Autori contemporanei
affermati, emergenti ed esordienti
Giove Mangano
Ha pubblicato il libro
 
 
 

 

 

 

Gli strali di zeus - Strali diretti al servizio sanitario nazionale
Strali del cuore ispirati da Totò,
per alleviare il dolore
 
 
 

Collana Le schegge d'oro (i libri dei premi)12x17 - pp. 80 - Euro 9,00 - ISBN 88-8356-461-8

Prefazione
Premessa
Poesie



Prefazione
 
Come riportato nel sottotitolo questo gradevole libretto contiene una serie di strali diretti al servizio sanitario nazionale nonchè nella parte finale altri strali questa volta del cuore ispirati al grande Totò e ripescati dal fondo della memoria allo scopo di alleviare, seppur in minima parte, il dolore sofferto. Questi strali poetici indirizzati alla sanità pubblica del nostro Paese e all'apparato politico che presiede al buon funzionamento di tale servizio, nascono dalla dolorosa esperienza umana di chi, come paziente, ha subito cinque interventi chirurgici in sei mesi: un probabile record.
Da questo travaglio prende corpo la disamina, precisa e critica, sullo stato attuale del servizio sanitario anche se l'Autore non spara a caso su tutto e tutti anzi, con grande acutezza, focalizza i suoi versi solo su alcune cause principalmente politiche della mala gestione e sempre offre una buona parola per il personale sanitario che si trova a fare i conti con una situazione che si può definire esplosiva.
Segnato da questa esperienza Giove Mangano ha deciso da poeta ispirato di scrivere trenta sonetti per mettere in luce gli aspetti negativi e il complesso funzionamento dell'ambiente ospedaliero. Ma il suo tono riesce sempre ad anteporre quella vena umoristica al risentimento cupo e alla denuncia cieca ed inutile anche grazie al sapiente utilizzo di sonetti scritti sempre col sorriso sulle labbra.
L'odissea inizia nell'ottobre del 2002 presso il pronto soccorso di Vicenza con le lunghe attese e l'immancabile pazienza di cui ci si deve armare, le visite sommarie ed i primi esami per capire di quale male soffre il paziente.
La prima giornata in ospedale con minestrina mezzogiorno e sera/ dopo il caffelatte del mattino / e acqua minerale ospedaliera non è certo edificante ma egli affronta ogni cosa con quel sano sorriso verso la vita perchè guai se non sorridi ogni momento, rischi di rimanere incastrato nel giro vorticoso d'un lamento. Ecco allora che il suo sguardo, tra una battuta e l'altra, annota personaggi che si trovano nella sua situazione e devono fare i conti con altrettante malattie che richiedono tempi lunghi e chissà se mai troveranno fine. Offre parole di plauso agli infermieri sempre sorridenti, sempre cortesi e disponibili ed alle infermiere quotidianamente pronte a far coraggio con una buona parola e non manca qualche divertente battuta che rivela il tono umoristico del libretto come quella della infermiera partenopea che così si rivolge al buon Giove: "Signore, è clistere alla dinamite/ questo le metterà la panza in pace/ tira fuori diavoli e pepite...". Come si può ben immaginare ci troviamo di fronte ad una lettura leggera, sorridente ed ammiccante come fa notare lo stesso Autore, nonostante la vicenda possa più far piangere che sorridere: prima la sciatica infernale provocata da ernia al disco poi un blocco urinario, infine i ricoveri urgenti, le lunghe attese per gli esami, le formalità da sbrigare, i numerosi interventi, le cure post operatorie e come se non bastasse passare il settantesimo compleanno sotto i ferri.
Tutto è sempre affrontato col sorriso e Giove Mangano, con lucidità e disincanto, guarda ed osserva il suo percorso nel dedalo della sanità e mai si abbandona allo sconforto e alla disperazione. Non a caso nella seconda parte troviamo altri trenta sonetti ispirati dalle famose battute cinematografiche del grande Totò e a lui dedicati: sguardi sorridenti e scenette argute e pungenti dove ritroviamo tutto l'armamentario conosciuto dal "Siamo uomini o caporali", "Mi faccia il piacere", "Vota Antonio, Vota Antonio, Vota Antonio La Trippa" fino alla dissertazione sulla pernacchia che può essere una fetecchia al contrario del pernacchione che s'ode fragoroso.
La lettura è densa di spunti divertenti e rappresentazioni della realtà osservate con arguzia ed il resoconto della propria avventura trova nella versificazione l'invenzione poetica e diaristica capace di comunicare con il lettore in modo accattivante.
È una sorta di fermata obbligatoria per prendere coscienza della propria situazione e guardare al domani con rinnovata speranza e con la consapevolezza che l'ironia e il sorriso possono aiutare a superare anche l'ostacolo più arduo e l'esperienza più dolorosa. Il dolore patito è concreto e diventa materia di approfondimento anche a favore di tutti coloro che sono costretti a fare la stessa dolorosa esperienza.

