LA PIÚ GRANDE
ANTOLOGIA VIRTUALE
DELLA POESIA ITALIANA

Poeti contemporanei affermati, emergenti ed esordienti
Susy Infanti

Susy Infanti nata il 29 marzo 1980 a Portogruaro residente a Ramuscello di Sesto al Reghena. Ha pubblicato a novembre del 2005 il suo primo romanzo Parentesi di vita con la casa Editrice il Filo di Roma. Attualmente sta realizzando una favola per bambini per l'Ospedale pediatrico di San Vito al Tagliamento. Presidente dell'associazione di volontariato Animo Animale di Sesto al Reghena, in attesa di realizzare una fattoria pedagogica, una struttura che possa permettere a tutti i cittadini di usufruire dei benefici della Pet Therapy.

Fuoco
 
Con il tuo calore riscaldi notti e amori interrotti,
Guardandoti danzare posso sentire il tuo infinito tormento
Per questo calore che non vuoi sia mai spento.
Di arancio chiarore illumini il viso di chi con stupore si riscalda il sorriso.
Potrei passare ore ad assaporare il tuo profumo di legna a bruciare.
Ogni ricordo assopito nella mente con una scintilla lo riporti nel presente.
Abbracci teneri, passionali baci sotto il tuo grembo sono sbocciati.
Ci guardi ballando senza fermarti per tutta la notte e per tutti gli istanti.
Fuoco dolce, fuoco pericoloso e incuriosito dal nostro appetito di strapparti una coccola tenera sfiorandoci con un dito.
Fuoco che intrattieni nel tuo animo stravagante belle notizie e grandi sofferenze, non smettere mai
di illuminarci con la tua luce calda e rassicurante.
 
 
 
Appena nato
 
Giallo morbido movimento,
dal narciso profumo,
Di pesco si sveglia,
la brezza del mattino.
Dolce visetto odi il cantar delle rondini danzanti.
Calda carezza di sapore delicato,
ti accoglie con abbraccio appassionato.
Anima candida, dalle vesti fatate,
sospira beato nel mio seno d'amore.
 
 
 
Senza fiato
 
Morsa imperiale, di affanno respiro,
stringi alla gola come cappio istintivo.
Sospiro di ultimi attimi ingannati,
dal silenzioso tintinnio di cuor restio.
O gran Dio non lasciar sbiadire,
nella notte di questa inquisizione,
ardor della possente emozione.
Soffoca fiato dal sonetto rapito,
giungi al cielo con sguardo smarrito.
Voce repressa e relegata,
dentro una gola ormai stregata.
Svela ignara le note assopite,
A questo cuore di marmo e pepite.
Vaga nell'aria il reale candore,
travolto invano dall'infinito amore.
 
