Autori contemporanei
affermati, emergenti ed esordienti
- Claudia Nobile - Bitemotions
- Collana Le schegge d'oro (i libri dei premi) 14x20,5 - pp. 60 - Euro 7,90 - ISBN 88-8356-601-7
Pubblicazione realizzata con il contributo de
IL CLUB degli autori in quanto l'autore è finalista
nel concorso letterario «J. Prévert» 2003
Prefazione - Nella sua introduzione Claudia Nobile ci indica la traccia di lettura per questo volumetto che include diversi incontri "via chat" e sottolinea come anche la realtà virtuale può essere veicolo dei sentimenti e delle emozioni di noi esseri umani. Non v'è dubbio che le applicazioni della tecnologia abbiano modificato la relazione fra l'uomo e la natura e fra l'uomo e il suo simile: le applicazioni della scienza che hanno rivoluzionato le forze e le condizioni di produzione e comunicazione hanno necessariamente modificato anche i modi d'essere e d'agire degli esseri umani ma l'importante è riuscire a mantenere e conservare le capacità di una gestione intelligente delle enormi potenzialità che abbiamo a disposizione.
- Questo documento riporta incontri al computer via internet ed è la testimonianza delle mutazioni della comunicazione che sono in atto.
- Ecco allora che Albert ed Elisabeth non chiedono altro che condividere un po' di gioia e felicità, per non essere soli: le parole della ragazza conosciuta via computer irrompono di continuo nella vita di Albert e lo assale la malinconia di non poterla vedere, di non poterla accarezzare per esprimerle tutto il suo amore; e poi Giuseppe che chattando con Mirella si accorge di essere assalito dall'ansia e non riesce a capire come possa provare odio e al contempo amore, travolto da un inarrestabile impulso, inconsciamente innamorato, ma una rivelazione inaspettata ed impensabile renderà impossibile il loro amore; e poi ancora il giornalista Pedro e la ragazza ebrea Esther, John e il quindicenne Claude che vuole diventare un informatico e dimostra di essere assai più maturo dlla sua età, ed infine il ventenne Mike che vuole fare l'avvocato e la giovane irlandese Carol.
- Incontri quotidiani e storie comuni sempre giocate sul filo di una inalienabile necessità di ricercare rapporti umani e il desiderio di eliminare ed abbattere la limitazione telematica con un inconscia necessità di contatto fisico con chi si è conosciuto attraverso gli anonimi pulsanti di una tastiera. Ecco il nodo da sciogliere.
- Indubbiamente l'evoluzione naturale della comunicazione è inarrestabile ma porta con sé numerose problematiche e la questione è assai complessa. Da una parte v'è chi ha un approccio troppo fiducioso alla nuova civiltà telematica, vede solo ciò che vuol vedere, e poi si trova a fare i conti con la realtà che è fatta di carne e di sangue; dall'altra parte v'è chi ha una sorta di rifiuto nell'accettare le nuove prospettive e vi scorge il pericolo imminente che l'uomo non controlli più il mondo da lui stesso creato e subentra in lui una repulsione ottusa.
- Il problema è serio e il processo di gestazione del mondo telematico non è scevro di rischi ma coloro che temono tale progresso tecnico e hanno paura che possano distruggersi i valori della natura e dello spirito si lasciano imprigionare da diagnosi affrettate e parziali.
- Credo che il problema esista ma anche il più serio può essere affrontato con intelligenza, razionalità e coscienza.
- "La macchina non è un fine, è un semplice utensile" scriveva Saint Exupery, e l'uomo contemporaneo può ormai varcare ogni frontiera: plasmare materie artificiali, costruire stazioni spaziali e lanciarle nel firmamento, creare nuove specie di animali e di piante, progettare strani esseri forniti di organi sensori ultra umani, osservare l'impensabile e calcolare l'impossibile. Figuriamoci se la saggezza del nuovo Prometeo non sarà in grado di adoperare la scienza e la tecnica per dare libertà all'uomo anzichè rimetterlo in pesanti catene.
Massimo Barile
Bitemotions
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per te
piccolo grande
lettore
Introduzione - Un giorno, più di 150 anni fa, un uomo britannico chiamato Charles Babbage ebbe l'idea di costruire una macchina che potesse lavorare con i numeri, che potesse eseguire diversi ordini per vari lavori.
