LA PIÚ GRANDE
ANTOLOGIA VIRTUALE
DELLA POESIA ITALIANA

Poeti contemporanei affermati, emergenti ed esordienti
Carla Anna Durazzi
Ha pubblicato il libro
Carla Anna Durazzi - Frammentando
 
 
 
 
 
 
Collana Le schegge d'oro (i libri dei premi)
 
14x20,5 - pp. 58 - Euro 7,20
 
ISBN 88-6037-266-6
 
 

Pubblicazione realizzata con il contributo de
IL CLUB degli autori in quanto l'autrice è finalista nel Concorso Letterario Internazionale «J. Prévert» 2006

 
 
Foto dell'autrice di Bruno Durazzi

Presentazione
Poesie


Presentazione
 
Come si possono significare sentimenti ed emozioni che dimorano in ognuno di noi e quali vie possono prendere per mostrarsi? La sofferenza, la negazione, l'aggressività, la creatività?
Carla Anna Durazzi lo ha fatto con la poesia, attingendo dai suoi personali vissuti: "...i pochi frammenti di me che ho potuto tradurre in parole, e che hanno trovato la via di una modulazione poetica, sono ora riuniti in questo libro che io spero possa dar loro, in altri, nuova vita".

 
PREFAZIONE

di Giulio Stocchi

 
 
 
 
 
Cara Carla,
devi sapere che, come lettore, una delle cose che più mi annoiano e più trovo inutili, soprattutto nei libri di poesia, sono proprio le prefazioni, con quel loro prevedibile andamento che il genere richiede, articolandosi in una esposizione in prosa di quanto le poesie diranno, con l'accompagnamento dei consueti elogi e, per dimostrare l'acume del critico, una sia pur larvata riserva, per poi, dopo quelle inutili righe, abbandonare finalmente il lettore al "piacere del testo". Ti propongo invece qualcosa di certo inconsueto, ma per questo originale, a mia memoria mai fatto, e soprattutto vivo: utilizzare come prefazione brani della nostra colta e simpatetica corrispondenza. In questo modo il lettore del tuo libro avrebbe un'immagine, come dicevo, viva e concreta di ciò che significa leggere poesia: dalle prime righe che ti scrivevo, in cui riconoscevo nella poesia un filo per penetrare nel labirinto di noi stessi, e in questo modo, via via conversando, dare notazioni sulla poesia, sul tuo lavoro di psicoanalista -cioè i due versanti della tua personalità- e, da parte mia, attraverso le tue parole penetrare sempre più in me stesso, e rivelarmi un poco a te. La nascita, insomma, anche di un'amicizia, attraverso la poesia.Per amor di simmetria, che è un altro dei grandi artifici della poesia, il tutto è aperto dall'acrostico per te, e chiuso dall'acrostico per me che verrebbe a costituire, per così dire, il colpo di timpano che aprirà la sinfonia delle tue parole.
 

Giulio


Frammentando
CORRISPONDENDOSI
 
 
 
Comunque sarà il piccolo resto
A decidere il granello
Radiante imprigionato nell'ambra
La pagliuzza di felce che sopravvisse
Alla cenere di un fuoco che ancora può divampare


 
 
Cara Carla,
credo che uno dei miracoli della poesia consista nell'indurre il lettore a ripensare ai passi percorsi, alle svolte, ai gradini, alle occasioni colte e a quelle mancate. Le tue poesie d'amore mi hanno donato questo filo che aiuta a penetrare nel labirinto di noi stessi e quindi te ne ringrazio di cuore. Fai bene a raccoglierle in volume così offrirai ad altri lo stesso dono, anche se, purtroppo, la poesia è così poco letta e frequentata. Il tuo lavoro di analista ti dà soddisfazioni? Parlami un po' di te, anche se le poesie hanno già parlato e detto anche più di quanto tu possa immaginare.
Giulio
 
