Autori contemporanei
affermati, emergenti ed esordienti
Aldo C. Marturano
Ha pubblicato il libro
Aldo C. Marturano - È caduta la repubblica!
Piccola storia di Monsignor Grande Novgorod
Collana I salici (narrativa)
15x21 - pp. 320 - Euro 16,00
ISBN 88-6037-085-X
Presentazione
In copertina:"Sadkò davanti a Monsignor Grande Novgorod"
gentile concessione di N. Kocerghin, 1977
Incipit
Ai miei figli
Qualche riflessione molto personale - La tradizione racconta che nel IV sec. d.C. uno scalpellino proveniente dai lidi dalmati dell'Adriatico fondasse una comunità religiosa sulle pendici del Monte Titano vicino a Rimini. Oggi la comunità si chiama Repubblica di San Marino e si dichiara la più antica repubblica europea. In realtà è solo dall'XI sec. che San Marino appare come un libero comune, successivamente proclamatosi repubblica indipendente.
- Altre repubbliche europee antiche sono state Venezia o Amalfi o Lubecca.
- Di Venezia abbiamo notizie sicure sulla sua natura di stato repubblicano già nel IX sec. d.C....
- E così è anche nel Grande Nord Europeo. Però qui già da parte di Costantino VII Porfirogenito nel X sec. e di molti autori arabi, più o meno nello stesso periodo, si accenna a Novgorod quale stato indipendente e senza un unico sovrano.
- Ero partito proprio da queste considerazioni ed ero quasi tranquillamente sicuro di poter affermare che questa piccola storia, da me messa insieme per completare uno dei tanti percorsi del Medioevo russo (meglio detto Storia antico-russa), fosse anche quella di una delle più antiche repubbliche europee!
- Certo! È stato difficile trovare i documenti per poter raccontare una sequela d'eventi così numerosi e intensi come quelli che interessarono questa città in 700 anni per provare la mia tesi. Prima d'ogni altra cosa, i testi di Belajev e di qualche altro storico russo che parlano di Novgorod risalgono, nientedimeno!, che al sec. XIX e quindi ancor prima della Rivoluzione d'Ottobre del '17 e sono quasi introvabili.
- Peggio ancora era riferirsi unicamente alle Cronache Russe d'origine moscovita le quali, riscritte o compilate nel XVI sec. proprio per provare che Novgorod era un'anomalia politica, danno addosso a qualsiasi evento o personaggio d'origine novgorodese e perciò non sono molto d'aiuto per capirne la realtà.
- Dopo quattro anni di dura ricerca però, dopo aver consultato un centinaio di testi, quasi tutti in lingua russa, finalmente ce l'ho fatta ed ora sono contento di poter regalare al lettore italiano anche questa parte importante di storia europea, sempre nella forma divulgativa che prediligo.
- Certamente non sono sicuro di aver detto sempre la cosa giusta, ma ho raccontato la storia come io l'ho vista scorrere davanti ai miei occhi. Lacune? Errori? Sicuramente tanti, ma non potevo lasciare fuori dalle mie ricerche sulla Storia antico-russa una realtà intrigante come Novgorod!
- Perché è importante? Evidentemente perché Novgorod costituì un avamposto di successo della civiltà contadina slava e mediterranea nel gelido nord europeo.
- Gli Slaveni, ossia gli Slavi che colonizzarono quell'area e che non sono gli Sloveni di oggi, provenivano secondo la loro tradizione dalle rive del Danubio e quindi in qualche modo riuscirono a fare incontrare due mondi veramente diversi ed contrapposti: quello del contadino, programmatore e pronto ad investire in tempo e lavoro per poter dopo raccogliere le messi, e quello più avventuroso dei finno-baltici raccoglitori che vagavano fra i boschi alla ricerca di tutto quello che occorreva loro per vivere per poi mettersi in cammino durante l'inverno dietro le loro mandrie a sognare il proprio villaggio la prossima estate!
- Ancor oggi questa area, quasi completamente slavizzata e russificata, almeno nel nord russo, è il mondo delle piccole tradizioni che si tramandano di padre in figlio su come si costruisce una barca o come si pesca attraverso il foro fatto nel ghiaccio del laghetto, di come si fa un merletto col lino comprato l'estate prima o come si tessono stoffe per gli usi quotidiani. È un mondo pieno d'artisti che lavorano il legno e lo piegano e lo trasformano fino a farlo diventare un oggetto bellissimo, leggerissimo, ma duraturo.