- Oggi, noi chiamiamo questo tipo di macchina computer, e i diversi tipi di ordini software.
- Il computer ha già cambiato le nostre vite, e ora il mondo sta cambiando per una migliore, più veloce comunicazione. Questo libro è un documento sul modo anche di comunicare i sentimenti e le emozioni.
- Alcuni insegnanti stanno già usando Internet. Questi computer non sono solo usati dalle grandi Compagnie, dagli uomini d'affari, dagli uffici ma stanno entrando anche nelle case, nelle scuole.
- Oggi la gente usa un tipo di realtà virtuale in molti differenti tipi di giochi al computer, ma tale realtà - alle volte - è molto più che un gioco.
- In questo posto che non è reale, ma sembra reale i piloti imparano a condurre un aeroplano e a evitare incidenti, per esempio. I dottori possono usarlo per praticare lavori difficili. La realtà virtuale non ci mostrerà solo posti che già conosciamo.
- Se Internet ci permette di avere l'informazione a tempo reale in connessione con tutto il mondo, di mandare e ricevere lettere o messaggi, il sistema della realtà virtuale ci permette di comunicare più facilmente con i nostri simili in maniera simpatica e disinibita perché anonima via chat.
- La gente spesso chiede: "II computer rimpiazzerà le persone, gli insegnanti, i libri, gli amici?"
- lo posso rispondere: "No, non lo farà!" Il computer è un mezzo che noi usiamo come aiuto e supporto, non potrà mai rimpiazzare la nostra umanità.
- Molti genitori non sono felici quando i loro figli stanno davanti al computer. "Vai a leggere un libro", essi dicono, perché pensano solo al computer games. In futuro i libri dei bambini saranno nel computer.
- Mi piacciono le nuove idee se ben gestite. Infatti, Internet aiuta a fare anche nuovi amici.
- Ci dà la possibilità di far sentire la nostra voce nella nostra città o paese. Se qualcuno ti fa arrabbiare tu puoi trovare altre persone che sentono come senti tu. Puoi aiutare le persone a risolvere un problema, puoi contribuire a migliorare la tua città o paese.
- Molti genitori temono Internet perché è un luogo dove i loro figli possono imparare ogni cosa, buona e cattiva. Questo è il dramma.
- In questi giorni chattando con la zio di una ragazza di 15 anni mi sono resa conto del problema. "Vorrei regalare a mia nipote un computer, ma non so se faccio bene o male. Sono entrato in chat per capire che mondo è questo perché lei vuole solo chattare. Ma io sono perplesso.
- Il mondo virtuale mi mette ansia. Non si sa mai chi si incontra qui.
- Cosa devo fare?" Questo è uno dei problemi reali della chat. Per cui dare un giudizio esaustivo non è facile. Consigliare questa persona è difficile.
- Ma in ogni cosa credo ci sia una soluzione.
- Regalare un computer alla propria nipote penso che sia una cosa bellissima per lei. Per gli adulti è meno bella perché costosa... Comunque i bambini, i ragazzi sono particolarmente attratti da questa scatola che per loro è magica. E allora perché non riunirsi in famiglia tutti attorno al computer per una o due ore con il proprio figlio o nipote e guardare insieme cosa esso offre di speciale.
- Chattare per i bambini o i giovani è una cosa naturale e divertente che viene a soddisfare la loro esigenza di scoperta. È un modo di entrare in comunicazione con tutto e tutti, indipendentemente dal sesso, età, condizione sociale, stando a casa. È anche un modo per far prendere loro famigliarità con il computer, lo strumento di lavoro del loro domani.
- È ovvio che vicino a loro ci deve essere un adulto, o anche più adulti capaci di intervenire là dove è necessario.
- Soprattutto per gli adolescenti credo che questo strumento sia indispensabile.
- Molti di essi attraversano momenti di crisi nel passaggio all'età adulta. Vogliono conoscere persone, scoprire cose nuove, fare nuovi incontri. C'è in loro il desiderio di autonomia nei confronti dei genitori, il desiderio di evadere, di fare gruppo anche con il diverso.
