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Autori contemporanei
affermati, emergenti ed esordienti
Racconto
di
Giovannino Serra

Tratto dal libro in via di definizione.
 
INDECENZE COMUNALI
 
I
L'era disinformatica
 
In quel tempo a Zenaiddi, in ogni via, si alzavano giornalmente immondezzai a cielo aperto che si potevano vedere in prossimità dell'ambulatorio, a fianco dell'ufficio postale, dietro il municipio e nella piazza antistante la chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Veri monumenti inneggianti alla sporcizia. Non si pensi ad una facile esagerazione mia delle cose per un gratuito spirito di patata, io, che tendo, anzi, sempre a minimizzare e descrivere meno di quello che è la realtà. Il Sindaco Crivazzu che ancora non era "cavaliere" o lo era cavalcando gli asini ed i muli, volendo essere buoni, incatarrava, spesso e volentieri, seduto sulla sua scrivania, le carte che il segretario Rag. Bonesu gli poneva davanti. Costui quell'anno si era ingrassato a dismisura per i dispiaceri del lavoro e le continue diatribe col Sindaco. Lo si trovava a tutte le ore in bagno seduto a tavolino sopra cui aveva fatto portare dal Sig. Sitzia cibi cotti e crudi ed un fiasco di Cannonau rosso più del suo naso. Oppure dentro l'archivio sorbendo una bibita calda, che di frigoriferi, in quel tempo, a Zenaiddi, non ne esistevano nemmeno in fotografia. Il segretario mangione, "pasteri" in sardo, accompagnava i primi, i secondi, i terzi ed i quarti con dolci, frutta e verdura, che il cantoniere becchino provvedeva a comprare sin dal primo mattino. L'inconveniente di non poco conto era costituito dal fatto che il Bonesu, con sfrontata inciviltà, buttava per strada i resti delle cibarie e, all'uopo, si potevano notare davanti all'ingresso della casa comunale bucce di meloni, fondi di caffè, carte oleose di mortadella, ossicini di pollo, residui di formaggio marcio coi vermi, cui il Sig. Sitzia doveva ripulire quotidianamente, lui, ch'era abituato a sguazzare nelle latrine a cielo aperto non avendo il paese ancora le fogne. Ma il Bonesu non si curava di simili inezie e continuava imperterrito nella sua condotta di vita sregolata. Così le pratiche inevase si accumulavano sempre di più messe dentro un sacco di juta a riposare. Oltre tutto il Bonesu, per risparmiare o per pigrizia, utilizzava il retro dei manifesti scaduti per scrivervi le lettere per la corrispondenza indirizzate ai vari enti regionali, provinciali, statali (pochissimi in vero) e comunali.. Nei fogli scritti a mano da un lato v'era il testo e sul retro si poteva leggere la pubblicità più disparata: sui pomodori, trattori, pannolini, gelati ed altre sponsorizzazioni ritagliate dai manifesti.
Il che irritò il sindaco Crivazzu e litigò di brutto col segretario e col Sig. Sitzia. Il primo fu esonerato seduta stante, e costretto a lasciare due cosce di pollo, tre pomodori e mezzo fiasco di vino sulla scrivania. Al secondo per onore dei cittadini e dispetto per lui gli attribuirono la mansione di guardia comunale che si aggiungeva a quelle di becchino, cantoniere, idraulico, stradino, muratore ed altre cento mansioni che il povero uomo svolgeva senza battere ciglio. Per il posto e la numerosa famiglia, capite. La nuova mansione sconvolse il già precario equilibrio psico fisico dell'anziano dipendente per il quale fu una mazzata tremenda fra capo e collo. Si riebbe solo dopo che fu andato in pensione. Si sentiva umiliato e deriso dal nuovo Sindaco. Lui, che aveva fatto la guerra del quarantatrè, guadagnandosi la croce di ferro e in gioventù aveva lavorato nella Nurra di Sassari presso le stalle di Don Giovannandria Marotta Flores. Un simile affronto non lo poteva reggere, dopo una onorata carriera a pulire i fossi maleodoranti di merda umana, bovina, ovina ed equina, scavare le fosse nel cimitero e sturare il bagno alla turca nell'edificio municipale. Chi vuole stenda un pietoso velo su tale situazione e se ne faccia una ragione più grande del Gennargentu.