- Quando si va a Kizhi in Carelia, uno dei tanti musei delle costruzioni in legno del nord Europa all'aperto negli antichi territori di Novgorod, non c'è certamente tutta una città di legno come il centro di Bergen, ma solo qualche izbà qua e là ben tenuta o in restauro. Però qui si ammira e si respira l'ingegnosità umana, quel bisogno di creare il bello per il proprio piacere personale oltre che per i propri bisogni d'ogni giorno. S'intaglia, si cuce, si scolpisce ed ecco le bellissime chiese ortodosse fatte di legno con tutto il loro ricchissimo arredo. Ed ecco i cucchiai, le ciotole, gli scranni, i tavolini, gli arcolai, e tante, tante altre cose che ancor oggi continuano ad esser fatte dalle abili mani degli artigiani finnici che oggi parlano solo russo e davanti ai quali si resta ammirati perché quegli oggetti venuti fuori dalle loro mani sono unici ed introvabili, persino nei nostri musei dell'Europa del sud. A volte, fra questi oggetti, si riconoscono cose di cui si parla nelle favole che abbiamo ascoltato quando eravamo piccoli!
- In questo mondo di grandi spazi deserti (e magici, possiamo dirlo?), cresce e si sviluppa Novgorod, la città che chiamava gli Slavi del sud della Russia, Russiny, per distinguerli sprezzantemente da loro stessi che invece orgogliosamente erano novgorodesi, Novgorodzy, e basta!
- Per secoli fu una delle più grandi città d'Europa dove s'incontrava gente di tutte le parti del mondo nella Piazza del Mercato e dove c'erano le persone più ricche del nord che costruivano chiese su chiese per comprarsi un posto in paradiso e scusarsi con Dio di essere diventati troppo ricchi!
- Fu questa la città dove l'Arcivescovo era diventato così potente che aspirò a diventare un gran principe-vescovo come lo erano quelli delle città tedesche renane o come il suo vicino Alberto di Riga che era contemporaneamente tedesco, vescovo e quasi re nella grande città baltica che oggi è la capitale della Lettonia.
- Fu una delle città più colte di tutta l'Europa, se si pensa che gli scavi hanno restituito letteralmente centinaia di lettere e scritti su scorza di betulla di tutti i tenori e di tutti gli argomenti o ai moltissimi libri e incunaboli che Giovanni III di Mosca portò con sé a Mosca e che poi scomparvero con il passar del tempo senza lasciar traccia o che oggi si possono ammirare nei musei del Cremlino... eppure non elaborò alcuna teoria dello stato che la portasse a diventare indipendente!
- Novgorod fu la perla del nord, la città da sognare e dove per qualsiasi viaggiatore o mercante era possibile far fortuna. Rimasta intatta dalle tempeste dei Tatari e sempre in auge nelle corti lituane, russe e polacche fu invidiata per lo splendore delle sue costruzioni, sempre ben tenute. Le cupole dorate dei suoi numerosi conventi erano ben visibili da lontano...
- Tutti i re nordici volevano averla nel loro dominio e nessuno ci riuscì, almeno finché essa stessa non cominciò a decadere da sé per vari motivi.
- Nella sua storia ci sono vari nomi da ricordare, ma sicuramente quello che più fa tremare il cuore dei russi d'oggi è Marta Borezkaja, la sindachessa che cercò di salvare Novgorod dalle pretese di Mosca di privare la città della sua indipendenza...
- Su questa donna anche io ho sognato, scrivendo anni fa un romanzo storico imperniato proprio sulla caduta di Novgorod dopo la sfortunata battaglia sul fiume Scelon', ma quello scritto era gran parte frutto della fantasia di una persona innamorata della storia russa.
- Qui invece ho voluto raccontare una storia di questa città a partire dalla fine della Rus di Kiev perché proprio con la sua caduta si chiude il secondo ciclo del Medioevo Russo ed è quindi importante conoscerla e tuttavia ho tralasciato moltissime cose per non appesantire troppo la sua lettura.
- Novgorod è nordica come Helsinki e Stoccolma, conosce le notti bianche e si trova a qualche centinaia di chilometri dal Mar Glaciale Artico, conosce gli inverni a -40 °C e le estati torride all'altro opposto del termometro, a +40 °C. Ha ancora dei dintorni bellissimi per chi ama passeggiare fra le alte betulle o andare a pesca sui numerosi fiumiciattoli, laghi e laghetti. È la città dei russi che parlano un dialetto abbastanza tipico e che ama l'ironia e lo scherzo, ma guai ad innamorarsi di questa città: Si rischierebbe di rimanervi ad abitare per sempre! Ho trovato persino qualche parallelismo con la mia città natale, Taranto, al tempo di Pirro quando Roma riuscì con insistenza ad abbatterne la potenza di città commerciale greca ricca e dominatrice del Mar Ionio benché Taranto abbia una storia più vecchia di 1000 anni rispetto a Novgorod...
