Autori contemporanei
affermati, emergenti ed esordienti
Mara Ferraro
Ha pubblicato il libro
Mara Ferraro - Il camaleonte
Collana Le schegge d'oro (i libri dei premi)
14x20,5 - pp. 216 - Euro 15,30
ISBN 88-6037-060-4
Prefazione
Pubblicazione realizzata con il contributo deIL CLUB degli autori in quanto l'autore è finalista
nel concorso letterario "J. Prévert" 2005
Incipit
Prefazione- Al mondo dovranno pur esistere delle regole alle quali attenersi con scrupolosità e giudizio. Ecco quelle del "camaleonte" di Mara Ferraro che il buon Gianfranco spiega al fratello più piccolo Yuri. Regola numero uno: "mimetizzarsi per non essere riconosciuti dal nemico". La mimetizzazione consiste nel "fondersi" con l'ambiente con le persone circostanti e se possibile lasciarsi penetrare dal mondo esterno in modo da divenirne parte integrante. Segue la seconda regola: "muoversi sempre in direzione del vento" e cioè fluttuare in base alla propria convenienza e lasciarsi trasportare dal vento, seguire la direzione al fine di ottenere ciò che si vuole e infine la terza ed ultima regola: "non contrastare mai i più forti" in modo da fingersi "sottomessi", simulare, subire ed essere arrendevoli.
- Questo è il vademecum esistenziale di Gianfranco, uomo in carriera, capace in breve tempo di conquistare una posizione dirigenziale nel suo lavoro anche grazie all'amicizia con Andrea, il nipote del titolare, che viene circuito utilizzando le fatidiche regole di vita. Ma essere sempre pronto a cambiare bandiera, schivare ogni contrasto con malizia, essere ipocrita quando necessita e affabile al momento opportuno è impresa assai ardua, e quell'imperativo del "non schierarsi mai" e "non essere mai veramente se stesso", a lungo andare, può far perdere la consapevolezza di sé, la propria dimensione di Uomo, e diventa difficile capire chi si é o si sta diventando, poco a poco. L'incessante "cambiare colore, essere mutevole come il vento, polimorfo come lo zolfo, fluttuante come una nuvola" deve infine fare i conti con la vita che è come uno schiacciasassi che non si ferma davanti a niente: e capita che una donna all'apparenza insignificante, una impiegata "zitella", tutto pudore racchiuso in occhi acquamarina, riconduca l'uomo alla realtà, senza sconti, senza pietà, senza appello. Proprio lui, il grande Gianfranco, capace di assumere le forme che una donna si aspettava da lui, capace di fare tutto ciò che poteva fare piacere quasi a plasmarsi col pensiero di una donna, e se necessario diventare ciò che lei voleva, il suo ideale, l'uomo dei suoi sogni... si ritrova a fondo, senza un lavoro, senza la donna di cui s'era innamorato, abbandonato da tutti, anima vagante in un mondo che lui pare non capire o riconoscere più. Estraneo alla società che segue le sue spietate regole e, cosa ancor peggiore, estraneo anche a se stesso. Insomma, un uomo allo sbando, senza punti di riferimento, in preda ad una rivisitazione della sua vita, dei suoi comportamenti, della sua posizione ormai da "emarginato". L'insignificante segretaria si rivela molto più scaltra di quello che sembrava e pare proprio che in questa storia gli allievi riescano a superare il maestro, il grande Gianfranco, l'uomo che riusciva ad ottenere tutto ciò che voleva grazie alle sue infallibili regole. Ma lui è veramente un "maestro"? Purtroppo per gli allievi, tutti noi sappiamo bene che il vero maestro non è mai superato dall'allievo, perché il Maestro di vita conserva sempre la sua dignità, non può insegnare e non deve insegnare le mille sfaccettature della sua esperienza, e anche nel momento ultimo, "se conserverà la sua dignità non avrà perso niente", non sarà mai stato sconfitto perché la sua "parola" nasceva dal cuore, non mirava al tornaconto, rifuggiva le ipocrisie, le falsità, le menzogne, insegnava ad essere "se stessi", avviava alla "professione di Uomo": come può essere superato un maestro che è capace di così nobili intenzioni?
