Autori contemporanei
affermati, emergenti ed esordienti
- Marco Grossi - Bellatores
- Collana I salici (narrativa)
- 14x20,5 - pp. 200 - Euro 14,00
- ISBN 88-6037-161-9
- In copertina disegno di Marco Grossi
Prefazione- Jack rappresenta un personaggio per il quale il termine «contraddittorio» è, una volta tanto, preciso ma non esaustivo. Alla contraddizione fa da pendant una patologica instabilità. Ma di contro, ecco la fedeltà degli affetti, l'amicizia ed il suo amore per Pamela. Dopo aver toccato il fondo a causa di alcool e psicofarmaci, egli decide con l'aiuto di quest'ultima e del suo amico Steve, di entrare in una clinica per disintossicarsi.
- Prima di ciò, riceve una missiva di Messieur Louis Queneau ed inizia così ad indagare sulle vicende degli antichi templari. Un'organizzazione però è sulle sue tracce e con l'aiuto di alcuni individui tenta di carpire ciò che lui ha scoperto.
- Due mesi più tardi Jack esce dalla clinica ed insieme a Steve, decide di lasciare il dipartimento di polizia di New York, entrambi si trasferiscono a Parigi da dove partiranno le indagini che lo porteranno a pellegrinare per il mondo.
- Molti intrighi e colpi di scena lo attenderanno, ma con l'aiuto di Margot riuscirà a venirne a capo.
- È una vicenda tormentosa che fin dalle prime righe esercita sul lettore una malìa talmente forte da risultare quasi incomprensibile, finché lentamente non emergono le ragioni più recondite. Jack è un «Bellatores», cioé un combattente, lotta strenuamente per uscire dal male che lentamente lo logora fino a divorarlo, per arrivare alla vittoria finale. Durante questo percorso irto di pericoli, stupirà i suoi amici poiché carpirà il segreto che i primi «Bellatores» custodivano da centinaia di anni.
Manuela Mungai
Bellatores
Dedico questo romanzo alle due persone
per me più importanti:
a mio padre, scomparso esattamente venti anni fa, sarebbe stato fiero di me;
ed alla donna che amo, ed amerò per il resto della mia vita, l'unica che ha creduto in me, con la speranza di sposarla al più presto.
- Per Jack si prospettavano tempi molto duri. Ormai erano oltre due anni che stava patendo l'inferno. La depressione lo stava uccidendo ma non c'era solo lei. In aggiunta mischiava alcool e sonniferi; ne prendeva talmente tanti che sarebbero bastati per fare dormire almeno tre persone per un paio di giorni. A volte di notte si svegliava in preda a degli incubi in una pozza di sudore, saltando giù dal letto con in mano la sua Beretta calibro 9. Aveva problemi di respiro, le sue mani tremavano come foglie al vento; il suo sguardo perso nel vuoto puntava dritto a sé insieme alla sua pistola, ma purtroppo non era solo l'incubo che produceva questi effetti, anche la sua dipendenza da alcool e barbiturici. E pensare che due anni prima non fumava neanche, invece adesso l'unico modo per uscirne era la disintossicazione.
- Prima di sospenderlo dalla polizia gli offrirono di andare in cura in una clinica privata per tossicodipendenti, anche se chiamarla clinica era un po' riduttivo. Aveva l'aspetto di un hotel a cinque stelle, con camera privata, piscina, sauna, ristorante, palestra e bellissime infermiere. Tutto sommato due mesi in un posto del genere non sono poi così male e tutto a spese del dipartimento di polizia di New York.
- Anche la sua ragazza, Pamela, l'aveva pregato di accettare, ma lui rispose di no; diceva: "Per chi mi avete preso, per un tossico? Io non ho nessun problema."
- "Jack ascoltami, sai di avere un problema con l'alcool e con quelle maledette pillole, ascoltami ti prego, rimani qui non te ne andare."
- "Ascolta Pam io non ho alcun problema e quindi me ne vado." Prese la direzione dell'uscita e se ne andò.
- "Tenente cosa posso fare per aiutarlo?"
- "Pamela cerca di stargli più vicino possibile e vedrai che con il tempo capirà da solo di aver bisogno d'aiuto; se ne farà una ragione, Jack è in gamba e capirà che questa è l'unica soluzione."
