Autori contemporanei
affermati, emergenti ed esordienti
- Sandro Levati - Il segreto della vita
- Collana I salici (narrativa) 14x20,5 - pp. 36 - Euro 5,50 - ISBN 88-8356-543-6
Prefazione - "Il segreto della vita" è la storia di un re e della sua crisi esistenziale alla ricerca appunto del "segreto ultimo delle cose": Sandro Levati (l'autore) così sintetizza, in poche e calzanti parole, il contenuto di questo racconto che solo in apparenza può sembrare una semplice storiella ma in verità nasconde la presenza di concetti assai più complessi e sottende a significati ben più profondi.
- È la storia personale di un re che dopo esser salito al trono senza far uso della violenza e senza aver intrapreso campagne militari riesce a governare territori assai vasti grazie ad una solerte struttura amministrativa che risolve le questioni d'interesse generale: inoltre ha una forte sensibilità per la cultura, studia il greco, si interessa di retorica, filosofia ed astronomia e come se non bastasse istituisce una Scuola di Palazzo con le migliori menti del regno.
- Capita un giorno che diventa indifferente per le vicende del suo regno e si rinchiude nelle sue stanze, sempre immerso nei suoi pensieri ed ecco che sovviene alla sua mente l'idea di indire un concorso per svelare il famoso segreto ultimo delle cose, per dimostrare l'esistenza di una entità suprema ed assoluta.
- Si capisce subito che questa ricerca non è altro che una indagine interiore alla scoperta di se stesso e a nulla varranno le disquisizioni delle numerose menti convenute nella Sala delle Sapienze: i teologi con la prova inconfutabile dell'esistenza di Dio, Ordinatore del caos primordiale, Signore e Creatore dell'Universo; i matematici con formule, costanti e varianti per dimostrar la loro teoria; i filosofi con le loro speculazioni; gli astronomi con l'energia misteriosa che fa muovere i pianeti; i maghi con le immancabili ampolle contenenti strani liquidi capaci di allungare la vita e via dicendo in un susseguirsi di esperimenti e dimostrazioni più o meno ortodosse.
- Non stupirà che per ricercare questo segreto ultimo si arriverà alla fuga dalla materialità per giungere alla spiritualità, all'abbandono di ogni cosa, "non aver bisogno di possedere ogni cosa per avere tutto", a ricercar il volto di quella ragazza appena intravista dalla carrozza reale, uno sguardo fuggente ricco di mistero.
- L'innocenza di un uomo che instaura una lotta con la propria impotenza, con la sua condizione di essere fragile, finito e limitato: sempre si nasconde e poche volte si rivela quell'irrisolvibile dissidio tra la ricerca con l'effettiva scoperta e la rivelazione del segreto.
- Quando ci si spinge ad interrogarsi sul significato della vita la maggior parte delle volte si ondeggia tra fulminee illuminazioni e smaccate disillusioni ma il fine ultimo è forse solo un arduo tentativo dell'elevazione umana quasi a farsi confessione estrema di una ricerca interiore che non può che rimanere nel profondo di ogni essere.
- "Il segreto della vita" di Sandro Levati è dunque una storia interessante che può facilmente condurre ad ulteriori intendimenti ed approfondimenti per rinfrescar la memoria o forse solo per avvalorare l'idea che è illusorio tentar di svelare ciò che è destinato a rimaner serbato.
Massimo Barile
Il segreto della vita
Capitolo primo
- Affacciandosi dal finestrino della carrozza il Re vide la gran folla di popolo. Qualcuno gridò "il Re!" e in quella folla che gridava il suo sguardo incontrò gli occhi della ragazza dai capelli opachi che arrossendo in viso accennò un inchino; aveva una veste sgualcita con una macchia scura sotto le ginocchia. Il Re rientrò nella cabina, la carrozza proseguì verso il palazzo reale.
