Autori contemporanei
affermati, emergenti ed esordienti
Samuele Manzoni
Ha pubblicato il libro
Samuele Manzoni - Questa parte di sogno
Collana I salici (narrativa)
14x20,5 - pp. 144 - Euro 11,00
ISBN 88-6037-233-X
Presentazione
Incipit
ì
Presentazione- Samuele Manzoni racconta in modo proverbiale la storia di un uomo alla ricerca di se stesso, di un sognatore che cerca di sconfiggere la realtà. È una grande storia narrata con abilità senza perdere mai la capacità di seguire un sottile filo sotterraneo che riporta sempre all'idea che ci si deve nutrire dei sogni per sconfiggere la quotidianità, l'inevitabile pericolo di impantanarsi in una vita che può diventare una palude e non permettere più di spingersi al di là, oltre la monotonia d'un vivere senza entusiasmo...
- ... Il lato oscuro del suo carattere, misterioso e complicato, era quello di un uomo sempre pronto a mettere in discussione tutto ciò che aveva fatto, eppure continuamente alla caccia del suo sogno ma il ritorno a casa gli aveva fatto capire che "tutti i trionfi della vita di un uomo non hanno alcun senso senza la persona amata al suo fianco per poterne gioire e per poterla abbracciare nell'attimo in cui la felicità gli si concede".
- Ora era uno scrittore ma desiderava trovare "l'amore che brucia l'anima" ed ecco l'incontro con Valentine, una ragazza bellissima e con "due occhi color del mare dopo la tempesta".
- Adesso era sicuro che l'amore era l'unica cosa che potesse salvare un animo sognatore come il suo, proprio quell'amore che lo faceva "ballare sotto il temporale, a braccia aperte ed occhi chiusi, sorridendo al suo destino".
Massimo Barile
Prefazione - Samuele Manzoni racconta in modo proverbiale la storia di un uomo alla ricerca di se stesso, di un sognatore che cerca di sconfiggere la realtà. È una grande storia narrata con abilità senza perdere mai la capacità di seguire un sottile filo sotterraneo che riporta sempre all'idea che ci si deve nutrire dei sogni per sconfiggere la quotidianità, l'inevitabile pericolo di impantanarsi in una vita che può diventare una palude e non permettere più di spingersi al di là, oltre la monotonia d'un vivere senza entusiasmo.
- E se l'uomo perde di vista questa necessità vitale, nel momento della resa dei conti, il bilancio sarà negativo e i sogni rimarrano sepolti nel fatidico cassetto d'un vecchio mobile.
- Il protagonista del romanzo di Samuele Manzoni, al contrario, non ha recriminazioni e, nonostante le riflessioni che il ritorno a casa implica, è un uomo sicuro di non aver gettato al vento la sua possibilità di essere un libero sognatore.
- Proprio lui, Vincent, partito con una valigia piena di sogni, che ritorna a casa dopo tre anni. Ormai è uno scrittore famoso e quando rivede la cittadina di Mordano tornano alla mente i ricordi e, attraverso una rivisitazione del passato, ora che il suo ritorno è quello di un vincente, si trova a fare i conti con "strane sensazioni" che lo pervadono. Il primo ricordo sono le lacrime della madre alla sua partenza, il fratello maggiore Engel rimasto a casa con lei rinunciando ai propri sogni, e poi il fratello Samuel che già da tempo s'era allontanato; Lucas l'amico fraterno che non avrebbe mai lasciato Mordano, e infine Silvie che era rimasta sempre vicino a lui eppure l'aveva visto andare via e ne aveva sofferto.
- Ecco allora che, davanti alla fattoria della sua famiglia, ritornano alla mente le volate in bicicletta, le uscite con suo padre sul fiume per andare a pescare; i momenti in cui, avvolto dall'atmosfera di quei luoghi, sognava senza sosta, e la sua mente era come inebriata dal desiderio di trovare la propria dimensione, di coronare un sogno.
- Vincent Meccardi amava distendersi sull'erba ad osservare "il sole che si lasciava cadere presso i monti bianchi", cullato dalla sera e dalla libertà che assaporava in quei momenti di tramonti d'inverno: e sognava in continuazione e provava gioia, una gioia indescrivibile. E poi i versi di quelle poesie che scriveva da ragazzo "per essere libero" dalle bugie del mondo e si rendeva conto che, a distanza di tempo, quelle poche parole erano la fedele immagine d'un uomo, rappresentavano la sostanza, vera ed autentica, del suo carattere.
