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LA PIÚ GRANDE
ANTOLOGIA VIRTUALE
DELLA POESIA ITALIANA

Poeti contemporanei affermati, emergenti ed esordienti
  Poesie di Graziella De Leo
Errante
 
Liberi orizzonti tu vivi,
il tuo cammino non lascia traccia,
attraverso città di cemento e verdi prati,
tu passi, ma poi svanisci come il vento.
 
Tendi la mano scarna e tremante
al frettoloso passante avvolto nel pensiero.
 
Ecco ti fa il suo dono "ti guarda"
il tuo gesto invade il suo cuore,
or di tenerezza, or di crudeltà;
ti rattrai, sfuggi il suo sguardo,
non chiedi nulla, attendi la sua pietà.
 
Non invochi mai la fortuna,
un amore, non hai un amico,
non ricordi chi eri, il tuo passato,
solo il vortice dell'aria accarezza
il tuo viso senza attendere il tuo invito.
 
La notte nel cielo stellato, mare di cristallo,
i tuoi occhi s'affondono in quell'immensità,
la malinconia fugge da te, sei anche tu
una piccola stella, fai parte di lui
è la realtà della tua vita di errante
che un nome non ha e nessuno mai la ricorderà.
 
 
Una ciotola
 
Una ciotola di grano eran i miei sogni,
ma ora, ad uno, a uno, si son dispersi nel
campo della vita.
Non li vedo più brillare al sole degli
anni verdi, ormai tanti inverni son passati
su di loro, coprendoli senza pietà.
 
Incertezze, desideri, illusioni, non più
li rammento, son tutti svaniti nel vortice
della realtà, che ogni giorno ci avvolge,
lasciandoci aridi di felicità.
 
Ora raccolgo gli ultimi chicchi rimasti
al sole del tramonto, mi paron ancora
immensi per gli anni futuri, son gli ultimi
sogni rimasti, anche se il tempo li disperderà.
 
Tremo, la paura mi assale, nell'anima il
sole della vita, non più mi riscalda, i sogni
della mia mietitura, per un destino ingrato
svaniscono anch'essi, nel nulla del passato,
lasciandomi solo con un'amara realtà.
 
 
Mattino di guerra
 
Giungi senza un perché,
ti svegli, odi boati, spari, urli,
ti chiedi:
"chi non ti ama, chi ti odia"
non sai perché.
 
Il tuo nemico, non l'hai mai visto,
non lo conosci, si nasconde, stermina
chi incontra sul suo cammino.
 
Ora morte e silenzio ti circonda,
t'accanisci contro il primo che incontri,
"è un nemico"
Uno sguardo di terrore ti implora di
non sparare, trema la tua mano armata,
ma s'alza su di lui: "spari, spari,
all'impazzata, anch'esso doveva morire
senza chiedere il perché, pensi tutti
dovevano soffrire.
 
Il sole s'alza, quel mattino come tanti
altri se ne va, ti tocchi, sei vivo,
ma il tuo cuore niente ormai lo
riscalderà.
 
 
Ignoto
 
Avevi giurato devozione alla Patria un dì passato,
ma ora sei lì, disteso sul freddo asfalto,
ed il tuo nome sarà poi circondato da un verde prato.
 
Hai le braccia distese non verso il cielo,
ma verso la terra, come per sdegno, del mal che
ti circonda, ma tu non lo puoi più fermare,
ma sol lasciare ad un'altro il tuo desiderio
che il mondo si potesse cambiare.
 
La gente passa, ti guarda incuriosita, forse ha paura,
sgomento, lasci nei loro cuori un vuoto,
forse si sente un po' impietosita.
 
Ma è solo per un attimo che prova quei sentimenti,
altre cose, attiron la loro attenzione, e tu,
farai parte solo di futili argomenti.
 
Solo un volto, verso di te chino, inondato di
lacrime, nascerà una ruga profonda, e solcherà
per sempre quella fronte, come un'onda del mare,
e nessuno mai più potrà cancellare.
 
Quella sarà l'unica cosa, a dimostrare, che lei
ti ha amato, e t'ha perduto, per un'ideale, che
non aveva mai creduto, che la felicità ti
potesse dare.
 
Dal ciel comincian a cader lente poche gocce,
par che s'associan a quel pianto, ed un lenzuolo
bianco, copre le tue spoglie, poi ti portan via,
come un'esile foglia che l'autunno aveva stroncato.
 
Or lì sull'asfalto ormai bagnato, rimangon solo pochi
petali schiacciati, dai fiori che una mano gentile
aveva lasciati.
 
Passon l'ore, il traffico si è avviato, nulla più
di te è rimasto, ora fai parte del passato, ed un
trafiletto in una pagina di un giornale, sarà
da nessuno notato.
Si porterà il tuo nome, il tuo coraggio,
ma ben presto dimenticato.
 
