Autori contemporanei
affermati, emergenti ed esordienti
 
Come le ciliegie
di
Maristella Vandelli

 Collana I salici (narrativa) 15x21 - pp. 188 -
Euro 15,49 (L. 30.000) - ISBN 88-8356-238-0

Diario
 
Qual è
 
 
Introduzione
Qual è ?
 
La cosa più difficile - Combattere le avversità
La lotta più dura - Vincere le malattie
La sensazione più distruttiva - Il dolore
L'ostacolo più immediato - La sfiducia
Lo stato d'animo più tormentoso - L'angoscia
Quello più rammaricato - Il rimpianto
L'impresa più ardua - Prendere in mano il proprio
destino e seguirne la direzione
Il peggior alleato - Il pessimismo
Quello più simpatico - Il buonumore
Quello più utile - La volontà
La battaglia vinta - La rinascita
Il premio ambito - La gioia
Il tramite per salvarsi - La fede
Quello per elevarsi - La preghiera
Quello per ritrovarsi - La spiritualità
 
 
 
PREMESSA
 
 
Quello che ho scritto vuol essere un elogio alla professione di maestra e un segno di grande riconoscenza verso gli alunni che ho avuto.
 
Quando io iniziai la scuola elementare, ebbi una insegnante eccezionale che suscitò in me il desiderio di diventare come Lei.
Quando in terza elementare Lei si trasferì, provai un gran dispiacere, ma continuò a essere la mia maestra preferita e la mia ispiratrice.
 
Spero che ogni lettore possa riflettere, possa gioire e ritornare un po' bambino e possa riconoscere, inoltre, che il bene, la disponibilità, la volontà e l'impegno erano, sono e saranno sempre preziosi ed efficaci quando l'Amore li accomuna ...
 
... E i bambini erano, sono e saranno sempre meravigliosamente attenti a ricompensare.
 
Ho donato con gioia e sono stata ricompensata.
 
 
PRESENTAZIONE
 
 
Voglio attirare la vostra attenzione
parlandovi del più grande valore umano
di tutti i tempi passati, presenti, futuri:
 
 
l'amore
 
 
Poiché attraverso esso, la vita è vera
e ha un senso:
 
 
 
il tuo amore è prezioso,
Il mio te lo offro con gioia.
 
"CARA MAESTRA"
 
Ma ... l'amore che cos'è?
Perché questa parola piace tanto?
Quale significato si attribuisce a essa?
Ma ... sappiamo amare?
 
Quando io ne parlo coi bambini sui loro volti s'accendono tanti sorrisi diversi.
Poi, si discute, si cerca, si ricerca e si scopre che
 
"AMARE"
 
vuol dire agire per il bene,
vuol dire aiutare senza tornaconto,
vuol dire aiutarsi a vicenda,
vuol dire preoccuparsi per gli altri,
vuol dire provare e far provare emozioni,
vuol dire creare la "FELICITÀ",
vuol dire "SOPPORTARE".
 
Ci vuole così poco
a farsi voler bene:
una parola buona, detta quando conviene,
un po' di gentilezza,
una sola carezza,
un semplice sorriso che ci baleni in viso.
 
 
I versetti di questa poesia erano il nostro specchio della BONTÀ.
Li avevamo scritti su un grande cartellone accompagnati dalle nostre riflessioni e illustrati con disegni.
Una mattina, la bidella si congratulò con noi e chiese se poteva trascriverla su un foglietto, perché desiderava ricordarla per sempre.
 
 
C'è una poesia di Roul Follereau che, come un'accorata preghiera, chiede aiuto a Dio.
Mi sembra sempre così attuale e così toccante.
E i bimbi l'imparano a memoria e ne sono commossi.
 
 
SIGNORE INSEGNACI AD AMARE
 
Signore, insegnaci
a non amare soltanto noi stessi,
a non amare soltanto i nostri,
a non amare soltanto quelli che amiamo.
 
Insegnaci a pensare agli altri,
ad amare in primo luogo
quelli che nessuno ama.
 
Signore, facci la grazia di capire
che ad ogni istante,
mentre noi viviamo una vita felice,
protetta da Te,
ci sono milioni di esseri umani,
che sono pure tuoi figli e nostri fratelli,
che muoiono di fame
senza aver merito di morire di fame
che muoiono di freddo
senza aver merito di morire di freddo.
 
