Autori contemporanei
affermati, emergenti ed esordienti
Aldo C. Marturano
Ha pubblicato il libro
Aldo C. Marturano - "E' tramontato un sole sulla terra russa - Vita dialogata di Alessandro Nevskii"
Collana I salici narrativa)
15x21 - pp. 212 - Euro 14,00
ISBN 88-6037-184-8
Postfazione
In copertina:Icona del XIX Secolo
"E' tramontato un sole sulla terra russa - Vita dialogata di Alessandro Nevskii"
Un protagonista d'eccezione
- "Alessandro Jaroslavic', svegliatevi. È l'ora!"
- Nella stanza semibuia la voce dell'otrok di guardia risuona come un colpo di maglio sull'incudine. Nel dormiveglia Alessandro (Jaroslavic' significa figlio di Jaroslav in russo) si alza nel suo letto, tira fuori le gambe dalle pellicce che l'avvolgono e, sedendosi sulla sponda, si stropiccia gli occhi.
- Si guarda intorno e il suo sguardo è subito attirato dalla fioca luce del mattino che filtra attraverso la lastrina di mica dell'unica finestra.
- Fa un po' freddo, in verità, e, prima di mettere i piedi sull'impiantito di legno coperto di sofficissime stuoie e tappeti persiani, si strofina il petto col camicione di lino che ha addosso. Infila le babbucce di feltro e...
- Ma... dove siamo? E chi è Alessandro?
- Siamo nel secolo XIII e ci troviamo a qualche chilometro da Novgorod-la-Grande, nella cosiddetta Cittadella, residenza riservata al rappresentante (namestnik) del Gran Principe di Kiev e Alessandro proprio oggi sta per essere nominato ufficialmente namestnik.
- Suo padre, Jaroslav Vsevolodic', lo aveva indicato alla cittadinanza novgorodese quale suo successore e così finalmente oggi è giunto il giorno dell'investitura e del giuramento per questa importante mansione politica e militare.
- Jaroslav era ancora qui qualche settimana fa, ma poi è dovuto andare a Kiev e dopo aver ottenuto per Alessandro (che è il suo secondogenito) il consenso dall'assemblea popolare, la cosiddetta Vece di Novgorod, è partito.
- Qui ci troviamo all'estremo nord d'Europa, nelle Terre Russe settentrionali, e le notti hanno appena cominciato ad accorciarsi. La luce però è sempre poca da queste parti perché all'alba delle giornate di primavera si forma una nebbia fittissima che sale dal fiume e che lambisce e avvolge la Cittadella da tutti i lati e, benché il fiume sia ancora parzialmente ghiacciato lungo le rive, purtroppo, se il sole si vedrà... sarà molto più tardi durante la giornata!
- Intorno alla Cittadella ci sono qui e là mucchi di neve secca dell'inverno appena passato e i giorni della Masleniza (è il Carnevale russo) di quest'anno sono stati più rigidi del solito. Quando si è dato fuoco all'effigie della vecchia che raffigura l'inverno, c'era tantissima neve ghiacciata dappertutto! Qualche filo d'erba veramente fa già capolino lungo le rive del Volhov (è il fiume che bagna Novgorod e la Cittadella), mentre le betulle, i platani e i tigli hanno già messo fuori le prime timide foglioline.
- Il complesso principesco della Cittadella, il cosiddetto terem, proprio adesso va svegliandosi alle attività d'ogni giorno ed oggi, come sappiamo, è un giorno speciale.
- Dalla corte inferiore dell'edificio dove Alessandro fino a qualche minuto fa dormiva, gli unici suoni che si sentono sono quelli degli animali: il nitrire dei cavallini, il solito canto del gallo e poi pian piano lo scoppiettare dei fuochi che si stanno attizzando per i preparativi del banchetto che avrà luogo qui nel pomeriggio dopo la cerimonia in cattedrale.
- Di solito al mattino, intorpidito dal sonno appena interrotto, nessuno ha voglia di parlare anche se specialmente le voci delle donne indaffarate sono eccitate e frenetiche, con tutti i bimbi che impacciano i movimenti. Il giorno è, l'abbiamo detto!, speciale e tutto deve essere pronto perché il loro amato ragazzo e padrone sia festeggiato qui nel terem, rigorosamente secondo la tradizione. Le donne pensano che sarebbe bello se ci fosse al fianco del loro principe una sposa, ma non è ancora così... Verrà il tempo anche per questo e il terem sembrerà persino più splendido!
- Monsignor Novgorod la Grande (così suona in russo il nome ufficiale della città più grande dell'Europa del nord: Gospodìn Velìkii Nòvgorod) è una delle città più ricche e più belle di quel XIII sec. d. C., ed è orgogliosa della sua importanza. È seconda nella Terra Russa solo a Kiev, la Madre delle Città Russe, ma questa è ormai in decadenza da qualche tempo, a causa delle continue liti fra i cugini di Alessandro.