- Nella mente di Vincent ogni sguardo al mondo fissava un'immagine nella sua memoria che creava un infinito percorso fantasioso e creativo: sulle pagine che scriveva immortalava sinceramente i sentimenti, la sua passione, e sicuramente non c'era altro modo che leggere quei fogli per capire veramente Vincent.
- Passeggiare in quella campagna, riscoprire quel luogo amato, scatenavano una tempesta di emozioni: come un ritorno alle proprie origini, alle radici della propria esistenza, al luogo amato eppure non mancavano le amare considerazioni riguardo la sua scelta di andarsene: a partire da Silvie che aveva provato un profondo dolore, a Engel che aveva dovuto rimanere a casa per consolare la madre e rinunciare ai propri progetti, al contrario di Vincent che era partito per inseguire il suo sogno.
- E adesso che era tornato non poteva pretendere solo "sorrisi" ma doveva fare i conti con le proprie scelte ed accorgersi che l'accusa di essere stato un egoista non era poi campata in aria.
- Il lato oscuro del suo carattere, misterioso e complicato, era quello di un uomo sempre pronto a mettere in discussione tutto ciò che aveva fatto, eppure continuamente alla caccia del suo sogno ma il ritorno a casa gli aveva fatto capire che "tutti i trionfi della vita di un uomo non hanno alcun senso senza la persona amata al suo fianco per poterne gioire e per poterla abbracciare nell'attimo in cui la felicità gli si concede".
- Ora era uno scrittore ma desiderava trovare "l'amore che brucia l'anima" ed ecco l'incontro con Valentine, una ragazza bellissima e con "due occhi color del mare dopo la tempesta".
- Adesso era sicuro che l'amore era l'unica cosa che potesse salvare un animo sognatore come il suo, proprio quell'amore che lo faceva "ballare sotto il temporale, a braccia aperte ed occhi chiusi, sorridendo al suo destino".
Massimo Barile
Questa parte di sogno
Fatti, luoghi, nomi e personaggi riportati in questo libro sono puramente fantasiosi.
Samuele ringrazia:
Turbosport srl, Imola (Bo)
Maxilla Fotostudio; Imola (Bo)
Inoltre:
il personaggio di Stella, Barbara Carrano per aver avuto la pazienza di perdere dei giorni per correggere le bozze, Monica Tassoni per aver insegnato a Samuele ad amare la letteratura, Elisa per aver reso luminosa l'ombra, l'avvocato, nonché amico Marco Nannoni e tutti quelli non menzionati che sanno di essere nel cuore di Samuele
Ho sognato così forte che mi uscì
l'inchiostro dalla mano...
CAPITOLO I - Rimase stordita la benzinaia della pompa appena fuori dal paese dalla bellezza ineffabile di Vincent. Prese i soldi che le porse, lo salutò e rimase ad osservare per qualche secondo l'auto che si immetteva sulla strada principale, che divideva a metà la piccola cittadina di Mordano. Si soffiò il naso in un fazzolettino e poi tornò rassegnata al suo lavoro.
- Vincent, intanto, percorreva gli ultimi chilometri che lo riconducevano al suo passato. Inforcò gli occhiali scuri con le lenti a specchio che riflettevano un pallido sole, uno di quei soli classici di febbraio che simile ad uno stanco pugile cerca di raccogliere le forze esigue per resistere all'arrivo delle foschie invernali.
- Erano quasi tre anni che non tornava a casa, e solo adesso aveva deciso di farvi ritorno, ora che la fortuna l'aveva stretto al proprio seno.
- Era partito come un ragazzo con una valigia di sogni e si era ripromesso che sarebbe tornato solamente da vincente. Se avesse vinto o perso non poteva saperlo, stava stringendo un sogno tra le mani; che fosse il suo non era sicuro, però, sapeva che poteva esserne bruciato e lasciato incenerito come viene lasciato un ragazzo vergine dopo la prima notte d'amore.
- Spense la radio e appoggiò il suo sguardo al finestrino. Rallentò bruscamente per osservare meglio il paese che gli si apriva dinanzi.