Signore, abbi pietà
di tutti i poveri del mondo.
E perdona a noi di averli
tante volte dimenticati.
Non permettere più, o Signore,
che noi viviamo felici da soli.
 
 
 
ED ORA IO AGGIUNGEREI...
 
Signore, facci la grazia di capire
che ad ogni istante,
mentre noi viviamo una vita felice,
protetta da Te,
ci sono milioni di essere umani,
che sono pure tuoi figli e nostri fratelli,
che muoiono per colpa delle troppe guerre,
in troppi posti,
senza aver merito di essere privati
della vita, così barbaramente;
senza aver merito di essere mutilati,
violentati, martoriati e trucidati.
 
Signore, facci la grazia di trovare
la strada per abolire la violenza.
 
Signore, fa che ognuno di noi
diventi promotore di pace.
 
 
 
IO AMO. AMA ANCHE TU!
 
Amo la vita che mi sorride.
Amo la mia vita che mi sorride.
E soffro, quando mi fa disperare.
E gioisco, quando riesco a lottare.
E rinasco, quando mi spinge ad amare.
 
Amo il mio uomo, che mi ama;
amo il figlio che non ho,
che non potrò mai avere, educare, aiutare, rendere felice.
Amo mia madre, mio padre, mio fratello,
e ringrazio Dio per la loro esistenza.
Amo le persone che mi stanno accanto
e ringrazio Dio per le loro premure.
 
Amo la mia professione,
e cerco il sorriso dei bimbi.
Amo il sorriso dei miei scolari;
e dono il mio sorriso;
sono felice, quando loro lo sono;
m'arrabbio e sono triste,
quando qualcosa turba ogni cosa.
 
Amo l'alba e il tramonto;
amo l'albero, il fiore;
amo l'uccellino e la farfalla,
e sono incantata dal loro aspetto.
Amo il sole quando splende, mi scalda e m'irradia.
Amo la neve quando scende, imbianca, ammanta, ovatta;
e io mi estranio a guardarla,
e lei mi rapisce, mentre godo tutta la sua candida pace.
E tu, uomo,
e tu, donna,
e tu, bimbo,
e tu, vecchio,
ami il tuo simile, il creato, Dio, la tua vita?
E se questo corrisponde affermativamente
ce la fai ad accettare e a capire la vita?
L'amore ci riesce!
E tu, con amore, ci riuscirai!
 
Queste poche righe, che rivelano le mie riflessioni, servono per presentarmi e per esprimere, in un certo senso, il mio tipo di vita e il mio tipo di insegnamento.
 
Tante volte mi sono chiesta:
 
• Chi sono?
• Che cosa ho fatto? Che cosa voglio fare? Che intendo realizzare?
 
Mi sono trovata a giudicarmi e ad analizzare per capire il mio appagamento, se dovevo cambiare qualcosa, o comunque se dovevo migliorare per progredire.
Ho sempre ritenuto che l'insegnamento debba essere vissuto come una missione, come un atto d'amore e con tanta professionalità.
"Forse è troppo religiosa o poetica questa mia convinzione?"
"No, tutt'altro!"
 
È qualcosa di veramente bello
pensare a quante possibilità
si hanno per poter realizzare il meglio.
 
A volte si teme di non riuscire,
ma la costanza, che incita a persistere,
ti aiuta tantissimo!
E ti riesce facile
trovare la soluzione,
anzi, essa scaturisce
dalla tua mente,
dal tuo cuore,
dal tuo io.
 
Ecco, allora, che sei già
quello che vorresti essere.
 
 
 