- Dunque dal IX sec. d.C. fino al XV sec. d.C. con certezza Novgorod fu una potenza economica di primo piano e dominò in pratica i commerci di tutta la Pianura Russa e del Mar Baltico, acquisendo un grandissimo peso nel successo dell'Hansa di Lubecca.
- Malgrado ciò non riuscì ad affermarsi come realtà politica a sé stante, tanto potente da riuscire a costituire uno stato autonomo che dominasse tutta la Pianura Russa fino al sud o il Baltico.
- Certamente ci sono delle ragioni che io ho cercato di individuare e di riconoscere nel mio racconto, per spiegare questa incapacità, ma c'è anche la sua geografia fra le tante cause che affascinano l'osservatore attento e che sottolineano la difficoltà di ogni progetto di autonomia.
- Io che spesso ho intrapreso viaggi nel grande nord europeo avevo subito notato qualche anno fa come questa regione fosse dominata dall'elemento acqua: sia quella dei laghi enormi ed estesi, oltre che numerosi, sia di quella del Mar Baltico o ancora del vicinissimo Mar Glaciale Artico, e avevo creduto che tutta quest'acqua potesse spiegare molte cose. Anzi! L'immediata vicinanza al Polo Nord, il mare costantemente più freddo rispetto ai mediterranei più interni sembrava fissare da sempre il destino climatico di tutta la zona condizionandone la storia.
- E invece mi sono accorto che ciò è vero solo in parte...
- Qui certamente la vita è diversa dalla nostra e i ritmi meno cadenzati. Gli europei nordici inoltre sono amanti dei colori perché qui la primavera non si riconosce dal caldo o dall'erba che spunta, come da noi, ma dai colori che improvvisamente e rapidamente cambiano: Dal biancore dell'inverno alla variegata natura che esce da tutti gli angoli e che illumina il paesaggio e i volti umani. E Novgorod doveva essere proprio così per chi arrivava nella bella stagione, come il famoso mercante novgorodese Sadkò Sytinic' quando ritorna dalla sua avventura nel mondo del sud.
- Raggiungere Novgorod oggi è abbastanza facile, ma non doveva esser così nel passato per chi non sapesse navigare lungo i numerosissimi fiumi e soltanto colui che aveva l'imbarcazione adatta e che conosceva le correnti e i loro regimi stagionali, riusciva ad aggirare il lago Ilmen e ad entrare nel fiume Volhov diretto in città.
- Se andar per laghi e fiumi fosse stato nei secoli scorsi così facile, questa regione sarebbe stata colonizzata da già da molto tempo e avrebbe addirittura una densità abitativa superiore! Ed invece sono terre pochissimo abitate ancor oggi e, mi hanno detto da queste parti, che è frequente essere sorpresi dal lungo inverno, oscuro e con temperature oltremodo basse, e morire per inedia o per congelamento, come si legge sui giornali locali di qualche pescatore che si è allontanato dopo aver bevuto troppa vodka!!
- Dunque raggiungerla non era un'impresa tanto facile che chiunque potesse intraprendere.
- Oggi è diverso. Nelle vacanze estive lasciando da parte le distanze enormi si va...
- Ma, se c'erano difficoltà, perché allora dalle cronache che leggiamo scopriamo che ci fu tanto interesse proprio per queste lande remote e come mai esse assursero a diventare per secoli un dominio incontrastato e separato dalle altre realtà politiche russe?
- Beh, leggete e forse lo saprete.
Qualche avvertimento per il lettore - Ho cercato di mantenere la grafia la più italianizzata possibile nel riprodurre nomi di persone e di luoghi dai suoni originari.
- Inoltre tra parentesi ho riportato alcuni termini russi "tipici" che possono servire a chi studia russo e storia russa per rintracciare strumenti, luoghi e funzioni nella storiografia originale. Al lettore attento poi consiglio di procurarsi una buona carta geografica se vuol seguire gli eventi, ma deve trovarne una con proiezione conica tangente al Circolo Polare Artico altrimenti immaginerà distanze enormi che sono invece molto più corte.
- Do qui qualche indicazione, sulla pronuncia russa naturalmente approssimativa: -c' è come C di cena, -sc' è come SC di scena, -zh è come J di JOUR, -h è come CH di BACH in tedesco, -j- è come I di iato. Le altre lettere si leggano pure come in italiano. Per la lettura delle vocali il discorso è molto più complesso e quindi lo tralascio.
