Autori contemporanei
affermati, emergenti ed esordienti
Poesie tratte dal libro In Terra d'Inchunusa
diGabriele Ortu
Fillus de Sardigna *
- Bai, amiga, bai,
- cun is alas di amori,
- e porta unu saludu
- a is fillus de Sardigna
- sparzinàus in su mundu
- po unu arrogu 'e pani,
- negau in domu insoru.
- Bai, in logus trotus
- de disisperu e amestura
- fueddus de cuncordia
- po is corus in turmentu.
- Bai, a su fossu 'e Marcinelle,
- a is sartus de nebida
- de is pranuras lombardas,
- a is fabricas de dolori.
- Bai, amiga, bai,
- in terra furistera,
- e semina arregordus
- di argiolas arriendu,
- e cantus di amori,
- po is corus emigraus.
- Bai, cun su 'entu solianu
- in tot'is àndalas de mundu
- e semina cunfortu
- po is fradis emigraus.
- Bai,... bai,... bai,
- cun sa bertula prena
- de sonus e de cantus
- de sa terra nosta amada,
- e imprassa cussus fradis,
- e poneddus in prexu
- po chi pozant binci'
- sa grandu maladia
- chi portant in su coru,
- is fillus de Sardigna.
- Bai... Bai, portanceddu
- custu mengianu bellu de soli,
- cun is fragus de Campidanu,
- Barbagia, e Logudoru,
- a is fillus de Sardigna.
- Bai, cun bisus nous
- prenus de trigu ingraniu,
- e allui lantias de speras,
- in is corus emigraus.
- Bai... E no scarescias
- cussu campusantu
- senza soli e senza prantu.
- Bai... E lassa una pregadoria
- po cussu fradi sfortunau,
- chi no podit torrari...
- * Questa poesia, unica in lingua sarda campidanese, è voluta di proposito in questa raccolta. È l'omaggio per i miei paesani emigrati, nei giorni in cui la comunità gadonese li festeggia;
- 1. I premio Concorso Letterario Su Fermentu Città di Sinnai 1998.
- traduzione in italiano
- Figli di Sardegna
- Vai, amica, vai,
- con le ali d'amore
- e porta un saluto
- ai figli di Sardegna
- emigrati nel mondo
- per un pezzo di pane
- negato nella loro terra.
- Vai, nei luoghi impervi
- dove regna la disperazione
- a lenire,
- con parole di conforto,
- i cuori in tormento.
- Vai nella miniera di
- Marcinelle,
- nelle distese pianure
- lombarde,
- dove regna la nebbia,
- e nelle fabbriche,
- dove regna il dolore.
- Vai, amica, vai
- in tutti questi luoghi
- e semina i ricordi
- delle aie allegre
- piene di canti e d'amore
- per i nostri emigrati.
- Vai, col vento giusto
- nei sentieri del mondo
- e semina il conforto
- tra i fratelli emigrati.
- Vai,... vai,... vai,
- con la bisaccia colma
- di suoni e di canti
- della nostra terra
- e abbraccia quei fratelli
- e porta loro l'allegria
- perché possano vincere
- la grande nostalgia
- che hanno nel cuore,
- i figli di Sardegna.
- Vai,... vai,... porta loro
- questo radioso mattino di sole,
- e gli odori del Campidano,
- e della Barbagia, e del
- Logudoro.
- Vai, con sogni nuovi
- pieni di certezze
- e accendi luci di speranze
- nei loro cuori d'emigrati.
- Vai,... e visita quei Camposanti
- senza sole e senza pianti.
- Vai,... e deponi una preghiera
- per quei fratelli sfortunati
- che non torneranno ...mai.
- Resurgo
- Piangono,
- queste pietre arse
- da secoli di dolore,
- e noi...
- non abbiamo più lacrime.
- Sono asciutti i solchi
- scavati sulle nostre gote,
- e i nostri pensieri,
- curvi di sofferenza.
- "Resurgo",
- sia il motto, fratelli,...
- E voi,
- uomini di fede,
- poeti, maestri,
- aprite strade sui cuori,
- e seminate idee...
- perché la Luce
- trafigga
- le antiche tenebre
- e penetri nelle forre aride
- delle menti e dei cuori
- sì che rifulga
- su l'Orma nostra
- un'aurora di felicità.
- Ti ricordo, padre
- Ti ricordo, padre,
- ma, né io né tu sapevamo
- del vento tempestoso
- che ci avrebbe separato
- così presto.
