LA PIÚ GRANDE
ANTOLOGIA VIRTUALE
DELLA POESIA ITALIANA

Poeti contemporanei affermati, emergenti ed esordienti
Marco Galvagni
Ha pubblicato il libro
Marco Galvagni - Nel germoglio vergine
 
 
 
 
 
 
 

Collana Le schegge d'oro (i libri dei premi) 15x21 - pp. 56 - Euro 6,70 - ISBN 88-8356-520-7

Prefazione
Poesie


Prefazione
In questa nuova e raffinata silloge di Marco Galvagni v'è una lenta ricostruzione delle geometrie della vita attraverso una serie di risposte sul senso della vita, dopo aver solcato i mari tempestosi dell'esistenza, interamente illuminata e sapientemente costruita con la solita ed ormai riconosciuta acutezza.
Il suo sguardo scrutatore spinge il corpo ad osare infinite navigazioni dopo aver abbandonato le torri d'avorio della giovinezza ormai diventate cenere da calpestare e cibo per famelici avvoltoi: egli è ora un uomo che fugge dalla gabbia e si avventura oltre la polvere del tempo, un cavaliere del nulla che combatte il male oltre ogni orizzonte, un cuore ferito che sotto un cielo illuminato in un notturno tripudio sente sulla propria pelle il fluire lento ed inesorabile della vita.
Ecco allora che districa la matassa dei ricordi per ricercare un nuovo sussulto in questo deserto di sentimenti e mentre affronta coraggiosamente la sua missione si rende conto che è necessità ed urgenza ricercare disperatamente una emozione che lo spirito sia ancora in grado di offrire.
Allora il suo linguaggio si fa penetrante e innalza la sua parola ghermendo (il fluire della vita con un uncino d'avorio), aggrovigliando (i pensieri), dissolvendo (l'alone di morte), inebriando (la speranza d'amore), scompigliando (il vento della vita), carpendo (le spirali silenziose del divenire), dilatando (la polvere che scivola tra le dita come la vita), ed infine anelando (la sete di verità).
Il suo progetto è una riserva di simboli, la sua poesia assiste ad uno sgretolamento della memoria che non è mai rimpianto e conduce ad una visione che nasce da un impeto lirico, da un gesto poetico dopo un naufragio, e va oltre le immagini del presente, della mera constatazione del poeta: tutto risulta significante all'interno di questa linea di scavo e dominante diventa l'invenzione verbale che rende il linguaggio ricercato e raffinato.
Risulta facile riscontrare nelle poesie l'esito di una maturità della sua voce che sa fondere un canto lirico ed evocativo nel contempo: cielo tetro/tetra solitudine, buio pece/sera cupa torva oscura, sacre spoglie/stantìe presenze, giorni muti /muti sentimenti, aria brumosa/anima triste, otre di lacrime/nenia solitaria, polvere/dolore /cenere, occhi di smeraldo/silenzio di diamante, echi metallici/echi sfiniti/echi di dolore.
E finalmente come uccello da voliera aspira ad una ventata di vera libertà dopo una lotta continua per scrollarsi di dosso il fango sedimentato dalla vita che ha tarpato le ali ed ha inibito al volo libero; per squarciare la tela imbrattata dalle paure e trovare al di là emozioni appaganti, per tagliare la subdola rete nemica che imprigiona e raggela ogni velleità e con le residue forze cercare di divincolarsi per non essere più prigioniero delle infide maglie della rete: fendendo sciabolate in un diabolico urlo.
Finalmente ritrovarsi e cercar la pace, quella quiete ormai rara, la magia di una notte che regala sogni e rinnova incantesimi: goire nel dipanare la tela, ghermire il nemico, disperdere il traffico delle passioni, assaporare l'umano desiderio d'elevazione.
 

