LA PIÚ GRANDE
ANTOLOGIA VIRTUALE
DELLA POESIA ITALIANA
Poeti contemporanei affermati, emergenti ed esordienti
Federico Parra
Ha pubblicato il libro
Federico Parra - L'esilio di Casanova
Collana I gigli (poesia)
15x21 - pp. 68 - Euro 6,80
ISBN 88-6037-072-8
In copertina e all'internoillustrazioni di Ferruccio Dibasco
Prefazione
Poesie
Prefazione
- Capita spesso di leggere poesie artificiosamente costruite che non trovano quel respiro che rende vitale l'intenzione di "raccontarsi" attraverso la parola, altre volte al contrario ci si trova davanti ad un appassionato e intransigente impegno che riesce a squarciare il velo della "costruzione precostituita" ed ecco allora che si avverte il movimento di viscere, l'impulso a leggere e rileggere ciò che l'Autore ha scritto quasi fossimo anche noi impegnati a penetrare più a fondo le autentiche intenzioni, quel disperato ultimo tentativo di impossessarsi dell'ultimo bagliore vitale che può generare un'opera "splendidamente sentita".
- In questo caso ci troviamo di fronte ad un malstrom, un gorgo violento, un'autentica tempesta che investe ogni componimento lasciando mano libera all'invenzione, alla creazione di immagini e suggestioni che possano opporre una testimonianza all'oblìo: la miscela umana che va salvata, le parole importanti, i residui d'una vita che vengono in superficie, quell'insieme di emozioni "dimenticate", colpevolmente disperse nel tempo. E nell'oceano di sensazioni dove è facile perdersi, dove l'uomo è naufrago, alla continua ricerca di chissà cosa, d'un nuovo viaggio da raccontare che parli di un grande amore ritrovato.
- Il destino conduce a lidi ignoti, lungo le strade della notte a cavallo dei sogni e la "città profumata di silenzio" ode solo "lievi parole e sospiri".
- L'uomo, una volta forte e vigoroso, dovrà fare i conti con il tempo ma non v'è umiliazione nel corpo perché "ogni terra ha donato il suo sangue" e sempre ci saranno altri sogni da inseguire: la cosa importante è cercare la "nostra casa" e poco importa la strada da fare per raggiungerla.
- Giacomo Casanova affida il suo cuore al vento per "incontrare l'immenso" e quel mondo dove è facile vomitare al mattino o cadere come una stella o addirittura assistere ad una implosione, spesso non lascia scampo: ci si può trovare a mendicare, una carezza, un gesto, una notte con una puttana, un grande amore.
- L'amore può dissolversi nella nebbia, scivolare tra le dita come sabbia del deserto, liquefarsi nella carne e nel sudore, nelle lacrime non ancora versate e condurci in luoghi sconosciuti fino ad allora dove tutto pare prendersi beffa di noi. E Federico Parra sempre ritrova quel sottile e perfido filo sotterraneo che unisce ogni illuminazione, lampo d'intesa, timido azzardo, gioco nascosto e, come esperto giocatore d'azzardo, nasconde il suo gioco con abilità fino alla fatidica "resa dei conti": abbandona le parole quando serve, constata la mera esistenza di "poteri maldestri", tra corpo e odore di sesso, poetando come se stesse sfiorando "leggero leggero" i fianchi d'una donna, fino a ritrovare l'anima nuda, fino a farla morire esausta. Quante cose non si conoscono, quante cose si celano dietro due occhi, quanto tempo sprecato e quanti sogni gettati nel rio veneziano: rimangono gli attimi rubati "alle stelle", quelli che mai "trovano casa", quelli che sono un "odore". Solo ciò che possiamo "sfiorare", e si badi bene, non "possedere", si può amare: solo allora saremo "sovrani" e, al contempo, umili servitori di ciò che vale più dell'oro, del diamante introvabile, del l'amor assoluto.
