LA PIÚ GRANDE
ANTOLOGIA VIRTUALE
DELLA POESIA ITALIANA

Poeti contemporanei affermati, emergenti ed esordienti

 

Poesie di 
Alessandro Falchetto
 
Quando scrivo,
è per comunicare.
È una difesa e una lotta:
mi espongo, con tutto me stesso.
Si manifesta, così, indifeso
il mio cuore infantile
e anche femminile
di cui ho vergogna
e anche orgoglio.
Comunico, perché ho vissuto.
Comunico quando dico:
stiamo vivendo.
 
 
 
 
Rivivo oggi la felicità senza aggettivi
che vivevo da bambino
quando caricavo i miei sogni
sulle barchette di carta
che affidavo alla corrente del fiume
e il mio compagno di gioco era il vento
che portava le nuvole a incontrarsi
con i miei sogni, con le mie barchette
là dove il fiume incontra il cielo.
Adesso sei tu il mio compagno di gioco
e le nuvole della mia infanzia
sono i tuoi occhi
che si incontrano con i miei sogni
che ancora oggi
carico su fragili barchette di carta.
 
 
 
 
 
Il movimento delle tue sopracciglia
e i tuoi occhi, esprimono timidezza.
Ma i tuoi capezzoli, orgogliosi,
esprimono un invito e un richiamo.
Guardo il tuo seno e il tuo corpo:
il tuo vestito non è una barriera,
ma è come la neve con il paesaggio,
che non lo nasconde, ma ne modifica
la percezione e la rende più suggestiva.
Così, nell'inverno, prefiguro la primavera
e immagino il tuo vestito che scompare,
gradualmente, proprio come la neve
al sole di primavera, e immagino
l'estate, e immagino l'estasi.
E sono felice, così, con te, proprio
perché sei tu: con lo sguardo
timido e con il corpo orgoglioso.
 
 
 
Dove sono gli orizzonti, gli spazi,
le prospettive, il vento, la foresta,
il fiume, la neve, la montagna?
Dov'è il branco?
Il lupo ha accettato il collare
e barattato la propria libertà per la ciotola.
Qualche volta, quando il sole si affaccia nel cortile,
il lupo alza la testa e si guarda attorno,
ma la sua visione è annebbiata,
forse sono le lacrime.
Allora chiude gli occhi
e rivede gli orizzonti lontani,
rivive l'energia del capo branco,
di quando guidava se stesso e gli altri
verso prospettive ed azioni sempre più ampie.
Ma queste sensazioni, gli passano nel cuore
come un foglio di cartavetro.
Allora riabbassa la testa,
apre gli occhi e piange davvero.
Quello che lo tiene prigioniero,
è il collare dentro di sé.
 
 
 
Il cielo, come me, certe volte è bambino.
Quando sembra arrabbiato e si scatena
il temporale, penso invece che il cielo
gioca e si diverte con i fuochi d'artificio.
Anche a me piaceva molto giocare così,
e più forte era il lampo,
e più forte era lo scoppio, più mi divertivo.
Mi piace molto il temporale,
quando il cielo gioca: quando le nubi
fanno il giorno scuro come la notte,
quando il lampo illumina la notte
come il giorno, quando anche la terra
vibrando assieme al tuono, partecipa al gioco.
Mi piace molto il temporale,
quando il cielo gioca: e non perdere
neppure una goccia di pioggia,
quando le strade diventano fiumi,
quando tutto il mondo, cambiando
i suoi colori e i suoi odori, partecipa al gioco.
Anche a me piaceva molto giocare così,
e più grande era la quantità di acqua,
e più a lungo ci giocavo, più mi divertivo.
Ripararmi al coperto durante il temporale,
mi sembra ancora oggi,
come chiudere la porta in faccia
ad un amico che vuole giocare con me.
 
 
 
"Quando mi viene la mosca al naso…",
dicono così per significare un momento
di ira improvviso e forte,
quelli che io e te compiangiamo:
i poveri di spirito. Dicono così
quelli che ti scacciano subito
e arrabbiati, quando tu, sorellina mosca
ti posi a passeggiare sul loro naso.
Io invece sono contento quando tu
mi vieni a trovare, a passeggiare
sul mio naso, su di me.
Altri manifestano la propria
insensibilità e ignoranza
motivando con una pseudoscienza
la loro ostilità per te. Dicono:
"non è vero che tutto in natura
ha una funzione, la mosca non serve
a nulla, dà fastidio e basta".
Altri ancora bestemmiano dicendo:
"il creatore si è sbagliato creando la mosca".
Io invece ti voglio bene,
sorellina mosca e un poco ti invidio,
anche a me piacerebbe volare
ed essere piccolo come te.
Perché a me piace molto tornare bambino,
vedere tutto più grande attorno a me,
e volare libero con la mia fantasia.
Io e te ci assomigliamo in questo,
allora so che anche tu mi vuoi bene.
 