- Era come riprendere un vizio, rivedere un raggio di sole dopo l'inverno, come iniziare a veder un film dopo che è già incominciato, era come ritornare in un luogo dopo esservi stato lontano da anni.
- Una strana sensazione stava prendendo forma nel cuore di Vincent. Lontani ricordi si mescolavano a timori impazienti. Mordano non era una metropoli, dove le persone che se ne andavano e quelle che tornavano sarebbero passate inosservate. Era una piccola cittadina dove tutti o quasi si conoscevano. Si veniva sempre a conoscenza di ogni avvenimento, di ogni nascita e di ogni decesso, e spesso chi vi nasceva non aveva mai l'occasione per potersene andare.
- Le persone che vi abitavano erano simili ai germani reali che planano sui laghi di campagna: passano sull'acqua un attimo e basta: alcuni scompaiono negli abissi del lago, annegano senza disturbare, tanto nella primavera ventura altri germani compariranno in quel luogo.
- Vincent aveva sempre visto Mordano come un limite per la sua voglia di fare esperienza. I luoghi in cui coltivare la propria conoscenza erano rari, le attività culturali richiamavano poco interesse, i luoghi di divertimento e soprattutto di incontro erano sempre fuori città. Vincent, però, mentre percorreva quel lungo stradone che portava verso il paese, non sapeva che cosa aspettarsi di trovare: da un lato si augurava che Mordano fosse cambiata, che avesse cercato di aprirsi di più; dall'altro sperava che tutto fosse rimasto uguale, e soprattutto che i volti delle persone care fossero rimasti come erano sempre stati.
- Si ricordò le lacrime ruvide che sua madre cercò di nascondere il giorno della sua partenza. Stella era una madre fredda, che amava i propri figli di un amore robusto, un amore che non aveva tempo per sfarzose attenzioni, ma solido, rigido e certo, come l'asta piantata vicino alle giovani betulle per farle crescere dritte. A lei Vincent aveva detto che aveva trovato un altro impiego lontano da casa; consapevole che Stella non amava viaggiare, gli parve la scusa adeguata. D'altro canto sua madre difficilmente avrebbe approvato un vagabondaggio per le vie del mondo. Stella credeva infatti che il non possedere un lavoro fisso e non essere soggetto a rigorosi orari, avrebbe poi condotto al sopravvento dell'ozio, con la conseguente perdizione di quei valori concreti a cui pensare: quali la famiglia e la casa. I fratelli di Vincent sapevano che sarebbe andato a fare una lunga vacanza, ma pensavano fosse una pausa di riflessione temporanea e che non durasse così a lungo. E se Samuel abitava già fuori di casa, e di certo, avrebbe compreso la voglia di allontanarsi del fratello, Engel no . Engel era il fratello maggiore, e non comprendeva in pieno la libertà di sognare dei fratelli. Aveva dovuto affrontare lui tutte le guerre familiari perché i suoi fratelli riuscissero a far ciò che volevano. Soprattutto, si portava sulle spalle fardelli e segreti troppo pesanti per una sola persona.
- Poi c'era anche Lucas, l'amico di sempre di Vincent. Lucas diceva sempre che sarebbe diventato qualcuno, che sarebbe andato in California ad aprire un Wine bar insieme con Vincent, ma in cuor suo sapeva che non avrebbe mai lasciato Mordano, e di certo non si aspettava che Vincent l'avrebbe emulato.
- Infine c'era lei, Silvie. L'aveva lasciata alla città, anzi, in fondo, era lei che aveva permesso la partenza di Vincent. Ogni volta che a Vincent tornava alla mente Silvie il primo pensiero era l'ultima frase che gli disse e solo dopo i bei momenti passati. Gli aveva confessato di sentirsi come un satellite, lontano; era lei a dover correre per potergli stare dietro. Vincent non era di cemento. Non aveva un cuore di ruggine. Era semplicemente una persona chiusa. Introversa. Ermetica. Parlava poco, ma chi fosse riuscito a scovare il suo cuore nascosto avrebbe conosciuto e apprezzato tutta la sensibilità fino ad allora celata.
