Autori contemporanei
affermati, emergenti ed esordienti
Alessandro Bini - Bruno Magrini - Marco Bufarini - Piero Marietti
Hanno pubblicato il libro
Alessandro Bini - Bruno Magrini - Marco Bufarini - Piero Marietti
Teatro in movimento
Collana Fonòpoli (Teatro in movimento) 14x20,5 - pp. 128 - Euro 11,00 - ISBN 88-8356-479-0
Prefazione
Introduzione
Zollette di zucchero
Il totem
Come le meduse
Prefazione- Quando si compone un testo teatrale lo si fa, non perché lo si decida, ma perché scatta una molla che diventa quasi una necessità di mettere nero su bianco un'idea. Un'esigenza reale che si trasforma in una vera e propria "mania" fino a quando la storia non ha preso corpo; fino a che i personaggi non iniziano a far parte della vita quotidiana dell'autore; fino a raccontare la storia come se fosse realmente accaduta.
- Potrebbe sembrare una follia, ma non è nulla rispetto alla soddisfazione di scrivere la parole "Fine" o, ancora meglio, "Cala la tela" alla fine di un copione. È proprio in quel momento (e solo in quello) che si riesce a parlare dei propri personaggi come se fossero persone fisiche... Da quello stesso momento i personaggi non svaniranno mai, come racchiusi in un ritratto vivente.
- Il primo sintomo di questa follia si manifesta nel momento in cui - forse inconsapevolmente - ci si arma di carta e penna e si prendono appunti apparentemente senza senso, come se fossero souvenir di un viaggio metafisico o di una trance.
- Lo spunto? La vita reale, ma anche un aneddoto o una situazione di cui siamo stati testimoni involontari o protagonisti. Cogliendone anche le più piccole sfumature si trova l'ispirazione per intraprendere un viaggio, di cui è nota soltanto la partenza! La fantasia è necessaria per arricchire, colorire, ampliare l'idea di base.
- Quando presentare il copione che si è realizzato? Quando il lavoro ci sembra "plausibile". Magari - se si teme il giudizio di occhi estranei - può accadere che rimanga chiuso in fondo al cassetto o in un file nel computer a "stagionare". Nessun problema!
- A volte accade che gli ingredienti base di una storia appaiano a prima vista assemblati a casaccio, ma in un secondo tempo si rivelano necessari per quell'obiettivo che ci si è chiarito durante il percorso. Improvvisamente i personaggi stessi che cominceranno a parlare e il testo scorrerà da sé.
- Il testo definitivo, visibile al lettore o al pubblico di un teatro, non è altro che la punta di un iceberg di pensieri che gli autori hanno accumulato e dal quale hanno selezionato la parete percepibile.
- Fiumi d'inchiostro, chilometri di parole, quintali di carta vengono usati per trarre "poche" pagine di un copione. Non deve sorprendere, se si pensa che di ogni personaggio si crea una vita, dalla nascita all'eventuale morte (di cui solo l'autore non dichiarerà mai l'esistenza). I personaggi vivono il loro presente grazie ad un passato creato dal nulla: è il potere assoluto di un autore. L'autore - al pari di uno scultore - modella la vita dei suoi personaggi.
- L'ultimo degli ingredienti? L'idea. Concetto vago e indefinibile è ciò che riesce a rapire l'autore ed a trasformarsi in un elemento di fascino per il pubblico. Va colta e sfruttata al meglio e occorre la strada giusta per svilupparla. Uno dei mezzi per sfruttarla al meglio sono i dialoghi. Sono uno degli elementi fondamentali per dare vita ad un buon testo teatrale. Dialoghi efficaci possono anche coprire la banalità di una trama, relegando quest'ultima al ruolo di semplice pretesto.
- Gli autori che hanno accettato l'invito di Fonòpoli a partecipare al concorso "Teatro in Movimento" hanno dato prova di grande talento e abilità dimostrando come sia in crescita la qualità di scrittura per il teatro. Non a caso Fonòpoli ha deciso di non assegnare un ordine gerarchico ai tre testi selezionati come vincitori. Questi copioni hanno caratteristiche talmente diverse tra loro che una classifica di merito ne avrebbe snaturato le caratteristiche penalizzando un genere ad un altro in testi di pari qualità.
