Prefazione
- Il dottor Manzo
(filosofo, teologo, traduttore dell'"Apocalisse di
Giovanni", di classici greci, latini, e della
letteratura internazionale, vincitore del Poetry Slam
di TorinoPoesia 2006 presso il Teatro della Caduta,
dove ha letto rime dalla sua opera prima"Correnti
Calamo", Golden Press ) non manca certo di fantasia,
perché Giovan Battista Marino
docet:
- "È del poeta
il fin la meraviglia: / parlo dell'eccellente, non del
goffo; / chi non sa far stupir vada alla striglia".
Suoi versi sono stati pubblicati nelle antologie "La
montagna Valle Spluga 2006" e "Poeti dell'Adda
2006".
- È
significativa del suo modo di parlare forbito la
lirica "Mi fa un baffo Vittoria. / Il Profeta promette
le uri, / esseri angelici, puri, / del Paradiso la
gloria".
- Altrove l'autore
dimostra la sua vis polemica (ironizzando su
un'istitutrice: "La direttrice, / Furia adirata, /
Erinni irata, / parole saetta, / mi contraddice /senza
pieta, / fango addosso mi getta, / legge e sentenze
detta, / non sta allo scherzo, alla pasquinata / e
dà la berta, / mi vieta di lodar la mia
Beatrice, / la mia Laura, la mia Fiammetta / che pure
nol merta, / il lauro poetico mi decreta, /
però non dice/ Onorate l'altissimo poeta, /
bensì C'inchiniamo al grande poeta /
parafrasando il divino poeta") e comica (satireggiando
su un'insegnante: "Vittoria Anna, / filosofante, /
filosofastra, / superdonna / delirante / e fumante, /
ammaestra / il volgo ignorante"), il suo stile
giovenalesco. Completano l'opera alcuni haiku, brevi
poesie modellate sullo schema giapponese.
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Canzoniere
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- Ho
rivisto Benedetta,
- giunone
dalle candide braccia,
- la
rossa, la riccia
- e il
cuore questo mi detta.
- Si
stringeva in grembo,
- al seno
un bimbo
- grassoccio,
paffuto
- e mi ha
guardato, muta,
- lungamente,
attonita.
- Per me
la donna è un mistero:
- angelo
dal ciel caduto,
- si
nega, si rifiuta,
- nella
disperazione getta
- chi il
diniego non accetta,
- chi
buone parole aspetta;
- è
meglio di lei il Limbo.
- Ma
questo non è un giorno
nero.
- Fra la
gente, angela mia,
- un
amore platonico,
- infelice
mi ricordi,
- ora che
Anna Vittoria,
- di cui
mi credevo un amico,
- mi
prepone i balordi.
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- Io non
prendo la penna
- per
lodare Vittoria Anna,
- ch'è
dura di cotenna.
- Io non
prendo la penna
- per
lodare Vittoria Anna,
- dispotica,
tiranna.
- Io non
prendo la penna
- per
lodare Vittoria Anna,
- indiavolata
donna.
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- Mi
piange il cuore, Anna.
- Non
vidi mai donna
- più
aspra, donna
- e
madonna.
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- Vittoria
- m'ignora,
- non mi
legge,
- morde e
fugge.
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- Il vero
non si vende,
- o
Maramaldi:
- chi
pretende
- di
farne commercio,
- di fare
i saldi
- è
turpe, lercio.
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- Vado
alla Superba,
- che
tesori serba,
- non a
Gerba,
- prato
d'erba.
- A me la
magnifica,
- felice
Italia,
- a te la
stregonica,
- desertica,
- arsa
Africa,
- o Anna
pietrosa,
- crudele,
stizzosa
- ma
piena di malia!
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- Maramaldi,
- mi
deludi,
- sangue
sudi
- per gli
studi,
- non
collaudi
- d'amore
i ludi,
- la
spada snudi,
- ti
chiudi
- con
modi rudi,
- dissaldi.
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- Chi se
stesso dedica
- all'ingrata
Vittoria
- sciupa
tempo e fatica,
- si
affligge, si martoria.
- Chi la
celebra, la canta
- versa
lacrime cocenti,
- la
testa perde, resta a denti
- asciutti,
dal dolore schianta.
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- Maramaldi,
- disprezzi
l'ironia,
- riprendi
i bardi
- con
querimonie,
- non
d'amore, d'ira ardi,
- non hai
riguardi.
- Contrabbandi
- la
filosofia,
- l'eudemonia,
- racconti
fandonie,
- arrischi,
azzardi
- una
macedonia,
- una
babilonia
- di
filosoferie,
- di
diavolerie.
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- Vittoria
- colora
- le
bugie,
- le
parole,
- spaccia
frottole,
- mette
fuori le unghie.
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- Santippe,
Maramaldi,
- nome
presagio, nomen omen,
- carica
d'acrimonia
- fai
maretta, ti riscaldi,
- ignori
Epicuro, Leopardi,
- Orazio,
Colonna Vittoria,
- l'atarassia,
lo zen,
- la
sapienza, la sofia,
- il
paradiso, l'eden,
- il
mondo ultraterren,
- procuri
tedio, spleen
- a un
artista bohèmien
- in un
battibalen,
- in meno
di un amen
- schizzi,
spargi, spandi,
- sputi
bile, velen.
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