Quando ho iniziato a raccogliere le idee e a vagliare il diverso materiale che possiedo, ho constatato che molti ricordi mi conducevano agli alunni dell'intero corso della scuola elementare.
Filippo e Sara appartenevano a quella classe e io ero la loro unica insegnante.
Per ricordare i diversi momenti, le circostanze più IMPREVEDIBILI, le tante esperienze fatte nei cinque anni, ci vorrebbero molto spazio e molto tempo.
- Daniel, che cosa ti piacerebbe rievocare di tutti questi anni?, chiedo. -
- Tutto! -, risponde. Le uscite didattiche, le gite di domenica con anche i genitori, le recite a Natale, lo sviluppo della motricità, lo scrivere tanti testi diversi, l'educazione logico-matematica con quei lunghissimi problemi eccitanti, ma che mi preoccupavano, il conoscere la storia e tutte le altre discipline e tutto il resto. -
Adriano interviene: - Ma anche i gelati che ci hai regalato tu, maestra, alla fine di ogni anno scolastico, e le feste della scuola degli ultimi tre anni e le pizze mangiate di sera, assieme ai genitori: questi momenti di svago e di spensieratezza io non li scorderò mai! -
Filippo: - Se avessi a disposizione tanto tempo inizierei a raccontare tutto delle esperienze fatte, a partire dalla prima fino alla quinta: ogni argomento mi interessava, ogni materia mi appassionava e ogni argomento della vita di relazione in classe rimarrà un ricordo piacevole. Io ho imparato tanto e ho ricevuto tanto bene. L'unico mio disappunto rimane il non essere riuscito a fare disegni come avrei voluto e forse avrei dovuto... -
- Filippo non ti affliggere; dammi retta; i tuoi disegni erano belli, espressivi, significativi: in prima ti preoccupavi e ti lamentavi, fino alle lacrime, perché volevi migliorare e ogni anno hai cercato di progredire. Io conservo ancora quelli che tu mi hai regalato: un vero traguardo. -
- La mia mamma si divertiva e ci scherzava quando li vedeva; a me rincresceva, però ero fiero e mi sentivo grande quan do mi elogiavano per i miei scritti. Ti ricordi quando ti raccontai che mia zia, che abita a Milano, ed è maestra, aveva voluto vedere tutti i miei quadernoni e aveva apprezzato le nostre opere. Rimase stupita di trovare un programma così ben strutturato e dettagliato in lingua italiana e uno sviluppo così particolare e completo. -
- Per me è stato molto istruttivo, interessante e un diletto leggere brani d'autore, sottolineare i dati coi colori da noi scelti, riportare i vocaboli più indicati e incisivi nella rubrica personale e infine utilizzare il tutto negli elaborati. Se qualcosa mancava bastava consultare le tue cartellone appese al muro come quadri ... d'intenditore. -
Milena: - Perché hai dato quella rossa alla maestra di quarta? -
- Ma te la restituisce poi...? -
- Perché le hai detto che la striscia di storia la può tenere? -
- Elisa M.: - A me disturbavano quelle maestre quando ci interrompevano e ti dicevano. - Sempre qua dentro? Non ti riposi nemmeno nella ricreazione? Ma lasciali fare, vieni via! -
 
Avevo cercato, nel possibile, di collocare la lettura dell'insegnante durante l'intervallo, in alternativa ad altri passatempi non sempre gestibili. La maggioranza degli scolari era favorevole e tutti lo diventavano quando rimaneva un po' di tempo lasciato dalla lezione finale. Notavo con piacere che, quando sopraggiungeva la strimpellata della campanella di chiusura, s'alzava un'ovazione di riconoscimento - MA NO! Dobbiamo aspettare fino a domani per sapere come va a finire. -
 
- Uffa avevamo appena cominciato! -
Tutto questo facilitava la comunicazione a livello sociale e interdisciplinare.
Adriano C.: - Io ascoltavo incantato tutte le letture, mi piacevano e mi divertivano. -
Loredana C.: - In prima le fiabe di H. C. Andersen ... -
Francesca B.: - E le altre favole di animali ... -
Silvia F.: - In seconda la storia di Cipì -
Lorenzo C.: - Maestra è stato in terza che hai letto Pinocchio di Collodi? -
Silvia F.: - Ah! Cipì era di Mario Lodi ... -
Lorenzo C.: - Però sono sicuro delle "Storie dell'anno mille", che eravamo in quarta. Mi facevano proprio ridere le piccole avventure e disavventure di Mille Mosche - il Cavaliere, Pannocchia e Carestia - i due soldati morti di fame sempre in fuga. Proprio dei poveri pazzi diavoli scalcinati, ma aiutati anche dalla sorte visto che riescono a fuggire dal rogo grazie all'arrivo del temporale che spegne l'incendio. -
Laura V.: - Non solo ascolto, quest'anno in quinta, "ABETELLO E SCHEGGINA" è stato un mezzo per condurci alla riflessione scritta. -
Silvia P.: - E il libro "MARCOVALDO" di Italo Calvino, che ognuno di noi ha acquistato, è diventato una guida all'operatività, un'intima relazione fra lettura e scrittura, tutto sommato, uno studio simpatico, perché le vicende di questo personaggio potrei definirle buffe, ridicole, strane, spiritose, particolari e anche lui è un poveraccio unico nel suo genere. -
- A me piace leggere; spero sia stato spassoso per voi ascoltare. -
 
Interpretavo le fiabe, modulavo la voce secondo la tipologia dei soggetti, cambiavo tonalità in base ai sentimenti e agli eventi.
Le storie si animavano con gestualità coerenti.
Cercavo di sfoggiare una certa teatralità.
Il mio scopo era di suscitare l'interesse dei presenti.
 