Lorenzo De Feo
Introduzione
- SIPARIO
da "La coscienza di Zero"
(Renato Zero/V. Lakatos/Renato Zero) 1991
- Sale il sipario
- la paura è ancora qui
- qui mentirò
- qui un gigante sarò
- questa faccia mia duttile mobile mutabile sia
- Padrone di me esitazione non c'è
- e ti esploderò
- fin dentro l'anima ti raggiungerò
- Forse è la mia
- un'eterna pazzia
- più occasioni avrò
- meno problemi al mio destino darò
- Lasciami credere
- che un attore può evadere
- Sfugga lui la realtà
- per far sue le lacrime,
- le nuvole
- Applausi
- cosa vuoi che siano poi
- gli applausi se non hai vissuto mai
- Applausi un trionfo sì per chi
- ha fame di sapere se il copione è tutto qui!
- Su di me
- gli occhi tuoi
- calato il sipario
- l'intesa tra di noi
- Perché vuoi limitare ad una sola battuta
- il senso di una vita interamente vissuta?
- Applausi non vorrei
- se dopo tanti ruoli mi chiedessi: "Tu chi sei?"
- Sono grande davvero quando sono quassù
- ma io sarò più grande se mi avrai compreso almeno tu!
- La statura di un uomo,
- la saggezza di un dio
- è per questo sono morto sulla scena più volte io.
- Incontrassi l'amore distinguerlo vorrei
- e tra le tante comparse confonderlo mai...
- essere io ad applaudire
- chi in silenzio va via
- e non lascia silenzio
- Sale
- il sipario la paura...
- c'è ancora!
ZOLLETTE DI ZUCCHERO(Uomini e donne, due punti) Atto unico di ALESSANDRO BINI E BRUNO MAGRINI
VOCE AGLI AUTORI - Poche parole di presentazione: siamo due autori fiorentini - in verità solo uno è autenticamente fiorentino, l'altro lo dichiara abusivamente -. Da qualche tempo ci dedichiamo al teatro; collaboriamo con gruppi dell'area cittadina scrivendo sia da soli sia in tandem, anche se scrivere in tandem, lo sapete, non è facile, principalmente per problemi di equilibrio - stilistico, non ciclistico -.
- Crediamo di riuscire a farlo - chissà però se ci riusciamo davvero?! - principalmente grazie al fatto che abbiamo una visione del mondo comune ma punti di vista diversi. Tanto per fare un esempio, se vediamo un cielo nuvoloso, pensiamo entrambi che stia per piovere; ma ognuno poi si immagina il temporale a modo suo. Se invece uno dei due pensasse che sta per venire il sole, l'impresa sarebbe probabilmente impraticabile.
- Come spunto pratico, questa commedia è nata guardando una bella barista in un locale. E osservando un cliente che attaccava discorso. Quanto alla teoria, ci divertiva l'idea di far dire a dei personaggi, maschili e femminili, quello che di solito gli uomini preferiscono non riferire alle donne e viceversa Ci piaceva giocare a ribaltare i ruoli, per scoprirne ancor più ironici i contrasti e gli antagonismi. Ci piaceva rendere in qualche modo palese ciò che si tace e si pensa soltanto intorno al sesso, ai sentimenti e alle nostre comuni ordinarie frustrazioni.
Alessandro Bini e Bruno Magrini
IL TOTEM Atto unico di MARCO BUFARINI
IL PERCHÉ DELL'AUTORE - Per me, scrivere per il teatro significa innanzitutto calarmi nei panni dell'artigiano. È artigianato partire da una materia prima, l'idea, fino ad ottenere il prodotto finito, l'opera.
- Occorre molta perizia nel maneggiare i ferri del mestiere in modo da ottenere un risultato tangibile che non sfiguri al cospetto della visione che ha ispirato il lavoro. È un'impresa ardua, una sfida quasi impossibile ma proprio per questo così bella ed affascinante.
- Ovviamente anche tutte le altre forme artistiche, miranti ad ottenere un prodotto non di serie, ma assolutamente unico ed originale, magari non bello ma certamente distinguibile da tutti quelli fatti prima e da tutti quelli che saranno fatti poi, hanno in sé questo carattere artigianale. La scrittura teatrale ha però qualcosa di peculiare: è un'operazione chimica, alchemica.
- Nella vita a determinare un'azione, un comportamento, concorrono più intenzioni, più circostanze; si fa fatica, anzi il più delle volte è impossibile stabilire il loro legame. Il linguaggio teatrale meglio di altri permette di estrapolare una singola concausa ed analizzarne il suo specifico effetto.
- A mio avviso il teatro consente pertanto di andare in profondità. E se la verità non sta in alto ma in basso, e se per trovarla occorre scavare, scavare ed ancora scavare, allora il teatro è proprio il luogo adatto per compiere questa ricerca.
- Quando ebbi l'idea della commedia mi fu subito chiaro che valesse la pena lavorarci. Ciò che più mi intrigava era animare il personaggio del totem, un uomo che anni e anni di meditazione, completamente immobile sopra un tronco d'albero reciso, hanno trasformato in un superuomo.