- Federico Parra si avvicina al bagno di fuoco d'un essere, nel suo camminare senza sosta, senza dimora, senza incontrare nessuno uguale a lui, e saggiamente lascia sfilare i profumi incantati delle stagioni, le sirene più belle, le anime infrante e la selva di mani che hanno "toccato", hanno celato e rivelato. Sceglie le parole più appropriate per palesare i desideri, come in una dimensione sospesa tra cuore e ragione: e, come noi sappiamo bene, di scuse se ne possono trovare un'infinità ma v'è un momento in cui questo gioco è inutile e le parole sarebbero solo vani suoni senza storia, occasioni sprecate d'un esiliato dalla sua dolce terra, dalla sua laguna della memoria con l'odore dei vicoli che fa ancora piangere e ridere. Viandante che vaneggia tra poeti e creature della notte, cuori sconosciuti e amore mai negato.
- La vita come avvincente lotta tra la luce e l'oscurità, nella notte cupa come nell'attimo fatale, nel ricordo e nell'indifferenza, dove si può racchiudere tutta l'emozione d'un improvviso abbandono al destino: "sono la notte e come il falco/che tutto può nei suoi voli".
- L'incessante ricerca del "frutto", tra morsi e bocche aperte, ed ora ritrovarsi lontani da quei capelli con i loro colori così affascinanti, distanti da quei sorrisi che mai più si rivedranno, e ricordar il passare da un desiderio all'altro, come a volgersi nel sogno e ritrovar d'incanto le parole: "armato di sangue e d'amore" a riprendere l'amore come dannato, come "bestia vorace e schifosa". La vita è nel vento, sempre si sparpaglia e vola di qua e di là, e noi "stupidi sempre lì a riordinare": non rimane che una dolce Venere che fa essere aria. Il migliore viaggio non è che il "sogno" quando il sonno è lieve come un amore appena incontrato.
Massimo Barile
Nota per la lettura - Per non parlare della storia, che in molti sicuramente conoscono, per non raccontare le avventure che abbiamo già ascoltato, per non dire il già detto di Giacomo Casanova di Seingalt.
- Queste sono poesie inventate e immaginate, dedicate ai sogni e alla memoria di un uomo. Sono lettere e pensieri del tutto casuali che il vento mi ha portato, sono le parole importanti che riemergono dal fondo di tutte le cose, sono l'amore e l'odio dimenticato dalla cronaca.
- Questa è la storia delle confusioni e delle distrazioni di un cuore imponente.
- È il Mare che abbiamo immaginato per questo povero cuore, dove volteggiano liberi i sogni e i gabbiani, dove volteggiano leggere bolle d'aria e di sapone che contengono i sospiri di questo grande amore. E tutto per raccontare del posto delle fragole, e di tutti i posti nei quali avremmo voluto incontrarci. Questa è una storia rimasta sospesa, in attesa di qualcosa o qualcuno che la voglia narrare e sentire.
Federico Parra
L'esilio di Casanova
- A Lisa,
- la prima rondine
- che ho visto volare.
- A F. per sempre e
- ancor di più
I E io scesi sulla mia barca e tra i canali mi allontanai, lungo le arterie della notte il cuore ravviai. Oh! Grande madre fulcro lucente di corpi celesti, concedi a questa piccola imbarcazione di tornare incolume da un viaggio felice. Che il destino non ci sia avverso nelle acque ignote del ritorno. E mille sogni galleggianti vi getterò dalla prua del mio veliero.
