Autori contemporanei
affermati, emergenti ed esordienti

Simonpietro Veronese
Con questo racconto ha vinto il secondo premio al concorso
Il Club dei Poeti 2004, sezione narrativa

Anno Domini MCCCXXVII
 
"Cinque minuti. Cinque minuti soltanto, e poi ce ne andiamo".
Il tramonto stava calando su Avignone. Era la quinta volta che Alcazar chiedeva altri cinque minuti alla mia pazienza, ma evitai di farglielo notare, anche perché la messa del vespro era vicina, e di lì a poco l'arcigno sacrestano ci avrebbe sbattuti fuori a calci.
"Eppure sono sicuro che è qui. Deve essere qui!"
"Ma ti senti? Mi sono deciso ad accompagnarti solo per la nostra vecchia amicizia che ci lega da più di vent'anni. Inoltre, ti dirò che l'idea di trascorrere un week-end nella Francia meridionale non mi dispiaceva. Ma restare ore ed ore in questa chiesa ad osservare e a tastare ogni mattonella, aspettando che si apra un passaggio segreto come in un film di Indiana Jones... capirai che è troppo anche per me".
"Ti dico che la chiesa di Santa Chiara non è come le altre, specie in questo giorno dell'anno. Sai che giorno è oggi?"
"Il 6 aprile. E con ciò?"
"Laurea, propriis virtutibus et meis longum celebrata carminibus, primum oculis meis apparuit sub primum adolescentie mee tempus, anno Domini MCCCXXVII die VI mensis Aprilis in ecclesia sancte Clare, eccetera eccetera. Queste parole annotò Petrarca nel suo libro preferito, il Codice Ambrosiano di Virgilio. Laura esisteva veramente, nonostante le sciocche argomentazioni simbolico-psicanalitiche inventate da qualche critico ignorante. E l'incontro fra Laura e Petrarca avvenne qui, nella chiesa di Santa Chiara in Avignone, il 6 aprile del 1327".
"Piacere di saperlo, ma noi cosa ci facciamo qui, più di settecentosettant'anni dopo? No, aspetta, non dirmelo. Noi cerchiamo il fantasma di Laura, sperando che dica cheese davanti all'obiettivo".
"Non dire assurdità. I fantasmi non esistono. No, è qualcosa di ben più affascinante, terribile e prezioso. Dimmi un po'", disse Alcazar guardandomi beffardo, "hai mai pensato al fatto che l'estro e il genio letterario possano non essere doti innate, ma frutto di una rivelazione improvvisa e... mistica?"
Gli occhi di Alcazar sfavillavano, e ciò mi faceva un po' paura. Risposi a fatica. "N-no, sinceramente no. Secondo me l'abilità dei letterati è dovuta a capacità possedute fin dalla nascita, affinate dallo studio e dall'esperienza. Lo stesso vale per le altre arti. Michelangelo era un genio di suo, e aver avuto ottimi maestri e un ambiente culturale adatto hanno fatto sì che..."
"Okay, okay, d'accordo", mi interruppe spazientito Alcazar. "Per una volta, usa la tua immaginazione. Immagina che in una mattina del 1327, per una coincidenza che ha dell'incredibile, in questa chiesa si incontrino le persone più sensibili che esistano, d'accordo? D'accordo. Fra loro nasce subito qualcosa, perché loro sono loro e questo luogo è il luogo. Capisci?"
"No".
"Insomma, mi rendo conto che è difficile da spiegare, ma per qualche magica alchimia, questo luogo sacro e l'"aura" di Laura e Francesco", disse Alcazar compiacendosi del gioco di parole, "hanno scatenato una forza che trascende luogo e spazio per perpetrarsi nell'eternità, a determinate scadenze e per determinati visitatori". Il mio amico guardò nervosamente l'orologio e il sacrestano in abito scuro che non ci perdeva di vista un attimo, poi proseguì. "Ascolta. Ho dedicato tutta una vita a questa ricerca, girando il mondo ed investendo tutto il tempo e tutto il denaro che avevo. Io so per certo che moltissime persone hanno messo piede in questa chiesa al solo scopo di trovare ciò che stiamo cercando noi. Ma..." disse Alcazar alzando un indice verso di me, "...ma solo pochi eletti hanno visto premiate le loro ricerche. E tutti erano, chi più chi meno, seguaci di Francesco Petrarca, e hanno scritto parole incomparabili sull'amore. Cominci a capire?"
Cominciavo a capire sì, ma era la cosa più assurda che avessi mai sentito. "Vuoi dire che è stata la chiesa... questa chiesa a suggerire a Petrarca i versi del Canzoniere? E che molti altri vennero qui solo per avere la stessa ispirazione?"
"Bravo", disse Alcazar compiaciuto e sensibilmente sollevato. "Questa chiesa regala versi d'amore. Anche se dubito che si tratti di una semplice atmosfera ispiratrice. No, amico mio. Secondo me si tratta di qualcosa di ben più materiale. E sempre che vengano rispettate molte condizioni. La sensibilità d'animo del ricercatore, la tranquillità dell'ambiente e, probabilmente, il ritorno ciclico di determinare date. Noi stessi saremmo dovuti essere qui di mattina, ma stamani la chiesa era chiusa, per motivi che non ho ancora ben compreso".
Cercavo di simulare indifferenza, ma non mi riusciva molto bene. "Ma insomma, parla chiaro! Stiamo veramente cercando un passaggio segreto che conduca ad una scala buia in fondo alla quale troveremo un cofanetto con dei versi già belli e pronti?"
"Butti tutto nel sarcasmo più becero, ma... sì, confesso che sto cercando qualcosa del genere. Ovviamente, non pretendo che il meccanismo funzioni con noi. Ma trovarlo sarebbe già motivo di soddisfazione, e sono sicuro che si trova a pochi centimetri dal nostro naso. Guarda la decorazione in bassorilievo di quest'altare".
L'ambiente era molto buio, e non riuscivo nemmeno a vedere il soggetto ritratto nella pala che avevamo davanti. Seguii la direzione del dito di Alcazar e mi inginocchiai ad osservare le decorazioni sottostanti, aguzzando gli occhi nell'oscurità. Alla prima attenta occhiata riuscii a scorgere delle lamine d'oro. Alcazar si premurò di illuminare la mia mente.
"In una strofa degli Amorum Libri, Matteo Maria Boiardo scrive
 