- Anni fa infatti lo zio del padre di Alessandro, Andrea (conosciuto col nomignolo di Bogoljubskii dal villaggio di Bogoljubovo da lui fondato nella Terra di Suzdal) figlio del famoso Giorgio Lungamano, aveva saccheggiato per rappresaglia Kiev e molte delle reliquie cristiane del vicino Monastero delle Grotte le aveva trasferite nella sua capitale, Vladimir-sulla-Kljazma. Soprattutto aveva trafugato da Vysc'gorod (poco a nord di Kiev) la miracolosa icona bizantina della Vergine. Andrea aveva costretto, più che incoraggiato, gli abitanti e i contadini dell'hinterland kieviano a trasferirsi più a nord nelle sue Terre di Rostov-la-Grande dove si trovava la sua Vladimir, avendo comprato dai boiari locali ogni lembo di terra possibile e privato Kiev di forza lavoro. Secondo la propaganda del defunto zio, chi fosse venuto da quelle parti avrebbe trovato più tranquillità e una vita migliore, perché le terre erano molto più fertili della vallata del Dnepr dove era Kiev e, in più, erano lontanissime dalle continue minacce dei minacciosi nomadi delle steppe.
- Queste storie di famiglia Alessandro le conosceva molto bene, visto che facevano parte dell'insegnamento ricevuto dal suo monaco precettore nella città di Perejaslavl'-oltre-la-foresta dove era nato e dove aveva vissuto i primi anni della sua vita.
- Suo padre era il terzogenito di Vsevolod Demetrio, fratello del già nominato Andrea Bogoljubskii, ed ancora quando era a Suzdal', era stato sposato una prima volta (per ragioni di alleanze strategiche) con una nipote del khan (così si chiamano i capi dei popoli nomadi della steppa) dei Cumani, Konciak, e, dopo la morte di questa moglie, in seconde nozze, aveva sposato la madre di Alessandro, Teodosia, figlia di Mstislav l'Impavido cugino di suo padre e a quel tempo namestnik a Novgorod.
- Il suo lignaggio quindi era nobile e famoso e Alessandro in questi ultimi giorni ha pensato bene alle responsabilità della carica che sta per assumere e non vuole essere solo un rampollo di un principe a capo di una città come Novgorod e basta! Anzi! Con l'aiuto di un monaco del locale Monastero di San Giorgio, vicinissimo alla Cittadella, qualche giorno fa si è fatto tirar fuori le Cronache della Città e se le è fatte leggere per sapere un po' di più sul passato delle terre novgorodesi che si accinge a governare.
Il problema dei nomadi invasori - In verità in questi giorni, che dovrebbero essere di festa, la Vece ha affrettato la data del giuramento, perché dal sud sono giunte notizie sull'apparizione di un nuovo popolo della steppa ancor più minaccioso degli altri: i Tatari. Tutti ne sono preoccupati, perché questi sembrano essere molto pericolosi e Alessandro potrebbe doversi preparare alla difesa della città, anche nel breve termine!
- Nelle Cronache c'è scritto questo: "Nell'anno 6732 (è il computo degli anni secondo lo stile bizantino e corrisponde al nostro 1224 d. C.)... a causa dei nostri peccati, sono giunti dei pagani (nel testo si dice "figli di Agar", la schiava di Abramo che aveva generato Ismaele e gli Arabi musulmani) sconosciuti. Nessuno sa bene chi siano e da dove provengano, né che lingua parlino né di che stirpe siano o quale sia la loro fede. Li chiamano tatari, ma altri li chiamano tauromeni e altri peceneghi. Altri ancora, fra cui il vescovo di Patara, Metodio, attestano che costoro sono usciti dal deserto di Jetreb... Dio solo sa chi siano e da dove vengono. I saggi, coloro che sanno interpretare i libri sanno bene chi sono, noi però lo ignoriamo e, affinché i principi russi lo ricordino, abbiamo qui scritto di loro e delle disgrazie che sono capitate ai principi per causa loro. Abbiamo infatti saputo che hanno conquistato le terre di molte genti..."
- Ha ascoltato con molta attenzione la lettura di queste pagine e soprattutto quello che si racconta della grande disfatta dei russi sul fiume Kalka, un fiumiciattolo del sud, contro questi Tatari.
- In breve si raccontava che il generale tataro Subedei e il suo collega Gebe avevano avuto dal Gran Khan dei Tatari della lontana Mongolia l'incarico di conquistare le Terre dei Bulgari del Volga, prima di tutto, e poi quelle dei russi e a questo scopo, con migliaia di cavalleggeri, allo stesso tempo arcieri abilissimi, si erano mossi verso le Terre Russe. Gebe era morto lungo la strada, ma Subedei aveva proseguito e aveva continuato la missione affidatagli. Aveva battuto prima i Cumani (i russi li chiamavano Polovzi) e poi i russi sul fiume Kalka, appunto. Inaspettatamente poi, con il bottino fatto e gli schiavi catturati (ma solo quelli giovani e forti, gli altri erano stati invece uccisi senza pietà), il generale tataro, aveva invertito l'itinerario e se ne era tornato nella steppa.
