Autori contemporanei
affermati, emergenti ed esordienti
- Francesca G. Premi - The Treasure of the Castle
- Il tesoro del castello
- Collana I salici (narrativa) 15x21 - pp. 148 - Euro 12,80 - ISBN 88-8356-528-2
Prefazione
- Questa novella piena d'emozione è soprattutto un modo per sognare, e diciamo pure per realizzare quegl'incontri che la nostra mente può anche normalmente praticare, almeno in abbozzo, nell'eterno nostro fantasticare nel corso della nostra prosaica esistenza.
- Un mondo quello nel quale ancora vigeva la classe nobiliare e si praticavano i castelli remoto, che pare ormai anacronistico e relegato ai racconti di fiaba. Invece non soltanto i castelli rimangono gelosi custodi di slanci attuali, trapunte come ne sono tutta la nostra penisola e l'Europa, ma il fondo didascalico del libro è proteso a suggerire una nobiltà d'intenti più che di mero lignaggio, gratificando la nostra mente di romantici svolazzi e ferventi momenti sensuali.
- Può essere un invito a guardarsi intorno senza smarrirsi nella quotidianità, e a tentare di sistemare il sacro e il profano guardando in profondità. In questo senso l'elemento zingaro è simbolico: simbolico di diversità, e di quella potenzialità di vita che la diversità può aprire, così come, peraltro, la fucina introspettiva di tutto il nostro argomentare.
Umberto Belluco
Nota dell'autore- Questa "mystery novel" è stata scritta nella sua bozza originale nel 1965, all'epoca in cui ero studentessa al liceo artistico di Venezia.
- All'età di quindici anni già creavo opere artistiche e letterarie di un certo valore, alcune successivamente premiate e vendute. A parte la copiosa produzione di sculture e pitture, alcune delle quali facenti parte di collezioni private in Europa, Giappone e Stati Uniti, tre opere letterarie sono state recentemente pubblicate, due delle quali premiate in concorsi internazionali di poesia e narrativa.
- Il tesoro del castello appartiene al mio filone fantasioso, quello originariamente scritto per la gioventù, ma ora esteso pure ad un pubblico più vasto, nella sua versione attuale.
- È la storia di due sorelle, ansiose di assaporare il gusto per l'avventura, una volta venute in possesso di un vecchio manoscritto indicante l'iter per raggiungere un tesoro nascosto in un antico maniero.
The Treasure of the Castle Il tesoro del castello
A mia sorella,
e a tutte le nobili donne nella storia
- E VISSERO PER SEMPRE
- Non parlai di te a molti
- per meglio conservare
- intatto
- nello scrigno del cuore
- fra le mille gioie delle
- memorie
- il miraggio di te
- sul tuo candido destriero
- tu,
- principe sovrano
- dei miei sogni di allora
- amore
- infinito nella mia fiaba...
- Nota dell'autore
CAP. 1Nel roseto della dama... - Jeannie sbuffava: da quando era arrivata a Fountaine Bleu, la tenuta dei suoi parenti francesi, non aveva fatto che cibare i cigni della prozia, incombenza che pure sua sorella avrebbe potuto condividere. Fannie invece, patita degli sport equestri, non si scollava mai dalle scuderie. Stava lì per delle ore a lisciare un'araba candida per poi montarla con altrettanta dedizione in giro per le campagne.
- Oggi la ragazza era tornata prima del solito perché la cavalla, prossima al parto, aveva costantemente tenuto l'occhio verso casa, segno che desiderava il proprio esercizio pre-maman corto e succinto per ovvie ragioni.
- Dopo le cure alla fattrice e ai finimenti, Fannie era salita velocemente in stanza a ripulirsi e cambiarsi ed era corsa in giardino per raccontare alla sorella degli ultimi progressi al pancione della sua cavalcatura, Sahara.
- Jeannie era al laghetto dei cigni, sotto un salice, intenta ad accarezzare un giovane maschio nero che s'era particolarmente addomesticato alle sue attenzioni.