 
Aurora e l'albero del sorriso
 
C'era una volta nel paese delle stelle, Aurora l'orsetta del cuore. Lei era la discendente della dinastia reale, degli orsi della felicità. Aurora regnava nel paese delle stelle sull'armonia e sulla serenità dei suoi abitanti, grazie all'aiuto del suo grande cuore. Il suo cuore infatti emanava un arcobaleno di luci che ridava il sorriso, a tutti coloro che l'avevano perduto. Curava i cuori feriti riportando gioia e pace, a tutti gli abitanti che ne avevano bisogno.
Aurora era così brava e amata da tutti, che dava un invidia tremenda alla Regina Civetta della notte, la regina ogni volta che sentiva nominare e lodare Aurora, diventava nervosa e nera dalla rabbia, al punto di arrivare a pensare di ricorrere alla magia, per togliere di mezzo Aurora, così finalmente sarebbe diventata lei la sovrana dei due regni.
Nonostante i lunghi anni passati a cercare di sconfiggere Aurora, la Regina Civetta non vuole arrendersi, e purtroppo per lei miei cari bambini credo proprio che Aurora vincerà ancora una volta contro ogni male, e la regina dovrà battere in ritirata.
Ed era proprio a causa dei continui guai della Regina che Aurora scendeva sempre al paese delle stelle, accompagnata dalla sua famiglia, proprio per essere aiutata e protetta in caso di emergenza.
Ogni mattina Aurora passeggiava lungo le strade, cantando canzoni, sorridendo e giocando con gli altri cuccioli, e quando qualcuno la chiamava perché era triste, lei correva e con un battito del suo cuore colorava tutto il nero attorno a lui, ridandogli il sorriso, e poi sommersa da applausi e abbracci tornava a casa.
Un brutto giorno però, la Regina Civetta ebbe una brillante idea, convocò al castello il Mostro fangoso, l'unico dei suoi servi in grado di far diventare cattivo anche il cioccolato più dolce del mondo, gli ordinò di entrare nel corpo di Aurora, e di farla diventare cattiva, così da impossessarsi finalmente del suo regno.
Ma per poter realizzare il suo diabolico piano, dovette trasformare il Mostro Fangoso in un bellissimo unicorno.
Quella mattina Aurora vide vicino alla fontana, l'unicorno che piangeva e gli si avvicinò, si rese conto che piangeva perché si sentiva solo, gli asciugò le lacrime e gli donò un battito del suo cuore, ma subito dopo cadde a terra, e l'unicorno svanì nel vento.
La sua famiglia non capì cosa fosse successo, tutti gli abitanti del paese presero in braccio Aurora e la portarono al castello della Fata Farfalla per cercare di aiutarla, ma forse per Aurora era troppo tardi, non aveva più forza, era triste e pallida, non aveva più voglia di essere felice e giocare, e spesso sentiva dei dolori fastidiosi su tutto il corpo.
Erano tutti preoccupati e disperati, fino a quando la fata Farfalla dopo averla visitata capì che era colpa del Mostro Fangoso, era entrato dentro di lei attraverso le lacrime dell'unicorno.
Parlò con tutti i suoi amici e famigliari, e li rassicurò, Aurora sarebbe guarita ma ci sarebbe voluto tempo e tanta gioia.
La Fata farfalla conosceva un rimedio magico che poteva sconfiggere il Mostro fangoso, ma doveva ricorrere all'aiuto di tutti e dell'albero del Sorriso.
L'albero del Sorriso era un albero creato dall'Eternità e da Madre Natura per sconfiggere ogni male, la sua linfa se iniettata, nel cuore puliva e purificava il male e la cattiveria, però quando l'albero donava la sua linfa purtroppo perdeva le sue splendide foglie, così come ricompensa chiedeva per sopravvivere i capelli della creatura da aiutare.
Tutti erano d'accordo avrebbero aiutato Aurora, tenendogli compagnia, facendola ridere e giocare, e soprattutto cercando di non essere mai tristi, perché, solo facendo così avrebbero tenuto a bada il Mostro Fangoso.
nel frattempo la fata Farfalla aveva preparato una cannuccia di resina da inserire nel corpo di Aurora in modo da permettere all'albero del Sorriso di scambiare la sua linfa.
I giorni passavano e Aurora non era mai sola, quando il suo viso diventava cupo e triste gli altri cuccioli la facevano sorridere, quando piangeva o diventava un po' cattiva la sua famiglia gli leggeva le favole, e per fortuna ad Aurora tornava il sorriso.
Ogni volta però che l'albero perdeva una foglia anche Aurora perdeva un capello, e dopo tanti giorni entrambi erano quasi spogli, allora gli animali decisero di costruire un bellissimo cappello di seta e fiori uno per Aurora e uno per l'albero.
Un bel giorno però l'albero del Sorriso cominciò a germogliare e anche ad Aurora tornarono di nuovo i suoi capelli, il Mostro fangoso era diventato così piccolo e privo di poteri che dovette scappare a gambe levate, e la Regina Civetta della notte si morse la lingua dalla rabbia.
 
Anche questa volta il suo piano era fallito, Aurora era riuscita a guarire, era felice e contenta come prima, il suo paese tornò alla felicità vera di sempre, ed era stato tutto merito di tutti e del grande cuore di Aurora che anche volta non si arrese agli inganni della Regina Civetta della notte.
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Agg. 21-02-2007