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Introduzione
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- La mia
poesia
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- Il mio genere di
poesia si differenzia dalle altre perché oltre
a non avere i segni di interpunzione tradizionali, ma
messi così a mio piacere, non ha rima
perché dà spazio ai contenuti e a
ciò che vuole esprimere. È una poesia
libera in tutti i sensi, nei contenuti e nella forma
ed è priva del ritmo della vera poesia. Esprime
a volte in prosa dei significati reconditi spiegandoli
con parole semplici e convenzionali. In genere il tema
o l'argomento della mia poesia è l'Amore per
mia moglie Maria Grazia e ci sono a volte espressioni
della mia cultura universitaria: filosofia, pedagogia,
psicologia, teologia, letteratura...
- Tendo a vedere
nella cultura tradizionale dei modelli: L'Ermetismo e
alcune rime di Quasimodo, Ungaretti. Cito massime
latine: «L'amore vince tutto», che fanno
parte della nostra cultura e frasi bibliche,
reminiscenze dei miei studi di teologia. Riporto rime
di Dante, di Petrarca, di Wilde, tutto ciò che
mi ha colpito negli anni trascorsi
studiando.
- Le mie poesie
cantano l'Amore coniugale e fedele per mia moglie,
donna affascinante che mi ha fatto scoprire il mondo
dell'erotismo e dell'Amore, appunto. Donna leggiadra e
ammaliatrice, amante e amica... in questa
società l'unica cosa per la quale vale lottare
è una donna da amare (la libertà,
aihmé, è quasi un'utopia).
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- Il
tepore dell'amore
- Pensieri di
rosa
- dedicata a mia
moglie
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- Nella mia mente
c'è un pensiero ricorrente: amare Grazia con
tanta passione fino a consumarmi e sciogliermi come
l'ultimo pezzo di sapone, premere il tubetto di
dentifricio fino a non averne più facendo
pressione strisciando sulle pareti del tubetto e
rotolandolo come un pieghevole tipo
fisarmonica.
- Il mio unico
pensiero è Lei: Grazia.
- Mi avvolge il
pensiero fino a farmi dimenticare che esistono gli
altri, non esiste nessuno all'infuori di
Lei.
- Grazia si espande
su di me come un effluvio di profumi primaverili, come
un manto di neve gelata, come un mucchio di petali di
fiori che qualcuno fa cadere staccandoli dal
gambo.
- È un calice
che si chiude celandomi e nascondendo il mio corpo ad
estranei che nulla hanno a che fare con
me.
- È una teca
di vetro che mi protegge dai batteri e dai microbi
infetti, è una provetta chiusa ermeticamente
prima dell'esame diagnostico.
- È la mantide
religiosa che, dopo avermi amato, mi uccide per
impedire di fecondare qualcuna che non sia Lei, io s
ono fatto per amare Lei e Lei è fatta per amare
me.
- È un amore
esclusivo, è un contratto a due, è un
patto d'acciaio e un legame indissolubile, è
come la siringa infetta che bucando rende sieri e non
dà via di scampo, è il giudizio
irrevocabile di un magistrato, è il barattolo
di zucchero rotto caduto dalla credenza perché
un discolo voleva che nessuno s'accorgesse, sono i
pantaloni strappati giocando sull'asfalto dopo le
deplorevoli imprecazioni della mamma, è il
nettare delle api che nessuno può sottrarre a
questi laboriosi insetti...
- Associazioni
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- Quando mi tocchi le
tue mani evocano il gesto
- premuroso
dell'amante che toglie un filo di stoffa
- dal cappotto e
continua a inseguire lo sguardo di
- chi ha sposato come
la caccia delle gazzelle da
- parte di un branco
di leoni affamati che si
- accaniscono su di
una e, sfiancandola, la braccano,
- la uccidono e ne
fanno la spartizione.
- Se mi prendi in
mano associo l'idea ad un piatto
- di lasagne tolto
dal forno ancora fumante che
- profuma di buono e
che la cuoca taglia dividendone
- a ciascuno la parte
che gli spetta e ne dà il bis a
- chi ancora ne vuole
un altro po'.
- Se mi baci le tue
labbra mi ricordano il fresco
- odore del latte
scremato che viene aggiunto al
- caffè per
essere bevuto meno caldo e bollente,
- perché
brucerebbe la bocca al suo contatto.
- Chi
sei?
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- Grazia: una rosa
profumata, un canto melodioso,
- un'arpa dal suono
ammaliante, una poesia
- d'amore, un cuore
che palpita per l'amato, un
- violinista tzigano
che prepara un pezzo per
- proclamare l'amore
di chi l'ha commissionato,
- il cibo succulento
dopo una giornata faticosa di
- lavoro, dei dolci
che i passanti odorano lusingati
- negli occhi della
vetrina di una pasticceria, un
- bagno caldo prima
di andare a dormire e rilassarsi
- in una notte fredda
e lunga, il tepore della casa
- rientrati da una
giornata gelida trascorsa per
- dovere all'ambiente
esterno, i piedi caldi e
- morbidi sotto le
coperte in una notte d'inverno,
- le calde mani che
scivolano sulla mia pelle
- scaldandole e
provocando piaceri mai provati...
- Rosa
pulcra
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- Come una libellula,
simbolo dell'Eros, svolazzi
- su di me e succhi
il mio nettare finché non ce
n'è
- più. Io,
però, sono il tuo fiore, in questo caso
una
- rosa, il tuo unico
fiore da cui trai il nettare.
- Nella mia poesia
fantastica lo
- fai e lo porti al
tuo riparo per farne il nettare degli
- dei, in particolare
Eros. Lui è il migliore,
- impossibile
negarlo.
- Femina pulchra et
dolens
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- All'interno di un
calidarium romano si sentono le
- tue voci e i tuoi
richiami olezzanti del corpo.
- Mi aspetti sdraiata
con in bocca un acino d'uva di
- Bacco e ti disseti
godendo inebriandoti della
- mia
presenza.
- Sull'affresco una
donna, una matrona romana,
- attende il suo
ingresso nell'acqua circondata dalle
- attenzioni delle
ancelle premurose e pudiche.
- Ti bagni
immergendoti lentamente ricordandomi
- la nascita della
Venere nascente di Milo ed io
- faccio, mai alla
sua altezza, la parte di Adone,
- giovane dal gentile
e femmineo aspetto.
- Mi guardi da
lontano e io fisso lo sguardo sui tuoi
- seni dai capezzoli
larghi e chiari che succhio
- avidamente come un
vitello da svezzare.
- Ti amerò
sempre, più di ieri, meno di
domani.
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