- Molto spesso i genitori non li comprendono. Chiusi nei loro problemi quotidiani, sociali, economici, lavorativi si dimenticano alle volte dello stato di abbandono in cui vivono i loro figli. E i figli non dicono nulla, ma pullula in loro un certo risentimento. I genitori d'altra parte, impotenti, vedono i figli allontanarsi da loro. Pensano che dare degli euro ai figli, perché si vadano a divertire, sia tutto. Ma i figli vogliono molto di più: vogliono amore, comprensione, vicinanza, attenzione ai loro problemi. Vorrebbero forse un aiuto ai loro conflitti morali che anche oggi esistono. Problemi, conflitti che in fondo sono di ogni generazione e che emergono in chat, evidenti, nell'anonimato. Questo libro ne è una delle tante testimonianze.
- E allora perché non scoprire insieme ai figli, solo per qualche ora al giorno, che cosa li turba, che cosa amano, che cosa vogliono. Il computer può in questo caso diventare un mezzo di avvicinamento.
- Alle volte al ragazzo basta solo la vicinanza fisica, sentire che un adulto è lì con lui, che ride insieme a lui magari chattando con un estraneo. In questo luogo virtuale il genitore può intervenire nel dialogo aiutandolo a capire, dai discorsi che si fanno via chat, che cosa è bene e che cosa è male. E questo è per i genitori un compito grandissimo perché uniscono l'utile al dilettevole, credo.
- In certe situazioni i ragazzi hanno bisogno del sostegno morale, della fiducia. Alle volte scappano di casa, o si drogano. Lo fanno, in genere, per reagire all'impossibilità di comunicare con il mondo, oppure perché scelgono cattive compagnie, oppure per punire i genitori del loro apparente disinteresse. In questo caso non è importante che i genitori siano dei professori, ma semplicemente educatori. Educatori dei loro figli alla vita del domani.
- Il computer dunque non sarà l'unica via di comunicazione del domani. Ha anche dei limiti, ma sarà certamente una delle vie che se usata correttamente potrà diventare una ricchezza inesauribile di conoscenza e di esperienza. L'uomo del futuro sarà meno solo a casa sua. La chat favorirà in modo confortevole e curioso l'incontro delle persone dentro e fuori casa, in modo virtuale e anche reale, con le dovute precauzioni, se si vorrà.
CLICK ON MY HEART - "Click on my heart, my love... and go on again." disse Albert a Elisabeth.
- Quelle parole dette improvvisamente sconvolsero la mente di Elisabeth. Una vampata di rossore travolse il suo animo ed emerse evidente nelle sue guance pallide, levigate come la porcellana. Ella iniziò ad ansimare per l'emozione in modo lento, roco, come quando si fa a piedi una salita ripida.
- Non sapeva che dire. Scrisse solo poche parole sullo schermo del computer: "Di dove sei?"
- Albert rispose secco: "Sono inglese ed ho 40 anni, e tu?"
- "lo sono austriaca, di Klagenfurt." Replicò Elisabeth ed aggiunse: "D'inverno abito in città, mentre d'estate ho una casa direttamente affacciata sul lago Worthersee, immersa nel verde. Durante le vacanze estive faccio delle gite con i miei genitori con la barca sul lago, alle volte vado alla spiaggia e con le mie amiche ci sdraiamo sull'erba. Poche volte facciamo il bagno perché l'acqua è piuttosto fredda."
- "Ehi" continuò Albert "non vuoi stare con me per una notte ed essere la mia donna?"
- "Ma io sono la tua metà." rispose Elisabeth ironicamente: "Ho solo 20 anni."
- "Come sono meravigliose le stelle, e tu ne fai parte, e com'è meravigliosa la forza dell'amore!" concluse Albert.
- "Che dici? Ci siamo appena conosciuti e mi parli già d'amore! Veramente ho un po' di sonno, ma starò con te per una notte. Sarò la tua innamorata: un angelo bianco di marmo, con il vestito ricamato dai fiori della passione" scherzò Elisabeth, stropicciandosi velocemente gli occhi. Poi accarezzò il visino per rianimarsi un poco e, con le delicate mani, mise dietro alle orecchie le ciocche di capelli biondi che le impedivano la visuale.
- "Ah, ah, ah.", rise lui in segno d'approvazione considerando con stupore l'ingenuità di quella ragazza appena incontrata.
- Egli rideva con coraggio e di colpo si sentì meglio. Cominciò a immaginare quanto era contento di poter dialogare con la fanciulla. In fondo desiderava e cercava da tempo un tipino come lei.