All'istante alzano la mano coloro che frequentano la biblioteca comunale.
- Non volevo indagare, ma gradisco la vostra prontezza e dimostrazione. -
 
Cambiano i tempi; cambiano le mode, i gusti, le tendenze, ma non cambiano i desideri di provare a cambiare per assicurarsi un pizzico di felicità. Il godere di gesti di bontà, il dispensare e ottenere "amore" rimangono veri traguardi di vita.
Le aspirazioni con un po' di orgoglio, di malizia, di divertimento e di volontà interagiranno con le voglie di riuscita.
Non ricordo bene chi arrivò, una mattina, tutto euforico e forse anche un po' timoroso del giudizio: aveva i capelli a spazzola lucidi e dritti per il gel.
- Maestra, come ti sembro? -
- Assumi un'aria più sbarazzina. Il taglio è moderno e sembri più birichino. Ma tu, come ti senti? -
(E intanto si porta la mano destra sui capelli e la muove su e giù)
- Soddisfatto e compiaciuto! -
- Questo è importante! -
- Sai, mi viene da ridere ... mia nonna s'è stupita e ha brontolato; crede che io sia ridicolo ... oppure chissà cosa teme ... -
Anch'io metto la mano su quell'irta e delicata spazzolina e gli sorrido e lui mi sorride:
- È certo che la nonna pensa al futuro, a quando sarai grande e spera che tu non sia attratto da quello che vedi o persuaso perché altro lo fanno. Non c'è niente di male a seguire una moda, se ti piace, purché non ti conduca su una cattiva strada.
Stai tranquillo e rallegrati per la tua acconciatura, questo è un ragionamento da adulti. -
 
 
Non ho dimenticato, invece, quando una mattina Silvia P. entrò in aula trafelata, buttò la cartella sul banco, non si levò la giacca a vento, si avvicinò a me, spaventata e desiderosa di essere rassicurata.
- Maestra hai sentito dire che sta arrivando la peste del secolo, l'AIDS. Ieri sera per televisione hanno raccontato che uno stewart americano ha contagiato un altro uomo e loro due insieme tante altre donne. Ma cosa vuol dire? Come si sono infettati? È come la pestilenza dell'anno mille? Nel duemila ci saranno tanti ammalati in tutto il mondo. Ma verrà anche qui da noi? -
E così di seguito tante altre domande e qualche risposta fra i compagni riuniti intorno a noi.
- Ma che cosa fate? È cascato il mondo? - dice Lorenzo, mentre si ferma sulla soglia e ci guarda incuriosito e pronto a partecipare.
Io cercavo di mantenere la calma, di esprimere un parere, di motivare le paure della compagna, di introdurmi in quei discorsi nei momenti più opportuni e al suono della campanella, far cessare quella discussione con la promessa di documentarmi e di riparlarne alla prossima occasione o comun que in un altro momento.
La mia mamma è sempre venuta a tutte le riunioni pomeridiane e serali. Ha avuto una buona impressione sin dalla prima, dove la discussione aveva come centro di interesse "Il bambino, scolaro e figlio" o "Bambino-figlio-scolaro".
- Certo! Non è facile parlare di "corrispondenze", la probabilità di intenderci, in quel preciso momento, era alta. -
 