- Si tenga presente che i principi russi alla nascita ricevevano di solito un nome di famiglia di assonanza solitamente slava come Jaroslav, Vladimir, Rostislav etc. e al battesimo un nome cristiano ed infine durante la vita veniva loro affibbiato anche qualche nomignolo che li distingueva dagli omonimi. Ci sono così alcuni principi che sono ricordati col nome slavo, altri col nome cristiano e altri col nomignolo. Per i nobili e i bojari maschi veniva di solito indicato il nome proprio più quello del padre con la desinenza -ic'/-ovic' oppure -in.
- Per le donne nobili la desinenza apposta al nome del proprio padre era -evna/-ovna. Non esistendo ancora il cognome i non nobili sono ricordati solo col nome di battesimo oppure col loro nomignolo o soprannome.
- Le fonti sono nella stragrande maggioranza l'enorme Raccolta delle Cronache Russe e soprattutto quello che rimane delle Cronache scritte a Novgorod e quando l'ho ritenuto opportuno o curioso ho riportato il testo originale tradotto da me in italiano e lo si noterà perché esso è posto fra le virgolette e in corsivo. Ho ritenuto inutile citare ogni Cronaca in particolare.
- Per gli appassionati ho posto sotto il titolo d'ogni capitolo un proverbio "del nord" adatto al contenuto (spero!). Naturalmente la traduzione è liberamente mia, ma i proverbi sono stati raccolti dalla sig.ra Nadja Skvorzova (1977).
Inverno 2004
È caduta la repubblica!Piccola storia di Monsignor Grande Novgorod
Capitolo I
Le assurde pretese moscoviteSe vuoi mangiar i dolcetti non stare a poltrire sulla stufa
- Se vi capitasse di ammirare il quadro di A. Vasnezov che raffigura la scena in cui i bojari novgorodesi camminano davanti alla slitta che trasporta la grande campana che era stata per anni il simbolo della loro libertà e che qualche giorno prima era ancora appesa al campanile vicino alla chiesa di san Nicola al Mercato, certamente notereste quale profonda tristezza si legga sui loro volti. È dipinta anche una donna fra di loro...
- Con un gran dolore nel cuore, questi signori ricordano, mentre vanno a piedi come dei semplici schiavi!, un'umiliante cerimonia dove hanno presentato al sovrano moscovita Giovanni III che li tormentava ormai da molti mesi, le loro scuse.
- Sono stati costretti ad ammettere uno per uno con la loro proskynesis (ossia l'inchino fino a terra con un abbraccio delle gambe del signore davanti al quale ci si prostra, in uso nelle corti russe medievali, in russo detto bit' celòm ossia battere con la fronte per terra) che la loro sconfitta è definitiva e che accettano in questo modo l'estremo evento della perdita della loro libera città e della sua incorporazione nel dominio di Mosca!
- Ma Vasnezov ha dipinto il vero volto di tutti i bojari? Perché noi siamo convinti che non proprio tutti questi ricchissimi e nobili proprietari fossero realmente mortificati e che c'era invece qualcuno fra loro che aveva lavorato dietro le quinte proprio per giungere a questa degradante soluzione...
- Eppure quella campana aveva suonato tantissime volte per chiamare quei bojari alle adunanze cittadine (Vece), tenute nell'ampia Corte di Jaroslav sulla Riva del Mercato, per decidere liberamente nei frangenti più tempestosi sulle sorti della loro città! Ed ora era là! Fissata alle assi di una slitta, mentre si avviava ad essere portata a Mosca e rimanervi per sempre! O forse, ma non risulta chiaramente dalle Cronache!, non si fermò neppure in quella città ed è, a parte le leggende che si crearono in seguito, ancora a suonare in qualche chiesa russa oppure, chissà!, fu rifusa al tempo di Pietro I...
- Già un'altra volta era capitato che qualcuno portasse via le campane da Novgorod...
- Ai tempi di Vseslav il Mago principe di Polozk sulla Dvina (in Bielorussia), per umiliare le voglie di grandezza della "sorella maggiore" della sua città, costui era riuscito ad entrare nel Cremlino novgorodese nel 1066 e a portarsi via le campane di Santa Sofia. Poi però erano ritornate...
- Questa volta, quattro secoli dopo, la voce della Signora del Nord, Monsignor Grande Novgorod (Gospodìn Velìkii Nòvgorod) era stata zittita per sempre.
- Insomma, quel freddo 13 gennaio del 1478, sembrava davvero finita!
- Da qualche ora è stato firmato nelle mani dell'arcivescovo Teofilo il fatidico documento in cui si leggono le parole più orribili che mai un novgorodese abbia dovuto sottoscrivere: Sarò un fedele suddito di un sovrano moscovita! E alla Corte di Jaroslav sulla pedana una volta del capocittà ora siede Giovanni di Mosca ed attende che i notabili novgorodesi uno per uno gli facciano giuramento con quel maledetto gesto di sudditanza!