Al posto del non rimpianto Rag. Bonesu venne assunta la Dr.ssa Angelina Cuipittia (in italiano "sedere piccolo"), minuta e magra tanto che si poteva benissimo scambiare per un attaccapanni e appiccarvi il vestiario nelle fredde serate invernali. Ella dovette lottare col catarro del sindaco Crivazzu e sbrigare gli arretrati del Rag. Bonesu, nel frattempo deceduto a causa di una cirrosi epatica. L'umanità, la competenza e la bravura che essa esternava contagiò irrimediabilmente Alduccio, un ragioniere di un paese vicino, scalcagnato, senza mutande e scarpe dal quarantotto in poi. Questi si presentava con un sorriso da mammuttone e due o tre sigarette, accese contemporaneamente, sulle labbra leporine. La Dr.ssa Cuipittia lo schiavizzava, tanto lui era felice così, per rimettere in ordine quanto aveva lasciato il Bonesu. La cosa divertiva Scoddazza Luisa l'impiegata di concetto che riusciva così a terminare il maglione ad uncinetto.
All'epoca le strade del paese erano in terra battuta e ai lati delle stesse si erano formati dei fossi maleodoranti ove nidificavano e procreavano vermi di ogni specie. Le fogne a cielo aperto favorivano lo sviluppo di epidemie contagiose, ed i segni si potevano vedere sul novanta per cento della popolazione. Alla sera gli ubriachi, abbandonati a se stessi, dormivano sopra le erbacce dei fossi, pieni di zecche, fango e letame. Tutto ciò esisteva dalla fondazione di Zenaiddi e si era negli anni settanta. Spesso e malvolentieri la segretaria Cuipittia, durante la passeggiata, si era trovata, inavvertitamente, immersa a metà gamba in mezzo alle gramigne che nascondevano le sporcizie.
Così il Sindaco Crivazzu iniziò una dura battaglia per il risanamento igienico dell'abitato. Lodevole intenzione senza alcun dubbio , l'unico, piccolo, insignificante neo era costituito dalla presenza del bestiame dentro il paese. Nei cortili, nelle case v'erano ricoverati ed allevati maiali, pecore, mucche, galline, cavalli oltre ai mariti cornuti ed inconsapevoli. Una delizia per gli olfatti più sensibili. Il Sindaco, in questo senso, dava l'esempio: la sua stalla confinava con la scuola materna.
Torneremo su tale argomento con dovizia di particolari, intanto in comune vennero a galla i topi. La Dr.ssa Cuipittia mise mano alle pratiche arretrate e la signora Scoddazza non poté più lavorare all'uncinetto. Gli era impossibile sbrigare tempestivamente il lavoro. Chiese l'aiuto dell'ormai spento Sitzia che venne dirottato nell'ufficio segreteria. L'anziano dipendente dovette dividersi in quattro parti per poter accudire alle urgenti ed improrogabili incombenze cui era sottoposto. I tempi cambiavano inesorabilmente in sintonia col progresso. Anni settanta, improrogabili e uniti, nella loro esplicazione di benessere sociale. Il Sitzia si districava e distribuiva le incombenze come meglio poteva: all'improvviso veniva avvisato che nel deposito comunale s'erano rotti dei tubi e l'acqua si disperdeva nella campagna. Doveva cambiarsi in due secondi, ed indossare la tuta da lavoro con su scritto: "Capannoni Industriali Puliga & Pillittu", prendeva gli attrezzi e via di corsa, alla bersagliera, per sbrigare l'urgenza. Una volta riparato il guasto di nuovo in segreteria, lavato, stirato e profumato... beh lasciamo perdere. Dopo un quarto d'ora lo convocava il Sindaco incazzato nero che le cunette di via Roma, nell'unica strada asfaltata, erano intasate di merda bovina.
Finito il lavoro, camaleonticamente si ritrasformava in persona decente per l'ufficio di segreteria. Così tutti i santi o maledetti giorni esclusa la domenica nella quale si dedicava completamente al servizio di vigile urbano, senza straordinario, senza encomio solenne, nè medaglie con le maledizioni dei contravventori. Ed i consiglieri erano ciechi, muti e sordi? Nemmeno per idea ragazzi miei. Fin troppo svegli perbacco, per i loro interessi ma gente simpatica e divertente.
