- Incommuniqué
-
- Danze
rituali
- si sciolgono come
neve
- al fuoco dei sacri
falò.
- Balene
bianche
- rincorse di
sera
- da vecchi
scudieri
- si gettano a
capofitto
- negli
interstizi
- tra mattone e
mattone.
- Che la
guardia
- rincorra il
malvivente
- sugli scogli di
fronte
- alla
Manica
- è
quantomeno
- strano,
- ma in un
- mondo nel
quale
- gli
ottovolanti
- salutano con la
mano
- dalle
finestre
- di una
balera
- c'è da
aspettarsi
- questo ed
altro.
-
-
-
- Certezza
-
- Disumane
sofferenze,
- siamo sottoposti
a
- nefaste
indifferenze,
- colpevoli
maldicenze,
- intarsi ed
attinenze.
- Incontriamo
sciarade
- dagli occhi
grandi
- come
oblò
- che vendono
panini
- ai lati delle
strade.
- Se qualcosa è
appurato
- è il mio stato
di salute,
- la mia
incrollabile
- fede
nell'attaccapanni,
- che sia o no di
legno
- (però è
meglio
- che lo
sia).
-
-
- Un
verso
-
- Affrantemente
solitario mi muovo.
-
-
- Fatica
-
- Lo sguardo fisso in
avanti,
- le gambe
intorpidite,
- la schiena
pesante,
- le mani
doloranti.
- Un pioppo cade su di
me
- investendo di foglie
- i miei pensieri;
c'è aria
- delle grotte del
nord,
- l'asfalto brucia
di
- desideri
inespressi,
- le ruote calpestano
grigio,
- le ruote mi
condurranno da sole.
-
-
- Coltivazione
-
- Aratro, aratro,
pesante campana,
- che scocca, rintocca,
si abbassa, risuona,
- che batte le ore, i
minuti, il sudore,
- che piega la schiena,
che porta il dolore.
- Nemmeno uno di quei
signori
- conosce la fatica dei
nostri lavori.
-
-
- Tragedia
-
- Imitando il suono del
mitragliatore
- l'uomo uccide un
gabbiano tra gli scogli.
- Nel nido i piccoli
ancora attendono un volo,
- protendono invano se
stessi alla vita.
- Il peschereccio ha
reti di fil di ferro
- e rami di
ginepro,
- raccoglie senza
aspettare
- che i frutti siano
maturi,
- e si allontana con un
peso sulla coscienza.
-
-
- Brivido
strano
-
- Correre
- ansimando
- nella
pianura
- dai
petali
- azzurri;
- arrampicarsi
- sull'albero
- biondo
- con
una
- mano
- dietro
- la
schiena;
- gettarsi
- a
capofitto
- dove
- la
terra
- è
- più
vicina.
-
-
- Ultimi
giorni di novembre
-
- Costrizioni
laterali
- recano
affanno.
- Un rumore
assordante
- ma breve
spezza
- la linea della
sera.
- Fumo ed
inchiostro
- in volo da un
porto
- all'altro.
- Assuefazione.
-
-
- Jucker
-
- Jucker, joker,
sucker,
- volo di
calabrone,
- mente
offuscata,
- tanti
respiri.
- Corna di
antilope,
- lingue
biforcute,
- claustroagonia,
- fil di
ferro.
- Jucker,
jucker,
- unico
amico,
- guidami
piano
- tra i sentieri dorati
dell'erpice,
- tra i banchi assolati
e roventi,
- tra la schiuma che
appare e scompare,
- tra le braccia dei
mari del sud.
- Jucker,
fucker,
- violenta esplosione di
volgarità,
- necessaria spinta in
avanti,
- ricomporsi, prego,
ricomporsi.
- Realizzazione di un
piano predeterminato
- sedendo a terra in un
cunicolo buio,
- i topi mi
accerchiano,
- i topi, mio
Dio.
- Jucker,
rocker,
- almeno un po' di
vibrazioni,
- di alte
sensazioni,
- di forti
tonalità,
- segmenti di
libertà.
- Jucker,
poker,
- gioco a cinque col
cip,
- puntate medio
basse,
- full di jack e testa
di morto.
- Lancio di monetine in
campo,
- salto della siepe in
gruppo,
- uscita di
emergenza,
- soffocamento,
caldo.
- Jucker,
linker,
- collegamento via
satellite,
- fratellanza
programmata,
- potenza
infinita,
- telepazzia
collettiva.
- Signore, non
colpirmi
- con gli strali,
non
- piegare la
mia
- schiena già
curva,
- io e Jucker
usciremo
- di qui, lo
prometto,
- ma ci vorrà un
po' di tempo nero,
- di tempo viola e di
tempo giallo.
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