- L'interessante romanzo di Mara Ferraro porta alla luce la miriade di contraddizioni del giorno d'oggi, disvela le apparenze, indaga le fragilità d'un vivere superficiale, e la sua mano è abilissima a seguire gli eventi, le meditazioni d'un uomo che si ritrova a fare i conti con la dura realtà: ritrovarsi senza parole, accorgersi che qualcuno sta rubando dalla nostra tasca mentre ci abbraccia è cosa assai dolorosa, ma le esperienze hanno la funzione di "renderci migliori", di crescere grazie ai nostri errori, di capire le contraddizioni che portiamo con noi, di guardarci allo specchio senza vergognarci di vedere ciò che siamo. È per questa serie di considerazioni che diventa inutile perdersi in dilungati elogi per l'Autrice, risulta chiaro che riuscire a raccontare tutto ciò non è facile eppure Mara Ferraro ci riesce, con facilità e capacità narrativa, fino all'epilogo della vicenda... dal sapore dolce amaro. Agrodolce come la vita. Senza alibi o giustificazioni, senza rimpianti o false perdite. Inesorabilmente. La vita deve essere "letta" proprio come alcuni libri. "Qui habet aures audiendi, audiat".
Massimo Barile
Il camaleonte
- "È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio."
- (Einstein)
"Considero il mondo per quello che è: un palcoscenico dove ciascuno deve recitare la sua parte."- (Shakespeare)
"Ista cum lingua, si usus veniat tibi, possis culos et crepidas lingere carpatinas"- (Catullo)
- "Cosa ne penso di questo libro? Che non si mimetizza bene: è troppo schietto, smaschera troppa gente, è pericoloso."
- (Benedetta Ferraro)
I - Il camaleonte - Ottobre 2002
1. - - Regola numero uno: mimetizzarsi. Scopo: non essere riconosciuti dal nemico.
- - Nemico? Chi è il nemico?
- - Che discorsi! Gli altri! Tutti sono nemici!
- - Tutti? Allora anche tu sei mio nemico?
- - Tutti tranne io, ovvio!
- - Ah...
- - Perciò ricorda: devi confonderti con l'ambiente, anzi di più: "fonderti" con l'ambiente, al punto da diventare invisibile.
- - Fondermi?
- - Sì. Devi assecondare l'umore delle cose e delle creature che ti sono vicine. Se intorno a te tutti sono immobili, anche tu non muoverti. Se la folla brulica, anche tu corri qua e là. Se la gente oscilla tra l'indolenza e l'agitazione, e ti sembra ondeggiare, anche tu procedi dondolando.
- - In pratica devo scimmiottare gli altri?
- - No. Devi "cambiare" te stesso in funzione di ciò che ti sta attorno. Devi lasciarti penetrare dal mondo esterno in modo da divenirne parte integrante. Se sei circondato dal fuoco, ti infiammi; se ti immergi nell'acqua, ti sciogli; se finisci in una discarica, imputridisci. Allo stesso modo, se calpesti la neve, diventi candido. Se cammini per le strade della città, ingrigisci. Se ti sdrai tra i fiori, ti fai variopinto.
- - Ma come faccio a cambiare colore...?
- - È solo questione di esercizio. È come se dentro di te ci fosse una serie di interruttori: devi solo capire quale premere. All'inizio sarai un po' rigido. Poi con l'esperienza ti verrà naturale, non te ne accorgerai nemmeno: come se avessi un relè incorporato. Cambierai colore con la rapidità di un click.
- - Un click?
- - Esatto, un click. Ricordalo sempre, Yuri, se vuoi diventare come me, un giorno. Tu vuoi diventare come me?
- Yuri annuì energicamente, scuotendo il lucido casco biondo che gli incorniciava il viso ancora paffuto di undicenne: - Oh, magari, fratellone!
- - Lo credo bene! - affermò Gianfranco protendendosi verso lo specchio e cospargendosi le guance con la schiuma da barba - Dimmi tu dove lo trovi uno che a soli ventisette anni è già responsabile di un intero ufficio!