- Jack si diresse verso la sua macchina; il suo rimorso per la perdita di quella giovane vita innocente non gli dava pace; se solo fosse riuscito ad arrivare dieci minuti prima, sicuramente l'avrebbe salvata.
- Certo veder uccidere davanti ai suoi occhi una ragazza di 14 anni era stato troppo per lui.
- Continuava a vedere ogni notte la stessa immagine: una sagoma scura, dietro quel fragile corpo di bambina, che con un solo gesto della mano rompe il collo ad un angelo e lui che punta la sua pistola verso l'aggressore. Ma non può sparare senza colpire la ragazza, dato che il killer se ne fa scudo. Ora si trovava dentro la sua stanza con le mani tremanti, a stento si alzò dal pavimento, si diresse verso l'armadietto accanto al suo letto, dove c'era un telefono rotto, una candela sana solo per metà e un pacchetto di Pall Mall.
- Aprì il cassetto, prese due pastiglie dal contenitore e le ingurgitò. Poi prese una sigaretta, l'accese, si diresse verso il piano bar; prima di arrivarci inciampò in qualcosa, si rialzò con fatica e riprese la strada verso l'altra stanza, dove arrivò sbilanciato e cadde di nuovo. Si rimise in piedi con molta fatica afferrò la bottiglia di Jack Daniels e se la portò alle labbra. Ingurgitò tre belle sorsate, fece una smorfia quasi di dolore per il troppo whisky bevuto, poi si portò alla bocca la sigaretta, ma si accorse che si era rotta. Così tornò nella sua camera con la bottiglia, prese di nuovo una sigaretta, l'accese e ne aspirò il fumo. Fumò talmente con avidità che iniziò a tossire per almeno venti secondi. Dopo mezz'ora le mani cessarono di tremare. I conati di vomito cessarono insieme a quel sudore freddo tipico della dipendenza. Iniziò ad essere più lucido, si calmò e con pesantezza si lasciò cadere sul letto; finì di fumare la sigaretta, la spense dentro un bicchiere pieno di acqua e mozziconi, dal quale sentiva emanare una puzza atroce, poi si addormentò. Erano le due del mattino. Fuori piovigginava e l'insegna del motel si spense andando in fumo. Era un buco di motel, dove si trovava la feccia delle città di New York: puttane, spacciatori, poveri cristi usciti di testa per svariati motivi. Chi aveva perso tutto al gioco, compresa la casa e non avendo il coraggio di tornare dalla propria famiglia, aveva scelto di vivere di elemosina. Ma Jack non scelse questa vita, si ritrovò in questo mondo per un senso di colpa.
- Un raggio di sole del primo mattino entrò dalla finestra e come una lieve carezza si posò sulla schiena di Jack, lo sorprese ancora con la bottiglia di whisky in una mano. Di colpo la bottiglia cadde con un colpo sordo attutito da una specie di tappeto, si aprirono gli occhi, ma li richiuse di colpo perché la luce del sole era troppo forte; ma la verità è che aveva un gran mal di testa. Con fatica si alzò dal letto, stette qualche minuto in piedi barcollando, si poggiò con le spalle contro il muro; per qualche momento vide la stanza girare vorticosamente, ma ormai sapeva che questa sensazione durava qualche minuto.
- Tirò le tende per non far entrare il sole, accese l'abat-jour che era sul comodino, si diresse in cucina per prepararsi un caffè, lo mise sul fuoco, poi si recò in bagno per farsi una doccia. Dopo quello che aveva passato la notte prima, quella doccia lo rimise al mondo. Si legò un asciugamano alla vita e si diresse in cucina, dove il caffè stava bollendo uscendo fuori dalla macchinetta. Jack non amava il caffè americano dato che era figlio di italiani, e come un italiano che si rispetti amava il caffè preparato con la moka, il caffè espresso.
- Si riempì il bicchiere e si accese una sigaretta. Ad un tratto squillò il telefono, lo fece squillare senza rispondere, nel frattempo pensava a come si era ridotto; certo passare da detective dalla carriera folgorante ad una specie di vegetale che non faceva altro che prendere pillole di benzodiazepine prima, e berci sopra Jack Daniels a più non posso dopo... Si alzò per andare in camera mentre il campanello del citofono suonò, questa volta rispose e una voce di donna disse:
- "Ciao Jack, sono Pamela; sono qui, sotto il portone di casa tua, vorrei parlarti, mi fai salire?"
