usignoli
- ascolta gli acuti gialli
- dei canarini.
- Allora capirai
- perché, anche nelle sere
- dove splendono rubini
- e diamanti, presso lo stagno
- è comodo rifugiarmi.
- Lì il tempo si ferma
- e con lo sguardo
- posso solo
- lambire l'orizzonte
- mentre i miei piedi
- si abbandonano
- a carezze di rugiada.
- L'ORGOGLIO DEI VIVI
(a mio padre)
- Ascolta l'impalpabile
- ritmo del tempo:
- sarai pronto nell'ora
- dell'agonia
- e sconfiggerai le tenebre
- con la forza del silenzio;
- quella forza
- che, tenace, attraversa i secoli
- e fa risplendere
- con gran fulgore
- il mistero cui t'avvicini.
- Scaccerai
- l'orgoglio dei vivi
- con la promessa dell'eternità
- e solcherai la vicenda dolce
- della tua vita
- penetrando il buio
- con la tua scorza di diamante.
- Vivrai il tarlo che rode
- la tua coscienza scalfita
- da un senso d'impotenza
- con l'onore dell'età,
- stinta come quel lenzuolo
- di lino che pare scacciare
- il freddo dell'abisso
- ed io ora, padre, oso
- accarezzare la tua fronte
- imperlata di sudore
- che, in una memoria di bambino,
- conservo ancora vergine di rughe.
- LA NAVE
- Nelle arruffat sterpaglie
- dove i ragazzi
- s'inseguono, giocano
- a nascondersi, fanno gazzarre
- ho lasciato d'incanto
- il fanciullino ch'era in me.
- È sovvenuta la stagione
- delle responsabilità.
- "Guarda la tua sorellina,
- ormai sei un ometto!" -
- mi si diceva da sopra le balze.
- Poi mia madre è morta
- ed io, quanto ho pianto,
- ancor oggi non riesco a dirlo.
- "Siam rimasti soli" - mi sussurrava
- mio padre dinanzi al focolare.
- "Ora devi crescere, aver cura di te" -
- mi mormorava con un groppo
- alla gola, le mani tremanti.
- Io ho perso tutto nel volger d'un dì.
- Attonito di fronte a tanto,
- con la paura dentro, in fondo alle viscere,
- son partito per altri lidi, porti lontani.
- Ora la mia vita è la nave.
- La mia vita è il mare.
- È l'America.
- Se volete, giudicatemi.
- Se, invece, preferite soprassedere
- lasciatemi lì, impegnato
- a lucidare ponti ed ottoni.
- Lasciatemi lì, come un relitto
- dimenticato, un essere vivo
- solo perché cullato dal rollio
- e dalle strane capriole delle onde.
- I RICORDI DELLA NOTTE
- La notte scendeva lieve
- mentre gli usignoli
- già covavano
- i trilli dell'alba.
- Gli uomini rimiravano
- lo splendore
- delle tue spalle nude
- ed io mi nascondevo
- giù nell'aranceto
- dove le api operose
- lavoravano a ritmo serrato.
- Dovevo portarti in dono
- un cuore
- che si riempirà d'amore
- e un mare d'acqua,
- dove si rifletteranno
- creature argentee.
- Tu, alla fine, mi restituirai
- una conchiglia
- tra le lenzuola del letto
- ed io m'assopirò
- sotto la brezza leggera
- con le quattro foglie dei pioppeti.
- Sarà questa canzone
- ballata nell'ombra,
- nel crepitio flebile del focolare,
- a destare in me nuova speranza
- e a fendere lo specchio
- in cui si fondono i nostri ricordi.
- SCENDE UNA RARA CALMA
- Quando il pomeriggio
- assolato si spegne
- ed il sole rosso fuoco
- si tuffa nel mare all'orizzonte,
- scende una rara calma
- e s'affacciano i fantasmi
- della notte mentre
- per la campagna
- regna il silenzio.
- Aleggia fra i prati
- un'irreale quiete
- e sono diademi di stelle
- nel cielo pece
- ad indicarmi la via maestra.
- Io, confuso, disilluso,
- mi perdo dentro di te,
- padre,
- ed è il tuo ricordo
- a forgiare le mie speranze
- e le velleità dei miei sogni.
- Ora, ormai rapito,
- dileguo nella magia
- delle tenebre la memoria di te,
- padre,
- che m'hai lasciato in eredità
- il senso delle cose e della vita
- ora che gli oggetti perdono
- forma e significati e già
- si sta colorando di sale
- la mia chioma un tempo dorata.
- Per leggere alcune poesie
Per leggere l'opera vincitrice al concorso Age Bassi 2000- Per leggere "Le note della vita" 5° class. al Premio Poeti dell'Adda 2002
Per leggere l'opera 5° classificata al Premio Olympia Montegrotto Terme 2002
Per leggere l'opera 5° classificata al Premio Fonòpoli - Parole in movimento 2001/2002
Per leggere l'opera 6° classificata al Premio Città di Candia Lomellina 2001
Per leggere l'opera 1° classificata al Premio Age Bassi - Castiraga Vidardo 2002
Per leggere la prefazione del libro "L'arcobaleno" e alcune poesie- Per leggere la prefazione del libro "Nel labirinto"
- Per leggere alcune poesie del libro "Nel labirinto"
- Torna alla Home Page
- Se desideri acquistare questo libro e non lo trovi nella tua libreria puoi ordinarlo direttamente alla casa editrice.
- Versa l'importo del prezzo di copertina sul Conto Corrente postale 22218200 intestato a "Montedit - Cas. Post. 61 - 20077 MELEGNANO (MI)". Indica nome dell'autore e titolo del libro nella "causale del versamento" e inviaci la richiesta al fax 029835214. Oppure spedisci assegno non trasferibile allo stesso indirizzo, indicando sempre la causale di versamento.
Si raccomanda di scrivere chiaramente in stampatello nome e indirizzo.- L'importo del prezzo di copertina comprende le spese di spedizione.
- Per spedizione contrassegno aggravio di Euro 3,65 per spese postali.
- Per ordini superiori agli Euro 25,90 sconto del 20%.
PER COMUNICARE CON L'AUTORE mandare msg a clubaut@club.it
Se l'autore ha una casella Email gliela inoltreremo. Se non ha la casella email te lo comunicheremo e se vuoi potrai spedirgli una lettera indirizzata a «Il Club degli autori, Cas. Post. 68, 20077 MELEGNANO (MI)» contenente una busta con indicato il nome dell'autore con il quale vuoi comunicare e due francobolli per spedizione Prioritaria. Noi scriveremo l'indirizzo e provvederemo a inoltrarla. Non chiederci indirizzi dei soci: per disposizione di legge non possiamo darli.- ©2001-2002 Il club degli autori, Marco Galvagni
- Per comunicare con il Club degli autori: info@club.it
Se hai un inedito da pubblicare rivolgiti con fiducia a Montedit
IL SERVER PIÚ UTILE PER POETI E SCRITTORI ESORDIENTI ED EMERGENTIHome club | Bandi concorsi (elenco dei mesi) | I Concorsi del Club | Risultati di concorsi |Poeti e scrittori (elenco generale degli autori presenti sul web) | Consigli editoriali | Indice server | Antologia dei Poeti contemporanei | Scrittori | Racconti | Arts club | Photo Club | InternetBookShop | Agg. 22-11-2002