- - Ma allora tu sei un boss, fratellone?
- Gianfranco alzò la testa, si schiarì la gola, si batté il pugno sul petto e parlò con voce cavernosa:-E certo! Mi sono fatto valere, so io come fare! Eh, eh...un intero ufficio sotto la mia direzione, caro il mio mocciosetto!
- - E i tuoi schiavi, chi sono?
- - Non si dice schiavi, si dice subordinati, Yurino!
- - Ok... uffa. Subordinati.
- - Ah, be'... l'ultima assunta è un'imbranata che si chiama Graziella.
- - Imbranata?
- - Direi: ha già cambiato tre ditte, e tutte l'hanno liquidata in tempo zero! Adesso il mio capo ha fatto l'idiozia di assumerla, e ovviamente, la sfiga!, l'ha messa in ufficio da me...
- - E poi?
- - E poi... per il momento c'è solo lei, ma presto ne arriveranno altri. O meglio altre: tante giovani apprendiste tutte sotto di me! Eh! Eh! Sono solo all'inizio della mia brillante carriera! E tutto questo grazie a cosa? Alle tre regole, Yuri, solo alle tre regole! Non devi dimenticarle mai, devono diventare la tua Bibbia. Se le segui sfondi, garantito. E ricorda che sei l'unico al quale le svelo, è un grande onore... ehi, Yuri! Perché ti premi la mano contro la bocca?
- Il ragazzino, incassò la testa tra le spalle, e ridacchiò sommessamente: - Ih! Ih! Perché con quella schiuma da barba mi sembri Babbo Natale, fratellone...
- Gianfranco si irrigidì, si accigliò, afferrò il rasoio con rabbia: - Scommetto che la tua è tutta invidia, perché muori dalla voglia di farti la barba come me, mentre non hai ancora nemmeno un pelo matto! Comunque... - assunse un'aria di sufficienza, mentre il rasoio scivolava speditamente lungo la sua guancia imbiancata: - Comunque, visto che ti faccio tanto ridere, le altre regole per essere un vincente, me le terrò per me.
- Il sorriso di Yuri morì all'istante:-Oh, no, fratellone, dimmele, ti prego, ti prego, ti prego... anch'io voglio essere un vincente come te da grande...
- Gianfranco vide con la coda dell'occhio la sagoma del fratello tutto proteso verso di lui con le mani giunte e gli occhioni supplici, e sospirò: - E va bene. Seconda regola: muoversi sempre in direzione del vento.
- - Perché?
- - Ma perché è come quando navighi: col vento in poppa fai metà fatica! Devi sfruttare le correnti d'aria, non contrastarle!
- - E se io voglio raggiungere un luogo che si trova nella direzione opposta?
- - Fai il giro del globo, ma segui sempre il vento!
- - Ma arrivo dopo un secolo...
- - Meglio dopo un secolo che mai.
- - E se il vento cambia?
- - Cambi rotta.
- - Ma se continuo a cambiare rotta non arriverò mai a destinazione!
- - Tu credi! In realtà, ti ritroverai molto più lontano di quanto non osassi immaginare! Devi solo lasciarti trasportare dal vento, seguire la sua direzione, accompagnare le sue oscillazioni...
- - Come una nuvola?
- - Esatto. Fluttuante e leggera, si lascia trasportare dal vento...
- - E continua a cambiare forma...
- - ...a seconda del vento. Ci sei fin qui, mocciosetto?
- - Sì, sì!
- - Bene. Terza ed ultima regola: non contrastare mai i più forti.
- - Vorresti dire che devo sottomettermi e subire le loro prepotenze?
- - No, devi solo "fingere" di subirle.
- - Cioè?
- - Cioè devi dimostrarti innocuo, debole, malato, invalido... morto, se è necessario!
- - Morto?
- - Sì, se ti attacca un nemico troppo forte, fingiti morto: quello ti annuserà e poi ti schiverà con ribrezzo. E tu sarai salvo.
- - Ma come faccio a fingermi morto?
- - Devi imparare a simulare!
- - Ma...
- - Niente ma. Ora rispondi: se il nemico si gonfia, cosa fai?