- "Fa piano che non lo spaventi" aveva sussurrato alla sorella, "questo qui mangia dalla mia mano, pensa!"
- "Bello e gentile... che spettacolo questi volatili! Ma anche i cavalli, sai... Oggi, per dirti..." Aveva iniziato Fannie, ma era stata interrotta dalla domestica che annunciava la cena.
- "Mademoiselles, la cena è pronta!"
- "Accidenti! Volevo raccontarti che la cavalla potrebbe avere il puledro stanotte..."
- "Mademoiselles, chiede vostra zia di portarle delle rose dal giardino."
- Prese le forbici dalla serra, le due ragazze s'erano indirizzate verso i rosai multicolori poco distanti, mentre le rondini facevano a gara nelle loro acrobazie intorno ai grandi alberi secolari nella pace della sera.
- "Senti Fannie... che ne diresti di andare a cercare un tesoro?"
- "Un che?!"
- Fannie era rimasta con le forbici aperte sullo stelo di uno stupendo bocciolo rosso porpora, e s'era girata a guardare la sorella con l'espressione di chi non ha capito.
- "Un tesoro... sai, un forziere antico o giù di lì."
- "...E dove sarebbe questa roba?!"
- "In un castello abbandonato lungo il fiume, nelle vicinanze."
- "...Ma stai sognando? ...Come sai che c'è un tesoro lì?"
- L'abbaiare festoso dei levrieri della zia, che si stavano avvicinando assieme alla domestica, le distolse dalla conversazione. La donna si fece dare il gran mazzo e le forbici e s'avviò, non senza ricordare alle due della cena imminente.
- "...Mentre tu sei in giro con la cavalla, io mi dò da fare: sono salita in soffitta e ho trovato molte cose interessanti a proposito di una nostra ava."
- "Dimmi tutto allora..."
- "Un pomeriggio che m'ero spinta ai piani superiori, quelli che la zia tiene chiusi dopo la morte dei suoi genitori, e stavo rovistando fra i libri e i manoscritti della vecchia biblioteca, ne ho trovato uno interessante."
- "Interessante come? Spiegati."
- "Senti, domani, dopo le tue faccende con la cavalla, perché non vieni con me a vedere di persona di cosa sto parlando..."
- "Mi sembra un'ottima idea."
- "Mademoiselle Fannie, venite! La cavalla sta partorendo! Jacques e già là ad aiutare." Era apparsa di nuovo Marie, la domestica.
- Questa volta le due giovani donne interruppero la conversazione del tutto, diedero istruzioni per una cena posticipata e si precipitarono alle scuderie.
- Sahara era in buona forma, e così la puledra appena nata. Jacques, il capo fattore, aveva atteso bene alle procedure dell'evento, da esperto com'era. Fannie e Jeannie erano arrivate giusto a tempo per vedere l'involucro rompersi nella fuoriuscita, e rivelare la sagoma bagnata e scura della nuova vita. Poi la neonata, ripulita ed aiutata dalla madre, s'era messa a poppare in piedi sulle lunghe zampe malferme che fra non molto però avrebbero portato la cavallina attraverso pascoli e boschi in corse sfrenate e gioiose accanto alla mamma.
- Ora Fannie avrebbe montato la baia Rose, l'altra sua favorita, quella che sapeva portare pure il calesse da passeggio. Sahara si sarebbe dovuta occupare del puledro per molti mesi, e così l'avrebbe montata solo qualche volta, più avanti.
- La cena era stata servita un po' più tardi quella sera, ma tutti erano loquaci ed eccitati a tavola raccontandosi le varie vicende della giornata. C'erano in visita altri parenti arrivati inaspettatamente nel tardo pomeriggio, e la zia era intenta ad intrattenere i nuovi ospiti. Nella sala era tutto un fermento e un andirivieni di servitù con le portate e i vini.
