Autori contemporanei
affermati, emergenti ed esordienti
- Anna Mantovani - Piccoli mondi di fiaba
- Collana Le schegge d'oro (i libri dei premi)
- 14x20,5 - pp. 800 - Euro 8,00
- ISBN 88-6037-150-3
Pubblicazione realizzata con il contributo de- IL CLUB degli autori in quanto si è classificata 2a nel concorso letterario «Comune di Candia Lomellina» 2003
Prefazione- Questo volumetto è composto da brevi fiabe e storielle fantastiche che vengono raccontate con garbo e delicatezza da Anna Mantovani. Le vicende narrate e i personaggi sono i soliti protagonisti del mondo della fantasia e rappresentano i punti fermi d'ogni racconto fiabesco. Ecco che ritroviamo Ippo, l'ippopotamo enorme e dall'animo gentile che, di certo, non vuole far del male a nessuno e per questo gli altri lo prendono in giro dicendogli che non è coraggioso, tranne Tippy, un topolino del campo vicino, un tipo in gamba e capace di raccontare barzellette. Eppure Ippo si rivelerà l'unico animale coraggioso che cerca di liberare dalle gabbie gli altri amici animali catturati dagli esseri umani e, finalmente, da quel giorno sarà rispettato ed imitato pur non perdendo mai la sua dolcezza.
- E poi, Lucky, un piccolo lupo viene salvato e adottato dalla cagnolina di Marco e Lucia dopo che mamma lupa è stata uccisa: come a far vedere che nel mondo animale forse v'è più umanità che in molti esseri umani.
- E ancora, una piccola zebra fa la crudele esperienza di vedere un coccodrillo assalire una zebra del suo gruppo e per rendere sicura la pozza d'acqua chiede aiuto agli altri animali che riunitisi insieme riescono a liberarsi del terribile coccodrillo perché "uniti si è più forti".
- O il povero gabbiano con l'ala spezzata salvato da Aurora e Alberto o Peggy, la piccola maialina, che fugge dal suo recinto e incontra Sgnuf il cinghiale che diventa suo amico.
- Senza dimenticare la regina Perlalucente che pagherà cara la sua arroganza e quel bambino salvato da una giovane trotella che si ricorda di lei e la libera una volta pescata, facendo finta di cadere e rovesciando il secchio nel quale era rinchiusa; e ancora la storia della luna che brillava felice, si sentiva la più bella, ammirata da tutti e incurante delle stelle, ma un bel giorno cambia idea e scopre di avere un cuore e tante stelle amiche nonostante non si sia comportata bene con loro e infine il giovane Tukay, che significa "piccolo bisonte", il quale durante una battuta di caccia salva la vita ad un piccolo bisonte e chiede di poterlo tenere con sé e, grazie a quell'esperienza, diventerà l'unico capo villaggio che cavalca uno splendido bisonte.
- Insomma sono rappresentati un po' tutti e alla fine v'è sempre un insegnamento utile, un ammonimento, un saggio consiglio per comportarsi meglio e cercare di capire gli "altri" siano essi uomini o animali o corpi celesti: e, in fin dei conti, la morale della favola ha sempre il sopravvento perché i personaggi possono cambiare ma il concetto rimane sempre quello. Senza dimenticare che Anna Mantovani riesce a raccontare in modo impeccabile quel "mondo di fiabe" e i giovani lettori saranno sicuramente affascinati dalla sua fantasia e dalla sua indiscussa creatività.
Massimiliano del Duca
Piccoli mondi di fiaba
Dedicato ad Aurora e Marcocon l'augurio che possano mantenere sempre
un piccolo angolo di sogno nel loro cuore.
- Grazie a mia madre che, oltre a tutte le cose belle che mi ha lasciato nel cuore, mi ha trasmesso anche la passione per la lettura e la scrittura, l'unico modo di spaziare oltre...
- Vivrai
- Ci avevo creduto.
- Dio solo sa quanto ci avevo creduto.
- Ma non doveva essere così.
- Quando la luce se ne è andata dai tuoi occhi,
- anche il mio cuore si è fermato per un attimo.
- Tutte le speranze di vederti ancora come eri,
- di poterti vedere ancora sorridere,
- sono scivolate via come vento tra le mie dita.
- So che ce l'hai messa tutta,
- che volevi vivere per noi.
- Ma per noi vivrai, mamma... per sempre.
