LA PIÚ GRANDE
ANTOLOGIA VIRTUALE
DELLA POESIA ITALIANA

Poeti contemporanei affermati, emergenti ed esordienti
Pierluigi Larotonda

Pierluigi Larotonda risiede a Formia in provincia di Latina.

Per leggere le sue poesie

Per leggere un suo racconto

 
 
 
Colori «Gogoliani»
 
Il pagliaccio
s'infilò la mano
nella bocca
e poi qui
sempre più giù
fino al polmone sinistro.
Il pagliaccio
dagli occhi malefici
e dalle mani vellutate
decise di suicidarsi;
m considerò banale
tirarsi il collo
e così scelse
di premersi l'anima
e di venderla a Belzebù, dio delle mosche.
 
TORNA ALL'INIZIO
 
 
 
Aria blu
 
Ho camminato
per quattro ore
in una via molto stretta
costellata da miriadi di
bottegai e venditori d'uva
e miele.
Il pescatore
aveva sulla testa un berretto azzurro;
indossava un maglione rosso
come il liquore di fragole.
I suoi occhi, glaciali, sembravano
biglie bianche
con cui i bambini
giocano
e rischiano soldi e dignità.
Verso le due
il nano prese il coltello,
si presentò in via Verlaine,
bussò alla porta del
vecchio Catalano
e gli tagliò la gola.
Il sangue dello spagnolo
il nano
lo conservò
nella testa svuotata
di una vecchia curda.
Serviva per nutrire
i suoi due figli
e le sue cinque mogli.
Venne Rodolfo
il venditore ambulante di vipere
e ne regalò due al nano.
Queste furono utilizzate
per impiccare l'ordine
e liberare il caos.
 
TORNA ALL'INIZIO
 
 
 
 
L'incubo dell'anima
 
Lo senti
dico lo ascolti
il ritmo dei tuoi passi
e dei miei
il ritmo di questa vita
e dei suoi fantasmi
il ritmo lento ed agghiacciante
di tutti coloro che ti divorano l'anima,
mentre tu parli o pensi di parlare
con la polvere ed il sudiciume
sulle scale di una vecchia chiesa.
 
Riesci a capire
l'importanza
di questa piazza e della sua gente,
riesci a catturare
con l'immaginazione e l'istinto
questi rari momenti di felicità
che corrono velocemente
davanti a ciò che pensi di non essere stato
e che invece sei
ogni volta, ogni istante
(sempre più profondamente
sempre più orribilmente).
 
Non c'è niente da fare,
sei nato sulla terra
solitario e solo
e neanche la morte ti sarà di
e ti darà sollievo.
 
TORNA ALL'INIZIO
 
 
 
 
Il circo degli spettri
 
Questo non è un lamento
non è un urlo senza senso,
è la rabbia e il desiderio
di serenità
per chi vive con una parte della mente
nella realtà più minuziosa
e con un'altra
nella grande giostra
delle visioni flash
che la memoria
ed il sogno di città spettrali
offrono al mondo delle anime
sfumate d'amaranto.
 
TORNA ALL'INIZIO
 
 
 