- Il vento della sua terra stava velocemente spazzando via la polvere dai ricordi. Vincent proseguì sull'attenti come un vecchio pattinatore sul ghiaccio: ad una prima occhiata non gli parve fosse cambiato nulla. Si ricordava solo campi di grano e fiori di pesco dove adesso vi erano rotatorie, gru e case in costruzione.
- Ad est la collina era sempre la stessa: di giorno nascondeva la luna e di notte nascondeva il sole. Ai suoi piedi si intravedevano le punte degli alberi del bosco, gli stessi che poi scomparivano alla visuale di Vincent man mano che questi si addentrava nel paese.
- Lentamente Vincent sentiva crescere dentro di sé un amore per quel tragitto calmo. Vincent non apparteneva più a quel paese, ma avvertiva un certo affetto per quei luoghi dove era cresciuto. L'esperienza di aver vissuto in grandi città alla ricerca di posti che lo aiutassero a conoscere e confrontarsi con nuove e diverse tradizioni, gli rendeva ora la sensazione di respirare nell'aria un odore sano: non più il caos dei grandi centri, dove il sole non può illuminare per colpa dei grattacieli. A Mordano il cielo toccava ancora i verdi prati creando un contrasto splendido, specialmente in primavera, quando i fiori danzano su uno sfondo azzurro.
- Lungo lo stradone Vincent si immise in una rotatoria. Ricordava bene che lì prima c'era un incrocio. Lo chiamavano «il crocevia per l'inferno». Il motivo di quell'appellativo così nefasto fu attribuito dai ragazzi della sua generazione perché lo affrontavano in scooter senza fermarsi allo stop. Alcuni di loro persero la vita su quell'asfalto color gasolio. Quando avevano quindici anni Vincent e i suoi amici credevano di essere immortali. Giocavano a «gioventù bruciata», nel tentativo misero di dimostrare di aver più coraggio di tutti sfidando il destino con la visiera del casco abbassata.
- Vincent prese fiato e capì che quel simbolo di morte era scomparso, era rimasto solo il bar nel quale si ritrovavano dopo aver affrontato la «prova», a ricordare quelle corse clandestine. Forse Mordano era cambiata, e probabilmente ora i ragazzi non dovevano più aggrapparsi ai miti e alle leggende dei divi di Hollywood per vivere la mediocrità dei giorni che passavano svelti senza portare nulla. Forse adesso aveva capito ciò che aveva a disposizione. Quella rotatoria poteva permettere di andare al di là della strada e raggiungere i sogni.
- In quel medesimo istante quella rotatoria consentiva a Vincent di tornare a casa. L'aveva confortato il vedere che quell'incrocio non ci fosse più, era un segnale che gli fece pensare che Mordano si fosse accorta dei suoi giovani che vedevano volare via i propri sogni. Se Mordano aveva preso coscienza che la propria ricchezza voleva fuggire, anche i giovani sognatori forse avrebbero capito che tutte le strade del mondo non potevano dar loro quello che il proprio paese natale gli aveva sempre dato. Bastava loro quello che avevano. Era diversi chilometri che quella frase gli tintinnava in mente come fosse un presagio.
- Arrivato all'unico semaforo di Mordano che immancabilmente era rosso, poteva vedere la croce lampeggiante della farmacia, la pizzeria da asporto dove andava ogni domenica sera, la pasticceria "Il Vecchio Charly" e le farisaiche scuole, il bar "Twitty"... gli riaffiorarono alla mente i tanti momenti passati in quei luoghi, gli attimi felici, i volti degli amici, le serate passate tra il vino e le carte, era strano come ora gli sembrasse molto più bella e vicina la città rispetto a quando era partito.
- Quando partì si sentiva addosso gli occhi, si sentiva il paese stretto come un cavallo selvatico può sentire stretto un recinto.
- Avanzò fino al centro dove erano rimasti i cimeli del mercato della mattina, c'erano due vecchiette che chiacchieravano davanti alla piazza e un mercante che stava smontando la propria bancarella. Vide la maestosa torre degli Sforza dove ora vi era la Biblioteca Comunale e il grande orologio del paese. Un po' più in là c'era la casa di Silvie.
- Quante sere passate nella sua stanza a stringersi come si stringono le prime due stelle del crepuscolo. Fermò l'auto davanti alle sue imposte chiuse, era come aver trovato una fotografia in tasca ed aver paura di guardarla, poi proseguì uscendo dal piccolo centro storico verso il fiume che faceva da confine al paese.