Tukay, il piccolo bisonte
Tukay corse fino al limite della radura e si fermò col fiatone. Se qualcuno lo avesse visto avrebbe passato dei grossi guai, lui non aveva ancora l'età per seguire gli uomini. Nessuno in vista, tirò un sospiro di sollievo. Era troppo curioso, voleva sapere cosa succedeva quando gli uomini si coloravano, si armavano di lance e coltelli e partivano eccitati per la caccia. Mokao annusò l'aria... sì, erano vicini, ed erano in molti. Sorrise compiaciuto guardando Pahc che per la prima volta partecipava alla caccia. Era il primo dei suoi figli maschi, aveva quindici anni ed era ormai pronto per affrontare il grande bisonte. Il piccolo bisonte era nato da circa due settimane e non si staccava mai dalla madre. Era molto spaventato dai quei grossi maschi che prima vedeva solo sbuffare nelle vicinanze e che ora si erano uniti a loro. Sembravano molto cattivi e quando uno di loro sembrava avvicinarsi troppo, lui subito si nascondeva dietro alla madre. Quel mattino sembrava uguale a tutti gli altri ma improvvisamente il piccolo capì che qualcosa non andava. La madre si tese di colpo e i grandi maschi alzarono tutti insieme la testa e cominciarono a correre. Mentre correva cercando di non restare indietro, vide degli strani animali avvicinarsi ai lati. Di colpo la situazione divenne tragica: non c'era scampo! Quegli esseri attaccavano con ferocia e determinazione e alcuni bisonti stavano cadendo a terra. Il piccolo seguì la mamma e quando lei di colpo cadde, venne preso dal panico e cominciò a correrle intorno. Pahc attaccò la femmina e la colpì subito gravemente, mentre lei cadeva subito le si avventò sopra e la finì con la lancia. Quando smise di muoversi il ragazzo estrasse la lancia e si asciugò il sudore con un sorriso che andava crescendo. Era felice e cercò con lo sguardo il padre. Lo vide poco lontano e subito si alzò per raggiungerlo senza fare caso al piccolo bisonte che si nascose tremando sotto il corpo della madre. Tukay era terrorizzato! La mandria sembrava impazzita e si stava disperdendo in fretta. Mai il bambino avrebbe pensato alla caccia come a tutto quell'insieme di sangue, paura ed esaltazione. Un colpo tremendo alle sue spalle lo fece scattare in piedi e in un attimo si trovò quasi sotto la furia della bestia che cercava una via di fuga. Veloce come un fulmine si buttò di lato e rotolò fuori dal suo nascondiglio. Adesso era allo scoperto, l'avrebbero visto, corse a nascondersi dietro la carcassa di una bestia lì vicino. Si accucciò e guardò gli uomini che poco lontano circondavano un giovane bisonte. Improvvisamente sotto le mani di Tukay qualcosa si mosse. Il bambino trattenne il respiro: se quella bestia si fosse girata di colpo lo avrebbe schiacciato! Lentamente girò la testa ma la bestia che vide non poteva di certo muoversi, era decisamente morta. Ora Tukay aveva davvero paura. Sentiva sotto le dita un cuore che batteva! Ritrasse la mano e da sotto la femmina morta si alzò tremante un piccolo bisonte. L'animale e il bambino si guardarono a lungo negli occhi e fu come se potessero capirsi. Dovevano nascondersi: accarezzandolo e parlandogli Tukay trascinò il piccolo dietro i cespugli e poi si nascose anche lui. Mokao silenziosamente si avvicinò, c'era qualcosa dietro quei rami. Scostò veloce le foglie ed alzò il pugnale insanguinato e quasi gli venne un colpo quando si trovò di fronte suo figlio che abbracciava un piccolo bisonte. "No!" Tukay gridò e si coprì gli occhi con il braccio. Il padre non aveva fatto il minimo rumore e se lo era trovato davanti all'improvviso. "Tukay, cosa ci fai qui!" l'uomo era infuriato. "Potevo ucciderti!" "Mi dispiace papà, io volevo vedere la caccia." "Vedo che hai cacciato anche tu" disse Mokao indicando il piccolo bisonte dietro a Tukay. "Oh, no, ti prego papà, non voglio che lo uccidi, ti prego lasciamelo tenere" "Cosa? Tenere un bisonte?" rise l'uomo girandosi verso l'altro figlio. "Tuo fratello è impazzito, invece di un cavallo vuole cavalcare un bisonte" "Beh, non so se si lascerà cavalcare ma sono certo che possiamo essere amici. E poi il mio nome vuole dire piccolo bisonte, non è una bella coincidenza che ne abbia trovato davvero uno?" Gli uomini risero. "Solo perché nessuno ha mai allevato un bisonte non vedo perché non potrei farlo io" insisté fieramente Tukay. Erano passati dieci anni e il consiglio del villaggio alzò gli occhi perché stava arrivando il grande capo. Era un uomo forte e coraggioso, aveva fatto grandi cose da quando era diventato un capo ed era onorato da tutta la sua gente. E poi era famoso anche nei villaggi lontani perché era unico. Mokao sorrise e salutò il grande capo che arrivava cavalcando il suo enorme e splendido bisonte. Tukay ricambiò il saluto alzando la lancia verso il cielo.