- Il castello era circondato da vigne e ulivi, i torrioni d'angolo spiccavano nella massa dell'edificio con la loro poderosa compattezza e si stagliavano a picco sul mare, solenni e potenti. La varietà dei blocchi e la policromia dei calcari donavano alla facciata principale un vago movimento decorativo, rivelando un rivestimento di tali qualità scultoree che nessun'altra fra le costruzioni dell'epoca poteva vantare.
- Quando giunsero ai piedi delle mura il ponte levatoio venne calato sul fossato di acqua di mare. All'interno si sentiva il rumore dei cavalli che avanzavano sul selciato del cortile interno. La carrozza si fermò davanti al portale di legno nella facciata nord, il Re scese a terra e s'incamminò lungo un corridoio illuminato da strette finestre sulle pareti e da una grande finestra a mare sul lato ovest. Entrò in una porticina che immetteva in una sala con quattro campate per lato disposte in duplice ordine attorno ad un atrio ad impluvio con volte a crociera sorrette ai lati da semicolonne chiare; giunto alla fine della sala si fermò, tornò sui suoi passi e si diresse verso le sue stanze.
- La stanze private del Re erano nell'ala sud del castello. Le decorazioni alle pareti riprendevano quelle del portale; sulla parete sud est si apriva una grande finestra, sull'altro lato c'era una bifora aperta al di sopra del piano di calpestio, a nord un grande camino decorato riscaldava la sala durante l'inverno.
- La Regina arrivò che il Re stava ancora pensando a quello che gli era successo. Alta, capelli scuri, occhi altezzosi. Poco dopo la servitù annunciò che la cena era pronta, Re e Regina si trasferirono nella sala dei pranzi.
- Il Re infilò la forchetta nel purè di patate e domandò qualcosa ai figli. Il più piccolo lo guardò con i suoi occhi vispi, il Re tagliò la bistecca di cinghiale. - Era un uomo di media statura, con i capelli biondicci, la barba ispida, una faccia rossiccia e occhi celesti con agli angoli rughe sottili che quando sorrideva affondavano nella pelle.
- Il più grande riferì dei giochi con la palla di stoffa e raccontò delle scoperte di quel giorno, il piccolo era intento a manovrare forchetta e coltello. - Una volta non riuscivano più a trovarlo. Dopo averlo cercato in tutti gli angoli del castello, alla fine, l'avevano scovato sotto al letto di suo padre con una scorta di dolci e biscotti che sgranocchiava in un mare di briciole.
- Il Re bevve dalla coppa di vino rosso, poi disse che era stanco e si alzò da tavola che gli altri erano ancora alla frutta.
- Dopo aver deposto la corona d'oro incastonato di diamanti, e la tunica rossa con il collo d'ermellino, si era coricato sul grande letto regale. Era rimasto per un po' soprappensiero, con le mani unite sul petto, poi aveva respirato profondamente e aveva incominciato a pregare. Stava chiedendo a Dio di preservare il suo regno, le sue ricchezze, la sua salute, e udì l'avvicinarsi dei passi. Quando la Regina soffiò sulla candela il Re riaprì gli occhi, e per un attimo rivide i colori degli affreschi sopra di lui. Poi il soffitto diventò scuro e il silenzio della stanza si allargò nella quiete del palazzo e nella tranquillità del mondo addormentato. Di tanto in tanto un rumore lontano lo distraeva dai pensieri di quella notte insonne, e si accorgeva del respiro della Regina.
- Il mattino seguente si era presentato nelle cucine che la servitù stava ancora dormendo. Dopo essersi lamentato per le uova mal cotte era uscito nel giardino e si era diretto verso l'angolo nord ovest del castello.