Il viaggioLa notte silenziosa e viva con una Luna trasparente, una Luna imponente sopra la mia città nera e splendente ove non corrono cavalli e carrozze a turbare il sonno degli uomini e l'oscuro si fa nido e coperta. La mia città profumata nel silenzio e le nostre ombre beate nel loro limbo di lievi parole e sospiri. Il vecchio gondoliere con gesti noti spostava il suo remo nell'acqua e svaniva nel dolce rumore, il silenzio sovrastante. Il vecchio mi parve in quell'attimo l'unico punto certo nell'oscurità, l'unico angelo di questa lurida terra. Mi sembrò che stesse pensando alla sua storia, alle sue vecchie mani, a che cosa lo aveva condotto fin qui per ricondurmi alla libertà, mi sembrò che pensasse alla sua donna, alle sue dolci mani. Invece con mio stupore e fulmini lungo le arterie, ebbe grandi parole e grandi diamanti da donare al mio cuore. Il risciacquo del bastone nella laguna sollevava dal fondo i baci perduti. - Messere, Io vi vidi ragazzo, pieno di forza e di ardori, poc'altro conosco di Voi e poco altro ho voluto sapere dai discorsi della gente, poiché ormai non ascolto più le parole e il niente che sovente diviene presente. Ma, perdonate vi prego la mia domanda insolente: cosa ne farete adesso di voi? - Vecchio compagno di questo ultimo Mare ascoltate bene queste parole e forse capirete i segni su tutta la mia pelle. Io provengo dal popolo degli uccelli, da un cuore che non ha mai sosta, provengo dai sogni perduti e dai paesi incantati, dai cieli più limpidi a da un immenso Amore. Ogni terra mi ha donato il suo sangue e il suo vino, ci saranno altri giorni per me, altri sogni da inseguire sarò il primo della fila dei dannati, sarò folle e peccatore, starò avanti a tutto e sopra ogni cosa potrò guardarmi e raccontarmi, starò avanti a tutti e sopra ogni cosa potrò guardarmi e giudicarmi, poiché la pazzia che non si conosce incute rispetto e timore nei saloni della normalità. - Messere vi hanno amato e odiato proprio perché avanti al loro è il vostro passo. Messere, vi parlo da un cuore che tutto ha perduto, un cuore che ha ritrovato il suo silenzio e ha scelto di non dire per amare. Quindi non abbiate timore di me che niente so e niente ricordo, uscite libero dalle troppe pene del Mondo, su questo vascello immaginario che vi condurrà alle coste dove l'aria è ancora verde e acerba. Mostrate la vostra faccia Casanova! che quel che vedo lo so già. Ma la bellezza è l'arma più pura, nevvero? - E sia così! la bellezza è l'arma più pura, non vi è cosa più vera. - Messere, importante è cercare la nostra casa, non quale sia la strada da percorrere per raggiungerla. State all'erta cavaliere, i lupi veri vivono le città, travestiti da donne bellissime che tutto acconsentono o fingono di non sapere, di non vedere, di non capire, travestiti da uomini inquisitori, dittatori e padroni dei pensieri della gente, in nome di un Dio che forse, loro stessi hanno inventato. - È sangue vivo nei nostri bicchieri. - È sangue amaro nei nostri bicchieri. - Addio, caro vecchio compagno sconosciuto. Io vi ringrazio di questo dolce navigare verso le cose sperate, adesso sono forte anche di questo! - Andate Messere, i vostri cavalli stanno già scalpitando, raggiungete veloce il vostro destino o mai più!
IIAffinché io possa sempre incontrare la bellezza e la virtù, la verità e la mia vanità, o il profumo che il Vostro corpo emana, e i tanti piccoli baci che da sempre sostengono la mia vita. Affinché io possa smarrire la ragione e la dimensione nel giardino dei Vostri capelli, nel sentore della pelle calda che si mischia con l'erba e diviene grano. Signora dei miei pensieri e ansia dei miei mattini; Cometa che perseguita i miei sogni cercandomi nelle valli deserte per abbagliarmi di una luce che nuoce al mio riposo. Affinché questa lettera torni ad essere un uccello che si libra nell'aria celeste: Io Giacomo Casanova di Seingalt Vi affido questo inutile cuore che non voglio più portare con me. Io, amata mia immortale torno a cavallo nel vento per incontrare l'immenso. Ma, poiché tutto deve essere vero specie nei viaggi interiori. Dovrò camminare carponi e mendicare il mio pane solo per sperarVi domani. Dovrò cadere come una stella che cade, come la roccia che cede sotto il mio piede. Affinché voli libera la verità verso il piano più elevato dei sentimenti, Dovrò dormire con una puttana grassa e sporca, e dovrò baciarla per vomitare l'odio nel mattino.