- Con sommo stupore di lei gli rispose di sì. Aprì la porta e dopo pochi secondi vide Pamela sulla porta, bella come non mai. I suoi capelli neri si erano allungati di molto, i suoi occhi erano sempre splendidi, ma con una luce particolare, il suo corpo aveva perso qualche chilo e questo la rendeva ancora più bella, le sue labbra erano come al solito carnose; la rimase a guardare per qualche minuto senza dire niente. Non ricordava di averla vista così bella, anche perché non rammentava da quando non la vedeva. Ma prima che lei riuscisse a dire qualcosa Jack le disse: "Pam", è così che Jack chiamava la sua ragazza, "sei straordinariamente bella."
- "Mio Dio" disse "da quanto tempo non ci vediamo."
- "Sono due mesi Jack, due lunghi mesi ed è per questo che sono venuta qui. Volevo sapere da te una cosa."
- A quel punto lui si accorse che lei era ancora sulla porta, le disse di entrare e le offrì un po' di caffè, dato che ne era rimasto poco nella moka.
- "Jack sono venuta per parlarti."
- "Anch'io volevo parlarti!" la interruppe Jack, "ma prima dammi cinque minuti", Jack tornò nel bagno e mentre girava, dopo aver chiuso la porta, il suo sguardo si posò nello specchio, quasi non si riconobbe; aveva una barba lunga da sembrare un sopravvissuto ad un naufragio, anche i capelli erano lunghi. Cercò delle forbici, così iniziò a tagliare la barba; ne tagliò molta, ma ad un certo punto le mani iniziarono a tremare. Senza far rumore uscì dal bagno ed entrò nella camera da letto, aprì il cassetto prese un paio di pillole e le buttò giù; poi tornò in bagno, bevve un po' d'acqua e mandò giù le pillole. Le mani tremavano ancora, ma lui sapeva che di lì a poco si sarebbero fermate. Riprese a tagliare la barba cercando di fare il più presto possibile. Quando ebbe finito, prese un laccio per i capelli e se li legò. Ora era un po' più presentabile. Tornò da Pam e quando la guardò, dopo poco notò una lacrima sul viso di lei.
- Non realizzò perché stesse piangendo e poi lei gli disse: "È questo l'uomo di cui sono innamorata." Si avvicinò a lui e lo baciò sulle labbra. "Jack ora ascoltami, sono venuta qui per cercare una soluzione che salvi te ed il nostro rapporto. Ti ho visto che sei uscito dal bagno per andare in camera a prendere le pillole. Vuoi continuare ancora per molto, o vuoi lasciarti aiutare finché sei ancora in tempo?"
- Passarono un po' di minuti poi Jack rispose: "Se non me l'avessi chiesto non avrei mai avuto il coraggio di chiedere aiuto." A queste parole i due si abbracciarono come non facevano da molto tempo. Si baciarono per lungo tempo, finché Jack non la prese in braccio e la portò in camera da letto e lì fecero l'amore. Passarono un paio d'ore e Jack si accorse che i primi sintomi da astinenza da alcool si avvicinavano sempre di più. Lei le giaceva accanto addormentata con un sorriso che le illuminava il viso, così Jack si alzò dal letto, cominciò a guardarsi in giro alla ricerca della bottiglia di whisky e la trovò in terra, dove gli era caduta qualche ora prima. Era quasi vuota ma ce n'era abbastanza per togliersi quella "scimmia" che aveva addosso. Si attaccò con avidità alla bottiglia, finché anche l'ultima goccia di whisky non gli cadde in bocca. Certo i sintomi si fecero sentire, ma di lì a poco scomparvero. Così prese la bottiglia e la buttò nel cestino; ora il suo pensiero era rivolto all'astinenza che doveva passare, dato che aveva preso una decisione molto importante. Aveva visto cosa voleva dire passare un'astenia, dato che gli era capitato di arrestare dei tossicomani. Ma lui si convinse che dopo tutto non c'era paragone con la sua dipendenza. Ma più tardi ne avrebbe fatto le spese di persona.
- Mentre era assopito nei suoi pensieri si sentì chiamare dalla camera da letto. Pamela si era svegliata e non vedendolo accanto a sé lo chiamò; aveva paura che fosse uscito per andare a comperare una bottiglia. Dopo pochi secondi Jack le rispose e si presentò in camera da letto. "Jack, dov'eri?" gli chiese Pam.