Questa tua risposta, mi ha definito "poeta" ed è un regalo immenso. Amo il mio lavoro di psicoanalista, mi piace e ho molto lavorato e sofferto per arrivarci. In certi momenti è molto affaticante: non sempre si riesce, alla fine di una giornata, a chiudere le porte dello studio e tornare a casa. Spesso ti porti tutto a casa.
Il mio lavoro credo sia come quello del contadino che deve lavorare a lungo per rendere la terra seminabile. E dopo averla seminata deve saper aspettare, curandola, prima di poter raccoglierne i frutti. Ma poi quel momento arriva, almeno quasi sempre, e questo restituisce il senso di tutto quel faticoso lavoro.
Carla
 
Come dice Lewis Hyde, il poeta è colui che fa un mestiere "femminile", improntato appunto alla sollecitudine, alla cura e al dono, di cui, Musa docet, il poeta è il primo beneficiario, quando incinto, non tanto di parole, quanto di un ritmo che attende la parola, si appresta a dare vita col suo lavoro, col suo travaglio per restare in tema, a mondi, sensazioni, sentimenti che, ove non fossero portati a parola, semplicemente non esisterebbero.
Come nell'amore, che rimarrebbe una parola vuota, se i corpi concreti, qui ed ora, degli amanti non si incontrassero, sfrenandosi nella braccia uno nell'altra, "Uno nell'altro" come dici tu nella tua bella poesia, dando carne e sangue a ciò che la nomenclatura della lingua definisce con quella bella, e forse troppo abusata, parola.
Giulio
 
Buongiorno Giulio, la giornata piovigginosa e cupa di oggi non mi permette, come avrei voluto, di godermi il mio giardino, di farmi donare un po' di calore dal sole... Anche i gatti (ne ho ben otto), che di solito non rientrano a casa fino al tramonto, si sono tutti accovacciati sulle sedie della cucina e sembrano in letargo.
Però, questo tempo invita al raccoglimento e quindi ho lavorato tutto il giorno per impaginare il mio libro di poesie che dovrei consegnare entro la fine del mese alla casa editrice.
Ho diviso il libro in quattro parti, ognuna delle quali separata da una citazione celebre (Neruda, Shakespeare e Dickinson).Ho cercato di fare una divisione che, per la verità, è un po' artificiosa. Infatti, molte poesie potrebbero stare in ognuna di queste parti. Forse, desideravo creare un rifugio a quelle più tristi, per le quali la citazione scelta è: "Dà parole al dolore: il dolore che non parla sussurra al cuore greve e gli comanda di spezzarsi" di William Shakespeare.
Carla
 
Mi piace immaginarti coi tuoi gatti, rientrati dall'uggia della pioggerella ai tuoi piedi, magari accanto al caminetto di cui in una tua poesia parli.
La citazione di Shakespeare mi sembra molto appropriata e mi fa venire in mente un acrostico che ho scritto in questi giorni per una mia amica, Elisa, la quale, curiosamente, ho conosciuto come ho conosciuto te: tramite la libreria "Libri e Caffè" di Anna, la quale si sta rivelando una quanto mai solerte pronuba. Dunque ecco l'acrostico:
 
E intanto che così inganniamo il tempo
La guerra che a noi stessi dichiariamo rinnegando amore
Il mondo esce come diceva Amleto di sesto
Sulle rovine vanno volando in larghi cerchi i corvi
Al paesaggio si accorda il cuore di cui facciamo strazio
 