- Si sentiva spontaneo e appagato come un ragazzino. Aveva voglia di baci. Anche se erano virtuali..., che importava. Voleva coccolare qualcuno con le parole e rinunciare a quella parte di adulto per privilegiare qualche lato infantile, sia pur superficiale.
- Per sessanta inebrianti minuti voleva perdersi nella naturalezza e unicità piacevole di quella giovane donna.
- Sentiva il desiderio intenso di arricchire la sua esistenza. Voleva comunicare a Elisabeth -mentre batteva con le sue delicate, ma energiche dita sulla tastiera del computer- le sue nuove emozioni.
- Egli inspirò lentamente l'aria notturna, impregnata dell'odore umido di erba che entrava dalla finestra semiaperta. Cercò i profumi misteriosi e sensuali dei fiori del suo giardino, e inebriandosi di loro, infine le scrisse: "Offrimi un pensiero."
- "Eccolo." rispose Elisabeth divertita "Vuoi dividere la tua gioia con me?"
- "Cosa!" replicò Albert sconcertato. Egli si guardò attorno per trovare un significato a quella parola: "gioia."
- Vicino a lui c'era il tavolo ricoperto di carte, in un calice al suo fianco dello champagne. Era intento a finire un dramma per il Direttore del teatro "Apollo" di Oxford, e poi era alle prese con un progetto per la scuola superiore del luogo.
- La sua donna lo aveva abbandonato, lui l'aveva trascurata, tradita, era un'infame se ne rendeva conto. Ma che fare ormai?
- C'era forse qualche speranza che lei tornasse? Come poteva rimediare? Lo sapeva non c'era modo.
- Del resto la passione si era affievolita in lui così come scoprì che, a quell'ora, non c'era più fuoco nel caminetto ed egli era debole per pensare ancora.
- Guardò lo schermo del computer. Aveva gli occhi pieni di lacrime. Si sentiva perduto, incapace di distinguere il bene dal male, il reale dal virtuale. Le sue dita erano di piombo. Non poteva scrivere.
- E poi che cosa doveva scrivere. Rischiò.
- "Posso amarti?" digitò il gentleman inglese in tono di supplica.
- "Sì certo!", rispose la ragazza con disinvoltura e piena di entusiasmo; ed aggiunse: "Ma cosa ti è successo?
- Credevo che te ne fossi andato via. Pensavo che non volessi più scrivermi!"
- Albert si passò la mano fra i capelli che erano completamente scuri, nonostante la sua età. Le sue labbra erano tremanti. Gli occhi azzurri -verdi erano diventati improvvisamente grandi e sognanti. Il suo viso magro stava impallidendo. Chino sopra la tastiera si sentiva imbarazzato di quella proposta appena fatta alla ragazza, ma continuò: "Voglio sentirti al telefono, incontrarti...."
- "No", scrisse lei sullo schermo del computer, "ancora è troppo presto" concluse.
- "Allora vattene!" sentenziò freddamente Albert che in fondo andava sempre al sodo.
- "Perché mi scacci? Cosa ti ho fatto di male? Volevo solo condividere un po' di gioia, di felicità con te, per non essere sola, per ridere, per sorridere alla vita insieme. Trattarmi così è crudele, disumano." Si rattristò Elisabeth.
- "Voglio vederti" Albert concluse. "Ti prego, poiché io sono stanco. Stanco di chattare."
- "Che cos'hai?" chiese Elisabeth dubbiosa, accavallando le lunghe, sottili gambe, e appoggiandosi contemporaneamente allo schienale della sedia, in attesa di una risposta soddisfacente.
- "A che cosa mi serve parlare? Qui è tutto 'virtuale'. Non posso toccarti. Non ti conosco" soggiunse Albert.
- "Ammetto che non ci conosciamo concretamente però è bello chiacchierare insieme, ma se tu non vuoi, se non mi apprezzi, me ne vado" rispose Elisabeth con un nodo alla gola.
- "Ti sei presa gioco di me!", gridò Albert indignato scrivendo nervosamente sulla tastiera.
- "No amore credimi, no!" aggiunse affannosamente Elisabeth con un velo di malinconia negli occhi. Ormai era quasi disperata.
- "Non c'è più nulla da fare. Se vedessi... Piango." Gli occhi di Albert si riempirono di lacrime nel dire queste parole. Scriveva lentamente, a testa bassa, per il gran cruccio.