- - Mi gonfio di più di lui!
- - Errore! Se lui si gonfia devi appiattirti! Vedendoti arrendevole, lui si raddolcirà, e si sgonfierà.
- - A me non mi va di farmi mettere sotto da un pallone gonfiato!
- - Sei uno sciocco! Ricordati che gli orgogliosi finiscono sempre con l'umiliarsi! Il modo migliore di lottare è suscitare la compassione del nemico.
- - Io non voglio la compassione di nessuno!
- - Se il nemico proverà compassione per te, non avrà più il coraggio di attaccarti! Lo priverai dell'arma fondamentale: l'odio. Un nemico senza odio è come una foglia senza linfa: si raggrinzisce, si accartoccia e cade a terra. E tu lo schiaccerai con la punta della scarpa.
- - Davvero?
- - Certo! Questo vale per i più forti, ovviamente. Con i più deboli, ti puoi serenamente gonfiare.
- - Allora tu con me ti gonfi perché io sono piccolo, fratellone?
- Gianfranco, stappando con rabbia la boccetta del dopobarba, rispose acidamente: - Ok, sto perdendo tempo, non hai capito un fico secco!
- Yuri scosse il capo così violentemente che i suoi capelli si sollevarono creando attorno al suo capo una raggiera bionda, che lo faceva assomigliare ad un sole: - No, no, fratellone, non è vero! Le ho capite, invece, le ho capite benissimo le tre regole!
- Gianfranco, perfettamente sbarbato, inforcò gli occhiali, lisciò il ciuffo castano con una noce di gel, e, annodandosi la cravatta, asserì: - Bene. Allora seguimi in cucina, e mentre faccio colazione me le ripeti. - Quindi si avviò a lunghi passi lungo il corridoio, con la giacca che gli svolazzava ai lati, seguito dal fratellino che gli trotterellava appresso enumerando diligentemente con le dita: - Dunque, fare click come un interruttore...
2. - Gianfranco arrivò in ditta sgommando, non trovò parcheggio, imprecò, invertì la marcia, procedette contro mano, piazzò la sua Y10 bianca di fronte ad un passo carrabile. Balzò fuori sbuffando, irritato a morte per il lieve ritardo; maledisse il piccolo Yuri, che l'aveva distratto con le sue stupide domande: ma come gli era venuto in mente di chiedergli a che squadra teneva? Lui non aveva una squadra fissa... lui era juventino, interista, romanista, a seconda dei casi, e della compagnia! Un uomo in carriera come lui non aveva il tempo per coltivarsi una "squadra del cuore"! Ma Yuri non capiva, era troppo piccolo. Per questo era parso così deluso: - Ma come non hai una squadra del cuore, fratellone! Quando guardi le partite devi tifare! Sennò che gusto c'è...?
- - A volte tifo per una squadra, a volte per un'altra, così non faccio torto a nessuno!
- - Ma quale torto, fratellone... tifare per qualcuno non significa fare un torto, significa che ti schieri con i tuoi campioni, che ti entusiasmi per le loro azioni... ti pare quasi di essere anche tu lì in campo con loro! Per non parlare di quando segnano, ché ti pare di essere stato tu a fare goal da quanto ti esalti...
- E lui giù a sgolarsi, a spiegargli che la squadra del cuore ce l'aveva anche lui, non è che non ce l'avesse; solo che variava a seconda delle occasioni, tutto qui.
- - Ma come fai a tenere alla Roma e alla Juve contemporaneamente? E se giocano una contro l'altra cosa fai?
- Gli occhi delusi e increduli di quel ragazzino, e quella smorfia di disgusto appena abbozzata sulle labbra, avevano mandato Gianfranco su tutte le furie: - Insomma, smettila di seccarmi con queste baggianate! Ho pensieri seri per la testa, ho responsabilità grosse, io!
- Se ne era andato a lunghi passi, senza un saluto. Mentre si allontanava, aveva percepito su di sè lo sguardo di Yuri, sgomento e colmo di biasimo: e tuttora il ricordo di quello sguardo che non aveva nemmeno visto, ma che aveva solo captato, gli faceva venire i brividi.