- "Ero di là in cucina; stavo pensando a quel che dovrò passare per finirla una volta per tutte con queste porcherie. Pensavo di passare qui la crisi d'astinenza; con il tuo aiuto potrei farcela."
- Pam lo guardò, poi gli disse: "Jack, non sarà una cosa da poco, senza un aiuto specifico con i medici e adeguati medicinali potresti non farcela. Certo forse un giorno o due potresti anche passarli senza medicine specifiche, ma poi se non ce la farai sai cosa succederà. Uscirai da questa stanza, entrerai nel primo bar e inizierai a bere fino allo svenimento."
- Jack la guardò sapendo che quella era la verità.
- "Beh Pam, cosa pensi che dovrei fare?"
- "Per prima cosa chiama il capitano, mettilo al corrente e poi dovrai andare in quella clinica specialistica. Sai che questa è la cosa giusta da fare; credimi Jack, io ti starò vicina tutto il tempo. Prenderò un paio di settimane di ferie e ti aiuterò ad uscirne."
- "Ok Pam hai ragione, credo che sia la cosa migliore da fare."
- Uscì dalla camera innervosito, dopotutto sapeva quel che l'aspettava. Si accese una sigaretta e alzò il telefono.
- "Capitano, sono Jack!"
- "Hey Jack come ti senti?"
- "Di merda Steve; emh di merda capitano!"
- "Hey Jack non essere troppo formale con me, mi chiedevo quando avresti chiamato. Sono... quanto due mesi che non ti fai vivo?"
- "Steve ho preso la decisione che avrei dovuto prendere almeno un paio di mesi fa.Vorrei entrare in clinica per disintossicarmi"
- "Oh mio Dio Jack! Sono molto felice che hai preso questa decisione!"
- "Senti, ascolta Steve; sono qui con Pamela e ti volevo chiedere se potresti dargli un paio di settimane di ferie, in modo che lei possa starmi vicino in questa cosa."
- "Non preoccuparti Jack, Pam ha già il mio permesso; le ferie le può prendere quando vuole, non te lo ha detto?"
- "Oh sì certo Steve, Cero lo ha fatto. Allora Steve quando posso entrare in clinica?"
- "Beh dovrei fare qualche telefonata, ti richiamerò io e ti farò sapere. Hey Jack, metticela tutta mi raccomando!"
- "Non preoccuparti Steve, ma fa presto, prima che cambi idea!"
- "Ok ti faccio sapere caro Jack."
- Abbassò la cornetta e fissò Pam con un sorriso "Avevi già programmato tutto insieme a Steve?"
- Pam sorrise. "Credevi che sarei rimasta a guardare mentre ti distruggevi la vita da solo?"
- Jack sorrise e l'abbracciò forte come mai prima aveva fatto; poi si staccò da lei e le disse: "Ti ho mai detto che ti amo?"; lei rimase stupita da quelle parole, ma si riprese in fretta e con gli occhi pieni di lacrime disse: "No è la prima volta che mi dici queste parole e sinceramente non credevo che le avresti mai dette!"
- "Oh Pam come non si può amare una persona come te? Metti sempre avanti gli altri e tu rimani sempre in disparte; sarebbe un idiota l'uomo che se la farebbe sfuggire una donna come te, senza contare che mi stai dando la forza per salvarmi la pelle. Quando tutto questo sarà finito, ti farò un'offerta che non potrai rifiutare!." "E quale sarebbe l'offerta che non posso rifiutare?" "Non è questo il momento adatto, ma credo che ti farà piacere devi solo aspettare che io mi rimetta in sesto."
- Rimasero in camera per tutto il resto della giornata. Ora Pamela doveva fare in modo di far distrarre Jack dalla sua routine quotidiana che consisteva nell'ubriacarsi ingerire pillole e dormire per il resto del giorno. "Jack ascolta pensi di rimanere in casa tutto il giorno perché io avrei voglia di uscire a prendere una boccata d'aria." "Senti Pamela non mi sento molto in forma, non potremmo starcene in casa, magari prendiamo un film e ce lo guardiamo mangiando dei pop corn." "Jack non fai altro che stare qui ad autocommiserarti. Cristo Jack questo non è il modo giusto per scrollarti di dosso tutti i tuoi pensieri negativi devi reagire nel modo più appropriato." "Beh allora dimmelo tu qual è perché io mi sono rotto le palle di tutti questi paternalismi." Disse queste parole con tanta rabbia che Pam si intimorì talmente tanto che si rifugiò in bagno sbattendo la porta così forte che si staccò la parte superiore dell'intonaco. Jack era furioso con se stesso, di certo non con Pam.