- È vero che tutto questo era avvenuto quando Alessandro aveva solo quattro anni e giocava ancora con suo fratello maggiore Teodoro, ma ora si tornava a parlare di questi maledetti e l'argomento è di nuovo attuale e minaccioso.
- Insomma si annunciano tempi difficili.
- Intanto, inginocchiato davanti all'icona della Vergine, sua protettrice, prega come gli hanno insegnato a fare prima di qualsiasi evento importante:
- "Santissima Vergine! Proteggimi in questo giorno difficile. Proteggi questo tuo figlio che si avvia ad essere il principe di questa nobile città. Indicami sempre la giusta via affinché non faccia mai torto a nessuno e soprattutto salva, Madre Santa, questa terra dai nemici della fede, da qualsiasi parte essi provengano!"
- Dopo questa breve preghiera scende rapidamente lungo la scala esterna e si reca alla banja (è una specie di sauna russa), costruita nel bel mezzo della corte alquanto sollevata dal suolo. Entra e, spogliatosi del tutto, si adagia sulla panca rovente e si lascia crogiolare dall'alta temperatura. L'inserviente che ha già riscaldato l'ambiente da qualche ora si preoccupa che stia comodo e rilassato. In un angolo infatti c'è la pec'ka (stufa) dove si arroventano grossi ciottoli del fiume e sui quali ogni tanto con un lungo mestolo di legno Alessandro schizza dell'acqua da un secchio liberando così il vapore. L'inserviente intanto con dei rami di legno profumati non sfrondati batte e strofina il corpo di Alessandro su tutti i punti possibili in modo da ravvivare la circolazione del sangue. Poi gli offre un bicchiere di kvas (specie di birra) freschissimo con tante foglie di menta e infine accompagna Alessandro, ancora grondante di sudore, alla tinozza d'acqua fredda già pronta fuori, all'interno del recinto della banja.
- È stata la sua tata a riempirla, questa tinozza, sciogliendo la neve perché, come si dice da queste parti, con l'acqua magica di marzo si è sicuri di star sempre bene e non aver mai malattie e dolori nel corpo.
- Ormai è pronto per vestirsi e per avviarsi in città.
L'investitura - Quando si era salutato con i suoi era rimasto un po' male.
- Come starà suo padre in salute? Lo rivedrà ancora? Rivedrà i suoi fratelli Andrea Michele e Jaroslav il Piccolo? E sua madre? È vero che suo padre ha la fama di gran maneggione, così ha sentito dire, ma ora che gli è stato offerto il trono di Kiev, dopo le lunghissime e laboriose discussioni fra suo zio Giorgio di Suzdal' e Vladimiro figlio di Rjurik, sedicente legittimo Gran Principe di Kiev, appena riscattato da una lunga prigionia presso i Cumani, ne sarà ben contento! Quante volte suo padre si era messo in contrasto con la Vece di Novgorod rischiando di essere cacciato via! Ora però che è lontano, suo padre gli manca...
- Gli ritorna in mente persino suo fratello Teodoro, sfortunatamente morto nel 1233, perché è proprio a causa di questa morte prematura che si trova addosso il fardello di namestnik. Se suo fratello fosse ancora vivo, sarebbe libero di chiudersi in convento per dedicarsi agli studi e alla religione che ha sempre preferito. "Dio però ha voluto altrimenti!" dice a se stesso quasi rassegnato.
- Quando suo padre si era salutato con lui, gli aveva messo le mani sulle spalle e, tenendolo saldamente così davanti a sé, gli aveva detto:
- "Alessandro, figlio mio, ti lascio un grande compito, proprio mentre i nemici delle nostre terre ci opprimono da tutti i lati. Ricordati che quando avrai bisogno di aiuto prima di chiederlo agli uomini, prega Cristo che ti illumini la mente col suo santo consiglio. Serba sempre la santa Croce vicino al tuo corpo perché essa ti difende da tutto e da tutti. Ascolta sempre chi viene a chiederti aiuto o consiglio, chiunque egli sia, piccolo o grande. Ti ricordi di Daniele il Prigioniero a Perejaslavl' e della Supplica che mi aveva scritto? Ti ricordi le sue parole? L'uomo ricco è noto in tutti i luoghi anche fuori della sua città natale, il povero invece in patria non è conosciuto da nessuno. Quando parla il boiaro, tutti l'ascoltano e gli danno ragione, ma quando parla il povero, tutti gli dicono di tacere perché non ha niente di importante da dire. L'uomo ricco ha belle vesti e il povero? Solo la sua parola sincera. Non badare a quel che vedi, ma stai attento a quello che la gente ha nel cuore. Ricorda queste parole, Alessandro! E non dimenticare mai la tua spada. Essa è la minaccia per i tuoi nemici e molti ti rispetteranno solo se l'hai salda nelle mani. Sei destinato alla seconda più grande e più nobile delle città russe. Servila bene, sia come giudice supremo che come generale dei suoi eserciti perché se essa rimane in piedi anche tu rimani in piedi e se essa rimane grande anche tu sarai grande, davanti a Dio e agli uomini!"