 
 
Sono stanco, vivo due vite diverse,
sono qui, ma la mia mente è altrove.
Ogni giorno la mia mente
e le mie energie, sono sempre lontano,
così sono stanco di vivere due volte,
ma di non realizzarmi in nessuna delle due vite.
Nella vita reale difficilmente sono me stesso,
mentre dentro di me il fiume del mio entusiasmo,
facilmente supera gli argini delle convenzioni.
Vivo come un carcerato, che nella sua cella
cerca di ampliare con la fantasia i suoi spazi.
Ma si tratta solo di proiezioni interiori, non riesco
a concretizzare quello che sento dentro di me.
Sono solo, anche se attorno a me vivono,
o comunque esistono, migliaia di persone.
Riesco ad avere solo rapporti superficiali,
quando cerco di vivere un'amicizia vera,
sembra che suoni l'allarme antincendio:
scappano tutti.
Così passano, si sprecano, i giorni
e gli anni interi, indaffarati come le formiche,
indaffarati sempre in movimento,
a cercare e a costruire non si sa che cosa.
Forse sono io che sbaglio, a vivere da cicala
con la mia mente e il mio cuore
sempre indaffarati a cercare e a costruire,
ma io lo so che cosa: una vita.
Ma le frustrazioni pesano, sono pesanti da portare,
allora qualche volta mi arrabbio: ma è come la rabbia
del carcerato per la nave dentro la bottiglia
che non riesce a navigare in mare aperto.
E come potrebbe?
Continuo così, a costruire amicizie dentro di me,
come il carcerato le navi dentro alle bottiglie.
 
 
 
 
Ogni volta che ti guardo,
i tuoi occhi così profondi e così presenti,
aprono al mio sguardo uno spazio infinito,
il cui orizzonte tuttavia appare imminente.
I tuoi capelli così luminosi e così allegri,
sciolti sulle tue spalle sembrano
le nuvole nel cielo della primavera
che giocano con il sole, con il tuo viso.
Le tue labbra così ingenue e così spregiudicate,
il tuo sorriso così vivo e così dolce:
quando i tuoi capelli sono raccolti
il tuo viso splende ancora di più,
come il sole nel cielo dell'estate.
Le tue gambe così spontanee e così avvincenti,
i miei baci e le mie carezze le percorrono interamente,
fino ai tuoi piedi così spensierati e così attraenti,
al tuo sesso così sincero e così significativo.
ai tuoi fianchi così disinvolti e così espressivi.
Il tuo seno così gioioso e così risoluto,
per le mie mani e per le mie labbra
raggiungere i suoi capezzoli
è come scalare la montagna più alta.
Raggiunta la vetta mi fermo
a lungo lassù, poi scendo lentamente
sulla tua pelle così felice e così loquace,
lungo il tuo corpo così fantasioso e così eloquente,
alle tue mani così sorridenti e così emozionanti.
Poi mi fermo ancora, là,
dove ho cominciato a baciarti.
Sui tuoi occhi così presenti e così profondi,
che aprono al mio sguardo uno spazio infinito,
nella cui immensità tuttavia conosco l'itinerario.
I miei baci e le mie carezze
conoscono il cammino,
non perdono mai la strada su di te.
Perché ogni giorno, ogni volta
che ti guardo, ti accarezzo e ti bacio:
anche se tu, forse, non lo sai.
 
 
 
 
In certi momenti,
specialmente quando sono solo,
la mia mente prende la strada
delle riflessioni mistiche, metafisiche.
Mi chiedo dove è Dio, quale immagine
io ho di Lui, o di Lei, o se le Divinità
sono più di una e come si manifestano,
e se e come sia possibile un incontro con la Divinità.
Non mi pongo domande sull'esistenza di Dio,
in qualsiasi modo possa concepirne il Suo essere.
In tutto il mondo attorno a me avverto la presenza
di un ente, di una dimensione soprannaturale.
Non nutro un profondo interesse
alla conoscenza delle diverse dottrine
religiose, sono piuttosto interessato
alla descrizione che molte religioni
danno delle esperienze mistiche,
dell'incontro dell'uomo con la Divinità.
Su questo punto ho incontrato
una notevole affinità fra diverse religioni,
si parla sempre di esperienze non descrivibili
con le parole, ma percepibili in un'altra
dimensione, più profonda dentro di noi,
ma altrettanto reale e presente e attiva.
Oggi, mentre sono steso in giardino
e la mia mente è concentrata in queste
riflessioni, la mia gatta si avvicina
silenziosa con il suo portamento regale.
Conosco il suo comportamento:
dapprima essa gira lentamente attorno a me
con lo sguardo attento, poi sale sul mio corpo
e continua il suo giro alla ricerca
della posizione più confortevole.
Anche oggi questo rito si ripete, poi,
trovata la posizione sul mio ventre,
essa si stende convinta, leggera,
e comincia il concerto delle fusa.
Così, è la dimensione più profonda
dentro di me che percepisce,
e non mi chiedo più che cosa sia
un'esperienza mistica, un incontro
dell'uomo con la Divinità.
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Inserito il 3 novembre 2000