- "Al, Al, Al... Perché non vuoi stare con me?" chiese afflitta Elisabeth capendo che la situazione era drammatica. Fece una pausa. Si irrigidì, ma poi con gli occhi trafugati dall'amore riprese: "Ho osato forse ferirti? Dimmelo, non mi pare. Parliamone."
- "Ma allora non vuoi capire", Albert sentenziò con il senso profondo della propria nullità, di non aver nulla che vale e la vergogna di non averlo, "perché mi tratti così? Voglio solo vederti. E se non lo posso fare non mi interessa niente di te. Vattene."
- "Se mi dici così allora io vado. Addio!" e Elisabeth chiuse amareggiata, muta, delusa e piangente il computer.
- Era mezzanotte quando entrambi andarono a dormire - tra estasi e tormento - ciascuno nel letto della propria casa, nella propria città.
- Entrambi chiusero gli occhi ma, una mezz'ora dopo, si ritrovarono a cercare il sonno svegli.
- Essi non avevano cessato di fare delle riflessioni tentando di dormire.
- Da una parte in un grande letto a baldacchino una giovane donna appoggiava teneramente il suo capo sul cuscino il cui guanciale era morbido e fresco come le due guance della sua infanzia. Mezzanotte.
- Quale felicità, quale dolore ella sentiva in petto. Nell'oscurità gustava il momento lieto di quello strano incontro via computer. Ma subito ritrovava il terrore dell'abbandono: "Ti sei presa gioco di me. Addio!"
- Quel discorso le appariva come una cosa senza senso, incomprensibile, oscura.
- Si domandava che ora poteva essere, quanti minuti erano passati da quel incontro fatale.
- Le sue giovanili certezze, i suoi ideali di vita appena nati già stavano per sgretolarsi. Sentiva nel suo cuore che si stava innamorando appassionatamente, disperatamente di quell'uomo.
- "Povera illusa" avrebbero commentato, alla nuova notizia, le sue amiche, sua madre e suo padre.
- "Lascia perdere quell'uomo è vecchio per te. Il tuo è un capriccio, un'infatuazione."
- "Lascia perdere, Elisabeth", disse tra sé, "la moglie e i figli abbandonati chiedono di lui, chiedono che lui resti con loro. Sarebbe uno scandalo per le istituzioni, una follia per la mia famiglia.
- Eppure io lo amo. Non so che fare. Domani deciderò.
- Lui mi desidera, vuole vedermi. Mi ama sono sicura. Ma questo nostro amore non può vivere a lungo. Non lo so. In realtà non c'è posto per me nel reale, solo nel mondo immaginario."
- Elisabeth si rigirò nel letto, bagnando di calde lacrime il cuscino, e subito dopo, il suo volto, i suoi pensieri sprofondarono nel buio.
- Ella cadde così nell'incoscienza del sonno, e in esso si immersero i mobili, la camera, il tutto di cui lei non era che una piccola parte, e nell'insensibilità della quale lei andava velocemente ad unirsi.
- Da un'altra parte un uomo pareva dormire, teneva in cerchio attorno a sé il filo delle ore, l'ordine degli anni. Si assopiva nelle tenebre della notte, ma improvvisamente la luce della coscienza risvegliava in lui l'immagine di una donna, come una Eva che nasce dalla costola di Adamo.
- Egli sentiva caldo tra le lenzuola stropicciate, pervaso dal fremito esistenziale generato da quel sentimento primitivo di piacere ritrovato. L'istinto si risvegliava in lui. Era come l'energia di un cavallo selvaggio che corre al chiaro di luna nella intricata foresta della vita. E là nel bosco, nel silenzio della notte umida, quell'istinto animalesco che sentiva dentro di sé lo trasformava - quasi avesse bevuto una pozione magica - in un giovane principe. Gli pareva di camminare, ma non sapeva verso che luogo. Poi improvvisamente si fermava attonito davanti ai tratti di una donna che sapeva di amare. Egli la ritrovava finalmente, come colui che partito per un viaggio verso una città desiderata si ferma qualche giorno in essa per ammirarla in tutta la sua bellezza. Così egli voleva gustare nella realtà lo charme del sogno.
- Il suo pensiero si agitava per cercare, nella forma, la collocazione esatta di quella giovane e affascinante principessa senza riuscire tuttavia a sapere dov'era esattamente. Poi un poco alla volta quell'apparizione scomparve, ed egli la dimenticò a causa del sonno.
