- Ha pubblicato il
romanzo
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- Davide Gorga
Anoressia
editrice Montedit, 1998,
- pp. 48, Lit. 10.000,
ISBN 88-86957-62-9
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- Prefazione
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- La trash tv ci ha da tempo abituato ed
assuefatto a tremende trasmissioni verità
dove signore dallo sguardo lucido e compunto
pongono domande che neanche un prete nel
confessionale avrebbe il coraggio di fare, mentre
gli intervistati non stanno più nella pelle
dalla voglia di mettersi in piazza con le mutande
abbassate esibendo al pubblico il loro passato di
tossicomani, anoressici, alcolisti, travestiti
eccetera; al di là dell'evidente squallore,
a ridosso del morboso, di simili dibattiti vien da
pensare che l'inconsulto esibizionismo dei secondi
e l'appiccicosa bonarietà delle prime
nasconda, sotto sotto, la medesima
incapacità (o non volontà) di
analisi, di lavoro su se stessi, di ricerca di
cause ed effetti. Cioé, se ne parla tanto
per non parlarne affatto. O meglio, per parlarne
solo dall'esterno: con abbondanza di dati e
statistiche e mancanza assoluta di
sincerità. Dote, per la verità, che
mal o per niente si concilia con il mezzo
televisivo, che è finzione per
eccellenza.
- Anche la letteratura è finzione, ma
di tipo diverso. Intanto perché stabilisce
un dialogo individuale, privato, tra autore e
lettore; e poi perché possiede strumenti di
analisi e ricognizione della realtà visibile
e invisibile che, inutile dirlo, la televisione
commerciale manco si sogna. Perché la
letteratura entra nel problema, non lo mette in
mostra.
- Entrare nel problema è esattamente
ciò che fa Gorga con questi racconti. Prima
dichiarandolo esplicitamente, nelle brevi note
premesse al testo, e poi calandosi in prima persona
nella preannunciata "notte dell'anima": una notte
fatta di situazioni estreme, di giovani in preda a
deliri non solo artificiali e di scelte
impossibili. Una galleria di personaggi colti nel
momento cruciale dell'esistenza, fatto concreto o
pensiero che sia; una catena di eventi,
perloppiù drammatici, che mette a nudo la
follia e la fragilità, ma anche la forza
invincibile, di ogni essere umano impegnato nella
battaglia, come scrive l'autore stesso, contro i
demoni della mente e del cuore.
- Ciascuno dei personaggi, poi, la combatte in
modo diverso: il vecchio di Earth, uno dei pochi
soppravvissuti di un martoriato mondo post-atomico,
parte alla ricerca degli Elfi delle montagne,
immergendosi nel bianco e nell'azzurro delle cime
incontaminate; la vergine dell'omonimo racconto si
muove tra sporcizia e purezza e, non avendo
più la forza di cercare la seconda,
consapevolmente si distrugge con gli stupefacenti
più micidiali; Giulietta fugge, e in questa
fuga si accorge, forse, di non avere più
bisogno di togliersi la vita; Matteo, per non fare
che un ultimo esempio, è anche lui in
viaggio, ma dentro se stesso, e non si risparmia
nessuna vertiginosa capriola mentale per
assecondare il fuoco che lo brucia e che infine lo
porterà a trovare la sua via.
- Anoressia e tossicodipendenza, in questi
racconti, non sono che diverse manifestazioni del
medesimo vuoto, della medesima solitudine: quella
stessa che fa dire a uno dei personaggi, con
spietata lucidità, che "Auschwitz e
Hiroshima sono luoghi di speranza paragonati a
simili cortei di solidarietà" (uno di quelli
contro la pedofilia con striscioni e slogan);
quella stessa che porta alla morte, la resa per
eccellenza. Ma questo è momento di
battaglie, Gorga l'ha detto fin dall'inizio: e
pertanto in molti racconti, soprattutto quelli dal
finale più drammatico, compaiono creature
ultraterrene, elfi o angeli, che in qualche modo
rappresentano un'arma, uno strumento a disposizione
di chi abbia ancora orecchie e cuore per dar loro
ascolto. Tanto che il volumetto si chiude con il
racconto "Oltre la morte", resoconto di un viaggio,
come dice il titolo, ultraterreno, ricco di
metafore e simboli che, in qualche modo, funzionano
da chiave di lettura per l'intera raccolta:
l'anziano professore affronta molte prove alla fine
delle quali entra, finalmente, in una splendente
luce. Luce e buio, con tutti i loro attributi e
corollari in termini di colori e sfumature,
rappresentano gli opposti nuclei tematici intorno a
cui si sviluppa tutto il discorso di Gorga, che
dà il meglio di sé proprio quando,
eliminando drasticamente troppo precise
delimitazioni spazio-temporali, lascia fluire
liberamente immagini e parole: ciò che gli
consente sia di dare ampio respiro alle sue doti di
narratore sia di cogliere aspetti e frammenti di
sensazioni e pensieri nel loro farsi.
- La lettura di questi racconti - che
può non occupare più di una sera,
vista la loro brevità - lascia però
un'ombra, o forse sarebbe meglio dire una lama di
luce, molto lunga; come la scia del messaggio nella
bottiglia, in attesa che sempre più persone
lo raccolgano. Infine, è sempre bello
incontrare qualcuno che sa scrivere: e Gorga,
indubbiamente, lo sa fare.
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- Olivia Trioschi
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