- "Sappiate che la Campana della Vece non sarà più suonata in questa città che ora appartiene al mio demanio personale, né ci sarà mai più un sindaco o capocittà come prima e Novgorod sarà inglobata all'interno del mio stato, delle mie proprietà, dei miei villaggi come è già per le mie città nella Bassa del Volga..."
- Sono queste le dure frasi che lo sprezzante Gran Principe di Mosca aveva pronunciato qualche settimana prima per metter fine una volta per tutte all'indipendenza di quest'unica vera e antica repubblica del Grande Nord, e che d'ora in poi si avviava a diventare un semplice governatorato moscovita.
- Che cosa è successo? Come mai l'orgogliosa città ha capitolato? Come si è potuto giungere a questo punto? Chi vi ha concorso?
- Non risponderemo subito a queste domande e diamo, per il momento, soltanto qualche ragguaglio. Verso la fine del nostro lavoro, vedremo invece come gli avvenimenti effettivamente si svolsero più in dettaglio.
- Tuttavia un evento centrale va subito raccontato qui. Esso già annuncia quelle funeste giornate del 1478 e risale a qualche decennio prima, quando l'avo di Giovanni III, Basilio I, succeduto a suo padre Demetrio, l'eroe del Don, aveva sposato Sofia Anastasia, figlia del potente principe lituano Vytàutas, sedicente Re delle Terre Russe.
- Era stato un matrimonio combinato e voluto dallo stesso Vytàutas, seppure imposto a Basilio quando era ancora un ragazzo, e tutto era accaduto mentre questo fuggiva da Sarai, ossia dalla capitale dell'Orda d'Oro che da un secolo e più ormai decideva i destini di tutta la regione moscovita imponendo un umiliante vassallaggio.
- I polacchi che operavano per conto di Vilnius, la capitale della Lituania di Vytàutas, alla corte del khan dei Tatari erano riusciti in qualche modo ad aiutare Basilio a fuggire e l'avevano trattenuto per qualche tempo in Moldavia, prima di accordarsi con suo padre Demetrio e rimandarlo a Mosca. Qui sull'altopiano carpatico il ragazzo aveva incontrato il futuro suocero e probabilmente proprio in questa occasione aveva anche conosciuto Sofia, una ragazza bionda e molto bella, ma piccolina e volitiva, tutta suo padre.
- Il principe lituano aveva grandi mire e progetti per la Bassa del Volga dove Mosca vantava il suo dominio ed aveva subito considerato questo matrimonio con l'erede al trono della dinastia moscovita come un probabile grande vantaggio per il suo prossimo futuro da re russo e come una convenientissima mossa politica per battere in anticipo i piani di suo cugino Jagellone, attualmente Re di Polonia e in pratica suo "rivale per il potere" sulle città dell'immensa Pianura Russa.
- La famiglia di Vytàutas aveva già moltissimi parenti fra i cugini del padre di Demetrio ed era diventata addirittura, attraverso i cosiddetti matrimoni dinastici, quasi padrona di Tver, la città che da tempo si opponeva a Mosca nella corsa alla supremazia sulle altre città-stato del Basso Volga.
- Quegli anni, e parliamo della seconda metà del XIV sec., avevano visto anche altri grandi rivolgimenti nella Pianura Russa, a causa dell'indebolimento dello stato tartaro dell'Orda di Sarai, che avevano coinvolto tutti, chi più e chi meno, da nord a sud.
- È vero! Ormai era passato un secolo dopo il grande tracollo nello scontro coi Tatari "invasori" venuti dalla lontana Mongolia tanti anni prima, ma da altrettanto troppo tempo, almeno dal punto di vista dei principi russi del nordest, costoro imponevano un duro (forse più pesante economicamente che in altro modo) dominio su gran parte delle Terre Russe.
- Ad onor del vero non tutte le grandi città russe subivano questo destino di sudditanza all'odiato straniero. Anzi! Proprio Monsignor Grande Novgorod, il cui stato autonomo era stato risparmiato dalla furia tatara grazie alla sua posizione geografica lontana ed isolata nel Grande Nord e per l'impenetrabilità dei suoi territori più meridionali per chi non sapesse navigare lungo i fiumi e non sapesse districarsi nelle fitte foreste e negli acquitrini primaverili, era stata una di quelle che si era salvata dalla tragedia, rimasta poi nei cattivi ricordi e nelle favole "nere" della gente russa! I Tatari quella volta erano giunti fin sotto Mercato Nuovo (Torzhòk), l'ultima terra novgorodese prima di uscire dal territorio della Bassa, ed impediti dai pantani e dalle sabbie mobili che si formavano sempre al primo sciogliersi della neve invernale (detta in russo rasputìza), giunti sulle rive del grande lago Seligher, avevano rinunciato a proseguire oltre e Novgorod si era salvata (così era stato raccontato).