- Andò in cucina prese la bottiglia di Jack Daniels se ne versò un bicchiere doppio e lo mandò giù come fosse acqua; poi, non contento, si riattaccò alla bottiglia e smise solo quando l'ultima goccia cadde nella sua bocca. Poi si accese una sigaretta e si andò a sdraiare sul divano.
- Fumò con tanta avidità che la sigaretta durò solo pochi secondi, iniziava a sentire l'effetto dell'alcool che come un velo calmante iniziò dalla testa per poi continuare fino agli arti inferiori, era come un alito di vento che passando sopra di lui gli rese una calma ipnotica, lasciandogli un sorriso di benessere sulla bocca. Jack aveva provato questa sensazione più di una volta. Ed era la stessa sensazione, che lo portò in seguito ad essere alcoolizzato, senza che lui se ne rendesse conto lo portò alla rovina.
- Si sentì aprire la porta del bagno e Pamela uscì con un asciugamano legato sui fianchi lasciando scoperto il seno sodo. Era bellissima si avvicinò a Jack con passo felpato, lo guardo e si accorse che si era addormentato, gli bastò un'occhiata per capire che era ubriaco. Fece per allontanarsi, quando si sentì prendere il polso, Jack era sveglio si mise seduto e la guardò negli occhi. "Mio dio Pamela sei un angelo, la tua bellezza mi toglie il fiato. Ascolta vado in bagno a farmi una doccia, ti andrebbe di preparare un caffè nel frattempo?" "Certo lo preparo subito."
- Jack lasciò la presa e si diresse verso il bagno, "Jack", disse Pamela, "ti amo", lui si girò di colpo le si avvicinò e le disse guardandola fissa negli occhi "Ti amo anch'io Pamela, ti amo da morire". La ragazza lo baciò stringendogli le braccia intorno al collo e i suoi occhi iniziarono a diventare lucidi finché la prima lacrima le scese sulle guance scivolando fino al mento, ed una goccia cadde sul suo seno sinistro. Jack si staccò da lei e si diresse verso il bagno, entrò, aprì il miscelatore della doccia, poi si diresse verso lo specchio e lo fissò. Stette davanti allo specchio per cinque minuti rimuginando i soliti pensieri finché diresse un pugno verso lo specchio all'altezza del mento, questo gesto era solito darlo agli amici come segno di incoraggiamento. Andò sotto la doccia ed iniziò col farsi uno shampo. Ad un certo punto si aprì la porta del box, Jack si girò e vide Pamela nuda. Ella entrò, con quel suo fisico perfetto si avvicinò a lui e iniziò ad insaponargli la schiena, mentre l'acqua calda scivolava sui loro corpi nudi. Iniziarono a baciarsi e le loro mani si intrecciarono per poi scendere verso le parti intime. La schiena di lei si inarcò ed emise un lieve gemito di piacere poi finirono col fare l'amore emettendo delle grida di piacere che si estesero fino agli altri appartamenti. Uscirono dal bagno con niente addosso, si diressero in cucina e bevvero il caffè ancora caldo. Ad un tratto squillò il telefono, rispose Pamela mentre Jack era seduto in cucina con la tazzina del caffè in mano. Pam lo chiamò: "Jack è per te", si diresse verso il telefono, prese la cornetta, e con voce un po' tremolante chiese chi fosse: "Jack sono Steve", "Hey Steve come va? A cosa devo questa telefonata." "Ascoltami bene Jack la clinica mi ha telefonato, ti aspettano domattina alle dieci in punto, mi raccomando sii puntuale non fare cazzate, questa è l'ultima possibilità che hai per farla finita con quella merda." Jack con voce tremolante disse: "Domattina ok ci sarò." "Senti ora passami Pamela noi due ci vediamo alle dieci in clinica." "Pamela è il capitano Grenville vuole parlare con te", Pam prese la cornetta e disse: "Capitano cosa c'è", "Pamela ho detto a Jack di trovarsi domattina alle dieci in clinica ma volevo dirlo anche a te in modo che si presenti, dato che il modo in qui parla non mi rassicura molto." "Perché ha detto di no forse?" "No non è quello ma è il contrario mi ha detto solo ok ci sarò quindi fai tutto quello che vuoi, l'importante è che ci sia ok?" "Non si preoccupi capitano ci penserò io anche se dovrò trascinarlo." "Ok Pamela ci vediamo domani, salutami Jack ciao."
