LA PIÚ GRANDE
ANTOLOGIA VIRTUALE
DELLA POESIA ITALIANA

Poeti contemporanei affermati, emergenti ed esordienti
Maria Flora Macchia
Ha pubblicato il libro
Maria Flora Macchia - Un Poeta nella flora
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
seconda edizione -Collana I gigli (poesia) - 14x20,5 - pp. 96 - Euro 9,00
- ISBN 88-6037-264-X 
 

In copertina dipinto dell'autrice

Prefazione
Poesie


Prefazione
Vulcanica e interdisciplinare Maria Flora Macchia dà un saggio ulteriore delle sue possibilità attraverso l'opera Un poeta nella Flora, edita signorilmente dalla Montedit. Felice coesistenza di poesia e pittura in un afflato di risonanze musicali, che ne informa il temperamento.
È un officio, cui ella adempie con pari devozione, mutando solo lo strumento evocativo dei propri sentimenti nell'occhieggiare ora al pennello ora alla penna in un clima di suggestioni musicali. Quello che conta infatti è dentro, animato dal suo cuore, forgiato dalla mente. Il resto è attrezzo per evidenziarlo, mezzo per animarlo in collettiva spiralità di lievitazione.
Dobbiamo rendere grazie all'artista per un'offerta simile, spezzando ella la palude dei luoghi comuni, le piste desuete, la fatiscenza delle cose.
Non basta affermare di vivere secondo la resurrezione dei valori. Bisogna soprattutto preparare e vivere tale rinascita, scrollarsi il provvisorio ed il cadùco, togliere la confusione e la complessità come aspira l'autrice in Resurrezione, che purifica la condizione esistenziale senza unghie lorde e senza detersivi, quale si legge in Confusione di guerra, graffiante attualità per la Catastrofe morale e la distruzione mondiale.
E, se un'amarezza scorata conturba la lirica specie in finale, un'altra riconcilia alla speranza, perché la speranza non muore, quando la vita è concimata in fede. In Gassan, la poetessa decodifica l'enigma dell'iniquità nel miracolo della conversione: l'adolescente palestinese in reciproco sorriso all'adolescente d'Israele. Quale vorrebbe il suggerimento di Maria Flora Macchia, fanciulli nuovi, siglati da amore, senza frontiere.
Empito di compassione (nell'etimologia del comune patimento) trabocca da Umanità calpestata:: "Sogno di bimba tenera / ancóra in fasce / nascosta in una plastica / e gettata in una montagna / d'immondizie".
E la compassione si continua in Cin cin di sangue, di cui sintesi acre sono gli ultimi versi: "Non piangere, bimbo, / allo stringimento soffocato / della maschera / è solo una farsa /tanto ti ammazzeranno lo stesso".
Serenità bucolica in Petali di rosa in altalena a "...e il vento soffia" coi suoi verbi - soffia - soffia soffia - sibila sibila - canta canta -, a incignare strofe che ne ribadiscono bellezza, forza, nostalgia.
Dal 1945, in cui gli ipocriti della cosa pubblica sentenziarono "Non più le guerre, siamo stati bombardati da guerre vicine e lontane".
Logico allora che l'artista rifiuti una tale peste che attossica l'ambiente.
"No alla guerra! Ma giustizia" costringe alla meditazione nell'epilogo lirico: "Il soldato si ferma / piange stringendosi / la testa forte, / fra le mani ancóra / sporche di sangue".
Notte martoriata conduce alla guerra del Golfo, quando il mondialismo gettò il travestimento per il dominio del mondo.
"Il cormorano piange / e muore lentamente / nel mare sporco di nero / e macchiato di sangue / ... / Il boato delle sirene / fa piangere fa piangere la terra / e qualche morto, / ancora sveglio sull'asfalto".
Due versi questi ultimi, di straordinaria potenza.