- La carovana si era poi messa in cammino lungo la riva del fiume diretta alla foce della Msta, altro fiume che si versa nelle vicinanze del lago Ilmen, il lago da dove sgorga il Volhov. Fin lì era riuscito ancora ad accompagnarli, ma poi li aveva guardati scomparire fra i boschi, i suoi cari. Fino a Kiev era un bel viaggio di quasi 800 verste e più (una versta è ca. 1 km) lungo le correnti dei fiumi...
- Tornato nel terem, si era rinchiuso nella sua stanza, triste e sconsolato. Aveva rifiutato ogni cibo e ogni bevanda, mentre la sua tata continuava a dirgli da dietro la porta:
- "Figlio mio, devi riaverti! Tu hai ora un grande compito e devi prepararti alle tue nuove responsabilità. Fra qualche giorno dovrai baciare la Croce (così si faceva giuramento)! Hai ragione di rattristarti, ma sicuramente rivedrai presto i nostri cari!"
- La tata sa che è solo un momento di debolezza ed è sicura che Alessandro presto tornerà a sorridere. È un bel ragazzo il suo Sascia (è il diminutivo di Alessandro): alto ben fatto capelli lunghi e biondo-rossicci, occhi chiarissimi come quelli di sua madre, con una corta barba intorno al viso e un fine portamento... insomma un vero principe! Quando sua madre glielo aveva affidato per allattarlo, se ne era subito innamorato.
- Negli ultimi tempi ha acquistato un tal vocione che tutti dicono che è come una tromba che squilla nel cielo! Quando urla fa paura un po' a tutti anche se poi tutti sanno che la sua ira svanisce in un momento e lei gli ha insegnato a non serbare mai rancore per nessuno! Una cosa le piace del suo Sascia: non beve così smodatamente come fanno gli altri otroki, suoi coetanei.
- Ora però Sascia è cresciuto e i vestiti da namestnik sono pronti, nuovi e profumati perché la tata ieri li ha lavati con delle erbe speciali.
- "Portali ad Alessandro Jaroslavic' e chiedigli se vuole essere aiutato a vestirsi!" dice alla servetta.
- La servetta non è di queste parti e lo si vede subito: ha gli occhi color nocciola e i capelli neri e deve esser figlia di qualche donna che ha fatto parte del seguito della prima moglie di suo padre, ma da sempre è amica di Alessandro e sa come trattarlo.
- Una volta vestito della grande uniforme, Alessandro con l'elmo appuntito fra le mani si avvia al paròm, una chiatta tutta di legno con una specie di casa costruita nel centro e impavesata coi vessilli del principe. Gli sperticatori che devono spingere la chiatta e il pilota che la deve guidare sono già al loro posto da un pezzo e, non appena Alessandro prende posto sulla tolda, la chiatta si mette in moto. La fatica è minima perché vanno nel verso della corrente e per di più Novgorod è lì a due passi!
- Nessuno dei suoi otroki gli parla...
- "Hanno soggezione di me ora che sto per diventare namestnik!" pensa il nostro principe e si sente solo e spaventato. È la stessa sensazione da bambino quando sua madre lo aveva lasciato nelle mani del vescovo per tagliargli i capelli la prima volta. Allora non aveva capito bene che cosa stava per accadergli e pensava che lo avrebbero mutilato orribilmente come facevano ai prigionieri di guerra, ai quali tagliavano naso e orecchie. Aveva pianto, ma non aveva urlato.
- Sua madre gli aveva detto: "Sascia caro, non devi aver paura! Ti tagliano solo qualche ciocca dei capelli, mica tutti! Vedrai che il vescovo non ti farà alcun male. Lui sa bene come si fa e non sentirai nemmeno il tocco delle cesoie quando le passeranno fra i tuoi capelli. E poi, pensa, sarai ormai un uomo grande! Ora potrai avere vestiti nuovi più grandi e più belli, avrai un cavallo tutto per te, delle armi vere per esercitarti... e tante e tante altre cose!"
- Se la ricorda ancora la cerimonia della sua tonsura (postrig): era il 30 maggio 1219 e c'era tutta la famiglia quando si era fermato davanti alla porta della chiesa dalla parte da dove entrano i nobili e dove tutto era preparato da un bel pezzo. L'arcivescovo si era avvicinato colle cesoie, quelle che si usano per tosare le pecore, verso di lui, quasi con fare minaccioso. Non aveva provato dolore, forse solo qualche strappo, ma tanto invece era stato lo spavento. Tutto era finito in breve tempo e alla fine il prelato gli aveva dato un bacio sulla fronte lasciandolo libero con poche parole: "Va dunque Alessandro Jaroslavic' e che il Signore ti benedica!" "Amen!" avevano detto tutti e la cerimonia si era così conclusa.