- Ok Jack bisogna preparare le valigie è arrivato il momento. La giornata trascorse tranquilla tra chiacchiere, caffè, qualche effusione e un po' di tv. Verso mezzanotte Pam decise di andare a letto e disse a Jack di fare lo stesso:
- "Ok Pam arrivo."
- Ma l'ansia di andare in clinica non faceva altro che renderlo nervoso e sapeva che andando a letto non avrebbe dormito. A quel punto decise di mettersi sul divano a guardare un po' di tv, forse in questo modo credeva di rilassarsi ed infatti dopo un paio d'ore ci riuscì. Spuntò il sole in una magnifica giornata, Pamela si alzò prima, andò a farsi una doccia e quando uscì trovò Jack che si era appena svegliato. Lei era tutta sorridente, cercava di spronarlo, voleva dargli un po' della sua vitalità, cosa che a Jack mancava. Lui si diresse in bagno a farsi una doccia, mentre lei preparava il caffè. Nel bagno Jack prese un paio di pillole e le ingurgitò, pensando che fossero le ultime, poi nella sua testa gli balenò l'idea di portarsene dietro un po', in modo da non soffrire molto durante la disintossicazione. Così prese il contenitore, uscì dal bagno e con disinvoltura chiese a Pamela se il caffè era pronto. Mentre lei gli rispondeva, Jack prese il beauty case per la barba e lo aprì mettendoci dentro le pillole. Si diresse in cucina, prese fra le braccia Pamela e le disse che l'amava, si scambiarono un bacio e bevvero il caffè. Poi Jack la prese in braccio e la condusse in camera da letto, mentre Pamela gli disse che non era il momento perché mancavano due ore all'appuntamento; Jack la guardò e le disse: "Cara fra meno di due ore sarò in clinica, pensi che ci permetteranno di farlo?"
- Lei lo guardò poi con i suoi occhi languidi gli disse: "Credo proprio di no."
- Così fecero l'amore per l'ultima volta prima di andare in clinica. Si stava facendo tardi, così Pamela disse che era ora di andare; presero i bagagli, scesero in garage, misero le valigie in macchina e partirono. Pamela era alla guida, Jack si era accovacciato sul sedile accanto e non disse una parola per tutto il tragitto; Pam cercava di spronarlo in tutti i modi, ma non c'era niente da fare; lui stette in silenzio fino alla clinica. Arrivarono al parcheggio della lussuosa clinica e all'entrata c'erano ad aspettarli il capitano Grenville ed il direttore. Pamela posteggiò la macchina proprio davanti a loro, poi con calma Jack scese dall'auto, salutò il direttore e il suo amico Steve.
- "Allora Jack sei pronto?" disse Steve.
- "Certo Steve, pensi sia venuto solo per cambiare aria?" rispose Jack.
- Tutti e tre fecero un pallido sorriso; nel frattempo anche Pamela fece il suo ingresso, salutò entrambi e chiese dove poteva mettere i bagagli. Il dottor Nicolas Cangemi disse di non pensare ai bagagli, perché li avrebbero trovati nella stanza di Jack.
- "Ok signori" disse il primario "possiamo andare nel mio ufficio; prego seguitemi!"
- Quando Jack entrò nell'atrio si accorse subito che non si trovava in una clinica qualunque, pensò di trovarsi in un Grand Hotel da mille dollari a notte, dopotutto non doveva essere tanto male, anche perché non era lui a pagare, ma il dipartimento e questo lo divertì, facendogli venire un timido sorriso sulle labbra.
- "Bene signori accomodiamoci! Dunque signor Clementi, noto con gioia che anche voi, come me del resto, siete italo-americano!"
- "Beh, sì! Mio nonno partì da Roma poco prima della seconda guerra mondiale, portando con se tutta la famiglia."