- Ci ha ingannato entrambi
- il vento che sibilava
- tra i lecci secolari.
- Come foglie ingiallite
- ha disperso le nostre speranze,
- il vento d'autunno,
- e non fu mai Primavera.
- Ti ricordo, padre,
- con la fatica tra le mani.
- Ascoltavi il tempo,
- per rubargli la speranza,
- ma il vento ha disperso
- le tue preghiere e tradito
- i miei voti di bambino.
- È mutato il vento, padre,
- e le tue preghiere
- hanno lacerato la siepe
- dell'Ignoto, ma tu,
- non sei più qui
- ad ascoltare il vento
- tempestoso della vita.
- Tanedda mia madre1
- China, davanti al mio cammino,
- raccogli acuminate spine
- e semini petali colorati.
- Trepidante procedi e felice
- con tanto fardello
- e avvolgi con sorrisi i miei dolori.
- Hai cullato con dolcezza
- i miei vagiti e rubato al sonno
- lunghe notti per me.
- Hai impastato con mani stanche
- focacce di grano e affollato
- di mille pensieri
- i battiti del tuo cuore
- sempre in pena.
- Hai desiderato i vestiti colorati
- dei principi delle tue storie antiche
- ascoltate al camino
- e sognato prati ove abbonda il miele
- e greggi sparse al monte
- e campi sterminati di grano:
- mille cose che non avevi.
- Ed io mi vestivo delle tue lacrime
- con vesti colorate
- dai mille riflessi
- rubati al tuo dolore.
- Galoppava la mia fantasia
- di bimbo sui cieli del mondo
- in cerca della felicità
- per fartene dono
- in un vaso di parole
- pieno di ingenua fanciullezza.
- 1. Quinta classificata al concorso "Marguerite Yourcenar" Il club degli autori, Melegnano, 1996
- Compagna di viaggio
- Sopportami in amore
- fino a quando il concerto
- infinito di mille
- cellule spegnerà
- l'ultima nota al sole
- e muterà, uragano
- di scintille, il mio corpo,
- o donna!
- Sarò luce di nuovo
- e cercherò il tuo volto
- per le vie dei cieli,
- nello spazio del tempo,
- per accendere fiamme
- di dolcezza eterna
- per Te!
- A mia moglie
- Ai gadonesi
- Non lasciate
- che questi rovi
- distruggano
- i vostri ciliegi.
- Non lasciate
- che questi rovi
- distruggano
- i vostri pensieri.
- Non lasciate
- che le vanghe
- diventino
- i vostri cimeli.
- Affilate
- i vomeri e i pensieri
- che danno pace al cuore.
- Del mio paese
- Del mio paese che mi manca,
- sogno tappeti di luce
- e agogno odori di bosco,
- e un bisogno ora mi preme
- di un autunno di colori
- con toni soavi di giallo
- sparso per cime di sole
- raccolto tra foglie stanche
- sul vasto e lento mutare
- dell'anima del mio bosco.
- Oh! La danza di foglie, con preghiere
- sciolte al vento, che muta turbinio
- di musica e colori irripetibili
- per pampini sparsi e tenaci
- su lecci e castagni alteri
- pronti per sfidare l'inverno.
- Desiderio forte mi strugge
- il profumo acre e deciso
- di mandorle amare
- pestate sotto la pietra,
- e l'urlo mesto del merlo
- in faccia al maestrale vasto.
- E mi manca il corbezzolo coi frutti
- accesi di rosso, tra foglie verdi
- e sul mare di fiori bianchi l'ape
- della mia arnia instancabile
- che muta, trascina il suo raccolto.
- La voce del mio fiume
- La voce del mio fiume
- ha perso la purezza.
- Era di cristallo il tuo occhio
- e la pelle trasparente scorreva
- sulla materna culla
- con sorrisi di schiuma
- pieni di vita.
- Tra i rami si impiglia il disprezzo
- e spento urla il dolore
- tra foglie morte e senza speranza.
- Ai cieli sordi urlano
- le libellule
- e spente le danze aspettano
- sentieri puliti
- tra i rigagnoli di morte.
- La voce del mio fiume asfittico
- tra le tamerici mute sussulta
- con occhi spenti di carpe
- e allunga le braccia di piombo
- tra sulfurei veleni
- e chiede perdono.
- Senza pietà e senz'amore
- remi di incuria
- battono i fianchi
- del mio fiume agonizzante.
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