Io sono la persona meno indicata, dato che (purtroppo) non sono madre, tuttavia capisco che il ruolo del genitore non è semplice.
Come insegnante desidererei seguire un ragionamento e proporvelo.
(L'assemblea coinvolta era consenziente)
Nel corso della crescita, il bambino può manifestare bisogni diversi e vari, possono nascere delle difficoltà che limitano il suo modo di agire e le scelte presentarsi con sviluppi imprevedibili.
Il pensiero infantile, in fase egocentrica, segue una sua logica di interpretazione dei fatti e una sua intenzionalità.
Le tappe dell'età evolutiva ci suggeriscono di fare attenzione alle regressioni, ai momenti titubanti, ai complessi.
Suscitare serenità, sapere intervenire puntuali e nel giusto istante sono i nostri compiti.
Il gioco preludico crea "gioia" e lo spazio dedicato ai giochi dona una certa "libertà".
A volte mi sento dire: - Ha solo voglia di giocare! -
- Lasciatelo fare! Controllate le impostazioni, ma non vegliate con imposizioni deleterie ... Se non gioca adesso quando potrà recuperare? Man mano che il tempo passa le limitazioni saranno automatiche. (Ogni cosa a suo tempo...) -
L'esperienza scolastica che inizia deve mantenere la freschezza della novità e la piacevolezza dell'impresa. Il modo di viverla, l'armonia, gli atteggiamenti verso la scuola, di noi tutti, etichetteranno il futuro scolastico.
Il non essere superficiali e neppure soffocare sono due dei tanti incarichi che ci aggiudichiamo a vicenda. Lungo il percorso che ci deve vedere uniti e coerenti troveremo il tempo di confrontarci!?
... prendiamo fiato ... Parliamone ... collaboriamo.
 
 
Milena: - Maestra, raccontaci come e quando ti è venuto in mente di farci usare i palloncini gonfiabili in palestra. -
L'idea nasce nel corso di uno studio che fa parte di un progetto didattico iniziato quattro anni fa al quale ho partecipato e partecipo insieme con altri insegnanti. Siamo andati a scuola da professori accanto a dottori ed operatori del servizio infanzia da esperti specifici per apprendere, imparare e poter usare metodi e mezzi validi all'avanguardia.
Laura: - A me piaceva quando giocavamo liberamente nello spazio a disposizione. I palloncini colorati davano allegria e noi pure esprimevamo la nostra ridendo. -
Alessandro: - Ma non c'era mica tanto da ridere e distrarsi perché non dovevamo urtarci. -
Lorenzo: - E ti ricordi che non ci sembrava vero di riuscire a trovare tante varianti? -
Sabrina: - Maestra, quando tu ci hai invitati a utilizzare parti diverse del corpo e ad assumere posizioni diverse per spin gere il palloncino verso l'alto, ho avuto un attimo di smarrimento. -
Elisa: - Io avevo capito che non era difficile, ma ero timorosa. -
Adriano: - E poi siamo stati bravi vero? -
- Sì! Un bel gruppo davvero! Avete eseguito bene le attività motorie cercando di rispettare le indicazioni via via trasmesse. Mi sembrava di dirigere... un corpo di ballo ... -
Filippo: - Sai maestra perché mi è piaciuto tanto? -
- Dimmi! -
- Perché le tue proposte non si esaurivano mai. Le nostre pure ed ogni volta diventava un quesito matematico.
In quanti modi possiamo colpirlo scambiandocelo? Questa sì che è bella! -
Roberto: - Ma ti ricordi per quante lezioni ci siamo divertiti? -
Daniel: - E ci siamo adeguati molto bene: uno slancio morale non solo fisico. -
Francesca: - Maestra perché ogni tanto e alla fine scrivevi sul tuo quaderno! -
- Scrivevo le vostre conquiste e i traguardi raggiunti. - Loredana: - Ma di tutti! - Le belle o le brutte? -
- Le belle di tutti: per ognuno una bella nota! -
Monia: - E poi? -
E poi ... E poi ... E poi ... dai palloncini alle posture; dai movimenti alla scoperta del corpo umano; dall'alimentazione all'uscita al supermercato e così via ...
Silvia P.: - E già così via verso nuove scoperte e nuovi traguardi e cinque anni purtroppo sono passati ... -
Laura: - Mi viene in mente quando in terza siamo andati a vedere la mostra antologica nel ventennale della morte del pittore Antonio Ligabue. Io sono rimasta proprio soddisfatta, sarà perché a me piace disegnare e mi garbano i quadri naïf, però tutti noi li guardavamo con ammirazione. -
Monia: - Per me il filmino sulla sua vita era proprio triste, anzi mi spaventava un po'! -
- Elisa: - Anche a me maestra. -
- Certo la sua esistenza fu tragica, densa di momenti infelici, ma la sua pittura così immediata, così vistosa, così espressivamente prepotente indica la sua genialità.
Oggi provate a pensare a lui solo attraverso i suoi dipinti.
Riuscite ad apprezzarlo benevolmente e avvertire suggestioni diverse?
Provate a rivedere quelle scene dai colori così forti e focalizzare quello che vi ha suscitato.
Poi pensate alla sua vita inquieta.
Forse vi farà tenerezza e lo vedrete, come un grande, sullo specchio dei suoi quadri, dove lui continua a vivere riflesso, e non attraverso quell'altro specchio dove lui faceva smorfie, sberleffi, mimica facciale strana e urla accoppiate.
Nell'armadio abbiamo ancora la locandina: proviamo a esaminarla? -
Roberto: - Sai Maestra che hai ragione? Se uno non conosce la sua storia, ma solo i suoi quadri, lo ritiene bravo, punto e basta.
Io so che (i suoi quadri) valgono tantissimi milioni e mi piacerebbe averne uno. Quel cagnone assomiglia a uno da caccia che aveva mio padre. -
Filippo: - Però io, che lo conosco, lo giudico originale, geniale e maggiormente apprezzabile. C'è qualcosa di folle e di selvaggio, c'è un istinto ben produttivo che crea una scena fantastica, d'altri tempi, con lui dominante, anzi dominatore, su quel mondo.
Alessandro: - A me è piaciuta molto la nostra escursione alla Rocchetta ed al borgo medievale che abbiamo fatto in quarta. In classe poi è stato spassoso quando abbiamo tracciato tutto il nostro itinerario sulla carta secondo le leggi topografiche. La nostra registrazione risultava geografica e storica al tempo stesso con simpatici segni e simboli in legenda. -
Elisa: - Perché nel castello tu potevi entrare e noi no? -
Sara: - Maestra, io ti ero vicina quando salivamo la ratta che portava al piazzale Belgioioso o Aia del Mandorlo e tu avevi il fiatone e al ritorno non volevi che corressimo nella discesa e dicevi di tirare i freni, di frenare ... perché? Perché? -
- Io facevo molta fatica; temevo che qualcuno di Voi cadesse... -
Mi pare di vedervi tutti allegri in questo giro turistico, all'interno del nostro paese, curiosi di sapere anche se ne siete i residenti. D'ora in poi potreste perlustrare queste zone antiche, ammirarle e divenire attenti e rispettosi conoscitori degli edifici storici. Infatti le vostre scoperte personali diventeranno valide testimonianze. Ora vi consiglio di mantenere un interessamento a questo bene culturale e di osservare le trasformazioni che sicuramente avverranno nel tempo ...
Alla fine della ricerca la nostra preferenza andò alla Rocchetta, poiché suggeriva un certo fascino medieval-rinascimentale.
 