De avorio e d'oro e de corali è ordita
la navicella che mia vita porta
vento suave e fresco me conforta
e il mar tranquillo a navicar me invita
 
E adesso dimmi che cosa vedi".
"Incredibile. C'è una piccola imbarcazione, ornata d'oro e di coralli. È trasportata dal vento lungo un mare piatto. Tu pensi si trovi qui il meccanismo che aziona il passaggio segreto?"
"Ne sono convinto, specialmente per come ci sta guardando quel truce sacrestano che non ci toglie gli occhi di dosso. Ti rendi conto? Boiardo era un convinto estimatore di Petrarca, e le mie fonti mi davano per certo il suo passaggio qui. L'analogia fra i suoi versi e questa decorazione è singolare, no? E non è tutto. Se continui ad osservare il bassorilievo da destra a sinistra, troverai una donna che emerge da alcune onde più mosse, reggendo un lume. Proprio come scritto nell'Arcadia da Iacopo Sannazaro che, guarda caso, è un petrarchista.
 
Menando un giorno gli agni presso un fiume,
vidi un bel lume in mezzo di quell'onde,
che con due bionde trecce allor mi strinse
 
Ah, amico mio, pensa... Se fossimo dei puri di cuore basterebbe un semplice clic su questo bassorilievo per ricevere in dono rime senza eguali".
"E se fossero solo delle coincidenze?", chiesi senza troppa convinzione.
"Coincidenze? Potrei dilungarmi per ore a citare versi di poeti che trovano riscontri in questo luogo. Amico mio, so che tu non credi in Dio, ma visto che finora hai fatto violenza alla tua razionalità, fai un passo ulteriore, già che ci sei. Prova solo per un momento ad immaginare che Dio scelga alcuni uomini inclini all'arte per renderli messaggeri d'amore. "Amore", bada bene, da intendere nella sua accezione più ampia. Un'opera d'arte, di qualsiasi tipo, è a modo suo un messaggio d'amore, e Dio non può non servirsi di questi canali per diffondere il suo Verbo. Ti sei mai chiesto cosa sarebbe la religione, specie quella cristiana, senza l'arte? No, forse non te lo chiedi perché sei ateo".
In effetti non me l'ero mai chiesto. "Non sono ateo. Casomai agnostico, se proprio devi etichettarmi. E ti garantisco che un agnostico non vive tranquillamente, anzi. Ma ammetto che sei riuscito ad incuriosirmi".
Alcazar non mi ascoltava. Continuava ad accarezzare il bassorilievo in corrispondenza della nave spinta dal vento sul mare calmo, verso quella luce e quelle bionde trecce conturbanti. "Francesco Petrarca l'aveva capito, amico mio, e così pure Boiardo e tutti gli altri. L'uomo è una nave in balia del vento, che sembra destinata a navigare su acque calme, ma in realtà il suo approdo e la sua unica luce sono le trecce e il viso di una donna. È questo il senso della vita".
Rumori di passi distolsero la mia attenzione dalle parole di Alcazar. I primi fedeli prendevano posto nelle panchine delle ultime file. Una mano posata sulla mia spalla con troppa irruenza mi fece sussultare. Mi girai e vidi la faccia torva del sacrestano a pochi centimetri dalla mia. Le sue orbite erano cerchiate da due pesanti occhiaie nere, e la mascella serrata nascondeva le labbra in una smorfia contorta.
"La celebrazione sta per avere inizio. È pregato di non disturbare il raccoglimento dei fedeli".
"S-sì, certo. Io e il mio amico ce ne andiamo sub..."
"Quale amico?", chiese il truce individuo.
Alcazar non c'era più. "I-il mio amico. Siamo stati qui più di un'ora a cercare..."
"A cercare... cosa?", chiese lentamente l'uomo in nero, scrutandomi fin nelle viscere.
Venni fulminato da un atroce mal di testa, e cominciai a perdere l'equilibrio. Ricordo che balbettai qualcosa. "Io... io non...". I miei occhi vennero offuscati da una nebbia sempre più densa, e il mio respiro divenne affannoso. Mi trascinai a stento verso l'uscita, seguendo le voci sussurranti dei fedeli e aggrappandomi ad ogni appiglio possibile. Appena raggiunsi l'esterno, ricominciai a respirare, e corsi a perdifiato per un centinaio di metri, senza voltarmi.
Dopo aver perso la nozione del tempo per chissà quanto, mi risvegliai sul mio letto d'albergo. Nessuno aveva mai visto o sentito nominare Alcazar, e le ricerche della polizia non diedero alcun esito. Il mio medico mi guarda come se fossi pazzo, e mi ha prescritto delle strane pillole blu. Mi mancano i discorsi del mio amico. Ma che sia esistito veramente, o che sia solo il parto della mia mente, spero di vederlo tornare presto con degli ineguagliabili versi in rima.

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 Ins. 17-08-2004