- Finalmente, dopo che il silenzio era sceso e passato per i vari corridoi e le stanze, le due sorelle avevano avuto il modo di riprendere il filo del discorso lasciato a metà nel roseto. Jeannie aveva informato Fannie del progetto di ritornare nei quartieri alti l'indomani, mentre tutti sarebbero stati impegnati con gli ospiti in veranda per l'ora del tè.
CAP. 2 Il manoscritto segreto... - Nell'assolato pomeriggio della campagna francese, i domestici al loro lavoro, la zia occupata con gli ospiti, le due sorelle avevano deciso di mettere in atto il piano fingendo di andare a fare una passeggiata nel parco, e fino giù al fiume, con i cani. Dopo una mezz'ora però, passando per il retro della tenuta, erano ritornate in corte e s'erano infilate inosservate per lo scalone ai piani superiori, dopo aver messo i cani in scuderia.
- Arrivate nei quartieri chiusi, avevano camminato accorte per non inciampare nei mobili coperti da teli e nelle pieghe di vecchi tappeti. Tutto era polveroso e freddo nella semioscurità degli appartamenti in disuso ormai da anni. Finalmente erano in biblioteca.
- Jeannie aveva tirato di lato una tenda di broccato per far filtrare meglio la luce che le imposte pure non riuscivano a fermare. Poi s'era arrampicata su di uno sgabello per raggiungere i testi sugli scaffali più alti.
- "Ecco! È qui dove l'ho lasciato l'altra volta..." aveva sussurrato.
- Fannie s'era avvicinata cauta alla sorella che le stava porgendo un vecchio manoscritto, e con cura lo aveva portato vicino alla finestra. Dopo aver slacciato il nastro di raso di chiusura, Fannie apriva quello che a prima vista pareva il diario di una nobildonna del Settecento.
- "Guarda bene quel ritratto in prima pagina dipinto a mano. C'è pure il nome sotto," suggeriva Jeannie con fare misterioso.
- "La duchessa madre, nostra trisavola!"
- "Esatto."
- "...E c'è tutto un resoconto per giornate dei suoi momenti prima della rivoluzione... guarda le date..."
- "Esatto."
- "C'è anche una mappa in calce. Parrebbe di questi luoghi e che mostri il vecchio mulino lungo il fiume..."
- "Già."
- "...E più in là ci sono le vestigia della vecchia residenza, si direbbe che..."
- "Già ...Infatti non c'è segno di questa qui attuale."
- "Vedo... e parrebbe che l'ava volesse lasciare a qualcuno l'incombenza di dare una seconda occhiata a questi dintorni e al suo castello, quello vecchio, che i nonni non hanno voluto toccare per una qualche ragione..."
- Le due ragazze s'erano guardate in silenzio. Chissà se la duchessa aveva nascosto le sue sostanze da qualche parte prima di riparare in Toscana per il resto dei suoi giorni. Di certo la nobildonna aveva lasciato in Francia il suo diario personale con la mappa perché qualcuno dei posteri li potesse ritrovare...
- In ogni caso, sarebbe valsa la pena di andare a frugare sia al mulino sia al maniero per degli indizi.
- "Pensi anche tu quello che ho in mente io Fannie?"
- "Assolutamente. I nonni temevano gli spiriti di quel posto. C'erano state incursioni, arresti e decapitazioni. Molto sangue e violenza durante i giorni dopo la presa della Bastiglia, dappertutto... I genitori della zia, ritornati in Francia dall'Italia dopo 'la restaurazione', sapevano del diario e lo avevano messo nella biblioteca della nuova residenza, ma né loro, né i nonni, avevano avuto il fegato di fare le ricerche al tesoro dell'ava."
- "Infatti... Ricordi cosa si racconta qui intorno, di quel fantasma che si aggira inquieto sugli spalti lassù, tenendo una lanterna in mano..."
- "No! È la lanterna che si aggira tenuta da nessuno lungo il camminamento merlato."
- "È vero!"
- "Brrr... mi vengono i brividi solo a pensarci! ...E tu vorresti andare là, magari di notte, a frugare per dei forzieri?!"
