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- Quando scrivo,
- è per comunicare.
- È una difesa e una lotta:
- mi espongo, con tutto me stesso.
- Si manifesta, così, indifeso
- il mio cuore infantile
- e anche femminile
- di cui ho vergogna
- e anche orgoglio.
- Comunico, perché ho vissuto.
- Comunico quando dico:
- stiamo vivendo.
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- Rivivo oggi la felicità senza
aggettivi
- che vivevo da bambino
- quando caricavo i miei sogni
- sulle barchette di carta
- che affidavo alla corrente del
fiume
- e il mio compagno di gioco era il
vento
- che portava le nuvole a incontrarsi
- con i miei sogni, con le mie
barchette
- là dove il fiume incontra il
cielo.
- Adesso sei tu il mio compagno di gioco
- e le nuvole della mia infanzia
- sono i tuoi occhi
- che si incontrano con i miei sogni
- che ancora oggi
- carico su fragili barchette di
carta.
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- Il movimento delle tue sopracciglia
- e i tuoi occhi, esprimono
timidezza.
- Ma i tuoi capezzoli, orgogliosi,
- esprimono un invito e un richiamo.
- Guardo il tuo seno e il tuo corpo:
- il tuo vestito non è una
barriera,
- ma è come la neve con il
paesaggio,
- che non lo nasconde, ma ne modifica
- la percezione e la rende più
suggestiva.
- Così, nell'inverno, prefiguro la
primavera
- e immagino il tuo vestito che scompare,
- gradualmente, proprio come la neve
- al sole di primavera, e immagino
- l'estate, e immagino l'estasi.
- E sono felice, così, con te, proprio
- perché sei tu: con lo
sguardo
- timido e con il corpo orgoglioso.
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- Dove sono gli orizzonti, gli spazi,
- le prospettive, il vento, la
foresta,
- il fiume, la neve, la montagna?
- Dov'è il branco?
- Il lupo ha accettato il collare
- e barattato la propria libertà per la
ciotola.
- Qualche volta, quando il sole si affaccia
nel cortile,
- il lupo alza la testa e si guarda
attorno,
- ma la sua visione è annebbiata,
- forse sono le lacrime.
- Allora chiude gli occhi
- e rivede gli orizzonti lontani,
- rivive l'energia del capo branco,
- di quando guidava se stesso e gli altri
- verso prospettive ed azioni sempre
più ampie.
- Ma queste sensazioni, gli passano nel
cuore
- come un foglio di cartavetro.
- Allora riabbassa la testa,
- apre gli occhi e piange davvero.
- Quello che lo tiene prigioniero,
- è il collare dentro di
sé.
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- Il cielo, come me, certe volte è
bambino.
- Quando sembra arrabbiato e si
scatena
- il temporale, penso invece che il
cielo
- gioca e si diverte con i fuochi
d'artificio.
- Anche a me piaceva molto giocare
così,
- e più forte era il lampo,
- e più forte era lo scoppio,
più mi divertivo.
- Mi piace molto il temporale,
- quando il cielo gioca: quando le nubi
- fanno il giorno scuro come la
notte,
- quando il lampo illumina la notte
- come il giorno, quando anche la terra
- vibrando assieme al tuono, partecipa al
gioco.
- Mi piace molto il temporale,
- quando il cielo gioca: e non
perdere
- neppure una goccia di pioggia,
- quando le strade diventano fiumi,
- quando tutto il mondo, cambiando
- i suoi colori e i suoi odori, partecipa al
gioco.
- Anche a me piaceva molto giocare
così,
- e più grande era la quantità
di acqua,
- e più a lungo ci giocavo, più
mi divertivo.
- Ripararmi al coperto durante il temporale,
- mi sembra ancora oggi,
- come chiudere la porta in faccia
- ad un amico che vuole giocare con
me.
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- "Quando mi viene la mosca al
naso
",
- dicono così per significare un
momento
- di ira improvviso e forte,
- quelli che io e te compiangiamo:
- i poveri di spirito. Dicono
così
- quelli che ti scacciano subito
- e arrabbiati, quando tu, sorellina
mosca
- ti posi a passeggiare sul loro
naso.
- Io invece sono contento quando tu
- mi vieni a trovare, a passeggiare
- sul mio naso, su di me.
- Altri manifestano la propria
- insensibilità e ignoranza
- motivando con una pseudoscienza
- la loro ostilità per te.
Dicono:
- "non è vero che tutto in
natura
- ha una funzione, la mosca non serve
- a nulla, dà fastidio e
basta".
- Altri ancora bestemmiano dicendo:
- "il creatore si è sbagliato creando
la mosca".
- Io invece ti voglio bene,
- sorellina mosca e un poco ti
invidio,
- anche a me piacerebbe volare
- ed essere piccolo come te.
- Perché a me piace molto tornare
bambino,
- vedere tutto più grande attorno a
me,
- e volare libero con la mia
fantasia.
- Io e te ci assomigliamo in questo,
- allora so che anche tu mi vuoi
bene.
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- Sono stanco, vivo due vite diverse,
- sono qui, ma la mia mente è
altrove.
- Ogni giorno la mia mente
- e le mie energie, sono sempre lontano,
- così sono stanco di vivere due volte,
- ma di non realizzarmi in nessuna delle due
vite.