- "Certo capisco" rispose il professor Cangemi "del resto anche mio nonno fece lo stesso... ma bando alle ciance e torniamo a noi! Ok Jack... posso chiamarla Jack?" "Sì professore, non si preoccupi" rispose Jack "Dunque... lei si sarà fatta un'idea di quello che dovrà passare nei prossimi giorni, anche se noi l'aiuteremo molto dal punto di vista fisico, e soprattutto psicologico."
- "Certo professore, ho una vaga idea di quello che mi aspetterà!" "Bene credo che per oggi possa bastare anche se..."
- Ad un tratto squillò il telefono: "Scusate signori" il professore alzò la cornetta, ascoltò con attenzione l'interlocutore e l'unica che disse guardando Jack negli occhi fu: "Ottimo lavoro!"
- "Nei prossimi giorni signor Clementi avremo modo di parlare ancora."
- Il professore salutò il capitano Grenville e Pamela, dicendo loro di recarsi dalla sua assistente per gli orari di visita e con loro anche Jack si affrettò ad uscire dall'ufficio.
- "Jack," disse il professore "a proposito, ora il suo beauty case è in ordine nella sua stanza, la numero 18."
- A quel punto tutti capirono che Jack era nel posto giusto. Steve e Jack uscirono fuori dalla clinica recandosi verso la macchina, mentre Pamela era dall'assistente del professor Cangemi per farsi dare gli orari delle visite.
- "Sai Steve sono un paio di mesi che penso di lasciare la polizia!"
- "Cosa?" gridò Steve "Sei impazzito forse? Quelle cazzo di pillole ti hanno cotto il cervello!"
- "No ascolta Steve, credo che questo lavoro non faccia più per me, cioè non voglio sottostare a delle regole sbagliate messe lì da personaggi che non sanno quel che fanno, per non parlare poi della pressione che ti mette questo lavoro. Ho voglia di cambiare!"
- "E cosa pensi di fare Jack? Tu sai fare solo lo sbirro" disse Steve.
- "Infatti non mi allontanerò poi di molto, il filo conduttore è sempre lo stesso, ma sarò io a condurre il gioco, con le mie regole."
- "Non dirmi Jack che vorresti fare l'investigatore privato?"
- "Beh sì Steve, hai indovinato!"
- "Ma sai quanti soldi ci vogliono per mettere su un ufficio? Per non parlare poi della licenza."
- "Steve ascoltami bene, ho dei soldi da parte che ho messo via i tutti questi anni, in più ci saranno i soldi della liquidazione che la polizia mi darà. Certo che se avessi un socio la cosa sarebbe più facile!"
- "No no Jack, non pensarci neanche; io sto bene dove sono, guadagno molto e senza molti rischi, poi non fa per me andare dietro alle mogli infedeli e stare ore nascosto solo per scattare qualche foto mentre un uomo si fotte la moglie di un altro!"
- "Cristo Steve! Allora non hai capito ancora un cazzo di me! Di certo non è questo che ho in mente; comunque non è questo il momento di parlarne. Ti chiedo solo un favore: primo di non dire niente a Pamela; secondo mentre io sono qui manda avanti la pratica per la licenza, ti prego Steve fallo per me, se mi vuoi veramente bene. Ti dirò un segreto, ma non dirlo a nessuno, neanche a Pam!"
- "Ma di che stai parlando?" disse Steve incuriosito.
- "Ascolta Steve, un po' di tempo fa, misero una busta sotto la mia porta; all'inizio non ci feci caso, poi il giorno dopo presi questa busta, la aprii e dentro c'erano 50.000 dollari ed una lettera."
- "Cosa? 50.000 verdoni?" disse Steve urlando. "Zitto, sta' zitto maledizione!" "Cosa c'era scritto nella lettera?" chiese Steve. "Ora non posso parlare, ma come uscirò di qui se sarai mio socio, te lo dirò!"
- Pamela si stava avvicinando: "Mi raccomando Steve, fa quello che ti ho chiesto!" "Ok Jack, mi hai convinto!"
- "Allora ragazzi, di cosa parlavate di così importante?" disse Pamela.
- "Oh niente amore, gli stavo dicendo che volevo andare via da qui."
- "Jack non dire sciocchezze, ti devi curare!" "Lo so Pam lo so." "Anzi Jack l'infermiera ti stava cercando." "OK ora vado, ma prima dammi un bacio." "Ok Steve ci vediamo presto." "Stammi bene Jack." "Ciao Pam." "A presto amore."
