- Nata a Verona il 5 ottobre
1978. Conseguita la maturità classica, è
attualmente iscritta al primo anno del corso di laurea in
Lettere moderne (sotto-indirizzo in Storia dell'Arte)
presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore
nella sede di Brescia. È interessata ad ogni campo
culturale artistico. Ha iniziato a comporre poesie,
sparse e casualmente, all'età di 7 anni, mentre
dall'età di 14 anni si è impegnata
sistematicamente nella scrittura. Oltre a versi, scrive
anche racconti, romanzi, testi teatrali, prose liriche di
svariato genere. Non ha ancora partecipato a concorsi
letterari, esperienza che auspica di fare
presto.
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- Corrispondenze - atto
II
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- Sospiri di vento
- guizzando come fiammelle
- recano al mio orecchio
- sussurrati canti di Ninfe,
- come soavi profumi
- di fiori appena sbocciati
- che rabbrividir la pelle fanno
- quali baci d'ardente amante,
- mentre le labbra assaporano
- il gusto d'una rosea aurora
- e la vista si perde beata
- tra gli orizzonti d'una musica
sovrana.
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- La statua
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- Il muto tuo grido
- (dolore o gioia)
- ch'esce dalle labbra schiuse,
- o bianca statua
- rosa dal tempo,
- potrò mai udir io?
- Che dicono
- gli occhi tuoi cavi?
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- M'inchinai
- innanzi alla tua maestà
- marmoreo simulacro
- d'epoche passate
- di cui tu fosti testimone.
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- Parlami di quel passato.
- I raggi aurorali irraggiano
- il tuo visto (triste?)
- e no voce tua s'ode.
- La cerea mano protesa
- addita un ove lontano.
- Piena di silenzio sei
- e ne pari la dea.
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- Pur quel Passato, sì te,
- rimane tacito e muto.
- Morto dunque è or?
- Che resta
- di quei dì sepolti?
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- Funereo canto
- sussurra piano il vento,
- mentre il mio e tuo
- cuor si doglie,
- sovrano il silenzio
- o forse, lasso!, l'oblìo
- su ciò ch'è stato allor
- e mai più sarà.
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- La nave
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- Lontana oramai la terra natìa
- onde un dì salpò il mio tristo
vascello,
- regione di ricordi ed emozioni
- ch'ora sbiadiscono nella scia marina.
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- Una tempesta incessante m'incalza,
- né più mai vidi la
bonaccia
- né scorsi biondi raggi tra le nubi
nere,
- tentata di lasciarmi affondar
dall'onde.
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- A nessun porto, a nessun lido,
- attraccherà la mia nave tanto
provata,
- oggi ridotta a un relitto scardinato,
- abbandonata da altri eccetto me.
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- È un'ombra ch'ancora a stento
- solca l'acque, lancia lai;
- è un fantasma che non ricorda
più
- lo splendore primo.
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- Grandissimo Amore che m'hai
- infiammato il petto conducendomi a
Morte,
- ancor pietà non hai?
- Nulla potrebbe a me avvicinarti,
- luce più splendente d'ogni etereo
astro!
- Unicamente di mirarti chieggio, e
- ch'io sprofondi nell'immenso
- abisso dei tuoi occhi scuri!
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- Che ne sarà
- pur questa sera
- del mio dolore extra-umano?
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- Come la foglia morta,
- planerà al suolo
- stagliato su un livido orizzonte,
- mentre un sole gelido
- nell'occaso sanguigno
- spegnerà i suoi ultimi rai.
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