- - Bah! Mocciosi! - commentò a voce alta sbattendo con violenza lo sportello; si avviò speditamente verso lo studio, fumando con avidità. Giunse davanti al portone, suonò il campanello. Il cancello si aprì con il consueto click.
- Il suono si ripercosse dentro Gianfranco: click.
- Il ragazzo batté le palpebre più volte, come per riscuotersi da una qualche visione onirica; gettò la sigaretta, si schiarì la gola, mangiò una mentina. Trasse un profondo sospiro e si avviò blandamente lungo vialetto, con le mani dietro la schiena.
- Entrò in portineria, sfoderò un sorriso gioviale, e salutò meccanicamente:-Buongiorno a tutti!
- Barbara la portinaia, una ragazza esuberante e allegra, lo accolse con enfasi, protendendosi verso di lui e appoggiandosi con i gomiti alla scrivania: - Ehi, buongiorno Gianfranco!
- Egli le rivolse un sorriso un po' affettato, calando lo sguardo sull'audace scollatura della sua camicetta: - Siamo allegri, oggi, eh, tesoro?
- - Come non esserlo di venerdì? Il weekend è alle porte... non faccio che pensarci!
- - Non dirlo a me, tesoro!
- E quella, puntandogli in faccia gli occhi violentemente truccati di fuxia: - Non so che programmi abbia lei, Gianfranco, ma io passerò il sabato in casa ad aspettare che qualcuno mi inviti ad uscire...
- Egli le sorrise con disinvoltura, per niente imbarazzato: - E chissà in quanti lo faranno!
- - Eh, sì... ma io aspetterò la chiamata di uno in particolare... - lo guardò con gli occhi che mandavano scintille.
- Gianfranco sospirò rumorosamente e fissò il soffitto con aria sognante: - Ah, quanto vorrei farla io, quella chiamata, se solo potessi...
- - Davvero? Davvero vorrebbe uscire con me, Gianfranco? Oh, ma allora...
- - Ma allora non posso purtroppo.
- - Perché? Non sarà mica fidanzato?
- - Macché fidanzato!
- - Ma allora non c'è problema! È una vita che vorrei uscire con lei...
- - Licenziati, tesoro, e poi ti porto fuori tutte le sante sere.
- - Cosa?
- Egli allargò le braccia, in segno di impotenza: - Tesoro, non è colpa mia se il nostro boss non tollera nel modo più assoluto confidenze tra i dipendenti... se viene a sapere qualcosa ci ritroviamo tutti e due in mezzo alla strada!
- - Oh... davvero?
- - Eh, purtroppo sì, mia cara. Credi a me, che lavoro qua da tanto, e ne ho viste di storie del genere!
- La ragazza si imbronciò: - Anche il boss rompiballe mi ci voleva! Proprio adesso che finalmente avevo trovato uno che mi piaceva!
- - Eh, cosa vuoi farci... - le fece l'occhiolino:-Non possiamo che fare buon viso a cattivo gioco!
- - Sì, l'unico che può veramente fare quello che vuole qui dentro è Andrea! Solo perché è il nipote del titolare!
- - Ma no, non devi prenderla così... in fondo Andrea è un bravo ragazzo...
- - Ma a me non piace! Non sopporto quando passa sculettando e accarezzandosi i capelli, ché pare che tutte gli sbavino dietro, manco fosse l'unico esemplare maschile sulla faccia della terra... e poi sono già un paio di volte che cerca di allungare le mani...
- - Eh, tesoro... detto tra noi lo capisco: la tentazione è forte, di fronte ad un fiore come te!
- Le lusinghe di Gianfranco raddolcirono la delusione della ragazza, che sorrise compiaciuta: - Gianfranco...
- - Ti assicuro che anche per me non è facile trattenermi a volte... - insisté lui tornando a fissare il decolleté della ragazza: - Ma purtroppo siamo costretti a sottostare alle regole, se vogliamo sopravvivere qui dentro, vero tesoro? Noi non siamo i nipoti del titolare...
- - Già...