Massimo Barile

 


Nel germoglio vergine


NEL GERMOGLIO VERGINE
 
Nel germoglio vergine
d'una manciata di grano,
nel mantello odoroso
del micelio
nel suo crescere,
nei campi appena arati
che preannunciano
un nuovo raccolto
ti miro e ti rimiro, vecchio,
e porto con me
l'estatico esilio
delle tue conoscenze.
Dove si succedevano
le stagioni
ora la sera s'è fatta cupa
ed io invoco il cielo
affinché a te, vecchio,
sia resa in buona pace
quella tranquillità
che ti spetta
e tu sia di nuovo
padrone del tuo quieto
senso del vivere,
in modo che riluca
come un argenteo monile
lo splendore
della tua immemore memoria.
Potrai così,
fendendo covoni di nebbia
in un nuovo mattino,
ricostruire le geometrie
della tua vita raccogliendo
ghirlande di luce lasciate
lungo il cammino.

IL CIELO
 
Ho creduto, un dì,
che il cielo
fosse solo per me
illuminato
in un notturno tripudio,
le stelle solo per me
dispiegate
nei loro diademi.
Ma ora,
quando l'aria bruna
delle tenebre solo mi sfiora,
vivo
permeato di tetra solitudine
e non mi sento più
il prescelto,
il predestinato,
ma solo due occhi,
come milioni, miliardi di altri
che scrutano l'immensità.
La notte intanto nasconde
i malvagi, le montagne placide
o il mare appena increspato
ora che come una fiaccola
senz'aria
si stanno estinguendo i miei giorni
e a tenermi vivo
non resta che la forza di porre
domande all'ignoto
e caricare sulle ruvide spalle
la nostra storia umana
intrisa di polvere e dolore.

IL MARE DELLA VITA
 
Le spade brandite
nella nostra giovinezza
si son troncate
in sogni d'artista
ottenebrato da malvagie illusioni.
In mezzo alle boccette
piene di desideri bambini,
intravedevo
la meta della vita,
la speranza vera
che m'inebriava dandomi
il coraggio di lottare.
Ma poi le torri d'avorio
della giovinezza
son diventate cenere
da calpestare e cibo
per famelici avvoltoi.
Così, come il re d'un luogo
ricco e potente che s'annoia
degli inchini servili,
ho preso la sorte
mia barcollante
nella luce alta del giorno
e, ghermendo la linfa vitale
d'ogni pianta del male,
ho osato solcare
il mare della vita
ebbro d'acri profumi
come quel vecchio pirata
che s'aggancia al nemico
e non molla la presa
o il leggendario pescatore
che trattiene la sua balena
e ne attizza il supplizio.

I FIGLI DELLA GUERRA
 
Anni tremanti
appesi ad una foglia
su per il vorticoso dedalo
dei sentieri della vita.
Baci screziati di viole
sussurravano amore
fra teneri abbracci
e complici carezze.
Ora,
noi figli della guerra
ascoltiamo l'eco dei silenzi
dei cuori stranieri
e, intrisi di tristezza,
vaghiamo nella luce fatua
della brughiera
incendiata dalla battaglia.
Poi,
quando finalmente s'immolerà
l'animo nostro schiavo
della sete amara del potere,
non annasperemo
più naufraghi nelle impervie trincee
ma scacceremo complici
l'orrore
con una promessa di pace
che diventerà,
nella nostra oasi di quiete,
oro fuso
d'amore tramato fitto.

IN UN SOL DI'
 
A volte
scompaio dalla scena
e sono come un cigno
che fugge dalla sua gabbia:
i piedi nudi,
le braccia gelate,
un refolo di vanità che fa vivere.
I miei occhi
sono pozzi di milioni di lacrime
che scendono
come metallo fuso;
m'è caro il ricordo delle gaggìe:
il cielo un incanto,
la nave che magica solcava
un mare senza scia
e tutto era avvolto
da montagne di nebbia
che suscitavan paura,
un alone di morte inafferrabile.
Un giorno porterò tutti
attraverso lo spessore
della mia terra e delle mie rocce
e mostrerò la baita della valle ombrosa
forgiata col mio sudore.
Voi mi potrete restituire
solo una stilla di stupore
e, alambiccandovi sui come e i perché,
donarmi infine la vista acre
delle vostre menti dubbiose
poiché non tollererete,
tra gli echi confusi della folla,
ch'io abbia costruito, in un sol dì,
il mio orgoglio, il mio dolore, la mia gloria.