- "Sì, in tua compagnia però."
- "Allora, hai un piano?"
- "Stanotte è plenilunio, e possiamo prendere Rose che conosce bene tutti i sentieri. Prima tappa, il mulino. Vedi anche tu la rosa disegnata accanto? Pare un'indicazione ...e ce n'è una anche accanto al maniero, ma è più piccola, come ad indicare un ordine di procedimento."
- "Plenilunio... ma è tempo di fantasmi e streghe, si sa!"
- "...Ma non dire sciocchezze! Porteremo anche i cani, così ci sentiremo più al sicuro."
- "...Ma è proprio necessario fare tutto di notte?"
- "Sì. Così la nostra mancanza non sarà notata: se la zia scoprisse i nostri piani non crederebbe una virgola di tesori nascosti, e non ci permetterebbe di passare del tempo su al maniero. Sai com'è lei per queste cose..."
- "Spero tu abbia ragione."
- Quella notte, al dodicesimo rintocco del grande orologio nella torre, le sorelle s'erano preparate di tutto punto con indumenti pratici per la spedizione. Avevano con sé anche una lampada portatile ad olio e un accendino sottratti in cucina.
- Erano scese nella scuderia, avevano preparato Rose e i levrieri per la sortita, e quatti se n'erano usciti tutti per il cancello secondario. Tutto filava liscio, come previsto. Su di un muricciolo erano saltate in groppa alla baia e s'erano avviate al passo per non fare eccessivo rumore nel silenzio della notte, rotto solo dal concerto delle cicale.
- Una luna enorme pendeva sopra di loro, illuminando il sentiero verso il fiume. Arrivate al bivio per il mulino, lo avevano imboccato senza difficoltà. Grandi querce fiancheggiavano il tratto, sembrando ancora più imponenti nel gioco delle ombre e delle luci nel folto fogliame.
- I cani andavano e venivano trottando, seguendo tracce impensate e odori invisibili. Rose non faceva obiezioni, conosceva il percorso. Quel mulino era ancora in funzione, e talvolta aveva portato il calesse della signora per una gita domenicale nei dintorni. Jacques la faceva scendere per una visita alle grandi pale mosse dall'acqua increspata e limpida proveniente dal fiume, per uno spuntino sulla terrazza prospiciente la riva, in compagnia di qualche ospite.
- La sagoma biancastra del mulino con la sua ruota era apparsa sul fondo del paesaggio visibile, alla fine del sentiero ghiaioso. Le ragazze avevano il cuore in gola dall'emozione, c'era qualcosa a proposito di quel posto che prometteva bene, e lo sentivano nell'aria...
CAP. 3 Al vecchio mulino... - Arrivate alla costruzione solitaria, erano scese da cavallo, lasciando Rose attaccata all'anello della posta. Avevano chiamato i cani vicino ed erano entrate con la lampada accesa per non mettere piedi in fallo. I mulini, come i fienili, possiedono botole e passaggi non sempre visibili ad occhio inesperto: meglio procedere con cautela.
- Le ragazze avevano appoggiato la lanterna sul tavolato e s'erano sedute sulle panche di legno lungo il muro interno. Si stavano chiedendo il significato di ciò che stava scritto sulla mappa della duchessa, subito sotto la rosa, accanto al disegno indicante il mulino: 'Quando la coda è bassa'.
- "Non si tratta certo di coda animale" suggeriva Jeannie.
- "No, certo."
- "...E allora di che coda si tratta?"
- "Aspetta. Mi sembra di ricordare che Jacques un giorno si lamentasse di una coda del mulino."
- "Vuoi dire: c'è una coda qui al mulino, appesa da qualche parte?"
- "No. Non credo si tratti di un oggetto, piuttosto di un modo di dire contadino."
- "Bisognerebbe chiedere a loro, a Jacques, domani."
- "Brava! Così si perde tempo e magari insospettiamo qualcuno."