 

Massimo Barile


PREMESSA
dell'autore
 
Premesso che, dal 15/4/2002 al 17/10/2002, sono stato sottoposto ad intervento chirurgico ben cinque volte (5 volte in sei mesi, un primato?), per TURP alla prostata, per prostatectomia radicale a seguito carcinoma scoperto in sede di TURP, per intervento al collo vescicale (per due volte) a seguito di ritenzione urinaria conseguente all'intervento radicale alla prostata, il tutto presso un casa di cura privata "convenzionata" ed in fine, inaspettatamente, presso l'ospedale civile, per tutt'altra cosa, cioè resezione (17/10/2002) di parte dell'intestino crasso ostruito da un bel polito cancerogeno.
Ma con riferimento a quest'ultima esperienza, ho deciso, da poeta ispirato, di scrivere i seguenti strali, diretti al servizio sanitario nazionale e per esso alla classe politica, cantati però in versi anche per esprimerne il lato umoristico.
 
Essi sono introdotti dal seguente sonetto:
 
Abbiate speranza, o voi, che entrate
nel pronto soccorso dell'ospedale
'ché non è più "pronto", ma bene o male
il soccorso resta, non disperate!
 
Comunque all'ospedale di Vicenza
il "pronto" ancora c'è per quei casi
sull'orlo della morte o quasi quasi,
per gli altri evviva Santa Provvidenza!
 
È meglio capirsi, in prima visione,
che tutto il personale sanitario
non è qui messo in discussione!
 
In una politica d'alto mare
chi guida la barca è un temerario
o cerca di resistere o scompare!

Poesie
 
I
02/10/02
 
Da dieci giorni non andavo al cesso
io pensavo alla stitichezza
ormai ero pieno di tristezza
ma il mio addome s'era fatto grosso.
 
Presi la purga per il suo effetto
ma fui colpito a frusta d'alta scocca
che si sfogò in parte per la bocca
'ché non si mosse niente verso il retto.
 
Corsi al pronto soccorso di Vicenza:
"Lei dovrà aspettar circa tre ore!",
ripresi a vomitar con violenza.
 
Stravolto da 'sti fatti così rari
in bocca s'assestò brutto sapore
intanto ingoiavo bocconi amari.

II
02/10/02
 
Arriva l'ora delle diciassette
mi fanno passare in altra attesa
mia figlia divenne più distesa
'ché fui chiamato in modo solerte.
 
Avevo un sacchetto rigido in mano:
pettine cellulare e fazzoletto
due spray contro l'asma da petto
medicine e qualche oggetto strano.
 
Mi riceve un medico dinamico
mi afferra dalle mani quel sacco
lo svuota su e giù da fanatico.
 
"Ma qui ci sono oggetti personali,
cerco i farmaci che prende, perbacco!"
dissi "glieli dico io tali e quali..."

III
02/10/02
 
Mi visita quel medico d'aspetto
"adesso vediamo se c'è il tappo"
disse, cambiò i guanti di strappo
e m'infilò il dito in fondo al retto.
 
"Non c'è tappo" sentenziò. Mi tasta
di qua e di là l'addome doloroso
mi lascia un po' disteso e a riposo
poi disse "finito, adesso basta".
 