I BINARI DELLA VITA
 
Ghermendo
i binari della vita
dissolvo
in matasse
di polvere fine
l'universo delle mie paure.
Gioco a nascondino
con la notte
ed ebbro solco
radure ombrose,
dove passa felpato
solo il passo del giaguaro.
Vivo
disegnato nelle forme del mondo
e getto il cuore,
in simbiosi
con la moltitudine degli eventi,
oltre l'ostacolo di carta
tracciando segni criptati
sul chiaroscuro
d'una tela divina.
Mi sento libero
d'inebriarmi delle valenze terrene
e scruto dall'alto
i pensieri del mondo,
così come il falco
individua rapace le sue prede.

IL PRODIGIO DIVINO
 
Ci sono pochi angeli
che come te cantino nelle tenebre
ricordi tristi e dolci
della nostra vita
incendiata d'amore.
Al loro suono,
sospireranno spirali di viole
nel verdeggiante sottobosco
e presto si brucerà la notte.
Appena prima dell'alba
si scolpiranno
nel mio cuore lettere d'avorio
che, mute, ti supplicheranno
di non lasciarmi solo
nel circo azzurro della vita.
Allora,
amore mio dai riccioli d'oro,
come gli uomini dal tono duro
che domano puledri bizzarri,
ti chiederò di restare,
volendo ascoltare chiara,
tra odori di pini ed erbe,
la tua voce d'usignolo
che mi canta il prodigio divino
di te che ami, vivi e speri
prima che si spenga inesorabile,
in una celeste armonia,
il soffio di luce del tuo spirito dolce.

MILANO
 
Ebbro di luce
ritaglio dalla città
coriandoli di felicità.
Com'è dolce Milano
e come amari, invece,
sono i miei ricordi.
Com'è grande Milano
e come sa trovare
un piccolo copricapo
per ognuna delle stelle
che in essa troneggiano.
Com'è dura Milano
con chi non ama la vita
e sciatto si butta via
tra il baluginio delle
luci d'ogni sua notte.
Com'è bella Milano,
città dall'aria di piombo,
dal cuore di pietra,
ma paradiso
degli sguardi innocenti
appena usciti dal limbo
delle loro piccole culle.
Milano,
sei la mia vita sinora.
Milano. Ti amo e ti temo.

MIA GENERAZIONE
 
Mia generazione,
dissipata nelle notti
affamate di giochi,
assetate di risa
in un baluginio
che moriva
lungo le strade
le prime luci del mattino.
 
Mia generazione,
figlia della dottrina
d'una tribù selvaggia,
le braccia al cielo,
il candore d'una lacrima
che reclama vittoria,
il pallore d'un troppo
speso male anelito di gloria.
 
Mia generazione,
un po' timida
ma assai vorace,
famelica predatrice
disperata, intenta
a catturare ricordi
con una fantomatica
ed allucinata ragnatela.

I SENTIERI DEL CUORE
 
Asciugo le mie lacrime
spiegando le ali
nel vento della vita.
Un vento strano,
in cui non c'è traccia
d'uccelli feriti, un vento
che ricompone le note dell'anima
e mi lascia occhi fasciati
pieni di nubi.
Risorgeremo in una luce argentea
quando le spirali d'acciaio
del divenire lo consentiranno.
Poi tutte le porte dell'amore
si apriranno e lasceranno
passare l'acqua nera
delle pozzanghere del passato.
Allora noi cavalieri del nulla
combatteremo il male
con spade d'acqua
e verrà il tempo dei girasoli,
un frinire di cicale ininterrotto:
noi ce ne andremo per la strada
che porta fuori
dai sentieri del cuore
e le nostre pupille
non avranno orizzonti,
mentre all'alba
sarà un tremore di stelle
a destarci e farci
scendere dalla luna
giù per le montagne nude.




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Ins. 11-07-2003