
-
- I
-
- Squadre
- sparse
- di gocce
- si lasciano andare
- in tuffo
- verso steli sottili.
- Intirizziti
- giovani insetti
- indaffarati
- trascinano
- minuti laboriosi
- e confusi
- vivono.
- L'ultima propaggine
- di ramo
- corruga la fronte
- per solitudine,
- umide le piume,
- serrate le finestre,
- vuote le verande,
- colme le credenze.
- Il cappotto della notte
- rovescia catini d'acqua
- sui granelli di vita
- e sui comignoli,
- e mi corrisponde.
- Balenano
- splendidi visi
- ad occhi chiusi
- e coperte rimboccate,
- e una lieve mano
- accarezza
- un sogno.
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-
-
- II
-
- Scompare la pianura
- sotto le lenzuola bianche,
- fresche di bucato,
- e uno sterminato campo
- diventa un'isola
- a quest'ora della sera.
- Soli,
- è una notte disperata
- e ignota,
- umida e lenta,
- improvvisamente.
- Tutto e nulla
- minacciano,
- dissolti i confini
- la mente
- sente le distanze
- sottrarsi,
- illusioni e speranze
- unanimi
- si disperdono
- nel turbinio
- sempre immobile,
- apparso repentino,
- deciso a non lasciarmi
più.
- Nella clessidra
- rumori infernali
- mentre controllo le scarpe
- in cui ha termine
- il mondo visibile,
- mi seggo
- e capisco.
- Allora può
- risalire
- ed evanescente
- svanire.
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-
-
- III
-
- Due lupi,
- bianco il primo,
- dagli occhi azzurri,
- nero il secondo,
- occhi gialli,
- prosperano
- nel mio recinto
- in alternate
- sequenze di vita.
- Si nutrono
- di minime essenze,
- di attese
- e ripensamenti,
- affilano
- le acuminate zanne
- sul ceppo
- del mio albero,
- si scorticano,
- mi lambiscono,
- si accaniscono.
- Rovesciano
- sulla neve
- risorse infinite
- e infiniti strazi,
- subissano
- il mio sistema solare
- di orbite irregolari,
- canali interstellari,
- echi di guerre
- da guerreggiare
- e balzi ringhiosi
- da sperimentare.
- Lacerano
- e ricompongono
- neuroni
- per loro attitudine,
- rabbiosi.
- Riscaldano
- di respiri affannati
- le ore
- di apparente
- tregua.
- Simbolo,
- stemma
- della mia stessa
- franca
- lucida
- operosa
- nevrosi
- si stagliano
- nell'orizzonte
- più puro
- a vegliare
- sulle mie conquiste
- ed i miei dubbi.
- Combatteranno,
- si stroncheranno,
- ne usciranno
- rigenerati.
-
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-
-
- IV
-
- Orione splende
- in una notte lucida
- come l'elsa di una spada
- e tagliente
- come la sua lama,
- tra mille
- possibili scenari
- di certo il meno adatto
- a un dépliant.
- L'universo
- si giova
- di miliardi
- di creature:
- a me
- ne basterebbe
- una.
-

-
-
- V
-
- Vorrei avere
- un soldino
- per ogni pensiero
- che non rivelerai
- a nessuno.
- Mi piacerebbe
- regalarti sempre
- un'altra occasione,
- pulire tutti
- i tuoi ricordi
- senza strofinacci
- ma con una
- orchidea
- immortale.
- Sarebbe bello
- nasconderti
- la noia
- e il rimpianto,
- poter spianare
- le strade
- che percorrerai,
- catturare
- gli insetti
- che ti vorranno
- infastidire,
- costruire
- un calendario
- di giorni
- che val la pena
- di ricordare,
- destinare
- solo a te
- i doni del mondo,
- se ce ne sono.
- Meriteresti
- di camminare
- in inverno
- senza incontrare
- fango,
- di accarezzare
- la vita
- senza pungerti
- le dita,
- di salire in ascensore
- e ridere
- e ringraziare il cielo
- e continuare a correre.
- Tutto questo
- non ti posso
- assicurare,
- soltanto perché
- anch'io sono
- tra le onde,
- come te,
- e cerco di
- non affogare.
- Ma stai sicura che,
- se potessi,
- lo farei.
-

-
- VI
-
- Il parco
- immerso
- nella giornata triste
- e pensierosa,
- gravata
- da un sudicio strato
- di avvilente foschia,
- rimane
- pur sempre
- maestoso,
- più vecchio forse,
- ricurvo
- su sé stesso,
- ma celeste
- di vita limpida
- ed austera,
- e sicuro
- di un rigore
- vittoriano,
- semplice e sorprendente.
- Beato l'occhio
- che lo incontra,
- persino
- nel mattino
- sbagliato.
- Come in un carme del Settecento
- si sospira
- allontanandosi,
- e ci si sforza
- di trattenere
- una cellula
- del profumo
- che aleggia
- nelle aiuole
- per i secoli
- a venire.
-

-
-
- VII
-
- Amore mio
- del martedì,
- io non t'inganno,
- lo vedi,
- non sei la sola,
- ma, se credi,
- possiamo passeggiare
- per brevi tratti
- dall'albergo alla spiaggia
- e viceversa.
- Se saprai
- conquistare altre giornate,
- nuovi appuntamenti,
- ansie, tormenti,
- occhi chiusi
- e labbra aperte,
- offuscare
- ogni altra fisionomia,
- e se dopo
- una tale fatica
- e applicazione
- mi vorrai ancora,
- a quel punto
- deporrò le armi
- e conterò le ore
- dei feriali,
- dei festivi,
- di ogni ricorrenza,
- del tempo astrale
- e di quello interiore
- assieme a te.
-
-

-
-
- VIII
-
- Lungo i detriti
- delle serate stanche
- la colomba veleggia
- e ride,
- e descrive
- cerchi immensi
- di immenso benessere,
- interrotta tuttavia
- dal fatuo risuonare
- di spari
- a squarciare
- le piume.
- Raccolta
- in un sacco di iuta
- la vita
- non è
- neppure
- granché.
-

-
-
- IX
-
- Sorridi
- e illumina il mondo,
- luna,
- senza reticenze;
- vista così,
- di profilo,
- somigli tanto
- a un altro dono
- della vita,
- come te
- apparentemente
- a portata di mano,
- in realtà lontano,
- appassionatamente
- sfuggente.
- Ipnotica
- scendi
- e difendi
- la tua fama,
- avvolgi
- in un tenue
- velo di bambagia
- le sue labbra,
- perché formino
- la parola sì.
- Fai del tuo meglio,
- dopo tutto, vedi,
- io canto per te
- trent'anni dopo
- aver saputo
- che sei un Sahara
- infreddolito,
- per questo
- non è il caso
- di tirarsi indietro
- se ti chiedo
- uno slancio,
- un sussulto
- di generosità.
- Se puoi governare
- i passi, i pensieri
- degli essere umani
- per piccoli istanti
- distratti e notturni,
- ritrova il tuo orgoglio
- e fissa i miei occhi
- nei suoi.
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-
- X
-
- Quintessenza
- è
- sul mio comò
- un petalo gualcito,
- sbiadito
- dalle stagioni bianche,
- trofeo umile
- di vanità regolata,
- appeso alla pagina centoventisei
- come Tarzan
- ad una liana.
- Aggrappato
- al suo profumo perduto
- si mantiene
- un cortometraggio
- interpretato
- per più di vent'anni
- da una sola attrice.
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