- La sua saggezza e i suoi poteri sovrannaturali, se lo elevano rispetto agli altri uomini, non lo innalzano però fino al cielo. Difatti neanche lui ha una risposta per tutte le domande. Per quanto superuomo, rimane pur sempre un uomo.
- È un personaggio che ha un che di grottesco, perché un uomo che vuole fare Dio è grottesco, come ad esempio può esserlo un pollo che vuole fare il cane. Per quanto lo faccia bene, rimane pur sempre un pollo. Anzi, più lo fa bene e più appare grottesco. Solo se il pollo ci strizza l'occhio, rendendoci complici del suo gioco, riesce a convertire il ridicolo in comico; ma se invece si prende sul serio, come l'uomo che vuole fare Dio, non può che rimanere grottesco. È ridicolo e, come tutte le vittime della propria superbia, tragico.
- Inoltre intuii subito come l'incontro di personaggi tanto diversi come il totem e la pellegrina mi avrebbe permesso di analizzare alcuni concetti: come gli effetti delle azioni umane si manifestino anche all'insaputa di chi le ha compiute e come questi effetti si estendano nel tempo; e, soprattutto, cercare di dare un attributo qualitativo alla vita meditativa, in particolare alla clausura, alla segregazione dal prossimo, che inevitabilmente comporta.
- All'inizio della commedia i due personaggi sono in posizione di netta disparità: da una parte il superuomo, dall'altra una giovane in crisi esistenziale. Poi, piano piano, le loro posizioni si confondono, come ad esprimere che di fronte a certe problematiche la condizione umana ci rende tutti uguali. Infine, c'è addirittura un ribaltamento, perché è proprio il candore e l'ingenuità della pellegrina a scrollare il totem tanto da fargli ripudiare il suo stato. Scende dal suo piedistallo ed imbocca le strade della vita.
Marco Bufarini
COME LE MEDUSE commedia in tre atti di PIERO MARIETTI
GIUSTIZIA, MORALE E POLITICA... - Giustizia, Morale e Politica: tre signore non proprio anziane, ma certamente non più fresche, venate di cinismo e disincanto, attente al politically correct purché vuoto di contenuti, ma anche trascinate dall'aria che tira, travolte dalle mode. La loro cultura e il loro chiacchierare salottiero risentono della corruzione cui li sottopone il prodotto volgare che va in onda in televisione. Più massaie frustrate che figure ieratiche, fanno da coro a una vicenda di ordinaria corruzione che si svolge nel mondo di sotto, quello della vera TV e della vita non simbolica.
- Sulla vena di un Otello rivisitato in chiave di rapporti economici non sempre limpidi e, in tempo parallelo, visto con l'ottica di una sceneggiatura per ridurlo a telenovela, i personaggi giocano la loro difficoltà a liberarsi dalle chiusure razziste e dalle valutazioni rigorose del tornaconto personale.
- La società intorno, pur non evocata esplicitamente in scena, è tuttavia presente come mezzo nel quale uomini e donne si muovono dandolo per scontato: ogni personaggio, supero o infero che sia, ne descrive un tipo, popolando una specie di moderna versione dell'Olimpo mitologico. Ma il mezzo, nel quale si situano le aspirazioni dei personaggi e le difficoltà frapposte tra propositi e obiettivi, è la condizione di contorno ineliminabile di scelte e vite.
- Abbandonata, perfino delle tre Dame, l'illusione di poter intervenire sul mezzo, ci si adatterà a vivere nel mezzo esplorandone tutti gli anfratti che abbiano la possibilità di nascondere un premio, anche se di mera consolazione.
- Un fatto grave però, un assassinio per esempio, mette tutti davanti al pericolo di dover fronteggiare un plotone di esecuzione, vero o virtuale che sia, dal quale si può uscire con le ossa rotte e il portafogli svuotato.
- Ma c'è sempre una soluzione, una possibilità di portare a casa la capra con i cavoli e pure qualcos'altro. Quelli che la trovano e la mettono in piedi sono anche quelli che vincono, che si fissano lo stipendio o si programmano le promozioni: loro sono le meduse, capaci di galleggiare indifferenti anche se c'è maraccio e corrente e l'acqua non è proprio limpida.
- Ma la similitudine con le meduse si ferma alla contemplazione della loro lentezza: se è richiesto il movimento repentino, la medusa soccombe. La medusa evoluta è quindi quella che ha imparato a correre. Di fronte alla perfezione della corruzione, una ballerina esegue una danza elegante, ma piena di malinconia, su note di Brahams.
Piero Marietti
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