- Monsignor Grande Novgorod aveva dunque continuato a prosperare, al contrario delle città russe rimaste sotto i Tatari, e ciò aveva suscitato l'invidia della Bassa del Volga - così chiamavano al nord la regione a valle del grandissimo fiume che scorreva verso la Steppa di Kipciak - dove Mosca faceva da padrona.
- Specialmente la vittoria di Demetrio di Mosca su un khan tataro ribelle nel 1380, aveva reso la situazione politica abbastanza complicata, senza averla certo molto migliorata, e l'unico effetto clamoroso di quel successo era stato l'accresciuta bramosia dei principi moscoviti (ma anche degli altri principi russi) di crearsi un impero grande e potente che includesse Novgorod.
- Tutte queste cose, messe insieme, erano alla radice del grandissimo interesse da parte di Mosca di annettere la città del nord ai propri domini, quanto prima.
- Ed allora, come mai si era raggiunta quell'estrema misura giusto adesso da parte di Giovanni III, di intraprendere una guerra di conquista ed imporre un'umiliazione così dolorosa ai governanti di quella città? La città non poteva essere inglobata nei territori moscoviti in altro modo? I novgorodesi non erano forse da considerarsi russi come gli altri? Non pagavano anche loro per tenersi buoni i Tatari?
- Abbiamo promesso di rispondere alle domande più avanti e lo faremo, ma ora invece cerchiamo di ambientarci, rendendoci meglio conto del paesaggio geografico che nella storia antico-russa ha spesso avuto un ruolo importantissimo, forse più che in altre storie d'Europa.
- Se immaginiamo per un momento di essere dei giganti a passeggio nel Grande Nord della Pianura Europea e di esserci per caso seduti su quel gradino che abbiamo trovato risalendo il Volga fino alle sue sorgenti, il Valdai, volgiamo lo sguardo un momento tutt'intorno a noi.
- Ecco sull'orizzonte lì di fronte a noi le rive del Mar Glaciale Artico (chiamato dai Russi nell'antichità il Mar del Gelo ossia More Studiònoje e dai novgorodesi semplicemente Tre, dal nome dato dai loro vicini finnici all'attuale Mar Bianco) e, mentre noi guardiamo in quella direzione, i raggi del sole si rifletteranno immediatamente sulle enormi distese delle numerose acque interne che costituiscono i mille laghi e i mille fiumi che qui si trovano, abbagliandoci.
- È un paesaggio tutto particolare, questo dell'estremo nord d'Europa della cosiddetta Regione dei Grandi Laghi, che val la pena, ancor oggi, visitare sui battelli russi che li percorrono regolarmente nella bella stagione o sorvolarlo con un elicottero...
- Dalle ricerche geologiche fatte finora risulta che questa zona fosse un tempo il fondo di un mare che univa il Mar Caspio al Mar Glaciale Artico e che successivamente questo fondo marino si fosse pian piano sollevato fino ad emergere. In epoche più recenti inoltre, durante la cosiddetta ultima Era Glaciale, tutta questa area era stata ricoperta dai ghiacci e, quando questi si erano sciolti, alcune delle conche del fondo marino emerso rimasero piene di acqua fossile.
- Sono queste enormi conche in questa regione che noi oggi chiamiamo laghi. A volte sono estesissime come il lago Ladoga, uno dei più grandi laghi del mondo dopo il Mar Caspio, o come il lago Onego, altrettanto rispettabile per estensione, oppure sono più frammentate come i laghi intercomunicanti della Finlandia intorno alla moderna cittadina di Mikkeli.
- Tutti questi laghi, insieme con gli altri minori che si trovano nella regione chiamata più propriamente Carelia (in carelo Kàrjala), costituirono il fattore fondamentale per il suo sviluppo economico durante la lunga storia novgorodese.
- Se questi laghi appena nominati sono più noti al nostro lettore, quelli che si trovano più a sud come il Lago di Pskov o il famosissimo lago Ilmen, sulle cui rive settentrionali fu costruita poi Novgorod, o anche il Lago Bianco nella Terra di Perm, risultano forse meno noti, ma dal punto di vista storico sono tuttavia molto importanti e saranno da noi "visitati" molto spesso nello svolgersi del nostro racconto.