- I due salirono in macchina e andarono via. "Eccoci qua Jack, diamoci da fare per uscire il più presto possibile da qui!"
- Jack si presentò dall'infermiera: "Sono Jack Clementi, mi hanno detto di presentarmi da lei." "Oh sì certo venga con me, il professor Cangemi vuole vederla!" "Non credevo di rivederlo così presto; lei sa di cosa si tratta?" "Io non posso dirle niente, debbo solo accompagnarla dal professore" "Ok" disse Jack.
- Arrivati alla porta l'infermiera bussò; dall'interno si udì: "Avanti signor Clementi, prego si accomodi."
- Jack entrò senza tanti indugi e si diresse verso il grande tavolo in noce massello, dove, dalla parte opposta, era seduto il professore Cangemi: "La prego Jack si sieda; si chiederà per quale motivo l'ho fatta venire!"
- "Beh sì certo, sono alquanto curioso." "Stia tranquillo, le toglierò qualsiasi curiosità. Beve qualcosa?" gli chiese il professore; Jack rimase spiazzato perché non sapeva cosa dire, dato che era lì per disintossicarsi. Rispose di sì per vedere quel che aveva in mente il professore.
- "Ok Jack le va bene un J .D.?" "Oh sì certo Nicolas" così ora Jack aveva di fronte un doppio Jack Daniels on the rocks.
- "Dunque, Jack ora ti spiegherò in cosa consiste la tua disintossicazione, togliendo la giornata di oggi che ti servirà come metro di giudizio per i giorni a venire. Da domani mattina ci sarà la colazione alle 7.00, alle 7.30 prenderai dei farmaci diversi da quelli che abitualmente prendevi, infatti sono a basso dosaggio in modo che non si presentino i sintomi da astinenza, ma allo stesso tempo non ti spingeranno a prendere né alcool né benzodiazepine. Questo programma è lungo circa tre settimane diviso nel seguente modo: come ti ho già detto colazione alle 7.00, poi alle 7.30 prenderai le pillole che le infermiere ti daranno, dopo di che farai una sauna, in modo che le tossine presenti nel tuo corpo escano gradualmente; ti porteranno in una vasca idromassaggio, tutto questo fino alle undici. Poi ti porteranno in palestra dove gradualmente arriverai al massimo del tuo sforzo fisico. È chiaro che sarai sempre sotto stretto controllo medico. Alle 12.30 ci sarà il pranzo, poi due ore di riposo fino alle 14.30, quando verrà un'infermiera nella stanza che ti darà altre pillole. Alle 15.00 ci sarà una riunione fra voi pazienti e lo psicologo della clinica, dove parlerete di voi e mi raccomando di dire sempre la verità; tutto questo finirà alle 17.00. Dalle 17.00 alle 20.00 sarete liberi di andare dove volete."
- "Anche a casa?" disse Jack con sarcasmo.
- "Beh quello ci sarà in seguito" gli rispose il professore. "Dunque Jack sarete liberi in questo senso: potrete andare in palestra, in biblioteca, oppure in giardino, nella sala della tv o a fare conoscenza con gli altri pazienti, insomma ci sono molti posti dove andare, ma alle 20.00 ci si ritrova tutti nella sala da pranzo dove mangerete, berrete acqua naturalmente e se qualcuno ha il vizio del fumo, lo dovrà dire all'infermiera che gli verrà assegnata. Poi alle 22.00 verrete accompagnati nelle vostre stanze e ci rimarrete fino alle 6.00 del mattino seguente. Una volta in camera ti verranno date delle gocce per rilassarti; comunque in camera c'è anche la tv via cavo, quindi non è poi così male no? Che ne dici Jack?"
- "Ascolta Nicolas, farò tutto il possibile pur di uscire di qui il più presto possibile!"
- "Bene Jack, sappi che è per te che lo stiamo facendo. Ora puoi assaporare quest'ultimo drink, perché non ce ne saranno altri! Come vedi non priviamo poi molto; questo perché dovrai tornare a vivere fuori da questa clinica e se non sarai tu a poterti regolare sappi che nessun altro può farlo! Noi ti metteremo in condizioni fisiche, ma soprattutto psicologiche, eccellenti e con un minimo sforzo da parte tua tornerai come una persona che non ha mai avuto problemi di questo tipo."
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Ins. il 18-07-2006