- Là vicino al fiume c'era la fattoria della sua famiglia. Imboccando la strada ghiaiata che vi conduceva gli vennero in mente le mille volate in bicicletta che faceva quando tornava a casa da scuola, quella volta che cadde nel fosso dei vicini, la paura di essere sgridato dalla madre e il tema che non poté scrivere perché si bagnò il quaderno di italiano.
- Si ergeva davanti a Vincent un cancello in pietra vista con due imponenti aquile di gesso appoggiatevi sopra, immobili con le ali spiegate pronte per prendere il volo, ma come se si fossero dimenticate come fare.
- Vincent abbassò il finestrino del lato della guida e tirò fuori l'indice per suonare il citofono, dopo il secondo tentativo gli rispose una voce decisa:
- "Chi è?"
- "Sono Vincent"
- "Vincent?! Ciao Vincent vieni avanti che ti apro" e prima di assaporare lo stupore della voce materna, una luce arancio iniziò a segnalare l'apertura del cancello che, dopo aver emesso un suono metallico, lasciò il passaggio libero.
- Il vialetto era circondato sia a destra che a sinistra da siepi di rose, una staccionata di legno alta circa trenta centimetri e di tanto in tanto qualche giovane ulivo.
- Poi quella piccola carreggiata diventava un bivio al cospetto dell'antico pozzo dei Meccardi per ricongiungersi di nuovo giunti al garage.
- Vincent spense il motore dell'auto mentre la madre gli correva incontro salutandolo.
- Scese dall'auto e abbracciò sua madre dandole un bacio. Strofinò, poi le scarpe sulla scritta Welcome incisa sullo zerbino ed entrò in casa.
- "Vieni avanti, vieni figlio mio. Come stai? Tutti mi aspettavo tranne te." Stella aveva gli occhi madidi per l'inattesa gioia
- "Sto bene mà"
- "Come sei bello pulito."
- Effettivamente il cappotto nero con il bavero alzato sugli attillati jeans lo facevano sembrare ancora più bello di quanto non fosse già.
- Vincent non si sarebbe mai aspettato un'accoglienza così calorosa da parte della madre. Lei, infatti amava avere vicino i propri figli e dopo la morte del marito lo desiderava molto fermamente. Vincent, però, era un lupo solitario non si poteva costringere una lepre a fare il giocattolo per i bambini, la si doveva lasciare libera di correre e saltare nel mondo gioiosa. Questo Stella lo capì e lasciò che suo figlio si allontanasse dalla propria ala protettiva.
- "Sai tra un po' dovrebbe arrivare anche tuo fratello Engel, ha detto che sarebbe arrivato intorno all'una e mezza."
- "Dovete ancora mangiare" domandò Vincent vedendo la madre indaffarata ad aggiungere un posto in tavola.
- "Sì, adesso prendo un piatto in più e mangi insieme a noi, tanto ho buttato giù parecchi spaghetti."
- Era difficile, per non dire impossibile, rifiutare un invito a tavola da parte della madre, così Vincent si tolse il cappotto e decise di mangiare con la sua famiglia.
- Vincent entrò nel salotto, ugualmente accogliente come se lo ricordava:
- nell'angolo estremo al suo sguardo c'era il bar pieno di liquori d'annata e chiunque avrebbe capito che in quella casa non vi erano bevitori accaniti, altrimenti tutte quelle bottiglie non sarebbero invecchiate. A sinistra del bar vi era un maxi televisore a cui erano collegate sei casse audio distribuite nei vari angoli della sala. Di fronte alla televisione c'era un divano in stoffa bordeaux ad angolo, non si ricordava di quanto fosse comodo fino a quando non vi si sedette sopra: in attimo capì come il mondo potesse diventare giusto e uguale per tutti in questi piccoli gesti, dal re più potente allo schiavo più misero provavano lo stesso identico piacere quando riposavano le proprie gambe stando a sedere.
- "Sei deciso a fermarti parecchio Vincent?" si sentì chiedere dalla cucina.
- "Non lo so ancora, comunque ho portato dietro qualche vestito." Mentre stava rispondendo a sua madre l'attenzione di Vincent fu totalmente catturata dal NOTRE DAME dipinto da un pittore di strada.