- Che fatica però! I suoi lo avevano abbracciato con calore, anche suo fratello Teodoro che aveva fatto il postrig qualche anno prima. Suo padre lo aveva subito messo su un cavallino lituano, già in attesa sul sagrato della chiesa. Era un animale bellissimo e pelosissimo... E quanti regali aveva ricevuto! Il più importante dei doni però era stato l'arco, la faretra e le frecce. Chissà dove era andato a finire quell'arco! Era da tempo che non lo aveva più visto! Tanti traslochi in quegli anni... Da una città all'altra.
- Intanto la riva del fiume gli scorre davanti agli occhi e la Cittadella è ormai alle sue spalle.
- "Il principe namestnik deve vivere fuori delle mura della città." così recitava la costituzione di Monsignor Novgorod la Grande "Novgorod ha destinato a questo scopo l'isoletta che è formata dal Volhov da una parte e dal fiume-canale Zhilotug dall'altra che si unisce poi al Piccolo Volhov (Volhovez).Là il principe abbia il suo terem con i suoi famigli, la sua druzhina (la sua consorteria militare) e tutti i suoi averi.
- Questa specie di "confino" era ormai una situazione che vigeva da quasi cento anni. Prima però, il principe aveva abitato sulla riva del Detinez e aveva posto ancora il suo sigillo di oro su tutti i documenti della Vece, poi nel 1136 i boiari, in una specie di sommossa, si erano impadroniti definitivamente del potere supremo e avevano continuato, sì!, ad accettare la presenza di un namestnik, imponendogli però come residenza la Cittadella attuale, benché una parte del Detinez avesse conservato il ricordo della presenza del principe. Ancora oggi si chiamava "Spiazzo del Principe" il luogo dove era una volta la residenza principesca e nessuno finora aveva osato cambiare quel nome!
- Gli alberi sulla riva sembrano fargli da guardia d'onore per come sono lunghi e diritti, e ogni tanto qualche pescatore, non appena vede il parom del principe passare, si toglie il cappello, alzandosi e inchinandosi. Tutti lo conoscono e gli vogliono bene da queste parti. Quante volte è andato a pesca di trote sul fiume o sui laghetti vicini, specialmente d'inverno facendo i fori nel ghiaccio. Alessandro vorrebbe salutare, anche lui agitando le braccia, ma non può più farlo perché oggi la dura etichetta delle tradizioni glielo impedisce.
- Già si sente il suono della campana più grande di Novgorod, quella campana di fattura italiana che i novgorodesi chiamano affettuosamente la Chiassona, e che tanti anni fa era stata persino rubata dal campanile dal principe di Polozk, Vseslav l'Incantatore. Poi i novgorodesi se l'erano ripresa e l'avevano rimessa al suo posto ed ora squillava in tutte le occasioni importanti e la sua voce è così forte che la si sente da tutti i cantoni della città e indica o che c'è un'assemblea o che c'è una calamità o che è nato l'erede del namestnik o che è stato scelto il nuovo arcivescovo.
- L'otrok che gli è accanto finalmente gli dice:
- "Alessandro Jaroslavic', fra pochissimo potrai vedere le prime torri angolari del Detinez. I gridi (le sentinelle della guardia nobile) che hanno una vista da falchi ci hanno già visto e avranno già avvisato l'arcivescovo del tuo arrivo!"
- Veramente è già da qualche giorno che l'arcivescovo è indaffarato nella chiesa di Santa Sofia di Novgorod per approntare il tempio per la cerimonia. Ha fatto lustrare tutto: dalle lastre del pavimento alle icone dell'iconostasi. Anche il posadnik, insieme ai posadniki precedenti ancora vivi e a quelli delle città vicine e tutta la popolazione si sono preparati a riceverlo sulla Riva del Commercio, di fronte a quella di Santa Sofia, dove c'è il Detinez, e lo stanno aspettando.
- Sono tantissimi raccolti vicino al Ponte Grande per venire a vedere Alessandro Jaroslavic' in grande uniforme non appena il parom del principe attraccherà al molo. Sulle mura del Detinez e su quelli opposti della Riva del Commercio sono stati distesi drappi preziosi e colorati e tutti i gati (le strade fatte di tronchi di legno di Novgorod) sono stati ripuliti a dovere e quelli che saranno percorsi per la cerimonia sono addirittura coperti da tappeti e drappi di velluto.
- Insomma la città è pronta per consacrare il namestnik Alessandro.
La grande cerimonia - Un urto improvviso, un suono secco e il parom tocca il molo di legno di fronte alla Porta del Mercato per la quale si entra nella Riva del Commercio. Alessandro si ricompone e, non appena la passerella è stata calata, scende a terra con passo sicuro, solennemente salutato dagli inchini dei notabili e della folla. I bambini vocianti cercano di toccarlo con le loro manine perché se riusciranno a toccarlo, riceveranno da lui la fortuna per il resto della vita, ma bisogna stare attenti perché la gente, che crede nei poteri taumaturgici dei principi, quando può, è pronta persino a tagliare a pezzi il loro vestito per farne talismani e reliquie.