In una lunga poesia (non certo peculiare all'autrice) Marinaio è la canzone del mare, tragica sciarada dove l'uomo segna l'alfa e l'omega, specie se la guerra: preme "D'improvviso / gli occhi ti bruciano / allo scoppio dei proiettili, / delle bombe che silurano / Bagdad : ... / Ma cosa serve / tutto questo? / ... / Ti do la mia disperazione / ma tu dammi la speranza, / ... / e piangi, piangi il silenzio, / in silenzio... / aspettando la stella / con un'alba di pace.
È un fermento di attese, ove piace però sottolineare l'immagine terribile in due versi tanto efficaci "delle bombe che silurano / Bagdad".
Ma l'aspettazione germoglia anche ne I Cavalieri a cavallo, tramite il soffio del passato e del presente, per il futuro, da creare in moggi di speranza. Nell'era delle macchine un ritorno alla civiltà rurale e guerriera, consona all'espressione di Paolo: Vita militia est.
S'indovina la metamorfosi della ragazza a donna in Fanciulla, fisiologia stupefatta al mistero di trasformazione.
"Zigana che balli / la notte andalusa" si apre così Donna zigana in rimembranze di adolescenza e nostalgie, velate di pianto. Perché la Solitudine ti attanaglia, mentre cerchi e non trovi, neppure nelle rifrangenze vegetali e animali, se non quando bussa alla porta l'amore. Su questo sentimento, vasto quanto il mare, vero architrave dell'avventura umana, si scioglie e si dilata in canto di Maria Flora Macchia, protagonizzando l'amore nella fatica letteraria.
Stralciamo alcuni versi:
"Abbiamo ancora stanotte / per sognare, / domani all'alba / partirai / portandoti via: un po' del mio cuore. / Mi hai amata, / abbiamo pianto insieme di gioia" (da La tua immagine).
"Amore mio! / Ogni tela per me è solo un atto d'amore" (da Una tela d'amore).
"Lasciami sola / ad inebriarmi / di questa incandescente / profumata / radura dell'anima" (da Pensieri).
"Il prato è fiorito / ed il fiore / più bello / sei tu, / amore mio" (da È nato l'amore).
"Ho bisogno di te / dammi la mano / ... / ma non lasciarmi sola / ho bisogno di te" (da Aspettandoti).
"Canta al tuo cuore / la primavera della vita" (da Sempre).
"Ninfa del mare / ... / Stella del mare / ... / È sogno e ti amo / È cammino e ti amo / È delirio e sempre ti amo". (da Delirio d'amore).
"Vorresti tenermi / nelle tue viscere / per non lasciarmi mai" (da Oceano d'amore).
"E tu amore, / sei la favola / dei miei incantesimi" (da Attimi).
E così via si srotola sui righi più vari la fiaba d'amore, intesa da Maria Flora Macchia lavacro di quotidianità, tracimazione di verità sull'abito dell'effimero. Guai a vivere per vivere! È necessario costruire, voler costruire, saper costruire. Proprio qui, in una tale passione che scuote l'universo, è il metro di giudizio. Tutto il resto è sciocco e vuoto, flatus vocis.
Torrentiziamente l'artista lo propone e ripropone negli stili più vari, dalla polimetria al verso libero, dai versi lunghi ai versi-frase, raramente sfruttando la malia del ritmo (vedere Incoerenza d'amore a mobilitazione di astri, o Acquaviva delle Fonti, ove ottonari vivaci esaltano in simpatie affettuose il paese natale), neppure richiamando la rima ad aiuto come norma, nella esclusione cioè di qualsivoglia artificio edonistico, per focalizzare maggiormente i traguardi voluti. Ci sarebbe ancóra tanto da meditare su molte altre poesie dell'antologia, ma la prefazione è un indirizzo e un invito.
Possiamo perciò concludere così, contro gli individualismi e i mugugni, contro: cibi avvelenati e l'oppio delle informazioni, la sua arte, questo capitale aere perennius, a sfida di ogni appiattimento e omologazione, perché la luna (tanto amata dall'autrice) è sempre nuova ogni sera e la notte è progetto di stelle a galassie rinnovate.
 