 
Il pentito
 
Parli, parli, con occhi bassi, con voce mesta, son nomi
di mafiosi vivi o morti, che tu fai, di vittime
innocenti che ricordan le crudeli tue gesta;
ti senti un attore che recita la sua parte,
una parte, cruda triste e funesta.
 
Parli, parli, fai credere a chi t'ascolta che il rimorso
t'assale, ma sarà poi vero? È forse solo un ricatto
perché sei un carcerato, che hai fatto solo del
male, non un eroe che dalla guerra è ritornato e
vuole tutto dimenticare.
 
Parli, parli, è un discorso che nei giorni di prigionia
t'eri preparato, e pare quello di un deputato,
sicuro che con le sue parole, e la pubblicità, un
seggio glielo avrebbero senz'altro assegnato, anche
se forse avuto con la viltà.
 
Parli, parli, ora, anche se non son più solo quattro mura
ad udirti, ma tanta gente, ti senti soddisfatto, e
non pensi a chi non ti potrà mai perdonare, anche
se sei quasi libero, e non hai più nulla da scontare,
ma solo da ricordare.
 
Parli, parli, di giustizia, di onestà, come se solo ora
conosci quelle parole, ma tu le usi per darti notorietà
e forse molto presto li dimenticherai e allora né
conoscerai delle nuove, che male userai.
 
 
L'amicizia
 
I tuoi occhi sono tristi, troppe cose inumane hanno
visto, per la tua tenera età.
Hai fame, sei solo, intorno a te la guerra ha lasciato
solo miseria e squallore.
 
Ecco che tra quelle case abbandonate mentre t'aggiri
vedi in un cesto del pane insecchito, t'affretti a
prenderlo, è nelle tue mani!
Ma una mano greve ti stringe la tua spalla, ti fa male,
è un nemico, non è la mano dolce della mamma che
ricordi con amore.
 
Ora guardi il suo viso scarno sopra di te, i suoi
occhi brillano d'odio, te lo strappa dalle mani che
furore, non provi rimpianto, cedi a quel ricatto,
abbassi il viso, e t'allontani impaurito.
Anch'esso ha fame, anch'esso è solo come te.
 
Ma ti raggiunge, ti sorride, anch'esso aveva dimenticato
d'avere un cuore umano, e forse sapeva ancora amare e
non solo odiare.
 
Ora lo divide con te, porgendoti la mano t'allontani
con lui, sei diventato suo amico, il sentiero che
percorri ora non ti fa più paura, non sei più solo,
e con lui ti condurrà dove forse ancora regna la
felicità.
 

Storia di vita

 
- Ricordi di vita tra le pagine del tuo diario
avvolti nella nebbia del passato contano i
tuoi anni.
 
- Son anni senza storia, anche se per te storia
è stata, di incontri, incomprensioni, gioie e
amori, tutti descritti in poche righe, e poi
svaniti nel nulla.
 
- Un nastro divide l'ultima pagina bianca,
ti chiesi perché non l'hai terminato, ora
la tua mano trema, è stanca.

Il pescatore
 
Lente passon l'ore, l'alba è lontana,
il buio ti circonda, la notte è profonda,
il mare ti culla e la luna si nasconde.
 
I tuoi pensieri sono gabbiani bianchi,
di lidi lontani,
la pace scende nel tuo cuore,
attendi il domani.
 
Ecco una luce brilla,
si riflette nell'acqua, par che ti chiami,
ti è amica, ma è solo una lampara,
che pian piano si allontana.
 
Le onde fuggon alla deriva,
come i ricordi di gioventù, vorresti
colmare la tua rete, ma è solo
un sogno, solo piccoli pesci argentati
puoi pescare.
 
Sono anni di vita, che al mare devi lasciare
ed ogni notte una nuova alba aspettare,
ed i sogni dimenticare.
 

Il clandestino

 
Slitta il commone sull'onda,
bianchi spruzzi ti bagnano il viso,
s'allontana la tua terra nella notte
profonda, senza dirti addio.
 
Si stringe nello scialle la giovane
donna, corpi bagnati le sfiorano i
fianchi, cercano spazio, brilla la
paura nel suo sguardo.
 
Voci sommesse ti circondano,
sono di speranze, di ricordi, che nel
vocio si confondono.
 
T'attende chi?
che cosa?
or ti chiedi, non hai risposta!
 
Quel paese a te sconosciuto che hai
raggiunto, desiderato, forse ben presto
sarai scacciato.
 
