LA PIÚ GRANDE
ANTOLOGIA VIRTUALE
DELLA POESIA ITALIANA

Poeti contemporanei affermati, emergenti ed esordienti
  Poesie di Gesumino Cattari
 
Poesia e anima
 
È la poesia
il balsamo migliore.
Io scrivo versi al cielo
e il mio pensiero vola
sui campi e sulle selve,
risuona come un canto
nelle strade,
nelle case della povera gente.
Veleggia sulle onde
coll'aura del mattino,
col profumo del mare
verso remote sponde.
Vola il mio pensiero
come una nube nera
quando prevede oscura
la sorte del malato terminale
più dura della morte,
anche se ancora spera.
Ed io questa speranza l'alimento
pure se per pietà non dico il vero!
 
I deportati
 
Ho visto lacrime azzurre,
tante lacrime
da occhi infossati
di bellezze svanite.
Ho visto la morte
nel pallore grigio
del viso di bambini
dallo sguardo assente.
Ho udito grida e pianti
nella nebbia di fumi
e ruderi di case rovinanti.
 
Risveglio
 
Brillano nel grembo dell'aurora
i tuoi capelli
come pagliuzze d'oro
e l'alito profuma di mirtilli.
 
Dai mandorli in fiore
volano bianchi petali coi trilli
delle allodole in coro.
 
Il dubbio
 
Invola, dolce brezza, nell'oblio
il pensiero della morte
che incede severo
a questa tarda età.
È amaro il senso della vita
quando la carne è stanca,
segnata dalle piaghe
e dagli affanni.
Ormai non ho più voce
per gridare a Dio i miei lamenti
e il dubbio del Mistero tace
nell'anima mia.
 
La sepoltura
 
O nuda terra
che mi geli il cuore
ancora caldo,
proteggi queste membra
immobili e contratte.
Non chiedo una trapunta di piume,
ma almeno un po' di paglia,
di quella che fermenta nelle stalle
collo sterco di vacca.
Oppure uno strato di pacciame
fatto d'erba e foglie secche.
E se le mie parole
se le porta il vento,
lascia filtrare
almeno un raggio di sole
e dormirò contento!
 
Il nomade
 
Vano l'approdo, funesto il miraggio,
pianti non odo né preghiera
ma solo grida di rondini
a volo radente
sui giunchi della foce.
È sera!
Sibila la voce del ponente
batte sulla sponda il fiotto.
Un corpo giace immoto
sotto un lenzuolo bianco
come una vela abbandonata.
Povero nomade!
Sognavi i nostri lidi
dove non soffia il Ghibli del deserto
che cancella l'uomo e le sue tombe!
E non incombe ormai timore
di odio razziale dissennato
sulle tue spoglie.
Non sarai nato col segno di Croce
ma il nostro Dio è tuo
e accoglie pure te, fratello mio!
 
Sala di chemioterapia
 
Visi bianchi
occhi languidi
teste pelate
come fronde
che perdono le foglie
nei viali d'autunno
brulli di speranza.
 
Le serenate
 
Riporta il vento
col profumo del mare
dolci ricordi
smarriti nel tempo
 
e un canto di chitarre
nella via Lattea.
Ormai chitarre mute,
amori profanati,
stelle cadenti
 
di strane desideri,
frenesie passionali,
musiche frastornanti,
primi vagiti spenti
turgidi ancora i seni.
 
Malinconico autunno
 
Non turbare i miei sogni!
lasciami almeno le illusioni
e il conforto del pianto.
Le mie attenzioni
sono ricordi del passato
e gli accordi del mio organetto
un canto di malinconia
come i sospiri
dell'organo di Barberia
e i singhiozzi della sua sorte
nei viali di novembre
tappezzati di foglie morte.
Ma io non mi do pace
e piango la realtà che tace
i miei lamenti.
Donna sensuale!
non provi amore
per la mia tarda età
segnata dal dolore.
 
Il supramonte
 
Ombre braccate tra i cespugli,
passi che non lasciano impronte
nei sentieri bagnati di dolore.
Un pianto implora la vita!
Nella fitta boscaglia
si perdono i lamenti
e tra le forre dei torrenti
la voce umana tace.
Nella via del Calvario
ogni vita è una Croce.
Notturno di luna calante,
fruscio di fronde smosse,
crepitio di sterpi e foglie
che a mulinello si levano
col vento e volano
lontano, ma dove non si sa.
Come la vita umana
trascinata contro volontà!
Soffia la Tramontana,
ulula come un lupo
tra le gole del Supramonte.
Una fonte di luce piange
sui vetri lacrimali del dolore,
piange nei cuori ansiosi,
nei visi disperati dell'attesa.
Attesa qualche volta vana
che tace i suoi timori
di catene strette alle carni
tenere violate,
di incubi notturni insonni
e angoscia della morte.
 
Chiaro di luna
 
O dolce luna
di lagrime velata
agli occhi miei,
quanta commozione!
Risentire la melodia
da te ispirata.
Quanta nostalgia!
Il ricordo dei primi amori,
delle ombre furtive
animate dai sospiri del vento
e dai gemiti
nel viale degli oleandri fioriti.
 
 
Il subconscio
 
Insonnia, angoscia
compulsioni,
turbinio di pensieri
nel vortice degli abissi,
nel nulla dell'oblio
ignorati e repressi.
 
 
Sogno d'estate
 
Notte di canicola
folate di Libeccio
tra i ginepri,
orgasmo del mare,
gemiti d'amore.
Tremavi di carezze,
sussurravi
col brusio delle foglie
e la bocca gemente,
sillabe di dolcezze.
Era tanto forte
il desiderio!
Ma il desiderio solo
non appaga il conforto.
È l'anima
che vive le emozioni
suggerite dal corpo.
È l'armonia
delle nostre anime
che rende sublime
il donarsi.
 
Lamento dell'ulivo
 
Mi avete scosso
mi avete mutilato
mi avete fatto a tozzi
e poi bruciato
senza pietà!
Volevo vivere ancora
nonostante i cent'anni
vivere anche per voi.
L'olio mio è il più genuino
le mie fronde e le radici
proteggono il suolo
i ramoscelli danno pace.
Ardevano una volta nella casa
i miei rami secchi recisi
sulle facce assorte
raccolte intorno al focolare.
Oggi non v'è colloquio
non v'è pace in famiglia.
Prendete un ramoscello benedetto
e sia tra voi la pace!
 
 
Il baratto della vita umana
(ovvero il sequestro di persona)
 
Notte di luna
e d'ombre sfuggenti
come cinghiali braccati
tra le fronde.
 
Lamenti soffocati
si perdono coll'urlo
della tramontana.
 
Traluce una speranza
dai presagi ansiosi.
Urla la tramontana
dai picchi rocciosi
 
al timpano d'una grotta.
L'attesa è vana,
la trattativa rotta.
 
 
Vita a termine
 
Bambina mia!
Oggi non mi sorridi?
È triste l'ombra delle ciglia immote
e gli occhi fissi al sole
dove il sole muore,
nel mare di cobalto
color delle tue labbra.
Oggi non mi dai la mano
non senti le carezze
e il polso se ne va
con il respiro.
La tua pena è stata vivere
bambina mia!
La tua morte è dolce
come il canto d'una viola.
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agg. il 19 marzo 2001