- Vincent aveva acquistato quel quadro quando visitò Parigi. Ai bordi della Senna c'era questo capolavoro di prospettiva che veniva praticamente regalato dal suo autore, era come un diamante nel forziere del ricco signore, il quale non si accorgeva nemmeno di possederlo ma che per un povero sarebbe valso la vita intera.
- Vincent la sera che partì, prese un treno notturno diretto a Parigi. Vi era stato anni prima quando comprò quel quadro. Aveva ricordi preziosi e felici di quella città, caffè letterari, incontri con artisti veri, musei smisurati e quel quadro ne era il ricordo e allo stesso tempo il miraggio per Vincent. Il miraggio di una città dove avrebbe potuto trovare ambienti pronti ad accettare la sua anima.
- Invece si accorse, suo malgrado, che Parigi era come una ricca signora colma di capolavori artistici e talvolta ne dimenticava qualcuno qua e là, proprio come Mordano, quella cittadina che dimenticava i suoi sogni tra le abitudini di sempre.
- Si sentì aprire la porta e salire le scale di corsa e nonostante sapesse che il fratello Engel sarebbe tornato di lì a poco, quando lo vide non poté fare a meno di emozionarsi.
- Si abbracciarono vigorosamente: "Allora come stai Vinc?" domando con voce rauca Engel.
- "Io bene ma tu sei uno straccio, ma come ti sei ridotto?" Vincent non risparmiò al fratello il fatto che avesse preso qualche chilo e perso qualche capello.
- "È l'età fratello, quando avrai i miei anni sarai messo peggio di me ah."
- "Dai mettetevi a tavolo" ordinò la madre ai due fratelli ritrovati.
- Engel era il maggiore dei tre fratelli Meccardi, l'unico che vivesse ancora insieme alla madre. Engel era diventato psicologo a trentuno anni e da quasi sette lavorava in un ospedale per portatori di Handicap. Credeva che la scienza avesse tutte le risposte. I suoi due occhi verdi ceruli sotto alle lenti degli occhiali non avevano mai smesso di scrutare libri e recepire informazioni.
- I fratelli Meccardi erano totalmente diversi l'uno dall'altro, l'unica cosa che li accomunava da ragazzi era la loro propensione a sognare e Vincent era il più sognatore di tutti. Sognava per non cadere nella quotidianità del mondo, però prima o dopo sarebbe entrato nella realtà.
- Da ragazzo Engel era un rissoso, almeno lo era stato fino ai ventitre anni, dopo aveva capito che anche se avesse lottato per tutta la vita non avrebbe ottenuto quello che si aspettava. Prima di iscriversi all'università frequentava un sacco le discoteche, ed era come un cardinale in una orgia Zen. Ogni sera finiva in una rissa, era come una routine, lui faceva parte del mondo sudato in cui ogni idea deve fare male, ferire per essere dichiarata tale, mentre in quel mondo la maggior parte erano zombie che si cibavano di carne seminuova.
- Una volta diede un cazzotto ad un DJ che sosteneva di suonare con i dischi. Engel gli rispose che i dischi si passano non si suonano.
- Il DJ rispose che Engel non era nessuno per giudicare. Engel gli diede un gancio che gli sbriciolò gli occhiali scuri, e gli disse: "Ora ti senti un nuovo profeta?."
- L'unica cosa che univa i due mondi distanti in quei templi era la regina della danza Ilary che faceva la Dancer e fu fidanzata per qualche periodo con Engel, ma si sapeva che la cosa non poteva durare a lungo.
- Vincent non la vide mai, per lui era solo una presenza, una ispirazione come Silvia per Leopardi.
- "Puoi portarci il caffè mamma" ordinò Engel a sua madre e poi rivolto al fratello disse:
- "Cosa intendi fare adesso della tua vita?"
- "Lo scrittore." Rispose seccamente Vincent.
- "Lo scrittore..." Engel non voleva far trovare tracce di invidia nella sua affermazione. Aveva sempre desiderato di scrivere un grande romanzo, ma fu letteralmente spazzato via dal fratello minore.
- Forse Engel era il più intelligente tra i fratelli Meccardi, anche se l'intelligenza non mancava in quella famiglia, tuttavia, era limitato dal punto di vista creativo.
