LA PIÚ GRANDE
ANTOLOGIA VIRTUALE
DELLA POESIA ITALIANA

Poeti contemporanei affermati, emergenti ed esordienti

 

Poesie di 
Marco "Red Eagle" Cinque

 
Dal volume inedito di poesie e immagini Civiltà cannibali, l'introduzione e alcuni testi tratti dal capitolo finale: Parole in cerca di sé.

Introduzione
 
È responsabilità di chi scrive fare in modo che il lettore non resti un estraneo esecutore dell'ascolto, un contenitore da riempire con parole e versi.
Civiltà cannibali raccoglie tre anni di sguardi nel nostro tempo ma, se avessi potuto, avrei fatto qualcosa di diverso da quello che appare solo un piccolo, consueto libro.
Se avessi potuto sarei tornato indietro, nei vissuti ancestrali, fino al giorno in cui la poesia era ancora meravigliosamente "analfabeta", quando era di tutti e per tutti, splendidamente contaminata con le altre forme espressive, sapientemente mescolata con ciò che cresceva dentro e attorno a noi.
Se avessi potuto sarei tornato di nuovo in questo tempo per andare oltre e tornare di nuovo, fuori dalle gabbie materiali e virtuali che dividono e ci dividono, fuori dalle costrizioni degli stili, dalle catalogazioni, dai generi di appartenenza, dai compartimenti stagni progettati per sentirsi soli tra gli altri.
Se avessi potuto, in questo libro ci avrei messo anche la voce, i suoni dei flauti, marranzani, didjeridoo, i ritmi delle percussioni (strumenti della terra), le immagini, le movenze, gli occhi che si incontrano e ancora di più... E non avrei lasciato che le parole restassero qui come sono, disposte in bella fila su pagine silenziose.
Auspico perciò nuove direzioni, strade, opportunità verso una riunificazione di tutto ciò che usiamo chiamare "arte". Un ritorno alle origini della creatività per chiudere il cerchio col futuro e ancora per aprire la speranza ad un'altra poesia possibile...

 
Il foglio
 
amo perdermi
in questo rettangolo verticale
così bianco
fuorviante
amo l'istante
che precede la sillaba nascente
come una prima goccia di pioggia
cadente
senza sapere se sarà breve
oppure scroscio abbondante
o ancora diluvio incessante
 
amo ritrovarmi
in vesti inaspettate
come ancora amo perdermi
di nuovo
 
amo le curve
i pinnacoli
gli sprofondi d'ogni parola
e d'ogni parola amo il canto
il ritmo scaturito dall'ignoto
 
ma ancor più amo la non-parola
non-scritta
tra una parola e l'altra
quel suono magico che chiamano
silenzio
 
così
come negli ultimi segni
preda dell'incanto lasciati cadere
cingendo d'assedio
lo spicchio di foglio restante
amo tacere...
 

(Sperlonga, luglio 2002)


Di chi è la poesia
 
splendida accademia
la vostra
costruita su architetture di vocali
cupole di consonanti
arcate di frasi
colonnati di periodi
volte di paradossi
capitelli di neologismi
 
splendida accademia
la vostra, sì
ogni cosa al suo posto
col prezzo di copertina
che sempre risarcisce cotanta abilità
e il vostro curriculum
stordisce come un colpo d'inganno
come un cupo presagio che ingoia
 
nessuno è padrone della poesia
dobbiamo capirlo
siamo solo in prestito al recepire
in attesa di essere
attraversati
invasi
un filo che conduce elettricità
 
quando una canzone, una prosa
si impadronisce di te
quando la coperta del cielo e
lo scorrere del ruscello
si trasformano in parole
sii onesto e ammetti di esserne solo
un portavoce
 
quando la guerra ti lacera
e ti opponi con l'amore
quando l'amore ti lacera
e non sai come opporti
quando i tuoi scarabocchi per descrivere
seguono ubbidienti il loro corso
ammetti di essere un portavoce
 
è la poesia che ti sceglie
come un'apparizione sacrale
un sogno
un'estasi
una visione
è sempre lei che ti sceglie
e tu sei un portavoce
 
si dice dei grandi poeti
professionisti della parola
artisti che intrecciano versi
ma nessuno
nessuno è padrone della poesia
nemmeno chi la scrive
e allora
togli quella maledetta firma
e cancella i diritti di proprietà...
 

(Roma aprile 2002)


L'addio
 
prendimi prigioniero, poesia
afferrato tra labbra dischiuse in bacio
in un morso rabbioso
un sussurro avvolgente
un urlo che lacera
una carezza
uno schiaffo
 
ma le parole fuggono via
...aspettatemi!
corrergli dietro
chiamarle, sparpagliate
nascoste
supplicarle di non perdersi
non perdermi
 
tienimi prigioniero, poesia
tra queste sbarre di libertà
in questi occhi che leggono
immersi
nei profumi di mimosa e citronella
nella puzza di putrefazione e di morte
nell'attimo che aspetta da sempre
senza nessun appuntamento
 
ma la storia cambia
nella bocca di chi la racconta:
è la guerra necessaria
è la pace ingiusta
è la fame nel mondo che non sono fatti miei
è la disperazione vissuta come l'ultima speranza
 
lasciami prigioniero, poesia
ancora
in una malattia di parole che inseguono
circondano, assalgono
divorano, come corvi multicolori
abbattuti sopra un cadavere che giace
spolpato
in una sgangherata prosa
 
nello stesso momento
combatto e mi arrendo, assieme
un esperimento di consapevolezza
finito
nel dubbio assassinato per sempre
e strabordando nell'ultimo canto chiamato civiltà
mi estinguo
 
...guardo, e vedo qualcosa sbiadire
come un soffio fugace
uno scoppio senza suono
un'ombra abbagliante
forse un sogno stanco di tutta questa realtà di merda
oppure è solo la poesia
la poesia che si allontana...
 

(Roma, settembre 2002)


Parole altre
 
le parole
si vestono del senso
che gli vogliamo dare
e da sole
non bastano
non bastano mai
 
nel mondo che cerco
anche gli storpi
e i muti
scrivono
e raccontano poesie
 

(Roma, agosto 2002)


Pelle
 
...potrei scrivere poesie
anche se non esistessero parole
 
riuscirei ad ascoltare il suono
in tutte le sfumature
del silenzio
 
saprei rinunciare al disfacimento
del più inimmaginabile
dolore
 
ma
non sopporterei mai l'assenza
della tua pelle
scorrere sotto le mie carezze
 
nemmeno se il cuore imparasse
a pensare...
 

(Roma, agosto 2003)


Il viaggio
 
non abbiamo
niente
da raggiungere
noi
siamo la strada
 

(Roma, marzo 2001)



 
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Ins. 10-09-2003