Prof. Mario Varesi
 
Milano, 1993 nel giorno di Santa Irene secondo l'etimo del nome, venti ottobre, compleanno di Maria Flora Macchia.

Un Poeta nella Flora

 
 
Confusione (di guerra)
 
Immagini innaturali
s'affollano nei miei pensieri,
silenzi d'angoscia
mi sconvolgono il cuore,
paesi distrutti,
bambini feriti,
uccisi e insanguati di morte,
il corpo di piaghe,
disperazioni di madri,
cieli di bombe, di fumo,
urli animali,
lamenti di sirene,
mari inquinati,
maschere forzate,
confusione,
catastrofe morale,
distruzione mondiale.
Ma a che serve più vivere
quando il potere,
l'inganno, la supremazia
ha sempre il sopravvento
del disumano, del demenziale,
del primitivo...?
 

 
 
Gassan
 
Gassan è il tuo nome
un quindicenne bello, Palestinese,
che piange coprendosi il viso
con le mani,
forse di vergogna,
per tanta miseria umana.
Non chiede nulla,
solo un po' di Pace,
un cuscino fiorito
per riposare sereno,
un affetto da un compagno
d'Israele,
un sorriso sulle labbra
e tanta comprensione
nei suoi occhi belli,
limpidi, ingenui,
pieni di tanta speranza.
Ti porterò sempre
nel mio cuore Gassan,
come un Bimbo Nuovo,
con tre elementi:
il corpo, l'anima, la grazia.
Ti voglio bene
qualunque siano le tue origini.
Ciao con il fiore più bello,
Amore e senza frontiere.
 

 
 
Il mio dolore
 
Questa sera sto piangendo,
sulla pelle un brivido
copre il mio dolore.
In silenzio
ed in punta di piedi
vado via.
Profondamente
hai ferito il mio cuore
e nell'alcova della mia anima
ho rinchiuso stretti
tutti i miei pensieri.
 
 
 
 
La tua immagine
 
Abbiamo ancóra stanotte
per sognare,
domani all'alba
partirai
portandoti via
un po' del mio cuore.
Mi hai amata,
abbiamo pianto insieme di gioia,
mi hai stretta fra le tue braccia
e con gli occhi
pieni di malinconia,
sei fuggito dai miei sogni.
Nell'azzurro spazio del cielo
potrò sempre rivedere
la tua dolce immagine.
 

 
 
Resurrezione
 
Frange dell'anima
tarlate dalla menzogna
offuscano il mio cuore.
Triste divento,
schiva alla fine
da ogni contatto umano.
Il mio animo è morto
vorrebbe un'alba di Pace, di serenità,
vorrebbe la gioia di vivere,
vorrebbe l'azzurro azzurrino
pulito del cielo.
Che agonia deleteria!
Sono sola
aspettando la Resurrezione
dello spirito e
dell'anima mia.
 
 
 
Umanità calpestata
 
Sogno di bimba tenera
ancóra in fasce
nascosta in una plastica
e gettata in una montagna
di immondizie.
Sfracello della mente,
nature perverse,
sagome emarginate
allo scoppio
d'un'impotente e
calpestata umanità.
 

 
 
Petali di rose
 
Il ruscello questa mattina
profuma di rose.
Nell'acqua canterina
galleggiano petali rosa d'amore,
che silenziosi annunciano
un dolce messaggio di Pace.
È festa anche nel cielo,
le nuvole si intrecciano,
vagano, s'azzurrano,
riflettendosi gioiose
in queste acque,
che odorano di primavera.
 

 
 
 
Cin cin di sangue
ma è solo follia
 
 
Corpo miscelato con sangue
e fumo acre di bombe,
lacrime di dolore
intriso e profumato
da polvere da sparo.
Occhi sperduti nel deserto misterioso,
dove sabbia, disperazione,
ebbrezza, rancori, urla,
rabbia, solitudine
si confondono negli abissi
di orrori di guerre,
di sevizie, di ingiustizie
che dilaniano la mente,
alla follia di potere,
di assolutismo,
di vendette, di odii,
di indifferenze incoerenti,
di disfattismo.
Non piangere bimbo
allo stringimento soffocato
della maschera,
è solo una farsa,
tanto ti ammazzeranno lo stesso
e annulleranno senza pietà
il tuo corpicino tenero e fragile.
 

 
 
No alla guerra! Ma giustizia
 
Non angeli ma demoni
volano in questo cielo di morte,
puzza il cadavere
che prima profumava di vita.
Pezzi di carcasse
al vento dello sparo
si allontanano sui visi stravolti
e privi di pensieri.
Urlano gli ingenui,
che non sanno dove andare,
fantasmi che si muovono
all'unisono dell'irreale.
Cos'è tutto questo?
Pazzia o trasgressione
dell'umanità,
stanchezza o sconvolgimento
della ragione?
Il soldato si ferma
e piange stringendosi
la testa forte,
fra le mani ancóra
sporche di sangue.
 

 
Una tela d'amore
 
Sporche le mani di vernici,
i tubetti di olio ancóra aperti,
da lavare i pennelli,
imbrattati di colore,
e davanti ai miei occhi
una tela, che sa d'amore,
che sa di mistero, profuma di te.
Come è bello esaltare i tuoi ricordi,
la tua voglia di vivere,
la tua presenza, il bisogno di te,
Amore mio!...
Ogni tela per me
è solo un atto d'amore,
e ti amo e ti stringo sempre nei miei
pensieri colorati,
come il più bel segreto ed il più bel
sogno della mia vita.

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