- Tranquillamente possiamo affermare che questi laghi sono tutti collegati fra loro attraverso corsi d'acqua grandi e piccoli o semplicemente superando brevi spazi asciutti (detti in russo voloki come quello fra la Mstà e la Dvina Settentrionale) fra un fiume e l'altro o fra un lago e l'altro. Ad esempio la Nevà, il grande fiume che passa per l'odierna San Pietroburgo, pone in comunicazione il Ladoga con il Mar Baltico e, allo stesso modo la Svir collega l'Onego con il Ladoga o infine il Volhov collega l'Ilmen ai due laghi sopra detti...
- Insomma, per mezzo di questo grandioso sistema di correnti, comodamente navigabili ancor oggi, fu possibile nell'antichità far incontrare genti diverse anche provenienti da distanze enormi.
- Ebbene - siamo sempre seduti sul Valdai! - prendiamo allora nota subito di questi e degli altri fiumi che attraversano le fitte foreste ai nostri piedi.
- Quello alla nostra destra che sbocca nel Mar Glaciale è la Dvina Settentrionale, quell'altro a sinistra è il Fiume Grande (Velikaja) che alimenta il lago di Pskov scorrendo proprio davanti a questa città che gli dà il nome, quest'altro ai nostri piedi che finisce anch'esso nel lago Ilmen è la Mstà e quell'altro ancora è la Dvina Occidentale, il fiume di Polozk di Bielorussia che poi finisce nel Baltico fra le case di Riga e così via.
- Se abbiamo tanta immaginazione da riuscire a ritornare indietro nel tempo e vedere come viveva qui la gente mille e più anni fa, ecco che queste acque brulicheranno di barche a fondo piatto (parom o strug o, più in generale, lodka in russo) che vanno su e giù per le diverse correnti e che poi, quando la stagione diventa più fredda, si fermano e scompaiono sotto la neve mentre il gelo copre tutto il paesaggio e i traffici rallentano.
- Se il nostro sguardo di giganti si volge poi un po' più lontano ad ovest, vedremo all'orizzonte stagliarsi in lontananza la catena montuosa delle cosiddette Alpi Scandinave che impediscono ai cicloni estivi del nord Atlantico di arrivare fin qui a riscaldarne la superficie ed invece, ad est, eccoli! i lontani Monti Urali, confine geografico convenzionale dell'Europa con l'Asia.
- E dunque qui, in questa enorme estensione di terra, di mari e di altre acque dalla natura a volte ostile e dura da affrontare e da dominare, si svolsero le vicende in cui si trovò coinvolta la Grande Novgorod e la sua antagonista Mosca!
- Demetrio, come abbiamo accennato, aveva per la prima volta nella storia della regione vinto i Tatari, a sud del fiume Don in quell'estate del 1380 e si era ben meritato l'epiteto di Eroe del Don (Dmitri Donskòi). Era stata un'impresa epocale la sua, almeno per il prestigio che poi la sua schiatta aveva acquisito, anche se, per le perdite di vite umane sul campo di battaglia, Mosca e il suo hinterland si erano praticamente spopolati e per di più, benché Demetrio avesse proclamato di aver agito a difesa dei diritti del khan di Sarai, suo signore, contro il ribelle, Mamai, non era stato creduto e, per timore che Mosca diventasse troppo importante, lo stesso khan aveva intrapreso una spedizione punitiva contro la città che era stata quasi completamente distrutta!
- Quando nel 1389, all'età di soli 39 anni questo principe muore, designa a suo successore il figlio maggiore vivente, Basilio, dandogli un "incarico" in più: quello di battere con un colpo definitivo i Tatari che opprimono la Bassa da troppo tempo. Ormai, dopo Pian delle Beccacce (così si chiamava la piana dove ci fu lo scontro del 1380), i nuovi moscoviti erano sicuramente capaci di farlo!
- La successione di Basilio sul trono di Mosca in principio non fu contestata, ma, essendo il ragazzo ancora troppo giovane per governare e per prendere le decisioni "adatte", i bojari moscoviti, ai quali comunque suo padre lo aveva affidato, si misero subito al lavoro al suo posto. Per Mosca era quasi scontato che il titolo di Principe Anziano o Gran Principe della Bassa dovesse portarlo proprio Basilio, e non c'erano discussioni su questo punto. Per altri invece, quali lo zio di Basilio, il principe di Novgorod-della-Bassa, o l'affezionatissimo suo "secondo papà", Vladimiro di Serpuhov, la cosa era in qualche modo controversa.
- Quest'ultimo per di più era stato il fautore e uno dei vincitori della Battaglia di Pian delle Beccacce e non poteva essere escluso impunemente dal consiglio di reggenza che si era formato intorno a Basilio come invece avevano osato fare i bojari. Così, sebbene messo in minoranza, Vladimiro dapprima si ritirò nella sua città, ma dopo, consigliatosi coi suoi, risolse di recarsi a Mercato Nuovo (solitamente detta in russo Torzhòk), meditando di accordarsi coi novgorodesi o con la vicina città di Tver per mettere in ginocchio Mosca, magari abbattendo o interrompendo i traffici dal nord.