- Non riusciva ad inventare la vita, uno scultore vede già la sua statua in un pugno di creta, e ad Engel mancava questa intuitività.
- Riusciva a far sue le espressioni di qualsiasi scrittore che leggeva, ma non riusciva ad andare oltre, era come intrappolato alla frontiera e non conosceva le terre al di là di essa. Si doveva accontentare di mescolare le informazioni che possedeva.
- Vincent era totalmente diverso, dal solo fischio del vento notturno insinuatosi nelle navate di una chiesa poteva scrivere pagine infinite. Pensare che Vincent non sembrava un personaggio che potesse nascondere storie incredibili. Era una persona taciturna, non lasciava mai trasparire un solo sentimento, non amava neppure scrivere ed era diventato uno scrittore.
- La scrittura era la meno misteriosa ed importante delle arti. Quando gli offrirono la possibilità di pubblicare il suo libro era abbastanza riluttante perché le parole non potevano descrivere quello che la sua straordinaria memoria conservava.
- La cosa che però, Engel invidiava di più a suo fratello era quella di non subire oppure di subire in modo minore la pressione delle responsabilità della vita adulta.
- Mentre allungava le tazzine di porcellana beige ai propri figli Stella domandò con fare inquisitorio:
- "Eh rende il mestiere che fai Vincent?"
- "Beh..." rispose "...al momento posso dirmi fortunato, mi hanno dato la possibilità di pubblicare un libro, il quale mi rende 1.50 ? per ogni copia venduta."
- "E quante copie ne hai venduto sinora?"
- "Non ci crederai..." ebbe una leggera esitazione "...quasi sessanta mila."
- "60 000... ma sono tantissime, sei pieno di soldi!" esclamò contenta la madre.
- "Beh, io guadagno 180.00 ? al giorno all'ospedale e non scappo di..." La frase che Engel stava per pronunciare si spezzò prima che potesse uscire intera.
- Vincent percepiva un tentativo di provocazione invidiosa del fratello che cercò di mitigare: "Io non debbo dimostrare niente Engel."
- "Neppure io." Ribatté acerbo Engel.
- "Su non litigate, è tanto tempo che non vi vedete, non mi sembra il caso di discutere proprio il primo giorno che Vincent è tornato. Piuttosto andate a fare un giro insieme, Engel fai vedere a tuo fratello come Samuel ha sistemato il giardino."
- "Non posso mà, debbo andare via oggi, ci vediamo stasera." Detto questo Engel si accese la decima sigaretta della giornata e poi sparì via.
- Engel avrebbe voluto parlare in privato con Vincent. Aveva almeno un motivo importante per farlo, però preferì andarsene per evitare di frantumare una promessa fatta ad una amica. Quante volte avrebbe voluto telefonare al fratello per convincerlo a tornare a casa, ed aiutare Silvie, ma poi il valore dell'amicizia lo convinse a ritrattare.
- Vincent scese in giardino e sottovalutò il morente inverno. Gli ultimi giorni di febbraio, infatti erano simili ad un cavaliere ferito che avrebbe combattuto fino all'ultimo respiro, anzi che arrendersi all'inevitabile fine.
- Si fece annusare bene i calcagni dal bastardino che faceva di guardia alla fattoria, poi si incamminò lungo la carreggiata solitaria che conduceva al fiume.
- Fin da bambino a Vincent era sempre piaciuto il fiume. Vi andava tutte le domeniche a pescare con suo padre. Ricordava che suo padre gli diceva sempre di restare in silenzio quando pescavano, poiché i pesci parlavano tra loro sul fondo del Sant'Erno e loro dovevano ascoltarli chiacchierare per potere individuare la loro posizione nella torva acqua e gettarvi l'esca nel punto giusto. Vincent restava sempre muto quando pescava con suo padre e quando rientravano a casa gli confidava che non aveva udito le voci dei pesci. Quando poi, divenne adolescente e sentiva crescer dentro di sé una malinconia inconsueta vi andava a cercare di riflettere nella pace silenziosa del lento corso del torrente.
- Si metteva a sedere sulla riva sinistra del fiume che si univa poi con il bosco ai piedi delle colline, e lì guardava il tramonto scendere dietro il campanile e dietro la città.