- Nella grande Corte di Jaroslav la campana della Vece ha ricominciato a suonare non appena lo hanno avvistato e qui il posadnik in piedi sulla pedana lo saluta con deferenza. Alessandro li conosce quasi tutti questi notabili, salvo quelli di Pleskov o di Ladoga, e sa anche che il posadnik di Novgorod è un rampollo di una famiglia che ormai da anni si passa questa mansione dal fratello al cugino, dal padre al figlio e così via: gli Stepànovic'. I circa trecento boiari sono schierati in parata e ciascuno ostenta la sua cintura d'oro e d'argento incrostata di pietre preziose, segno della nobiltà della propria discendenza.
- Comincia ad alta voce la lettura del "Contratto d'ingaggio".
- È una lettura lunga e puntuale, fatta con sussiego nel silenzio di tutti gli astanti col quel dolce accento del dialetto novgorodese. Senza sottoscrivere questo contratto Alessandro non potrebbe mai prendere la sua carica. L'ha già letto un paio di volte questo testo e ne conosce il contenuto quasi a memoria:
- "... Tu o principe senza il posadnik non emettere mai giudizi e sentenze. Senza il posadnik non vendere e non acquistare. Non firmare né accordi né permessi senza il posadnik... e se tu una sola volta farai questo, io posadnik di Novgorod ti indicherò la via del ritorno per il luogo da dove sei venuto..."
- Poi il posadnik legge la lista dei villaggi che gli sono stati assegnati per il suo mantenimento e gli starosty (capivillaggio) di ciascun villaggio nominato annuiscono man mano che si legge il nome del loro proprio. Viene poi detta la somma che gli verrà trasferita come dono della città.
- Finalmente la lettura è finita e Alessandro, finora in piedi sulla pedana, si china e posa la mano destra sul ginocchio destro e promette che rispetterà il contratto in tutti i suoi termini e per provare le sue intenzioni sincere è pronto a giurarlo davanti a Dio in presenza dell'arcivescovo. Il posadnik apre la sua mano destra e la batte su quella aperta di Alessandro e questo è il rukobitie che suggella l'impegno delle due parti al rispetto del patto, come da sempre fanno i mercanti qui a Novgorod.
- Tutti battono le mani e i notabili, con Alessandro e i boiari, si avviano ora in processione verso il Ponte Grande per recarsi alla cattedrale dove ci sarà il giuramento solenne.
- Arrivati al centro del ponte Alessandro prende un anello che ha portato con sé e lo lancia nelle acque del fiume mormorando una specie di ringraziamento: È una vecchia tradizione che ricorda l'obolo dovuto al dio pagano Perun quando si passava con la propria imbarcazione davanti al suo santuario ed ora questo gesto si è conservato come sibolo di fedeltà alla città.
- Arrivati alla Porta del Detinez il capoguardia, anche lui oggi in gran parata, dice:
- "Chi siete? Dove andate? Quanti siete? Siete armati?"
- Sono le domande di prammatica alle quali il posadnik risponde:
- "Non mi riconoscete? Sono il posadnik di Novgorod e mi accompagna il nuovo namestnik di Kiev che bacerà la Croce nella Casa di Santa Sofia."
- "Passate!" fa il capoguardia inchinandosi e facendosi da parte. La processione passa sotto la grande arcata di mattoni sulla quale si trova appollaiata una chiesetta dove pregano i militari e si avvia lungo la strada detta Del Vescovo. Lo scampanio della Chiassona è diventato ormai assordante e tutte le guardie del Detinez (così si chiama qui il cremlino della città) fanno da transenna fino all'entrata della chiesa, schierati in due file parallele davanti alla popolazione che è riuscita ad entrare nel recinto. Ritmicamente i soldati gridano "Evviva! (da zdravstvujet)" mentre Alessandro e gli altri si avviano verso la cattedrale. L'arcivescovo è là davanti con la sacra icona sollevata verso Alessandro. Tutti si fermano e si inginocchiano per qualche istante.
- Dal grande portale s'intravede già il trono che è stato posto davanti all'iconostasi dove siederà Alessandro durante la liturgia.
- È la stessa cerimonia di otto anni prima, quando era toccato a suo padre Jaroslav giurare fedeltà alla città. Allora c'era stato qualche problema con l'arcivescovo Antonio, ma ora con la chiesa tutto si è appianato. I novgorodesi allora avevano invitato suo padre ad essere il namestnik e gli avevano mandato una lettera scritta su pergamena fino a Perejaslavl dove fra l'altro c'era scritto: "...vieni da noi... per nostra unica volontà e per iscritto ti vogliamo nostro principe, se vuoi,... altrimenti, amici come prima!" Così erano i novgorodesi schietti e sinceri! Ora è il figlio di Jaroslav invitato a fare il principe e, visto che è rimasto con pochi membri della sua druzhina, questo lo pone in un certo imbarazzo e lo fa sentire con un certo senso di impotenza.