Oltre al su detto Crivazzu, Sindaco per sopraggiunta noia e menefreghismo, ora vi spiego, che lui era l'ultimo eletto della lista dei candidati e dopo ben ventidue votazioni consecutive, senza che il suo nome apparisse tra i votati (allora non avevano paga), avendo tutti rifiutato la carica, ecco alzarsi Crivazzu e farsi avanti proponendosi a sindaco perentoriamente e decisamente. Data l'ora tarda, già cominciava ad albeggiare, i consiglieri assentirono meccanicamente, chi con sbadigli, chi con la mano e chi russava di buona voglia. La segretaria Cuipittia mise a verbale e buonanotte ai suonatori. Zenaiddi ebbe il sindaco che si meritava e ne avrebbe subito le conseguenze. Dopo questa doverosa parentesi bisogna conoscere un po' i consiglieri, protagonisti di questa storia, vera nei minimi particolari.
Gente comune con un passato normale e il titolo di studio, quello più alto, non oltre la terza elementare.
Allora partiamo da Bellu Renato, contadino, sposato con otto figli, due asini in casa, uno vero e l'altro il primogenito che aveva terminato la quarta elementare con barba e baffi cui seguivano gli altri in età da marito. Si vantava a ragione e con orgoglio, mostrando il piede destro cui mancavano il pollice ed il medio persi nella guerra civile spagnola. La moglie lo faceva cornuto col bottegaio, così mormoravano le male lingue, e si diceva che i figli... ma tutto da verificare e provare.
Pillittu Cesario ex daziere in pensione, per due anni frate trappista volontario, per scontare le ruberie perpetrate a danno dei contribuenti, ma insignito della croce al merito essendo stato arrestato durante l'era fascista per un furto di galline e tramutato poi in un atto di sabotaggio contro il regime. Perciò un eroe dei nostri tempi. Per ingannare l'ozio della pensione pascolava una ventina di capre.
Invece Nieddu Nicola si barcamenava o meglio si arrangiava, il che era lo stesso per lui, praticando i più svariati mestieri. Celibe, divideva con l'asino la stessa camera essendo un cuore buono e non potendo vedere la sofferenza negli animali. Balbettava non poco e durante le riunioni in consiglio fu obbligato solamente ad esprimersi con cenni e gesti eloquenti oppure di osservare il più assoluto silenzio. Questa drastica risoluzione fu presa in seguito ad un discorso dello stesso Nieddu... macché discorso d'Egitto! Quattro ore per due parole una sull'altra. A tempo perso aggiustava pitali in terracotta per una miseria. Spesso gli e li portavano ancora sporchi di feci. Si poteva considerare il letterato del gruppo avendo letto il primo capitolo della Divina Commedia ed i Reali di Francia durante i suoi sessant'anni di vita. Portava al collo una medaglia con il ritratto di Leonardo da Vinci con la scritta: "Il sapere non è mai troppo". Sposato ma senza prole.
Prenu Boricco ambulante, di festa in festa a vendere castagne, noci, pesci e carne arrosto. Nero come il carbone, amatore pornografico, il che gli era costato per sette volte il ripudio delle quasi ex fidanzate. Finalmente, in una strada "famosa" di Roma, aveva trovato l'anima gemella confacente ai suoi desideri.
Luigino De Puxi reduce dell'ultima guerra (gli mancava parte del naso) avendo combattuto in Africa ai comandi di "Barba Elettrica". Si definiva "ricco d'esperienza e gran conoscitore del mondo", per essere andato a Roma ed in visita al Vaticano. Allevava un gregge di pecore e pascolava abusivamente nei terreni comunali di S'Anaedda.
Fais Sisinnio muratore specializzato in forni di mattoni crudi per la cottura del pane e a tempo perso stagnino. Commerciava in frattaglie che rivendeva pulite nelle vie del paese. In consiglio lo si teneva a distanza di sicurezza. Provate ad immaginare il motivo. In compenso un carattere gioviale, allegro e disponibilissimo per le donne sole in cerca di nuove esperienze. La sua "dotazione" lo aveva reso famoso nel circondario. Perciò legava particolarmente con la Signora Piu della minoranza.