- - Ma in fondo Andrea è un ragazzo simpatico... ti consiglio di dargli un po' di corda: se fossi carina con lui, potrebbe tornarti molto utile. Per quello che te la senti, ovvio.
- Ella, malinconica ma rassegnata, rispose con un sospiro: - Ci proverò.
- - A proposito di Andrea, è già arrivato?
- - Sì, è di là con Graziella la racchia zitella.
- - Nel mio ufficio?
- - Sì...
- - E cosa ci fa là con lei?
- - Non so, credo che gliele abbia cantate perché ha combinato qualche cavolata, come al solito. Deve essere tutta scema quella là.
- - Mi sa anche a me. - confermò Gianfranco; poi alzò il mento con fare autoritario:-Avvertili che sono qui.
- La ragazza sollevò la cornetta, pigiò il quattro e parlò: - Ciao zitella, passami Andrea veloce. - una breve pausa: - Andrea, volevo avvertirla che è qui Gianfranco.
- Depose il ricevitore guardando simpaticamente Gianfranco: - Ha detto di raggiungerlo, ché ha bisogno di aiuto con la zitella.
3. - Gianfranco percorse il lungo corridoio e raggiunse l'entrata del suo ufficio, quando si sentì travolto da qualcuno che usciva dalla porta con impeto.
- - Ehi, scusami Gian! - Andrea lo guardò increspando la fronte e gli mostrò alcune carte che teneva in mano: - È colpa di quell'impedita di Graziella! Anche oggi ne ha combinata una delle sue! - roteò gli occhi sospirando, e con una mano si scostò alcuni ciuffi di frangia ossigenata che gli ricadevano sulle palpebre: - Non so più come fare con quella racchia, non capisce un c...!
- Gianfranco gli appoggiò una mano sulla spalla:- È solo una zitella, non te la prendere, capo.
- - E smettila di chiamarmi capo, adesso siamo allo stesso livello, collega!
- Gianfranco negò con fermezza: - Tu sei stato il mio maestro quando sono venuto a lavorare qui, tutto quello che ho imparato lo devo a te, e se adesso sono arrivato dove sono è solo per merito tuo. Per me sarai sempre il capo.
- Andrea si commosse: - È questa tua umiltà che ti ha condotto dove sei, credimi. E ora siamo colleghi, Gian. Non farmi sentire diverso solo perché sono il nipote del titolare.
- - D'accordo allora, "collega"!
- Andrea gli cinse le spalle con un braccio e lo trascinò in un angolo, parlando sommessamente: - Ma dimmi, dimmi, Gian. Ti ho sentito parlare con quella puttanella della portineria... non è che le hai messo gli occhi addosso, eh? - lo guardò ansioso e minaccioso al tempo stesso.
- Gianfranco sgranò gli occhi, come sconcertato: - Cosa? Ma vuoi scherzare Andrea?
- Andrea arrossì e si raddolcì:-Andrea Andrea... basta con questo tono formale! Siamo colleghi, ti ho detto: chiamami Andy, come tutti i miei amici più intimi.
- - Ah... ehm... d'accordo, Andy. Dicevo: vuoi scherzare che io metta gli occhi addosso a quella là? Dopo avere visto te, come potrei pensare che ci stia con me? Di certo, vedendomi sempre al tuo fianco, non si è nemmeno accorta che esisto.
- Andrea gongolava come sotto un piacevole solletico:- Eh, eh... effettivamente... non che tu sia brutto, eh, Gian, intendiamoci...
- - Sì, però neanche attraente come te, diciamolo! No, non mi metto certo in rivalità con te, quando so già a priori di perdere.
- - Dunque non hai mai fatto avances a Barbara...
- - Non gliele ho mai fatte e mai gliele farò.
- - Bene. E... lei... - abbassò la voce - Ti ha parlato di me, per caso?
- E Gianfranco, imitando il fare confidenziale del collega: - No, Andy, perché? È successo qualcosa?
- - No, è che... - Andrea sospirò rumorosamente, battendo le ciglia: - Diciamo che è un tantino assillante: ho l'impressione che abbia dell'interesse per me...