- Alessandro durante la funzione religiosa ha il tempo di guardarsi Santa Sofia, questa "montagna" di mattoni e pietra bianchissima che riluce per i suoi ori e le sue magnificenze. All'interno, gli affreschi riproducenti le diverse figure storiche come Costantino e sua madre Elena che tengono la Vera Croce fra le mani lo distraggono dalla funzione in corso.
- La chiesa, gli hanno riferito, era stata completata circa 100 anni prima sotto la direzione di maestranze bizantine che Jaroslav il Saggio, suo avo, aveva mandato al nord dopo aver completato un'altra Santa Sofia a Kiev. Le due chiese portano il nome della più grande chiesa della Cristianità di Costantinopoli...
- Le maestranze bizantine avevano anche insegnato ai novgorodesi a rinforzare e a ricostruire le mura del Detinez superbe e imprendibili, capaci di sfidare persino le micidiali macchine che si dice usino negli assedi i Tatari.
- L'arcivescovo, monsignor Spiridione, gli fa baciare l'icona della Madonna. Su un cuscino rosso c'è la Santa Croce che il prelato prende e bacia e che poi fa baciare ad Alessandro inginocchiato.
- "Bacia o principe la Croce Santa di fronte a Dio e a tutta Novgorod, come hanno già fatto i tuoi predecessori e tuo padre e altri tuoi antenati. Monsignor Novgorod la Grande ti manterrà secondo le antiche tradizioni e i suoi costumi, ma sempre sotto lo sguardo vigile e benevolo del Signore, dio nostro. Amen!"
- "Tu sei il nostro principe!" dicono tutti. Alessandro ora è seduto sul trono mentre la liturgia, cantata dalla voce baritonale dell'officiante, va avanti in nubi di incenso dall'intenso odore.
- Ancora una volta l'arcivescovo si rivolge a lui e gli dice:
- "Alessandro figlio di Jaroslav siete conscio dell'ufficio del quale siete stato investito? Dio dà il potere agli uomini e Dio lo toglie e voi ora siete principe perché il Principe dei Principi vi concede di esserlo. Siete contento di questo? Se sì, allora che il Signore e i suoi angeli e i suoi santi vi proteggano fino alla fine della vostra vita terrena. Amen!"
- "Tu sei il nostro principe!" dicono di nuovo tutti.
- Una terza volta viene chiesto ancora:
- "Alessandro figlio di Jaroslav il Signore scruta il tuo cuore e benedice i tuoi buoni pensieri. Ora che tu hai giurato fedeltà a questa città devi impegnarti a difenderla dai suoi nemici e specialmente dalle forze del demonio che assumono facce umane per far il male. Novgorod è passata attraverso pestilenze, incendi, guerre interne e saccheggi, ma è rimasta sempre forte nella sua fede per il Signore dio nostro e tu devi comportarti come suo degno figlio. Sei pronto? Se sì, che il Signore ti benedica!" poi l'arcivescovo si rivolge a tutti i presenti e dice: "Non avete voluto Alessandro figlio di Jaroslav come vostro principe? Ebbene ora tenetevelo e ricordatevi che il patto fra voi e lui è stato stipulato davanti a Dio e guai a colui che lo infrange senza ragione!"
- "Tu sei il nostro principe!" urlano per l'ultima volta tutti i novgorodesi.
- La liturgia è alla fine e fuori la gente aspetta con pazienza che il corteo esca.
- Il tempo non è molto bello ed fa ancora freddo, tanto che si vede qualche bambinetto che si soffia sulla punta delle dita per riscaldarsele. I mercanti stranieri che sono rimasti fuori non hanno problemi invece, con le loro lunghe palandrane impellicciate e con le maniche lunghissime che coprono completamente le mani.
- Finalmente il corteo esce e ritorna verso il Ponte Grande...
- Questo enorme ponte di travoni di legno fatto dai magnifici maestri d'ascia novgorodesi è stato appena ricostruito dopo l'ultima inondazione di qualche anno fa. E sapete a spese di chi? A spese dei notabili sostenitori del padre di Alessandro che in pratica erano stati così puniti dalla vece per aver preso le parti, allora!, della persona sbagliata.
- Era accaduto infatti che suo padre insieme alla famiglia si era recato a Perejaslavl-oltre-la-foresta, (Zaleskii) e mentre era via, il posadnik, ora morto, pensando che Jaroslav non tornasse più, aveva invitato il principe di Cernìgov, Michele, a prendere il suo posto. Proprio in quei momenti c'era stata una terribile inondazione - quasi un segno divino! - che aveva abbattuto il Ponte Grande e così, quando si dovette ricostruirlo, si trovarono i soldi istituendo questa specie di multa politica ai partigiani di Jaroslav.
- "Ricostruite il ponte a spese vostre, voi che l'avete distrutto!" era stato detto loro...
- Dispetti passati ormai e forse dimenticati!
- Dove stiamo andando? Verso i moli del porto perché tutti i novgorodesi sono stati invitati al grande banchetto alla Cittadella. Lungo il Volhov si è già formato una specie di convoglio di barche e burchielli, diretti alla Cittadella e già si sentono intonare da tutte le parti canti e suoni.
