- Ha pubblicato il
romanzo
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- Guido Rampone
Poesie
come fiocchi di neve
editrice Montedit, 1999,
- pp. 64, Lit. 12.000,
ISBN 88-86957-66-7
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- Prefazione
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- Accade a volte d'incontrare la poesia: in un
libro famoso, oppure in qualche riga scritta a penna
da un amico. E accade a volte che questo incontro
cambi la vita, facendo scoprire nuovi cieli e
respirare nuova aria. Intendiamoci, deve esserci,
prima, una qualche avvisaglia. Come un'anima
stupefatta dei propri moti, un'ansia curiosa di
intendere la vita, un respiro trattenuto di fronte
alla neve che accarezza e addolcisce le superfici. Ed
ecco, allora, che la poesia irrompe, e dopo è
difficile che tutto rimanga come prima.
- Questo, crediamo, è quanto è
successo a Guido Rampone (il cui nome, per chi ama
riconoscere nelle coincidenze una specie di
suggerimento, o invito, del destino, porta già
in sé l'idea di poesia) che dopo essersi a
lungo occupato di educazione e insegnamento ha trovato
nei versi rinnovate possibilità di espressione
e comunicazione. Ed è così arrivato alla
pubblicazione di questa prima silloge - preceduta
comunque da diversi riconoscimenti letterari - con la
quale offre al lettore una cinquantina di liriche
nelle quali gratitudine e amore si fondono in un canto
armonioso e sottile appena punteggiato
d'inquietudine.
- Amore, s'è detto, e verrebbe da
domandarsi per chi. Ma è forse più
esatto chiedersi per cosa, e allora in ogni verso si
trova un frammento di risposta; come, ad esempio, in
questo: "Ascoltami, / fa che l'ultima stilla / del mio
essere fluisca / d'immensa bontà. / Il nulla
eterno / ha gelido sguardo; / la speranza / ha un
volto / d'amore; / un lento leggero respiro /
d'eternità". Amore per la vita, dunque, e per
il suo segreto: che può far morire di paura o,
ad accettarlo con umile semplicità, togliere
ogni velo dagli occhi. E si noti come il poeta moduli
i suoi versi con paziente delicatezza, con la mano
soave di chi sa che un gesto brusco potrebbe
danneggiare il quadro: ecco allora che all'iniziale
preghiera-esortazione, rafforzata dall'isolamento in
un unico verso, seguono tre versi in cui l'insistita
allitterazione di f, m ed l suggerisce e crea l'idea
di un liquido fluire, senza più gorghi di
passione o cascate di tormento che interrompano il
lento decorso del fiume (nel quale è facilmente
ravvisabile la vita stessa); idea che si ripresenta,
elaborata in altra forma, negli ultimi due versi, dove
la l e la r concorrono questa volta a rendere concreto
e quasi onomatopeico il respiro d'eternità con
cui, emblematicamente, si conclude la lirica.
- Non c'è invece più bisogno, a
questo punto, di domandarsi a chi sia rivolta la
gratitudine di cui si è prima accennato. Ce lo
dicono ancora i versi su cui ci siamo appena
soffermati: gratitudine per chi ha acceso la scintilla
e per chi l'ha fatta brillare, un Dio senza dogmi e
frontiere che pur essendo appena invocato si indovina
tra i versi di ogni poesia; e poi una presenza
segreta, una donna per la quale vengono trovate
dolcissime parole di affetto e trasporto ("Vedo dalle
tue mani / cadere tanti semi;/ in ogni seme c'è
un germoglio, / c'è un sorriso d'amore. / Mi
consegni il tuo sogno / perché lo porti lontano
/ a chi ha voglia di vivere con te / e respirare
l'anelito / dell'amore senza fine".)
- Con queste apparentemente semplici coordinate
l'autore costruisce il suo discorso poetico,
intrecciando spunti autobiografici ("Ferentillo", "A
Guido e Valeria", "Vivrò nel ricordo di te", ad
esempio) a momenti intensamente lirici, e avendo
sempre ben presente la propria misura, quella sorta di
battito interno che ogni poeta segue e ricrea sulla
pagina; misura che in questo caso è trovata
nella versificazione sciolta e nell'uso
particolarmente felice di un lessico quotidiano - ma
non banale - fatto di parole semplici e piane. Ne
risulta una poesia che è quasi un sussurro, una
melodia soffusa che proprio nella semplicità
dei vocaboli e delle costruzioni sintattiche trova i
suoi risultati migliori. Né poteva essere
altrimenti, se si pensa alla concezione stessa di
poesia enunciata dalle brevi righe premesse
dall'autore al testo e ribadita poi in molte liriche:
"poesie come fiocchi di neve", recita infatti il
titolo; poesia come disvelamento di una realtà
intima ma non per questo meno universale. Scoperta di
un mondo interiore attraverso il quale interpretare la
realtà con le sue contraddizioni e le sue
gioie, con un'accettazione finalmente piena e libera
di ogni aspetto della vita. Poesia, dunque, che regala
serenità ad un'anima ancora capace di stupirsi.
E di stupire chi ne ascolta la voce.
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- Bianca Cerulli
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