- Il campanile della chiesetta di Saint Mary batteva tre rintocchi quando egli si addormentò.
- Il suo fu però un dormiveglia agitato, rotto alla fine dal trillo della sveglia.
- Egli si alzò a fatica. Erano le sei, si fece la doccia, si rasò. Poi alle otto e mezza uscì, dopo aver bevuto la sua tazza di caffè amaro; in mano aveva la sua borsa da lavoro in pelle e si fece portare dal taxi alla scuola.
- Davanti a lui sulla sinistra c'era il solito taxista che guidava velocemente, ma lui non lo vedeva poiché era seduto sul sedile posteriore ad occhi chiusi; era solo, lontano da quelli di cui aveva bisogno. Le donne che frequentava non gli davano alcuna gioia. Era una constatazione insopportabile. Un'idea che gli raggelava il sangue. Ma in fondo a se stesso doveva pur ammettere la verità: "Esse non mi conoscono e del resto nemmeno io, a questo punto della mia vita, mi conosco totalmente."
- Pensò poi: "Essere, esistere su questa terra, vale la pena? Lavorare e dirigere le cose in modo tale da aver successo nella vita... Tutto per avere tanto denaro.
- Denaro! Una paga da insegnante.
- Ma a qual fine? Qual è il senso di tutto ciò?"
- Egli aprì gli occhi e si volse a guardare fuori dal finestrino del taxi. Guardò fuori, ma sentiva nella sua testa un senso di vertigine considerando il disastro della sua vita e la delusione profonda e radicale in cui si trovava.
- "Può essere una malattia grave" diceva tra sé e sé "il fatto di essere stati a lungo trascurati, o un cumulo di delusioni che abbiamo sempre negato". Allora reagiamo incupendoci. Ma può capitare che ci guardiamo attorno e ci accorgiamo che gli altri sono felici. Ecco il segnale. La felicità degli altri.
- In genere non ci interessa molto, ce ne accorgiamo solo quando siamo trascinati dall'innamoramento. Allora, e solo allora, la sentiamo attorno a noi in modo quasi doloroso.
- E la invidiamo. Forse la parola invidia è fuorviante." concluse Albert.
- Per un attimo il suo pensiero si interruppe alla ricerca delle parole giuste e poi continuò: "Forse è piuttosto il senso di una mancanza riservata a noi. Un sentirci esclusi dalla felicità intensa che vive il mondo, con la certezza che è per noi inaccessibile. Sì, a me, in questo stato, è concesso solo il dovere quotidiano: un imperativo che non devo discutere, e la rinuncia."
- Egli era incapace ormai di scappare alla verità.
- Ma quale verità? Nient'altro che il bisogno di qualcuno che lo amasse veramente.
- Mentre contemplava un pezzo di cielo infinito egli pensò a sua moglie e ai suoi due figli che vivevano in periferia, nella casetta in mezzo al verde delle sue amate colline. Ripensò a una parte del suo passato che non poteva più riavere perché era giunto al punto del non ritorno.
- E questa era una delle ragioni per le quali ora aveva deciso di mettere ordine nella sua vita: egli desiderava risolvere tutti i malintesi, chiedere perdono. Se necessario scusarsi e poi... ricominciare un'altra vita.
- Ora aveva un motivo, lo sapeva; c'era un qualcosa che lo tormentava improvvisamente. Egli non poteva desiderare di morire. Egli doveva vivere. Aveva tanto da fare, da dire.
- Albert sospirò, mentre il taxi rallentava a causa del traffico stradale mattutino.
- Alcuni negozi del centro stavano aprendo. Ai lati della strada molte persone camminavano veloci. Tra di esse vide alcuni ragazzi vestiti con la divisa del College. Per un attimo pensò a quando era ragazzo. Pensò ai suoi amici del College. Bei tempi. La vita allora era facile, serena, spensierata.
- Chiuse gli occhi di nuovo. Non desiderava vedere nessuno. La malinconia lo assalì. Improvvisamente si sentì aspirato da un grande vuoto bianco. Egli cercò di resistere, di non pensare, ma le parole di quella ragazza conosciuta via computer irruppero come una folgore nel buio presente della sua vita. Il suo pensiero, ora, era già attaccato a quelle parole piene di speranza e d'innocenza. Elisabeth le aveva pronunciate. Quale sentimento avevano suscitato in lui? Sorrise. Quella giovane donna poteva risolvere i suoi problemi? Che pensiero cinico!