Camminare sulla luna Questa notte non ha avuto pietà del mio cuore e il mio povero amore si è dissolto nella nebbia, nella carne e nel sudore. Vi sono modi assai strani per beffarsi del dolore, solo una smorfia e camminare, molti ne ho dovuti tentare. Abbandonate le parole e il dovere tra le chimere terrestri. Noi abitiamo gli astri celesti e abbiamo solo poteri maldestri. Abbandonate il passo, il corpo, e ogni umore. Con corsa divina raggiungete nel nulla il mio amore, può solo sulla Luna camminare. Vi prego, Andatelo a incontrare.
Restituire le stelle Anche il vento riconosce le strade e le case, attraversa la notte, le stelle e le cose più belle, si riveste di nuovi ardori e di altri odori, riconosce i vostri colori, il viso e i dolori, il corpo e gli umori. Sfiorando leggero il palmo sui vostri fianchi ritrova il passo nudo dei cuori. Io come le cose nel vento vedo le cose che non so e che non potrò. Io come le cose nel vento raggiunsi altri cieli e altri mari. Io come le cose nel vento vedo la mia Luna che splende nel sogno e sovrasta tutto quel che so. Noi, miseri uomini! quanti tempi sprecati e sogni gettati quanti tempi impiegati per attimi almeno rubati alle stelle. Anche voi mio cuore e mio ardore, non trovate casa per le mie parole. Solo il barlume del vostro odore ho potuto incontrare e amare. Noi, miseri uomini, a dare un nome a quel poco che vediamo Un giorno non troppo lontano tutto ciò che ci è concesso ci verrà tolto. Ogni oggetto di questo immenso creato: I mari, le terre e il vento che è passato, i sogni e tutto ciò che abbiamo incontrato, il cielo, le stelle, l'aria, e tutto ciò che ha una memoria. Ogni oggetto di questo immenso creato dal più grande al più desolato è tutto l'amore che deve essere ricordato. Ogni cosa che possiamo sfiorare è tutto ciò che si può amare ed anche fare. E per questo nostro immenso amore quando dovremo restituire le stelle, mantenete almeno una promessa per le cose più belle.
IIIFaccio un cerchio nella sabbia e per non scordare il vostro nome, un buco nel centro. Potrei farlo anche nell'acqua e Voi mio giovane cuore, vedreste la medesima cosa. Ecco la strada che conduce a Seingalt. Noi viviamo sempre nel nostro Regno, dove Io sono il sovrano e il contadino dove Voi siete la carne e la rosa. Nella mia terra, Voi siete la gioia e tutte le stagioni, il Mare, l'azzurro, siete il vento che accarezza il grano, e l'oro introvabile del sottosuolo. Tornate presto a trovarmi.
Una promessaNon tanto la vostra bellezza o il vostro ricordo sempre mi ricondurrà a Venezia, ma il mio essere immenso e ai vostri piedi che mi ricondurrà da Voi. Voi e il tutto di me avrete il tempo migliore che avrò. Avrete le mani e i miei giochi da bambino, il sogno e la strada per raggiungerlo. Io Vi condurrò nelle acque di un Mare buono, dove nessuno segue la nostra rotta, poiché anche il vento della baia lo avremo inventato noi. Avrete il tempo migliore che avrò, e presto vi raggiungerò.
IVSe il domani avrà buona memoria, solo si scorderà di quest'uomo che ha camminato senza sosta, senza dimora e senza incontrare nessuno che gli somigli da vicino nel contorno degli occhi. La stella abita la notte e le cose del sogno, e solo in questo tutto risplende la vita e la luce che porto nel cuore. Con tutta questa terra e tutto questo mare, il cielo tutto intorno che avvolge il mio bagaglio. Madame, questa è la mia casa, la mia stella per risplendere o morire, partire da cavaliere.
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Ins. 10-04-2006