- Prima di proseguire oltre diciamo che Novgorod in russo significa niente altro che Città Nuova ed è quindi un toponimo frequente dato anche ad altre città russe. Noi però, per distinguere la città che interessa la nostra storia, la chiameremo semplicemente Novgorod o Novgorod la Grande, mentre alle altre omonime aggiungeremo qualche aggettivo in più di riconoscimento.
- Tornando dunque al nostro discorso diciamo che era stata commessa una grande colpa da parte della città novgorodese di Mercato Nuovo: Essa aveva accolto senza batter ciglio un generale, come Vladimiro, che vantava, sì!, grandissimi meriti, ma che ora risultava... estromesso e quasi bandito da Mosca!
- A questo punto è necessario, per capire meglio lo svolgersi del seguito degli eventi, riflettere sulla stabilità e sul peso reale del potere moscovita, sia nella città propria sia nella regione intorno ed ancora sulle velleità della dinastia di Basilio e dei bojari che la sostenevano.
- Diciamo però la verità: essere principe moscovita in quel XIV-XV sec., non essendo Mosca ancora la capitale di un qualche potente regno, non valeva in realtà molto!
- Il potere della dinastia poggiava sui legami stretti creatisi in quegli anni e in quei secoli fra i diversi componenti della famiglia, le cui origini (abbastanza leggendarie) risalivano a Rjùrik lo Svedese di cui parleremo più oltre. Naturalmente con i vari matrimoni e commistioni di sangue, la regola era che la genealogia dei capi fosse accettata lungo la maggiore anzianità in linea maschile e sul riconoscimento del potere della da parte di tutti gli altri parenti in vita.
- Se tale riconoscimento era scontato nella maggioranza dei casi, doveva però essere in qualche modo confermato con un atto "ufficiale" di rispetto dell'autorità di un principe su un altro e sul recedere da parte del più giovane di fronte alle richieste del più anziano.
- Convenzionalmente, notiamolo ora!, la superiore autorità del cosiddetto Gran Principe (Velìkii Knjaz) si esprimeva verso il principe inferiore perché quest'ultimo nei documenti si dichiarava fratello minore o figlio. In modo parallelo si subordinavano le città dove i rispettivi principi vivevano...
- Per di più il potere di Mosca nella Bassa si era basato soprattutto sulla soperchieria e sull'imposizione della forza, sugli imbrogli
Clicca qui tornare alla sua Home Page
- Se desideri acquistare questo libro e non lo trovi nella tua libreria puoi ordinarlo direttamente alla casa editrice.
- Versa l'importo del prezzo di copertina sul Conto Corrente postale 22218200 intestato a "Montedit - Cas. Post. 61 - 20077 MELEGNANO (MI)". Indica nome dell'autore e titolo del libro nella "causale del versamento" e inviaci la richiesta al fax 029835214. Oppure spedisci assegno non trasferibile allo stesso indirizzo, indicando sempre la causale di versamento.
Si raccomanda di scrivere chiaramente in stampatello nome e indirizzo.- L'importo del prezzo di copertina comprende le spese di spedizione.
- Per spedizione contrassegno aggravio di Euro 3,65 per spese postali.
- Per ordini superiori agli Euro 25,90 sconto del 20%.
PER COMUNICARE CON L'AUTORE mandare msg a clubaut@club.it Se l'autore ha una casella Email gliela inoltreremo. Se non ha la casella email te lo comunicheremo e se vuoi potrai spedirgli una lettera indirizzata a «Il Club degli autori, Cas. Post. 68, 20077 MELEGNANO (MI)» contenente una busta con indicato il nome dell'autore con il quale vuoi comunicare e due francobolli per spedizione Prioritaria. Noi scriveremo l'indirizzo e provvederemo a inoltrarla.
- Non chiederci indirizzi dei soci: per disposizione di legge non possiamo darli.
- ©2006 Il club degli autori, Aldo C. Marturano
Per comunicare con il Club degli autori: info@club.itSe hai un inedito da pubblicare rivolgiti con fiducia a Montedit
IL SERVER PIÚ UTILE PER POETI E SCRITTORI ESORDIENTI ED EMERGENTIHome club | Bandi concorsi (elenco dei mesi) | I Concorsi del Club | Risultati di concorsi |Poeti e scrittori (elenco generale degli autori presenti sul web) | Consigli editoriali | Indice server | Antologia dei Poeti contemporanei | Scrittori | Racconti | Arts club | Photo Club | InternetBookShop |
Ins. 27-02-2006