Diagnosi: addome pieno di fece
andare a fare i raggi alla panza
e fare pure quelle al torace,
 
presentarsi in chirurgia prima
prendere l'ascensore in quella stanza
si trova al sesto piano quasi in cima.

IV
02/10/02
 
Fatti i raggi vado al piano sesto
mi riceve un giovine infermiere
facendo molto bene il suo dovere
il medico non arriva 'sì presto
 
'ché son tutti in sala operatoria
"oggi è stato un campo di battaglia"
accennò l'infermiere contro voglia
bisogna aver pazienza e non penuria.
 
Nella lunga attesa ho vomitato
l'infermiere m'aiutò premuroso
passata l'apnea ho respirato.
 
Per passare il tempo con mio figlio
parlavamo di sanità sotto peso
si nota ad ogni battito di ciglio.

V
02/10/02
 
Arrivano le nove della sera
ed anche un medico molto gentile
sin dallo sguardo era cordiale
col sorriso mi chiese cosa c'era.
 
Spiegai quel che mi accadeva
mi fece distendere, mi visitò
"addome pieno di feci" mi confermò
e poi il ricovero decideva.
 
Cominciai subito col clistere
da una partenopea verace
che non stona fra venete infermiere.
 
"Signore, è clistere alla dinamite
questo le metterà la panza in pace
tira fuori diavoli e pepite..."

VI
03/10/02
 
Vado a letto e arriva il mattino
la prima giornata in ospedale
ben presto passa l'équipe formale
primario, dottori e un dottorino.
 
Uno di essi illustra il mio caso
un altro intervenne molto deciso
"colonscopia!" disse, mano in viso,
la proposta nasceva da buon naso.
 
Per cronaca, tenevo ancora in corpo
il noto clistere alla dinamite
che stranamente era lì da troppo.
 
Di corsa mi recai al giusto cesso
scaricai con circolare a vite
il piacere fu meglio d'un amplesso.

 
VII
04/10/02
 
Scoprono che nell'intestino crasso
da tempo alloggia abusivamente
una piovra un po' preoccupante
che rende vita dura ad ogni passo.
 
La lunga attesa per un intervento
quella per la natura del tumore
fanno scorrere lente tutte l'ore
non giungerà mai quel momento.
 
Minestrina mezzogiorno e sera
dopo il caffellatte del mattino
acqua minerale ospedaliera.
 
Questa è la dieta da degustare
sembra un bel gioco da bambino
ma ho pur poca voglia di mangiare.

VIII
5-6/10/02 (sabato e domenica)
 
La dieta senza scorie è il motto
così si svuota bene l'intestino
non manca mai un buon clisterino
manine dolci che compiono l'atto.
 
Trattasi spesso di brave infermiere
che sanno il fatto loro in questi casi
ma son da ricordare per i più rischiosi
dove san essere dolci e severe.
 
Ho visto infermiere sorridenti
i pochi uomini sempre cortesi
disponibili sempre coi pazienti.
 
Così l'attesa pesava di meno
anche se costoro erano tesi
'che' correvan qua e la come un treno.

IX
07/10/02
 
All'ospedal civile di Vicenza
che è uno dei migliori nazionali
se vuoi una TAC agli intestinali
anche in ospedaliera degenza
 
non è che tac tac tac la TAC ti fanno
devi rispettare un lungo turno
per tutte le esigenze d'ogni giorno,
anche per questo ero in affanno
 
perché l'esame mi avrebbe detto
se c'era metastasi evidente
oppur neanche il minimo sospetto.
 
Dopo quattro giorni in ansia 'sì tesa
arriva la chiamata, finalmente,
vengo accompagnato in sala attesa.

X
07/10/02
 
Già attendeva un altro paziente
mi ci fanno accomodar vicino
a questo punto alt un momentino
per descriver 'sto figuro inquietante.
 
Secco, lungo, alto ed incurvato
naso aquilino, zigomi sporgenti
occhi incassati e molto attenti
berrettino marrone ben tirato
 
giacca da camera lì sulle spalle
seduto sulla sedia, incurvato,
gomiti in braccioli e mani in palle.
 
Un quadretto su cui prepararsi
per quello che dirò dopo d'un fiato
'ché debbo ripassare alcuni passi.
 


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