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Franca Oberti

7a classificata nel concorso Marguerite Yourcenar 1997
sez. narrativa con questo racconto:
 

Sul sentiero dei colori

 
Era nato in una capanna di ghiaccio Olaf, costruita su una roccia ricoperta da nevi perenni, poco distante dal profondo mare del nord.
Biondissimo, quasi bianco, la sua pelle rifletteva l'immenso chiarore di una terra che non conosceva il calore.
Cresceva, Olaf, coperto con pesanti pastrani per ripararsi dal vento, poteva mostrare solo il suo bel viso al sole e solo in quei pochi momenti dell'anno che questo si degnava di rischiarare quelle tundre desolate.
Crebbe felice, Olaf, pur non avendo altro che ghiaccio intorno a sé.
Tutto il suo popolo era candido e biondo come lui.
Durante le riunioni, nel suo villaggio, all'interno dei loro igloo, si spogliavano e mostravano il candore delle loro membra perennemente coperte per ripararsi dal freddo.
Spesso Olaf di specchiava nei laghetti ghiacciati dove tentava di pescare qualcosa per il pranzo. Per guardarsi meglio, spalancava le profonde pozze blu dei suoi occhi.
Quando fu adulto divenne inquieto, Olaf, e volle partire.
Voleva seguire le nuvole per capire fin dove sarebbero arrivate. Voleva seguire il vento caldo che d'estate arrivava fino a lui e gli accarezzava dolcemente le gote arrossate dal freddo.
E partì, Olaf, seguendo l'onda del vento, sul finire di quell'estate polare.
La strada era lunga, ma il sogno di Olaf era appena cominciato.
Con la fantasia dei suoi vent'anni, camminò, traghettò, si fece trainare da cavalli e carri, navigò.
Attraversò il mondo e scoprì che diventava sempre più colorato.
Fu assalito dai riflessi del verde, dal blu del mare, dal giallo e rosso dei tulipani.
Scoprì il grigiore delle città e si sentì soffocare viaggiando tra nebbie dense e fumose.
Oltrepassò bianche vette e raggiunse ancora una volta il mare. Un mare nuovo, verde e caldo.
L'oro fine del deserto gli penetrò negli occhi blu e la sua pelle si bruciò e si accorse che anche in quella nuova terra doveva coprirsi, ma era per ripararsi dal caldo torrido.
Era indifeso Olaf in quella terra sconosciuta, e la sua pelle bianca fu coperta di mantelli. Ma i suoi capelli, sempre più biondi, tradivano le sue origini e spesso veniva osservato con curiosità.
«Sei tu, fratello, che vieni dal grande nord?».
Una voce melodiosa, un giorno, gli rivolse questa domanda, e Olaf, che non era più abituato a parlare con la gente, si guardò finalmente intorno.
Tutto preso dal suo viaggio, nell'ansia di scoprire sempre nuove emozioni, si ritrovò nel più intenso colore, nella foresta più ricca di verde del mondo, dove avrebbe dormito su letti di foglie, tra insetti volanti e animali striscianti, desiderando il gelo del nord.
Al suono di quella voce Olaf si voltò, il suo sguardo si posò sulle splendide membra color cioccolata di una fanciulla. Solo i palmi delle sue mani erano rosei come la sua lingua mentre cercava di comunicare con lui.
Dal suo bel volto nero incorniciato dai ricci capelli, si spalancarono due grandi occhi, chiari e limpidi come i laghetti ghiacciati del grande nord.
Quel momento diventò un anno, mille anni, una vita, un'eternità, un attimoÉ
Olaf capì lo scopo del suo viaggio e comprese che aveva raggiunto la sua meta.
Desiderava tornare a casa, ora, Olaf. Guardò Karin e vide i suoi bianchissimi denti brillare come diamanti tra le calde e umide labbra.
«Vieni con me, Karin. Ti farò specchiare nel ghiaccio che acceca. Vedrai l'alba che non arriva mai. Sentirai la tua pelle ricca di sole, raffreddarsi, fino ad avere il desiderio di coprirti. Starai con me nella nostra capanna di ghiaccio e aspetteremo insieme, per lunghi mesi, il ritorno del sole».
Olaf ripercorse all'indietro il lungo viaggio insieme a Karin e mentre la distanza diminuiva, la loro pelle lentamente si confondeva e il colore cambiò.
Impercettibilmente si fuse e si trasformò in un caldo e morbido tono di ambra.
 
 

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Aggiornato 30 Ottobre 1997 (r1)