Come vedi la citazione di William è puntuale. Puntuale in un mondo devastato dalla guerra e dalla violenza...
Vedi, Carla, tra lampi e tuoni il mio viaggio di ritorno in realtà non è ancora finito; il faro della costa è lontano, la sicurezza delle braccia amate anche.
E tuttavia in quella tempesta accade che uno squarcio improvviso di sereno mi riveli, lontana nei cieli, una parvenza di luna, candida come la pelle di colei che stringevo fra le braccia e che diventa perciò il segno, differito, come bene aveva visto Derrida, di una presenza che ancora può essere e alla luce della quale ha per me la sua epifania il reale.
Che quindi mi parla con le tracce di chi è assente, perché, dalla persona che era, si è disseminata in tutto ciò che mi circonda. E forse nel leggere, nell'imporsi quasi di leggere e decifrare i segni di chi non c'è, materialmente, ma che ti riempie cuore, anima e fantasia, consiste quello che voi psicanalisti chiamate "la coazione a ripetere".
L'istinto di morte e l'Eros costituiscono, per così dire, la materia prima cui il poeta dà forma, si iscrivono nella testura stessa dei suoi versi.
La ripetizione - pensa al caso macroscopico della rima - per cui ritrovi di verso in verso stessi suoni che si ripetono e ti incantano; e il principio di tensione-distensione - che poi è ciò che avviene nell'atto d'amore, nel sesso - per cui un verso giunto alla sua acmé va a capo e si placa -in un certo senso "viene"- nel verso successivo, in cui ritroverà l'eco dei suoni che l'hanno incantato nel precedente. E così via... Perché ti dico tutto questo, che come psicoanalista già conosci? Per segnalarti qualcosa che molti analisti ignorano ma che, come poeta, tu dovresti conoscere. E cioè che questi due principi fanno talmente, e profondamente parte dell'abito del poeta che non solo il suo lavoro, ma la sua stessa vita né è improntata. Così che la vita del poeta consiste in ultima analisi nel cercare sempre e disperatamente di "riattualizzare", ciò che è scomparso e nel cercare di rapirlo in un nuovo cominciamento. E forse questo è "l'eterno ritorno" di Nietzsche. E questo è il senso del mio viaggio tra lampi e tuoni.
Giulio
 
Ciao Giulio, A proposito di "un nuovo cominciamento" ... spesso, e qui parla soprattutto l'analista, si pensa al passato come qualcosa di immodificabile. La psicoanalisi, oltre che Nietzsche con il suo concetto di "volontà creativa", ritiene che il passato possa ritornare ed essere modificato. Ma ricominciare non significa sempre aver fatto propria un'esperienza, e quello che ci ha insegnato, aumentando con ciò il nostro bagaglio di risorse e di capacità di affrontare quella stessa situazione modificandola. Il più delle volte si ripete uguale a se stessa, come la scena di un copione che viene continuamente riproposta. E in quella scena, una persona può passare il resto della sua vita! In questo tunnel senza uscita ogni slancio, affetto, emozione, sentimento è come un quadro pieno di colori che viene subito dopo ridipinto con nere pennellate, trasformando il quadro in un paesaggio di estrema sofferenza. È quindi importante far riaffiorare i colori. Ed è quello che cerco di fare nel mio lavoro di analista. La morte è fonte di un'angoscia intollerabile ed è difficile accettare che la vita sia un percorso limitato nel tempo. Per questo esiste la religione, per dare conforto e per nascondere quest'angoscia che, invece, è senza fine. Ma gli atei, come me, di questo conforto non usufruiscono. Da bambina, invece, e per favore non riderne se puoi, ogni sera andavo a letto occupandone solo un angolino per far posto a Gesù. Pensavo che fosse al freddo e che non avesse un letto... Ho fatto fatica a far riaffiorare i miei colori.
Buona giornata,
Carla
 
Figurati se rido, cara Carla, dato che da bambino non ospitavo Gesù nel mio letto, ma addirittura credevo di essere Gesù Cristo e che sarei morto, chissà perché, a undici anni. Così che la mia prima grossa ferita narcisistica mi è stata inferta il 21 gennaio 1955, quando, il giorno dopo il mio undicesimo compleanno, mi sono accorto, con mio grave disappunto di essere ancora vivo. Per il resto concordo pienamente con te e, riallacciandomi anche a quanto di recente mi scrivevi, credo che l'aurea massima di Freud, "là dov'era Es, lì sarà Io", nel realizzare la quale consiste il lavoro dell'analista, trovi attuazione in quella fatica di dissodamento del terreno, da contadino, che mi descrivevi. Si tratta di riportare a vita e fioritura quei piccoli semi di speranza che non si sono potuti appagare e che giacciono come possibilità inespresse e tuttavia ancora feconde sul fondo della nostra infanzia. E quindi modificare il passato nel senso di attuarne le potenzialità irrealizzate e camminare diritti nel mondo incontro alle gioie e alle pene che la nostra avventura, la nostra residenza sulla terra, per dirla con Neruda, ci riserva. E dunque, come giustamente dici, ravvivare, al di là di ogni "pentimento" i colori che ci erano, e ci sono, destinati. E, a proposito di colori, ti prego di accettare questo poco di rosso, un colore credo a entrambi caro, che avvampa in questo vezzo di:
 
Papaveri:
dove s'abbatte
la falce,
testarda la speranza
risorge.
 