Postfazione - Confesso che non sono mai riuscito a vedere il film di Eisensc'tain che, a detta degli scenografi occidentali, è basato più sulla spettacolarità dei costumi e degli scenari che sulla realtà storica, ma, che sicuramente rimane un "colossal" famoso imperniato su Alessandro Nevskii.
- Quando ho cominciato a studiare la storia russa e ho incontrato questo personaggio famosissimo, dopo averne letto la Vita mi sono reso conto della grande importanza in tutto il mondo russo e ortodosso di quest'uomo e ne sono rimasto profondamente affascinato.
- Fare una ricerca storica per poi scriverla per il lettorato curioso non valeva la pena, a mio avviso, dato che di sue biografie ce n'è di tutti i tipi, sebbene la maggior parte sia poi in lingua russa. Allora ho voluto rivivere la sua vicenda e raccontarla aiutato dal vivo dialogo con ogni corollario necessario a capire il tempo e i luoghi di otto secoli fa e soltanto così mi è sembrato di "veder rivivere" il personaggio.
- Ed ecco che l'ho sentito parlare davanti a me, fare le sue scelte di comandante militare e di sovrano e mi ha persino turbato, non tanto per il suo rituale ripetuto di rivolgersi alla Vergine per cercare di riceverne ispirazioni e giustificazioni al proprio operato, quanto invece nel "sentire" il suo entusiasmo a confrontarsi con tanti popoli e costumi così diversi dai propri, una cosa mai più ripetutasi nel medioevo russo, di affrontare viaggi lunghi e non privi di pericoli per il nord dell'Asia al solo scopo di capire di più sui supposti nemici Tatari e combatterli dal "di dentro".
- C'è in lui una costante ricerca di verità che sola poteva dare un senso alla sua vita. La sua curiosità era quella di andare a fondo delle cose per capirne la causalità e quindi interpretarne le conseguenze negli atti di ogni giorno. Certamente siamo nel XIII sec, e la conoscenza scientifica non è quella di oggi e molte cose sono interpretate sulla base di quelle limitate conoscenze, ma Alessandro Nevskii possedeva la chiave di ogni scienza: il ragionamento sensato! E si creò così un sogno tutto suo: Avere una vera nazione orgogliosamente russa su cui regnare da solo!
- È vero! Non era nato per fare il principe e, come figlio minore, già si preparava alla vita del convento, quando la sorte decise altrimenti, ma, una volta entrato nel ruolo di sovrano, fa suo il desiderio di riportare sulla ribalta della storia europea le Terre Russe, cioè la sua Rus'. Farà piani su piani, imparerà a diventare duro e dolce, buono e spietato, pio e realista, per questo progetto inutile e irreale in quelle situazioni. Alla fine resterà un vero principe autoritario e di gran carisma che tutti rimpiangeranno, alla sua morte, grandi e piccoli, poveri e signori... ma niente di più! Lotterà per niente, infatti, poiché la visione unitaria, del tutto immaginaria, che ebbe della Rus', rimase, appunto, un traguardo irraggiungibile sotto la costante pressione del giogo tataro! Malgrado tutti i suoi sforzi, dopo di lui la Rus' cadrà in una decadenza infinita forse causata proprio da quello che non era riuscito a compiere lui stesso.
- Quando la dinastia di Mosca discendente dal figlio più piccolo, Daniele, prenderà tutto nelle mani e comincerà la vera ascesa politica che culminerà nel Sacro Romano Impero Russo, il suo ricordo sarà già annebbiato e nessuno riconoscerà ad Alessandro la sua sacrosanta lotta per mettere insieme le Terre Russe.
- Penso che oggi, con le diverse realtà europee che stiamo imparando a conoscere, non solo sulla carta geografica, ma nelle nostre case che accolgono russi e altri slavi, sia importante far rivivere quell'uomo del Trecento che dominò questa parte d'Europa per ben 30 anni!
- Ho seguito con scrupolosità tutta la vicenda storica di quest'uomo tentando di non tradirla mai. Quel che c'è di mio, lo ripeto, sono i dialoghi e, scrivendo, ho sognato che un domani si possa rifare un film su di lui, magari per la TV, seguendo il filo conduttore scelto da me e adottando i miei dialoghi.
- Dico subito che non sono un scenografo e non saprei nemmeno dare il seppur minimo consiglio ad un regista come mettere insieme gli episodi da me raccontati, ma ho raccolto con scrupolo tutto il materiale disponibile e, se visitate la Russia di oggi o qualcuno dei nuovi stati nati dal disfacimento dell'URSS, lo incontrerete ovunque, Alessandro Nevskii, come santo ortodosso come condottiero e come principe in tutte le città ex sovietiche da Vilnius a Habarovsk, da Mosca a Kiev, da Vorkutà a Tbilisi, da Jalta a Irkutsk etc.
Inverno 2006
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Ins. il 28-08-2006