- Alle torri si accedeva per mezzo di porticine archiacute che immettevano in vestiboli decorati con raffigurazioni in pietra, un'aquila in lotta con un serpente, un guerriero ferito col volto sofferente, un cacciatore contorto nello sforzo di togliersi una spina dal piede. I vestiboli erano preceduti da scale a chiocciola che davano accesso ai piani superiori. Illuminati da strette feritoie gli scalini monolitici s'avvolgevano attorno alla colonna portante. Il Re salì per le scale al di sopra delle crociere e giunse ad un piano terrazzato da dove si dominavano il porto e tutta l'insenatura. In qualsiasi direzione si guardasse, tutto quello che si vedeva faceva parte del suo regno. Su quel lato però c'era il mare.
- Dopo essere salito al trono aveva confiscato alcuni tesori, annesso qualche piccolo ducato qua e là, ma senza fare uso d'eccessiva violenza, e non aveva condotto nessuna campagna militare volta ad aumentare il suo dominio. Aveva creato una struttura amministrativa attraverso la quale governava quei territori vastissimi, con funzionari e missi che attraversavano l'impero in lungo e largo, per risolvere le questioni d'interesse generale ed impartire le direttive sovrane, e il popolo si era dimenticato del terrore che aveva regnato ai tempi dei suoi predecessori, quando trasgredire il più piccolo precetto significava la pena di morte, e decapitazioni e deportazioni erano all'ordine del giorno. Aveva mostrato una certa sensibilità per la cultura e lo studio che lo aveva indotto ad imparare il greco, la retorica, la dialettica e l'astronomia, e aveva istituito una Scuola di Palazzo, dove i maggiori intellettuali dell'epoca tenevano corsi per i figli dei nobili.
- Si accorse delle minuscole particelle salate, trasportate lassù dal vento, raggiungevano la sua pelle bagnandola appena, e pensò che il mare non appartiene a nessuno. Non si può conquistarlo. Sulla sua superficie non può esserci niente di definitivo. Vide una barca solitaria di pescatori che rientrava nel porto nella luce del tramonto, alzando gli occhi si accorse delle prime stelle.
- Nei giorni che seguirono aveva fatto domande strane e impartito ordini frettolosi. Rispondeva agli inchini della servitù con sguardo assente, e tornava a rinchiudersi nelle sue stanze. Era come se d'un tratto fosse diventato indifferente alle vicende del suo regno.
- Una volta, suo figlio più piccolo si fermò davanti a lui con le mani ai fianchi e la faccia seria. "Cosa avete Padre Sovrano?"
- "Perché me lo chiedi?"
- "Nostra Madre, la Regina, dice che vi comportate in modo strano."
- Il Re lo baciò sulla fronte e gli disse che non c'era niente di cui preoccuparsi, era un malessere passeggero che se ne sarebbe andato con l'arrivo della primavera.
- Più di una volta la Regina era stata lì per chiedergli cosa gli fosse successo, ma si era sentita in imbarazzo e pervasa da uno strano timore aveva cambiato discorso, sicché lui non aveva dovuto raccontarle di quel giorno, quando immerso nei suoi pensieri d'improvviso si era sentito mancare il respiro, e la carrozza aveva rallentato, si era affacciato al finestrino e aveva visto la ragazza, che lo aveva guardato senza abbassare gli occhi, e lui si era sentito fragile. Da quel giorno l'aveva rivista nella sua mente, ogni notte, con una rosa nei capelli e un vestito azzurro che ricordava il colore del cielo a primavera; sorrideva, ed era molto più bella della ragazza che aveva visto tra la folla. I suoi occhi brillavano di mistero e fierezza.
- Sul finire dell'estate, il Re uscì dalle sue stanze tutto spettinato in ciabatte e vestaglia, con in mano un foglio giallognolo. Senza perdersi in convenevoli convocò i suoi fiduciari, e quando furono tutti riuniti li informò della sua decisione: indiceva un concorso con in premio metà delle sue ricchezze. Sul foglio c'era la bozza del bando. La Regina obiettò. Era contenta di rivederlo così arzillo. Dodici giorni più tardi il bando era affisso in ogni angolo del regno.
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Ins. 19-09-2003