- "Allora bisogna figurarcelo noi."
- "Infatti... Jacques diceva proprio così al garzone di scuderia: "Abbassa la coda al mulino per un po', finché non arriva il grano da macinare." Tu che ci capisci?"
- "Ci capisco che quando non c'è grano, non si macina, e allora non serve far girare le pale."
- "Proprio così... E cosa muove le pale?"
- "L'acqua."
- "Allora la coda dovrebbe avere a che fare con l'acqua."
- "Arrestando il flusso dell'acqua del fiume entro il canale di servizio..."
- "Insomma, dev'esserci un congegno che impedisce all'acqua di fluire entro il canale di servizio."
- "Esatto. Non mi stupirei se fosse una leva che si alza e si abbassa."
- "In questo momento dovrebbe essere bassa, secondo gli ordini di Jacques."
- "Andiamo fuori a vedere di che si tratta."
- Le sorelle lasciarono la lampada all'interno e s'avviarono a ispezionare il mulino dall'esterno. Alla luce della luna videro il congegno di regolazione del flusso poco distante, e la leva di comando. Era a forma di coda di segugio.
- "La coda!"
- L'esclamazione era uscita dalle loro bocche all'unisono. Adesso non restava che trovare un nesso fra la leva abbassata, la rosa e il mulino.
- "Secondo me la rosa è il simbolo della ruota" aveva avanzato Fannie. "...Anche secondo me, quindi, considerando il tutto, si tratta di qualcosa che ha a che fare con la ruota del mulino quando la coda è abbassata."
- "...Infatti, è così."
- "Andiamo a vedere alla ruota."
- Le ragazze avevano deciso che a quel punto necessitavano della lanterna. Con migliore illuminazione forse avrebbero trovato quello che cercavano, un indizio per continuare le ricerche.
- Luce alla mano s'erano portate in prossimità delle grandi pale, si erano calate nel canale vuoto, muovendo la lampada su e giù in cerca di qualcosa che attirasse la loro attenzione.
- "Guarda qui Jeannie! Sembrerebbe un tassello di ferro nella parete dietro la ruota, appena sopra il livello dell'acqua a canale pieno."
- "Chissà cosa c'è dietro, proviamo a rimuoverlo."
- Per quanto facessero la piastra sembrava incollata al muro. La luce aveva rivelato una rosa di ferro, una manopola, al centro della piastra. Jeannie l'aveva presa con due mani e aveva cominciato a girarla con l'aiuto di un fazzoletto. Le incrostazioni e la ruggine non rendevano facile il lavoro. Finalmente, dopo un tempo che parve infinito e con l'aiuto di un coltello e un panno intriso dell'olio della lampada, le due avevano riattivato il congegno di chiusura.
- La rosa girando aveva aperto una nicchia nel muro, entro la quale v'era un cofanetto contenente una chiave. Incisa sul coperchio una frase quanto mai misteriosa: 'Al canto del gallo'.
- "Al canto del gallo manca poco, ma che vuol dire?! ...E la chiave, che apre?" aveva commentato Fannie.
- "A mio parere la chiave apre qualche cosa al maniero, e il canto del gallo è l'ora in cui tale operazione dev'essere fatta, per un qualche motivo."
- "Sei certa che la chiave appartenga al maniero?"
- "Guarda. C'è lo stemma della casata inciso qui. La duchessa l'aveva fatto fare per tutte le chiavi del suo castello. Me lo ha detto la zia un giorno che si parlava dello stemma di famiglia."
- "Bene allora. Andiamo al 'rudere' e aspettiamo l'alba."
- Rose sembrava contenta di rivedere le due sorelle, di essere slegata dall'anello e di poter trottare un altro po'. Pure i cani scodinzolavano al pensiero di potersi muovere da lì. All'alba mancavano un paio d'ore. Le ragazze erano rimontate in groppa e avevano mandato la cavalla per un sentiero poco praticato che si snodava per i colli.
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Ins. 26-05-2004