- Una volta... tanto tempo fa
Il branco di dinosauri si muoveva lentamente verso la valle. Là, oltre la collina c'era la loro casa e ognuno si sarebbe riposato del lungo viaggio appena concluso. Come tutti gli anni l'intero gruppo si era spostato a nord, nei posti dei raduni, dove ogni branco e ogni specie si riuniva per imparare nuove cose, per dividere le conoscenze e migliorare le tecniche di sopravvivenza, per incontrare parenti e amici che vivevano lontano. Ora, mentre il sole rischiarava l'orizzonte con i suoi tiepidi raggi rossi del tramonto, la grande femmina di iguanodonte, spingeva con il muso il suo piccolo per l'ultimo faticoso tratto prima di ritrovare la loro cara e sicura valle. "Finalmente, mamma, siamo arrivati" "Sì, il viaggio è finito, piccolo. Ora potremo riposare". Il pasto si era concluso e tutto il branco si preparava per la notte. "Dai mamma, raccontami la storia degli uomini" il piccolo Dino non aveva voglia di dormire anche se quel giorno si era stancato molto. Si era divertito un mondo con i suoi nuovi amici, prima che loro prendessero un'altra strada per ritornare alle loro terre. Il grosso dinosauro sorrise. "Sono vissuti tanto tempo fa. Mangiavano di tutto, erano di tutti i colori e parlavano in tanti modi diversi. Avevano bellissime caverne, scatole che camminavano che usavano per spostarsi senza usare i piedi, riuscivano a vedere altri uomini molto distanti in scatole che si animavano e potevano parlare tra di loro anche se erano lontani. Si coprivano con pelli strane e colorate, avevano tutto per essere felici, poi dopo tante battaglie che combattevano non si sa bene perché..." "Per procurarsi da mangiare, come noi!" "No, avevano un modo strano per procurarsi il cibo. C'erano alcuni di loro che ne tenevano molto, tutto insieme e poi lo scambiavano con delle cose piccole e strane. Loro impazzivano per queste cose ed è stato proprio per quelle cose che alla fine si sono estinti. Non ne avevano mai abbastanza..." "Non gli bastavano per procurarsi da mangiare?" "No, a loro non bastava procurarsi da mangiare. Volevano tantissime cose" "Quali cose?" "Volevano comandare, posti per vivere sempre più grandi, volevano pelli sempre nuove, volevano spostarsi da un posto all'altro. Sai la nonna quando ero piccola mi ha raccontato che potevano volare." "Accidenti, che forza!" "Sì, avevano inventato delle cose che potevano far volare come gli uccelli. Sai, loro erano più fortunati di noi. Erano anche in grado di creare cose nuove. Purtroppo per noi non è possibile, possiamo solo cercare di sfruttare al meglio quello che abbiamo intorno". La grossa femmina scosse la testa. "Ma il loro problema era che non riuscivano mai ad andare d'accordo tra loro. Quando qualcuno trovava una cosa nuova e utile per vivere meglio, invece di dividerla con gli altri la teneva solo per il suo gruppo e se gli altri cercavano di prendergliela li uccideva" "Lottava con i denti?" No, aveva delle cose molto potenti che buttava addosso agli altri e distruggevano tutto, sempre di più, finchè non hanno distrutto anche chi le tirava". "Ci sono ancora queste cose, mamma?" "No, Dino, per fortuna si sono estinte con lui". "Noi non combattiamo più come prima, vero mamma?" "Ti ricordi che ti ho raccontato di quando anche noi abbiamo rischiato di scomparire perché ci combattevamo sempre tra specie diverse? Poi noi abbiamo capito che dovevamo stare uniti per sopravvivere. Gli uomini questo non l'hanno mai capito". "Ma come facevano a non capire che si può avere di più insieme: più cibo, più terreno verde dove correre, più amici. È tutto più facile, cosa altro serve?" "Vivevano in un altro modo, Dino" "Più bello?" "No, piccolo, non credo proprio" "Ma avevano tante cose" "Già, forse proprio per quello non riuscivano più a vivere bene. Forse di cose ne avevano troppe: troppo fuori e più nulla dentro". Il cielo si era ormai oscurato, la luna brillava felice, le stelle giocavano a rincorrersi e nulla poteva turbare la serena notte dei grossi e saggi pachidermi. "Mamma?" "Dimmi". "Sono contento che noi abbiamo capito". "Anch'io piccolo. Buonanotte".
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Ins. il 31-08-2006