- Egli rise di nuovo senza gioia, mentre il taxi si era appena fermato davanti alla scuola. Pagò come d'abitudine il taxista. Salutò e abbottonandosi la giacca si avviò verso quello che era il quotidiano suo dovere.
- Ora, mentre camminava, curiosamente, inspiegabilmente, il suo cuore iniziò a palpitare più velocemente del solito.
- Il suo viso divenne grigio cenere e subito dopo tutto rosso. Un tremore incontrollato lo prese e, vacillante, tremante, si appoggiò ad una betulla lì vicino per pensare: "Mio Dio! Un colpo di fulmine per chi ancora non conosco? E' mai possibile? Elisabeth, mia cara sono uno stupido. Ti ho trattato male ieri sera."
- I suoi occhi ansiosi, febbrili, cercavano idealmente l'evanescente volto della donna. Egli bruciava d'ardore e di passione.
- La voleva vedere per parlarle, per trascorrere un week-end insieme. Non la poteva perdere così. La sua assenza già lo terrorizzava. Era inutile proseguire senza di lei.
- Aveva preso finalmente una decisione.
- Si sentiva per la prima volta bene, ed era eccitato all'idea che la sera stessa - appena ritornato a casa - avrebbe parlato con lei al computer. Trasse un sospiro di sollievo.
- Forse questo atto avrebbe sminuito la sua dignità, ma che gli importava oramai.
- Ma la sera Elisabeth non venne e neppure il giorno seguente.
- Al computer c'era soltanto il nick di 'Al', cioè l'abbreviazione del suo nome, in mezzo a tutti gli altri, solo come può stare un albero fra i tanti alberi che costituiscono un bosco.
- "Non riesco a capire il motivo per cui Elisabeth tarda tanto." pensò febbricitante Albert mentre stava seduto davanti al computer, e divertendosi a leggere i dialoghi degli altri.
- "In fondo il mio desiderio non è che una piccola cosa, ma forse lei si beffa di me.
- E poi chi è questa Elisabeth? lo la cerco qui senza che nulla mi venga dato in cambio. Però l'amo. Lei è la mia sola consolazione, il mio desiderio, la mia speranza prima di andare a dormire. È la donna che mi dà la calma con il suo abbraccio virtuale" mormorò egli a bassa voce, quasi volesse riconfermare ciò che provava per lei nel suo cuore.
- Così prese corpo nella mente di Al l'idea che il nome 'Elisabeth', se pensato, poteva essere un talismano di felicità che gli avrebbe permesso forse di ritrovare un giorno la gioia: colei che egli immaginava - nella realtà - bellissima, e che al momento - nel virtuale - non era che un'immagine fantasiosa e incerta.
- Balenò subito nella mente di Al l'idea di invitare la sua amata ad Oxord.
- Sì, l'avrebbe portata al laghetto dove lui era solito andare a pescare e là sulla barca in mezzo alla verdeggiante e romantica frescura sotto gli alberi grondanti di verde, là egli avrebbe preso le candide e delicate mani dì Elisabeth nelle sue e le avrebbe dichiarato il suo amore.
- Egli la voleva amare. Sapeva aspettare, dunque.
- Decise perciò che si sarebbe impegnato a conoscerla più profondamente, qualora fosse ricomparsa in chat, attraverso delle domande le cui risposte sarebbero diventate per lui le gocce di verità che dissetano e irrigano lo spirito di un uomo. Percepiva di essere come una pianta che ha raggiunto il suo completo sviluppo, ma che è ancora assetata d'acqua di vita e bisognosa di sole dell'amore.
- "Ho capito ogni cosa. lo ora voglio una vita piena." disse Albert soddisfatto della nuova scoperta fatta. "Nel nuovo amore trovo la mia forza, se vorrai Elisabeth soffrirò, sia pure. Nell'attesa che tu comunichi con me, io gioisco, donna amata, compagna mia. Il mondo si fa luminoso con te io rinasco nel tuo amore. Se tu dirai di sì al mio amore domani sarà una nuova primavera per me, ci aspetta una vita nuova da vivere insieme.
- Un risveglio felice con te sarà l'alba radiosa del nuovo giorno.
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Ins. 09-12-2003