- - Eh, Andy, non c'è da stupirsi! Lo sai benissimo che per le donne sei come un fiore per le api! Basta guardare come ti ronzano intorno quando usciamo insieme al sabato sera... -. Gli occhi di Andrea brillavano di soddisfazione, e Gianfranco rincarò la dose:-Comunque anch'io ho l'impressione che quella ti sbavi dietro come un cammello. Quando passi si tira sempre giù la scollatura...
- - Davvero? Questo non l'avevo nemmeno notato, pensa!
- - Eh, hai altro da fare che notare una portinaia, tu...
- - Ecco, vedo che ci capiamo, Gian.
- - Con tutte le sventole che ti cadono ai piedi...
- - Eh, lo ammetto... anche se devo dire che non è sempre piacevole: a volte è seccante avere tutte quelle donne appresso... sono stufo di sentirmi trattato come un bello senz'anima!
- - Immagino, Andy. Ma ti assicuro che essere trattato come un brutto senz'anima è molto peggio! Eh! Eh! A volte ti invidio, Andy...
- - Addirittura! Ma dài! Ma se te le passo sempre tutte!
- - Sì, sì, non metto in dubbio la tua generosità. È solo che io, senza di te, sarei perduto, capisci? Tu invece hai così tanto successo con le donne, che puoi permetterti di trattarle come ti pare e piace!
- - Ma dài... non esagerare, Gian...
- - Vuoi forse negare? Dimmi il nome di una che non ti sta dietro e mi rimangio quello che ho detto!
- - Ah, be', se è per quello il nome te lo dico subito: Graziella!
- - Ma che discorsi, quella non sta dietro a te perché non sta dietro a nessuno! È una ... una... non mi viene la parola... com'è che dici sempre tu?
- - Puritana.
- - Ah, ecco. È una puritana. Non c'è termine più azzeccato...
- - Già, a volte mi chiedo se oltre che puritana non sia anche lesbica...
- - Ah, può essere. O forse è semplicemente amorfa.
- - Amorfa? Intendi dire che non ce l'ha?
- - Be', più o meno. Oppure che ce l'ha ma non sa a cosa serve!
- - Ma dài!
- I due uomini risero sguaiatamente. Poi Andrea riprese: - Comunque di una così non so cosa farmene, sinceramente. Detesto le puritane. Quelle che aborriscono la discoteca come fosse un covo di delinquenti e passano il sabato sera in casa a leggere fotoromanzi e a sognare un grande amore, come quello del Titanic, possibilmente con Di Caprio. E poi, sotto alla gonna, portano i mutandoni di lana! Non le sopporto!
- - Già, neanch'io.
- - Ma dico, non hanno voglia di divertirsi un po'? Gente fredda, gente che non sa godere!
- - Vero, vero.
- - Fortuna che le puritane ormai sono in via di estinzione. Andavano di moda una volta, adesso sono rimasti pochi esemplari, per lo più baffuti e cellulitici fuor di misura. Adesso le donne moderne sono sempre meno puritane, e sempre più puttane! Eh! Eh!
- Gianfranco assecondò l'ilarità dell'amico: - Puritane e puttane! Forte, questa, eh! Eh!
- E l'altro euforico, battendogli il gomito sul braccio: - Certe volte mi dico come fai a non uscire pazzo otto ore al giorno gomito a gomito con Graziella, che oltre che essere una perfetta puritana, è anche rimbambita!
- Gianfranco spense la sua risata e si schiarì la gola:-Ma cos'ha combinato questa volta?
- - Gliele ho cantate così tanto che ormai ho la gola secca, e lei ha ancora il coraggio di sbagliarmi l'imponibile con il totale! Comincio a capire perché dove lavorava prima se ne sono liberati!
- - Da' qua le fatture, ci penso io.
- - Sei un amico! Ma voglio assistere alla scena: la prossima volta prenderò esempio da te.
- Andrea consegnò al collega il plico di fogli, lo precedette e spalancò la porta dell'ufficio esclamando a viva voce: - Ehi, rimbambita, guarda qua chi ti ho portato! Adesso ci pensa il tuo capo a farti ragionare!
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