LA PIÚ GRANDE
ANTOLOGIA VIRTUALE
DELLA POESIA ITALIANA

Poeti contemporanei affermati, emergenti ed esordienti
Francesca Fuochi
Nata a Verona il 5 ottobre 1978. Conseguita la maturità classica, è attualmente iscritta al primo anno del corso di laurea in Lettere moderne (sotto-indirizzo in Storia dell'Arte) presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore nella sede di Brescia. È interessata ad ogni campo culturale artistico. Ha iniziato a comporre poesie, sparse e casualmente, all'età di 7 anni, mentre dall'età di 14 anni si è impegnata sistematicamente nella scrittura. Oltre a versi, scrive anche racconti, romanzi, testi teatrali, prose liriche di svariato genere. Non ha ancora partecipato a concorsi letterari, esperienza che auspica di fare presto.
 
 
Corrispondenze - atto II
 
Sospiri di vento
guizzando come fiammelle
recano al mio orecchio
sussurrati canti di Ninfe,
come soavi profumi
di fiori appena sbocciati
che rabbrividir la pelle fanno
quali baci d'ardente amante,
mentre le labbra assaporano
il gusto d'una rosea aurora
e la vista si perde beata
tra gli orizzonti d'una musica sovrana.
 
 
La statua
 
Il muto tuo grido
(dolore o gioia)
ch'esce dalle labbra schiuse,
o bianca statua
rosa dal tempo,
potrò mai udir io?
Che dicono
gli occhi tuoi cavi?
 
M'inchinai
innanzi alla tua maestà
marmoreo simulacro
d'epoche passate
di cui tu fosti testimone.
 
Parlami di quel passato.
I raggi aurorali irraggiano
il tuo visto (triste?)
e no voce tua s'ode.
La cerea mano protesa
addita un ove lontano.
Piena di silenzio sei
e ne pari la dea.
 
Pur quel Passato, sì te,
rimane tacito e muto.
Morto dunque è or?
Che resta
di quei dì sepolti?
 
Funereo canto
sussurra piano il vento,
mentre il mio e tuo
cuor si doglie,
sovrano il silenzio
o forse, lasso!, l'oblìo
su ciò ch'è stato allor
e mai più sarà.
 
 
La nave
 
Lontana oramai la terra natìa
onde un dì salpò il mio tristo vascello,
regione di ricordi ed emozioni
ch'ora sbiadiscono nella scia marina.
 
Una tempesta incessante m'incalza,
né più mai vidi la bonaccia
né scorsi biondi raggi tra le nubi nere,
tentata di lasciarmi affondar dall'onde.
 
A nessun porto, a nessun lido,
attraccherà la mia nave tanto provata,
oggi ridotta a un relitto scardinato,
abbandonata da altri eccetto me.
 
È un'ombra ch'ancora a stento
solca l'acque, lancia lai;
è un fantasma che non ricorda più
lo splendore primo.
 
 
Grandissimo Amore che m'hai
infiammato il petto conducendomi a Morte,
ancor pietà non hai?
Nulla potrebbe a me avvicinarti,
luce più splendente d'ogni etereo astro!
Unicamente di mirarti chieggio, e
ch'io sprofondi nell'immenso
abisso dei tuoi occhi scuri!
 
 
Che ne sarà
pur questa sera
del mio dolore extra-umano?
 
Come la foglia morta,
planerà al suolo
stagliato su un livido orizzonte,
mentre un sole gelido
nell'occaso sanguigno
spegnerà i suoi ultimi rai.
 

 
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Inserito il 2 maggio 1998