Puliga Giuseppe, soprannominato "feghi", feccia da vino", rosso come un gambero, ora in pensione dopo una vita passata a lavorare presso le cantine di Zuddu Iosto, ostentava un tremore alle gambe ed alle braccia. Sguardo perennemente allampanato, perso in mistica contemplazione affermava di aveva visioni celestiali durante la notte. Perciò aspettava ardentemente le stimmate. Più volte ricoverato in terapia intensiva nel reparto degli alcolizzati cronici.
De Lussu Pasquale, uomo ambiguo, dal passato un po' burrascoso. In gioventù venne denunciato più volte per sfruttamento della prostituzione. Elevato nei più alti ranghi sociali durante l'era fascista per avere "gestito proficuamente, diligentemente per la Patria ed il Duce diverse case di tolleranza in Italia". Oggi si è riscattato con una condotta irreprensibile, viene considerato uomo retto e probo, ma nessuna donna parla con lui.
Porta Teodoro, ex facchino alla stazione. Detto cuepudda, culo di gallina, facile allo spurgo, per la sua innata mania di non sapere tenere un segreto. Dà volontariamente i bandi dentro il paese fermandosi a parlare con le comari per sentire e dire pettegolezzi di qualunque natura. Mangia molto volentieri i finocchi, la sua verdura preferita. Nessuna allusione per carità, ogni tanto lo si vede in compagnia di qualche giovanotto prestante ed aitante. Suvvia, chi non ha qualche difetto in questo mondo? La malignità della gente non conosce confini.
Concheddu Tredeo, ex pescatore di frodo, abigeatario e sagrestano. Da quest'ultimo incarico venne esonerato in tutta fretta essendo scomparsi i batacchi delle campane, diversi candelabri, tre stole e le grate dei confessionali. Ma ciò molto tempo prima che fosse eletto a Zenaiddi. Ha a cuore le sorti del paese ed è interessato, oggi, all'arredamento delle scuole e degli edifici pubblici in genere. E' sposato per la terza volta e spera che la moglie gli dia finalmente dei figli.
Mannu Ippolito, gran fumatore di "toscani", sposato ed ex mugnaio in pensione. Si diletta al gioco della morra, alla strumpa, alla corsa degli asini, dei sacchi ed infine organizza tornei di scoregge durante le feste in paese.
Poi viene la minoranza che troveremo alquanto arrabbiata per avere perso le elezioni ma col proposito dichiarato di sferrare cruente battaglie alla maggioranza. "Odiati nemici, della patria e degli italiani", sosteneva Benito Collione con le mani ai fianchi e sguardo cattivo.
In primis veniva Piu Anna Maria, Signora per bene, pudica (?) rispettabile, donna bella e avvenente ma, le dicerie di paese e le gelosie latenti la indicano come una che ha combattuto su tutti i fronti militari, non delle guerre s'intende, ma altre battaglie tet a tet. E' felicemente sposata con un maresciallo dell'artiglieria. Simpatizzante per Emma Bonino ed il suo partito.
Murru Turibio, per la gente Stalin, al suo attivo un viaggio in Russia, sogno lungamente accarezzato fin dalla Rivoluzione d'Ottobre, l'anno della sua nascita. Col tempo arricchito della dottrina Leninista Marxista. Insignito dal suo partito dell'attestato Molotov e designato quale fervente attivista. Nulla da eccepire sull'uomo ed il partito se il Murru non vestisse rigorosamente di rosso fin nelle mutande.
In fondo alla lista spiccava &endash; aveva voluto la fotografia &endash; Collione Benito, ex guardia forestale. Un nostalgico d'altri tempi non troppo lontani, con bandoliera a tracolla, pantaloni alla zuava e rigorosamente vestito di nero. Gli era stato negato, per chissà quali motivi, il fez e la baionetta. Non nascondeva il suo credo e si dichiarava apertamente "un uomo del ventennio". Ma anche uno scampato ai linciaggi del popolo, e sfuggito ai partigiani e all'impiccagione. La lista dei consiglieri venne esposta per quindici giorni nei locali pubblici, nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo, nel lavatoio comunale e nella stalla del Sindaco Crivazzu. Stranamente le mucche davano un latte migliore e molto abbondante.

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Agg. 18-04-2005