Luca: - Io maestra devo ringraziarti per avermi preso sotto la tua responsabilità quando, in seconda, siamo andati a Gardaland; era una domenica molto piovosa, ma ugualmente molto vibrante e tu mi hai trattato come un figlio.
Poi ti devo dire un'altra cosa: io ti ho sempre ammirata tanto quando, ogni volta che capitava l'occasione, tu eri subito pronta a fare il vigile; fermavi il traffico con decisione e noi in fila ordinata attraversavamo la strada, e poi appena eravamo al sicuro davi il via di circolazione ai mezzi. -
Filippo: - E la poesia "Il vigile urbano" di G. Rodari, che avevamo musicata con un bel ritmo e che sappiamo ancora suonare e cantare, te la potremo dedicare: anche tu sei forte e paziente. -
Silvia F.: - Ah! Ricordo bene "Gardaland" la prima gita domenicale, con gli alunni delle altre due classi, seconde, e moltissimo l'ultima, di pochi giorni fa, tutta nostra a San Marino organizzata dalla mia mamma nativa di questa repubblica, con la complicità della sorella, insegnante, lì residente e nostra guida del nostro "tour turistico". È stata una giornata solare, interessante, movimentata e spassosa. -
Roberto B.: - Sempre in seconda, solo la nostra classe, abbiamo visitato la mia fattoria per la vendemmia e per conoscere la vinificazione. -
Filippo L: - Una vendemmia moderna, perché in parte meccanizzata, una cantina con la distilleria attrezzatissima e una spiegazione esauriente del tuo papà sono stati i cardini della lezione extra (si può dire anche all'aria aperta).
E per finire con uno scatto atletico, proprio lui, s'è inoltrato nella distesa campagna, e tra le zolle di terra, ha dissotterrato un grosso tubero di barbabietola: una circostanza particolare che ha catturato gli sguardi. -
Per leggere la prefazione del libro "Come le ciliegie"
 
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ins 26 gennaio 2002