Luci tremule brillano sulla riva, solo
l'onda ritorna alla tua terra, fuggi
dai tuoi compagni "sei arrivato"
il tuo destino è lì, t'attende,
sarà come hai sperato?
Tavolozza di colori
(una vita)
 
Bianco candido, hai fatto la tua comparsa;
 
- sono i tuoi anni innocenti -
 
giallo, verde, s'avvicinano a te, ormai
non sei più solo;
 
- vivi nuovi sentimenti -
 
il rosso carminio ti raggiunge, ti lasci
sopraffare;
- è l'amore, la passione, anni di gioventù
che non vuoi dimenticare -
 
viola, azzurro si fondono nel blu, il
nero li attende, per non lasciarli più;
 
- piccole tappe di vita in una tavolozza

di colori.

Agguato
 
Corre, corre,
piccoli passi, riccioli bruni al vento,
nelle mani ha un sottile spago, che fa
vibrare nel cielo sereno.
 
Gioioso è il suo cuore, innocente e felice,
ad ogni volto che le s'accosta, le sorride
con amore.
Un colpo risuona nell'aria, vede il padre
cadere,
corre corre,
forse è un gioco si chiede.
 
Ora è lì, gli cinge le gambe, lo vuol alzare,
non riesce, lo chiama, lo implora, non risponde,
non la può più sentire, ma lei non può capire.
 
Ecco un altro colpo risuona nell'aria, anche
il suo piccolo corpo cade sulla terra,
sfugge l'aquilone dalla sua piccola mano.
 
Nel cielo ora erra cieco l'aquilone bianco,
poi sfinito si posa lentamente su di loro,
coprendoli dalla luce avida del sole.
 
La gente si ferma, li guarda senza commentare,

non ha parole, per loro solo dolore può provare.

Il pendolare

 
Scendi frettoloso gli scalini gommati,
che portano alla metropolitana,
hai lo sguardo pensieroso,
e gli occhi assonnati.
 
Un'acre odore t'accoglie,
l'aria inquinata tutto avvolge,
i corridoi, le gallerie,
ti senti soffocare,
rimpiangi l'aria fresca dell'alba
mattutina, che lasci ogni mattina.
 
La luce viva dei neon
illuminano il tuo cammino,
ti brucian gli occhi se li guardi
da vicino, e ti paron guardie
ad aspettare ogni giorno il tuo passare.
 
T'avvicini ad altri pendolari,
non ti senti solo, son volti, amici,
con loro parli, ascolti, i fatti
del giorno.
 
Ecco or trapassi gallerie buie,
ti sembron infinite, ma è breve
quel viaggio, un nuovo giorno
per te è cominciato;
il sole che t'accoglie non è
come l'avevi pensato, ma è
pallido e velato.
 
 
Camionista
 
Guidi quel mostro d'acciaio, passi le
ore del giorno, seguendo, attraversando
quel segmento grigio, senza volgere lo
sguardo attorno.
 
Le tue braccia sono tese, schiave del
volante, dall'alba al tramonto, vedi luci
brillare, sono a te compagne, gialle, rosse,
che ti vogliono superare.
Non perdi il loro incontro, quei bagliori
ad ogni loro passare, un pericolo si può
insidiare.
A volte il tuo pensiero fugge, al rumore
di piccoli passi del tuo bimbo, che al
caldo abbraccio mattutino ogni volta che
ti allontani, con tenerezza lo vuoi ricordare.
 
Pioggia, vento, nebbia, non puoi mai cancellare
del loro incontro, nessuna sua minaccia ti
può impaurire, il desiderio di far ritorno
a chi t'attende con amore, lo fa svanire.
 
Lancette dell'orologio, guardiani del tempo,
ormai è giunto l'imbrunire, arrivi sonnolento.
 
Calore di famiglia t'accoglie, lasci quel
compagno, muto, sordo, ma a te caro, che per ore
ha diviso con te, la tua tristezza, la tua
serenità, anche se un cuore non ha.
 

Pudore

 
- Ecco lo vedi, rossore sul tuo volto appare,
per la tua tenera età lui non ti ha mai
notata.
 
- Sei triste, vorresti essere grande, parlargli,
dirgli i tuoi sentimenti, ma il tempo per te
sembra essersi fermato.
 
- Hai un sussulto, ti fermi, forse ti ha chiamata,
si, è la sua voce, s'avvicina, chini il capo,
non ti par vero, t'ha notata.
 
- Ti è vicino, alzi gli occhi, vedi i suoi capelli
neri che si mischiano con alcuni bianchi, per lui
il tempo era passato, incontri i suoi occhi, il
suo sguardo è tenero ma serio, parla, non l'ascolti,
sei confusa, ti porge un libro.
 
- Ora stringi quel libro fra le mani, ti pare di
stringere lui, sei felice, correndo t'allontani,
pensi che ti sia guardano, forse sorride, il

tuo segno s'è avverato, ora ti è amico.

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