Brindisi, 6/5/1997
 
Quel fottuto stronzo ha parlato ai giornalisti!
Io gliel'avevo ribadito: «Signor procuratore faccia quel che vuole ma io non so nulla». E lui, invece, a ribattere cosa su cosa, frasi su frasi. Ti diamo noi la protezione! Ma quale protezione e poi per chi e come sarà questa dannata protezione. In queste storie io non voglio proprio entrarci e quello che fa, s'inventa l'intervista al giornalista. Ah, ma se debbo compiere un delitto lo faccio, giuro che lo faccio, ma al procuratore una coltellata in pancia e via il pensiero.
Eh sì, forse Giambattista non aveva tutti i torti. Lui non sapeva più di tanto sulla morte di quella ragazza. Cioè era a conoscenza del fatto, qualche rumore l'aveva sentito, forse... forse. Ora, nonostante le sue dichiarazioni, si trovava nella posizione di chi è già sconfitto in partenza, di chi è nato per sudare e zoppicare. Anche Luca sarebbe stato in grado di affermare qualcosa, che so un piccolo indizio, magari a suo favore, ma si era comportato in modo intelligente, cioè assunse l'aspetto di chi è appena nato e non sa distinguere il male dal bene. Suo nonno glielo insegnò: «L'ingenuità è per i fessi e l'astuzia per i forti. Ma non tutti sono forti. E l'astuzia in mano ai fessi è pericolosa, molto pericolosa».
Giambattista, sostanzialmente, si giudicava un forte nell'anima, cioè nell'inconscio, un uomo come tutti gli altri, tanti difetti e pochi pregi. Un tipo alla Woody Allen, davanti agli altri, però, guai ad offenderlo. Lui, Giambattista, piccolo truffatore, spacciatore e consumatore allo stesso tempo, trafficante, piccolissimo trafficante di sigarette e puttane albanesi iniziò come scassinatore e ladro d'auto e sterei.
In trent'anni solo otto mesi di carcere, di cui sei domiciliari e due in un centro di recupero per tossicodipendenti ed alcolisti del cavolo.
Suo padre bidello della scuola elementare Dante Alighieri, su di lui si era pronunziato bene: «Quando uno nasce figlio di dipendente statale ha solo due prospettive per il futuro, borghese onesto lavoratore oppure aspirante carabiniere».
Se vai più sotto nella scaletta sociale, la quale esiste ancora e sempre esisterà, c'è qualcosa, qualche piccolo difettucci mentale, non giustificabile con le moderne teorie sociologiche e psicologiche. Il genitore arrivò al punto di dire al figlio: «Sei un ladruccio, allora cerca di trasformarti in un ladro professionista, insomma fai carriera nel tuo campo. Io vorrei un giorno leggere il tuo nome sulla prima pagina del Corriere della Sera e tu, invece, al massimo figuri nella penultima della cronaca locale. Vai via, ascolta me, esci dalla mia vita».
tutto sommato Giambattista non era un cattivo ragazzo. (Ritengo la bontà un difetto del crimine). Un grave, gravissimo difetto. Luca, invece, forse era ingenuo, ma quando si trattava di abbassare gli occhi mostrava scaltrezza ed intelligenza. Luca sapeva solo una cosa: «È inutile sprecare sangue e denaro per un cretino!». Ad esempio Luca riuscì anche ad ammazzare un affiliato della cosca dei Gentilini, nonostante la sua profonda ingenuità.
Giambattista se la prese con se stesso e con il mondo intero. Però ognuno su questa terra è solo, vive ed ama gli altri ma nel dolore la solitudine prevale sul prossimo. E dipende solo da se stessi, esclusivamente da se stessi; la vita, il suo percorso e la sua fine. È inutile addossare responsabilità e colpe sulla società, amici ed amori. Se nasci in un quartiere malfamato e frequentato da delinquenti ed assassini, probabilmente cadrai anche tu nel delitto e nel furto. La responsabilità, però, è solo tua. Tutto ciò che riguarda te va imputato solo a te. L'uomo vive con gli altri ed ha bisogno degli amici e dell'amore. È un animale sociale, sente, guai se non fosse così, la necessità di amare e di essere amato, gioire e soffrire con i propri simili. Ma nell'errore l'uomo è solo! Nel processo divino e in quello terreno ogni imputato porta con sé la propria croce.
Giambattista venne accusato dal procuratore come principale responsabile del traffico di prostitute albanesi in riferimento ai fatti verificatisi tra le tre e le quattro del 6/5/1997.
Il traffico di prostitute tra le coste pugliesi e quelle albanesi è collegato a quello d'armi e droga. Corrotti se en contano a centinaia, dai membri della Guardia di Finanza ai poliziotti. Basta qualche milione di lire e la paura svanisce, immediatamente. Giambattista, assieme all'amico Luca, controllava una parte di questo grosso affare qual'è lo sfruttamento delle prostitute albanesi. Se sei abbastanza scaltro e conosci gli uomini giusti in un mese puoi anche guadagnare otto-dieci milioni, puliti puliti, esenti da tasse ed imposte! Non è facile, ma il rischio, ben supportato dal grosso profitto, attira gente di ogni livello sociale. Sono reclutati persino ragazzi di sedici anni che guadagnano 300.000 lire lavorando otto ore, notturne ovviamente. Mica male!
La notte del sei maggio 1997 Giambattista e Luca trasportarono venti ragazze, puttane da destinare al mercato delle nuove schiave, da Brindisi a Bari. Il principale possedeva anche quaranta grammi di eroina. Erano all'incirca le tre quando una ragazza, forse già malata, cominciò a vomitare sangue e dopo due ore morì tra le braccia di una sua connazionale. Si diffuse, in seguito, l'idea che si fosse trattato di cirrosi epatica. Giambattista, volgendo gli occhi verso Luca, mormorò frasi e parole prive di senso. Inutile perdere tempo. Una ragazza non vale il carcere, soprattutto se morta, se priva d'anima. Decisero, Giambattista e Luca, di seppellire il corpo dell'albanese, freddo e poco igienico nella terra della campagna circostante. Però Giambattista non faceva altro che bestemmiare Dio ed ingiuriare Luca: «Sei uno stupido»; gli diceva. «È inutile perdere ulteriore tempo. La ragazza la portiamo con noi a Bari e poi, lì, vedremo di fare tutto il possibile per scaricare questa puttana». «Stupido - ribatteva Luca. - Abbaiamo deciso di seppellirla e non possiamo cambiare idea ogni momento. E poi se ci ferma la polizia con il morto sul camion, rischiamo vent'anni di carcere!». «Hai ragione - sentenziò Giambattista - Getta la ragazza tra le canne e andiamo via, senza seppellirla però!».
Così fecero. Poi salirono sul camion e ripartirono per Bari. Luca altro non pensava che a quella ragazza. «Lascia stare, - cercò di calmarlo Giambattista. - Lascia stare sono cose che capitano. Domani sarà tutto finito. Vedrai come ti allieteranno cinque milioni, vedrai».
 
