LA PIÚ GRANDE
ANTOLOGIA VIRTUALE
DELLA POESIA ITALIANA
Poeti contemporanei affermati, emergenti ed esordienti
Gabriele Ortu
- Gadoni
- Superbi orizzonti
- rapiscono lo sguardo;
- l'azzurro sicuro del cielo
- bacia le stoppie d'oro;
- un tappeto di verde
- veste i miei monti intatti
- e le pietre dormono
- antichi sogni di guerrieri.
- Il cuore gonfio di piacere
- rincorre brividi
- per formidabili vallate
- e strette gole fiammeggianti
- luminose nel tramonto.
- Corrono ruscelli di cristallo
- fra oleandri dalle rose amare
- e tamerici assorte sulle sponde.
- Sparse tra il timo bianche capre
- dall'occhio dolce, brucano.
- In mille sfumature, il mattino,
- la brina trasforma in diamanti.
- Come albero
- Come albero sfrondato rimani
- accanto al focolare, nel muto
- silenzio, tutta sola e pensosa.
- Affolla i tuoi pensieri l'infanzia
- tradita, ché mai fosti bambina.
- Deserta e silenziosa è la casa
- ma tu ora la ripensi com'era
- vociante e di sorrisi ricolma.
- Il tempo dei ricordi rivivi
- e senti nei tizzoni ardenti
- stormire alto di foglie nell'orto
- che più non curi come vorresti,
- e i figli che lontano ti stanno,
- e ancora del compagno di vita
- che il tempo t'ha rapito, nell'ora
- felice in cui speravi di più.
- Ed io ti vedo, sola, pregare,
- rosario tra le mani, per i figli
- a cui hai già dato il sangue e allattato
- i giorni, senza nulla riavere.
- Felice nel dolore ti vedo
- sorretta dalla Fede che dona.
- Sentiero di speranza ci nutre,
- o Madre, la preghiera che sale
- sicura dal tuo labbro, per tutti.
A mia Madre nel suo 90° compleanno. Gadoni, 22.6.2002.
- Lontani suoni
- Dolce suona del paese mio, l'idioma.
- Soavi trovo parole che l'antica
- gente sarda nutriva di pensiero.
- Suoni come "Nuraghe" che risuona
- Ancor oggi maestoso nel pianeta.
- Suono antico, "Allupau" che profonde
- acque in mente richiama, e di dolore
- irte rive di pianto, la materna
- voce canta "Attitandu", nel ricordo.
- Sulle soglie, "Sa Texi", si distende
- delle mute capanne senza lumi
- nelle notti "Iscuriosas e chena tempus".
- Nelle valli rintrona delle voci
- vostre antiche, squillanti come perle
- senza peso, una musica divina.
- "A pei, pei" quasi sfiora leggerezza
- divina di matrona che cammina.
- Attraversa di secoli il respiro
- quest'isola felice dalle pietre
- segnata e dal dolore delle pene.
- Scompare la dolcezza del parlare
- "Su faeddu" violentato dai tuoi figli,
- "Su scracalliu no intendu de su prexu"
- "Ne cinciddas" regala la città.
- Questa musica antica mi ricorda:
- "Sui,sui, Latzucaré, con Tracalàtzu."
- Abbiamo perso tutto e in cambio... nulla!
- Il ritorno
- Nella culla dell'aurora
- mi sono svegliato questa mattina
- e non è un sogno il mio.
- Respira dentro di me, la mia terra;
- e il suo sangue mi scorre nelle vene;
- e parla dentro di me, la mia terra;
- e sento il suo cuore battere in petto.
- Danza dentro di me una luce dolcissima:
- è il respiro di questa aurora di pace.
- Un fuoco m'arde dentro, e brucia
- i pensieri contorti della vita.
- Respirano con me timide peonie
- e delicate variopinte orchidee
- e intrecciano canti su fili di speranza
- gli uccelli della mia terra.
- Su un mare di profumi nuota
- il mio corpo alla deriva, stordito.
- E ha un altro suono la parola
- della mia gente, tra questi monti.
- Parole che danzano con dolcezza,
- smussate, e senza asprezza:
- Tialési, Sinisìa, Lazzucaré
- parole dolci a sentirsi
- che rimbalzano come perle preziose
- tra le gole tacite di questi monti,
- e si tuffano nelle nostre fresche fonti
- e sul profondo ricordo del mio pensiero.
- "Lempòrra, Lusìzzu" , parole infantili,
- vien subito voglia di masticare.
- Parole dal suono antico, cariche di fame
- e di terra impastata con farina di ghiande.
- Ride dentro di me, oggi, la mia terra
- e stende tovaglie di profumo
- con grappoli di biancospino
- per questa aurora vergine
- di luci nuove e pure che si distende.
- La barca
- La barca che sicura solcava,
- per mari burrascosi, ora sosta
- nella cala tranquilla, in attesa,
- e cullando ricordi rivive
- giorni di lotte intense e marosi
- domati, con lo scalmo sicuro.
- Presenta il conto questo mio tempo
- nell'ora che si fa muta e sola.
- Questo legno che più non si regge
- aspetta che dell'ultimo viaggio
- giunga la rotta e l'ora precisa
- per salpare di nuovo ma insicuro.
- Dura lotta sarà, o eterna bonaccia?
- Alla deriva
- Sul mare della vita alla deriva
- La barca solitaria e senza vela
- I miei giorni trasporta con dolore.
- Lontano l'orizzonte mi si mostra
- né vedo una caletta riparata
- che mia dia la speranza del riposo.
- Potessi almeno a ritroso far la strada
- Libero da fardelli e senza pesi.
- Sull'albero una randa dispiegar
- nuova vorrei, ma temo tempesta
- di maggior violenza sul calare
- della sera, di questa sera stanca.
- Se la stella polare in questa notte
- M'indicasse la rotta d'un sicuro
- Porto dove attraccare il mio vascello
- Forse domani l'alba dai colori
- Sempre nuovi potrei rimirare
- Dietro le mie montagne dove greggi
- Sparse vanno, del giorno disegnando
- L'arco, con i pastori lor custodi
- Felici di calcare questa terra.
- Non ha colore l'alba e l'emigrato
- vive sogni virtuali d'albe scialbe,
- in terre senza sole né calore!
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