Parole, queste, che potrebbero essere la divisa del tuo, come del mio, lavoro. Il Cristo che un giorno p l'altro riuscirò ad essere ti saluta...
Giulio
 
Per Giulio:
Greve e affaticante amarezza sento
Insinuarsi nei tornanti delle tue emozioni infinite
Ubbioso dell'avvicinamento portatore d'incomprensioni
Laddove tu brami solo amore e saggezza
Incontaminata rimane la tua essenza profonda
Oasi nella quale ci si può sempre ritrovare.
 

Carla Anna Durazzi

Giulio Stocchi



 
Introduzione
di Carla Anna Durazzi
 
 
 
 
 

Alcuni dicono che quando è detta,

la parola muore.

Io dico invece che proprio quel giorno

comincia a vivere

 

Emily Dickinson

 
 
 

Classicamente la poesia era pensata come uno stile di scrittura che ha regole, ritmo, gruppi di sillabe, accenti e rime.
 
Più modernamente si è definito poesia o poetico quel testo che sa raggiungere ed evocare sensibilità, che tocca in modo particolare e che è sentito come qualcosa che riguarda una emozionalità che è di tutti, e che sentiamo bello, incoraggiante, appassionante, confortante o penetrante.
 
La poesia è, per me, un modo di raccontare un momento, una storia, Un desiderio, un timore, un'angoscia. È un'introspezione nel mondo emotivo, una fotografia impressa nella memoria, e poi sulla carta, attraverso le parole, di un frammento di vita vissuta o temuta o desiderata.
 
I frammenti emotivi sono pezzi di sé che tendono a riavvicinarsi e ricongiungersi cercando di ricomporre l'interezza della percezione della vita e del mondo interiore.
 
I pochi frammenti di me che ho potuto tradurre in parole, e che hanno trovato la via di una modulazione poetica, sono ora riuniti in questo libro che io spero possa dar loro, in altri, nuova vita.
 

Carla Anna Durazzi

 

 
Prima parte

 
 
 

Dura è la mia lotta e torno

con gli occhi stanchi,

a volte, d'aver visto

la terra che non cambia,

ma entrando il tuo sorriso

sale al cielo cercandomi

ed apre per me tutte

le porte della vita.

 

Pablo Neruda "Il tuo sorriso"

 
 
 


 
Melodia
 
 
 
Entro piano e ti guardo
un libro in mano
seduto dinanzi al camino
 
Alzi lo sguardo
 
La tristezza m'imprigiona
comprendi
m'accogli
mi leggi alcune righe
 
Profondità
intenzione
coscienza e lacrime
Partecipazione
 
Parole che liberano
unione di suoni
empatica armonia
 
Poesia
 

 
Incontro
 
 
 
Palpiti rumorosi e serenità
paura e giocondità
bonaccia e scompiglio
Dolore e felicità
 
Fantasia di sottrarsi, volontà di restare
Pensieri, riverberi, riflessioni
Che si scontrano, Che si incontrano
Voglia di quiete
 
Lo senti anche tu,
tenero e infinito amore mio?
 
Vorrei rifugiarmi
nell'angolo più celato
del tuo mondo.
E concederti il mio.