- Nella vita reale difficilmente sono me
stesso,
- mentre dentro di me il fiume del mio
entusiasmo,
- facilmente supera gli argini delle
convenzioni.
- Vivo come un carcerato, che nella sua
cella
- cerca di ampliare con la fantasia i suoi
spazi.
- Ma si tratta solo di proiezioni interiori,
non riesco
- a concretizzare quello che sento dentro di
me.
- Sono solo, anche se attorno a me
vivono,
- o comunque esistono, migliaia di
persone.
- Riesco ad avere solo rapporti
superficiali,
- quando cerco di vivere un'amicizia
vera,
- sembra che suoni l'allarme
antincendio:
- scappano tutti.
- Così passano, si sprecano, i giorni
- e gli anni interi, indaffarati come le
formiche,
- indaffarati sempre in movimento,
- a cercare e a costruire non si sa che
cosa.
- Forse sono io che sbaglio, a vivere da
cicala
- con la mia mente e il mio cuore
- sempre indaffarati a cercare e a
costruire,
- ma io lo so che cosa: una vita.
- Ma le frustrazioni pesano, sono pesanti da
portare,
- allora qualche volta mi arrabbio: ma
è come la rabbia
- del carcerato per la nave dentro la
bottiglia
- che non riesce a navigare in mare
aperto.
- E come potrebbe?
- Continuo così, a costruire amicizie
dentro di me,
- come il carcerato le navi dentro alle
bottiglie.
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- Ogni volta che ti guardo,
- i tuoi occhi così profondi e
così presenti,
- aprono al mio sguardo uno spazio
infinito,
- il cui orizzonte tuttavia appare
imminente.
- I tuoi capelli così luminosi e
così allegri,
- sciolti sulle tue spalle sembrano
- le nuvole nel cielo della primavera
- che giocano con il sole, con il tuo
viso.
- Le tue labbra così ingenue e
così spregiudicate,
- il tuo sorriso così vivo e
così dolce:
- quando i tuoi capelli sono raccolti
- il tuo viso splende ancora di più,
- come il sole nel cielo dell'estate.
- Le tue gambe così spontanee e
così avvincenti,
- i miei baci e le mie carezze le percorrono
interamente,
- fino ai tuoi piedi così spensierati e
così attraenti,
- al tuo sesso così sincero e
così significativo.
- ai tuoi fianchi così disinvolti e
così espressivi.
- Il tuo seno così gioioso e
così risoluto,
- per le mie mani e per le mie labbra
- raggiungere i suoi capezzoli
- è come scalare la montagna più
alta.
- Raggiunta la vetta mi fermo
- a lungo lassù, poi scendo lentamente
- sulla tua pelle così felice e
così loquace,
- lungo il tuo corpo così fantasioso e
così eloquente,
- alle tue mani così sorridenti e
così emozionanti.
- Poi mi fermo ancora, là,
- dove ho cominciato a baciarti.
- Sui tuoi occhi così presenti e
così profondi,
- che aprono al mio sguardo uno spazio
infinito,
- nella cui immensità tuttavia conosco
l'itinerario.
- I miei baci e le mie carezze
- conoscono il cammino,
- non perdono mai la strada su di te.
- Perché ogni giorno, ogni
volta
- che ti guardo, ti accarezzo e ti
bacio:
- anche se tu, forse, non lo sai.
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- In certi momenti,
- specialmente quando sono solo,
- la mia mente prende la strada
- delle riflessioni mistiche, metafisiche.
- Mi chiedo dove è Dio, quale
immagine
- io ho di Lui, o di Lei, o se le
Divinità
- sono più di una e come si
manifestano,
- e se e come sia possibile un incontro con la
Divinità.
- Non mi pongo domande sull'esistenza di Dio,
- in qualsiasi modo possa concepirne il Suo
essere.
- In tutto il mondo attorno a me avverto la
presenza
- di un ente, di una dimensione
soprannaturale.
- Non nutro un profondo interesse
- alla conoscenza delle diverse dottrine
- religiose, sono piuttosto
interessato
- alla descrizione che molte
religioni
- danno delle esperienze mistiche,
- dell'incontro dell'uomo con la
Divinità.
- Su questo punto ho incontrato
- una notevole affinità fra diverse
religioni,
- si parla sempre di esperienze non
descrivibili
- con le parole, ma percepibili in
un'altra
- dimensione, più profonda dentro di
noi,
- ma altrettanto reale e presente e
attiva.
- Oggi, mentre sono steso in giardino
- e la mia mente è concentrata in
queste
- riflessioni, la mia gatta si avvicina
- silenziosa con il suo portamento
regale.
- Conosco il suo comportamento:
- dapprima essa gira lentamente attorno a me
- con lo sguardo attento, poi sale sul mio
corpo
- e continua il suo giro alla ricerca
- della posizione più
confortevole.
- Anche oggi questo rito si ripete,
poi,
- trovata la posizione sul mio
ventre,
- essa si stende convinta, leggera,
- e comincia il concerto delle fusa.
- Così, è la dimensione
più profonda
- dentro di me che percepisce,
- e non mi chiedo più che cosa
sia
- un'esperienza mistica, un incontro
- dell'uomo con la Divinità.
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