La strada resa cieca dal buio del cielo, sembrava rispecchiare l'anima di Luca. Essa non riusciva a veder luce, ma solo dolore e tormento. Non c'è speranza e non sarà un processo e la condanna di un magistrato a riportare luce nell'anima di un uomo. Risulteranno inutili i pentimenti e le genuflessioni al cospetto della morte. Le gioie si condividono con gli altri, ma i dolori appesantiscono ed incidono la vita e le anime dannate sono sole in questo inferno mondo.
 
TORNA ALL'INIZIO

 
PER COMUNICARE CON L'AUTORE speditegli una lettera presso «Il Club degli autori, cas.post. 68, 20077 MELEGNANO (Mi)». Allegate Lit. 3.000 in francobolli per contributo spese postali e di segreteria provvederemo a inoltrargliela.
Non chiedeteci indirizzi dei soci: per disposizione di legge non possiamo darli.
©1996 Il club degli autori , Pierluigi Larotonda
Per comunicare con il Club degli autori: info<clubaut@club.it>
Se hai un inedito da pubblicare rivolgiti con fiducia a Montedit

Rivista Il Club degli autori

Home page Club dei poeti
|Antologia dei Poeti
Concorsi letterari
Arts club (Pittori)
TUTTI I SITI CLUB
Consigli editoriali per chi vuole pubblicare un libro
Se ti iscrivi al Club avrai un sito tutto tuo!

aggiornato il 27 novembre 1998