 
Antico dolore
 
 
 
Ti guardo,
occhi intensi e sussurro caldo
ammiccamento dei miei pensieri
sorriso che adoro
accendino arcobaleno fra noi
Vorrei recitare meglio il tuo rito
se non fossi legata
 
Siamo insieme
 
Lo sai, la gente soffre le trappole dei ricordi
Le mie rimangono vuote quando siamo insieme
E hanno cancelli e smarrito la chiave
davanti alle loro porte e nella loro anima
Che neppure l'amore sa aprire
che solo l'amore può divellere
strappare e gettare cantando come petali di margherite
Non devo finire d'amarti, adorarti e ricordare che
chiedere é stare insieme
 
Ora ti guardo
La tristezza é cosa di ieri
I miei seni sfiorano il tuo corpo
 
 
E se riuscirò a vincere la paura e verrò a baciarti,
lingua che accarezza e corre e si attarda
lingua giocosa
che sfiora il tuo petto, il tuo ventre
il tuo sesso, i tuoi umori
avrò dissipato la paura e la vergogna
perché possa anche amarti di più
 
Divinità dolce
che chiedi di essere amato
Amore saggezza
Antico dolore

 
In viaggio con te
 
 
 
Fette di pane in un piattino
listato di verde
ti servono ostriche
con molto burro
e grosse fette di limone
 
L'oceano respira alla roccia della vergine
ed ancora la sabbia
resta liscia ed umida
ad attenderlo
 
Il mio volto è lontano
ti manco, mi pensi
e le tue impronte sulla rena
sono scomparse con la luna
 
Il mio viso
bianco di luna
come quel giorno tra i fiori
 
Mi hai portata con te a Biarritz
nascosta fra i tuoi pensieri
nell'angolo più caldo del tuo cuore.
 

 
Ancora con te
 
 
 
Sei appassionato
quando ti stringi a me per cercare calore
Sei appassionatamente cocciuto e possessivo
quando vuoi isolarmi dal mondo
Sei buffo quando ti nascondi sotto il letto
per farti cercare
Sei buffamente pretenzioso quando vuoi
che ti venga a cercare comprensiva verso la tua rabbia
Sei dolce quando mi cerchi
desideroso di fare l'amore
Sei dolcemente rompiballe
quando lo vuoi ad ogni costo
Sei simpatico quando ringhi
per il disappunto
Sei simpaticamente antipatico quando
invece ti vuoi orgogliosamente imporre
Sei tenero quando mi racconti le cose più strampalate
al mattino presto per non farmi andar via
Sei teneramente egoista quando la sera
vuoi essere saziato di baci
e non pensi che sono a digiuno.
Sei anni con te.
Appassionatamente, buffamente,
dolcemente e teneramente con te.
 
 

 
Il fuoco
 
 
 
Una tavola disposta per due
spremuta d'arancia
caffè, latte, biscotti
e il tuo sorriso: il mio risveglio.
 
Il caminetto acceso
come ogni giorno, ora e notte
che infonde calore e protegge
non solo dal freddo.
 
Narrazioni di cose quotidiane
incertezze da risolvere
timori, irritazioni, allegrie
e profondità condivise.
 
Il nostro amore
un fuoco acceso lentamente
che come le vestali
nel tempio
non ambiamo si spenga mai.
 
 

Dove sono?
 
 
 
Trascorre il tempo
 
lento
nella fretta di raggiungere
 
veloce
nel desiderio di trattenere
 
Il tempo della mia vita
il mio percorso
 
rivolgo lo sguardo
 
in avanti
per sentire più vicine le mie mete
 
e indietro
per ricordarmi di quelle già raggiunte
 

 
Amarsi
 
Troppo bello stare qui seduta
il sapore di caffè in gola
sulla lingua, caldo morbido
e guardarti
 
Come dopo mangiato per chiacchierare
dopo l'amore con il sudore
che scivola
 
Le mani
toccano i teneri corpi umidi
in un prato con i colori dei prati
 
L'erba qualunque
riempie gli occhi di verde
 
mentre cerco fiori
che ti ripetano la serenità
dello stare sdraiati vicini
 
dardeggiati dal sole
caldo immobile
nel cielo senza contrasti
 
 
Ubriaca del tuo corpo
senza paure
che feriscano le dita protese

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Ins. 17-12-2006