- La madre si arrabbiava perché tornava a casa sempre oltre l'orario prefissato per cenare e quando lei gli chiedeva dove fosse stato sino a quell'ora, lui le rispondeva con una voce satura di tristezza: "Ho rubato il giorno alla città." La madre, però, non vedeva sulla fronte del figlio l'odio per le ipocrisie e le ripugnanze del mondo, si adirava solamente perché la cena era diventata fredda.
- Vincent sapeva che la madre non avrebbe compreso la bellezza di quei momenti e lui, d'altra parte, non era capace di trasmettergliela.
- Anche adesso che Vincent era diventato un uomo, o almeno qualcosa di simile, amava distendersi sull'erba ad osservare il sole che si lasciava cadere presso i monti bianchi e puri. Amava quel momento più di ogni cosa, si sentiva tranquillo cullato dalla frescura della sera, e si saziò le narici di libertà rapita.
- Amava i tramonti d'inverno perché il sole era più onesto. D'estate il caldo illude la luce morente, mentre nel terso cielo di febbraio il sole si ispira maggiormente e dipinge il dorso delle montagne, là dove nessun occhio umano può arrivare.
- Era splendido, semplicemente bello, e Vincent sognava. Sognava mentre osservava quel bagliore chermisi acceso e denso all'orizzonte, e anche quella sera con gli occhi del bambino che erano in lui rimase ad osservare quel fantastico gioco di colori che era ogni volta sempre diverso e sempre magnifico.
- Si alzò solo all'arrivo della notte, quando appena sopra la scura sagoma dei profili delle case era rimasta come un'aurea, una striscia arancione e tutto il resto del cielo era già blu. Chissà che cosa c'era dietro quei monti diafani?
- Quali luoghi? Vincent immaginava che al di là delle montagne vi fossero prati illuminati, schiuma di un mare innamorato, poesie perfette, profumi commoventi e musiche dorate, là i sogni potevano prendere il volo.
- Un ultimo pensiero impegnò Vincent mentre i rumori laggiù in città iniziavano a cessare, quello che in fondo al suo cuore questa campagna gli era mancata molto.
Clicca qui tornare alla sua Home Page
- Se desideri acquistare questo libro e non lo trovi nella tua libreria puoi ordinarlo direttamente alla casa editrice.
- Versa l'importo del prezzo di copertina sul Conto Corrente postale 22218200 intestato a "Montedit - Cas. Post. 61 - 20077 MELEGNANO (MI)". Indica nome dell'autore e titolo del libro nella "causale del versamento" e inviaci la richiesta al fax 029835214. Oppure spedisci assegno non trasferibile allo stesso indirizzo, indicando sempre la causale di versamento.
Si raccomanda di scrivere chiaramente in stampatello nome e indirizzo.- L'importo del prezzo di copertina comprende le spese di spedizione.
- Per spedizione contrassegno aggravio di Euro 3,65 per spese postali.
- Per ordini superiori agli Euro 25,90 sconto del 20%.
PER COMUNICARE CON L'AUTORE mandare msg a clubaut@club.it Se l'autore ha una casella Email gliela inoltreremo. Se non ha la casella email te lo comunicheremo e se vuoi potrai spedirgli una lettera indirizzata a «Il Club degli autori, Cas. Post. 68, 20077 MELEGNANO (MI)» contenente una busta con indicato il nome dell'autore con il quale vuoi comunicare e due francobolli per spedizione Prioritaria. Noi scriveremo l'indirizzo e provvederemo a inoltrarla.
- Non chiederci indirizzi dei soci: per disposizione di legge non possiamo darli.
- ©2006 Il club degli autori, Samuele Manzoni
Per comunicare con il Club degli autori: info@club.itSe hai un inedito da pubblicare rivolgiti con fiducia a Montedit
IL SERVER PIÚ UTILE PER POETI E SCRITTORI ESORDIENTI ED EMERGENTIHome club | Bandi concorsi (elenco dei mesi) | I Concorsi del Club | Risultati di concorsi |Poeti e scrittori (elenco generale degli autori presenti sul web) | Consigli editoriali | Indice server | Antologia dei Poeti contemporanei | Scrittori | Racconti | Arts club | Photo Club | InternetBookShop |
Ins. 15-12-2006