Autori contemporanei
affermati, emergenti ed esordienti
Patrizia Di Lorenzo
Ha pubblicato il libro
Patrizia Di Lorenzo - Senz'Amore, con Amore
Sono solo sensazioni

 

 

 

 

Collana I salici (narrativa) 14x20,5 - pp. 48 - Euro 6,20 - ISBN 88-8356-375-1

 

 

 

 

Introduzione
Postfazione

Incipit

Introduzione
Il mio nome è Patrizia Di Lorenzo, sono nata in Africa Mediterranea, e di questo paese mi porto
dietro il bisogno dello spazio infinito, del calore cocente del sole, dell'immensità del mare.
Questo è il mio primo libro, ho da sempre, in me l'immenso desiderio di scrivere, fissare lunghissimi attimi su qualsiasi cosa fosse mai stato possibile imprimere un qualsiasi segno. Le mie prime poesie ed i miei primi racconti risalgono all'età di circa undici anni, peccato, però, che li abbia gettati via un giorno, quando decisi di divenire adulta senza comprendere che ciò che il cuore di ognuno di noi pretende di gridare non ha età. Ora sono qui, ed ho ancora tanta voglia di disegnare emozioni con le parole...

...Tempo fa attraversai un periodo particolarmente buio e scrissi la raccolta dal titolo "Senz'Amore" mi aiutò moltissimo ad apprezzare nuovamente il mondo e mi diede il desiderio di un nuovo ottimismo dal quale nacque la raccolta "Con Amore".
 
Sono trascorsi diversi anni ed ho continuato a scrivere. Ora in questo nuovo testo voglio unire ciò che reputo migliore insieme a qualcosa di nuovo.
 
Non so cosa piace alla gente, sono una persona che scrive con il cuore. Le mani, le parole, l'inchiostro e la carta: mezzi per comunicare con il mondo degli umani perché... sono solo sensazioni.
 
Buona lettura.
 

L'Autrice

 
Postfazione
I migliori racconti tratti dalle raccolte Senz'Amore e Con Amore rappresentano una porta aperta da oltrepassare per arrivare in fondo al cuore e lasciare sprigionare liberamente e senza false apparenze tutto l'amore che potenzialmente abbiamo dentro di noi.
Certamente la strada non è in discesa anzi irti scogli e dure prove attendono ognuno di noi ma i momenti di tristezza o di forte dolore possono essere superati portandosi sempre dietro un "sorriso di riserva" come scrive Patrizia Di Lorenzo.
Non v'è dubbio che quando si attraversa un periodo negativo si fermano su fogli bianchi tali dolorosi stati d'animo e immancabilmente rimane sempre una traccia profonda che serve a ricordare il passato funesto.
Ecco allora che quando si vive o si soffre "senz'amore" possono assalire la nostra mente devastanti incubi con uomini decomposti che attraversano la notte, volti lividi, orbite senza occhi e poi fiumi di blatte nere che scendono velocemente dalle pareti. Può inoltre capitare che un buon uomo come Beniamino viene tacciato di essere fonte del maligno quando in realtà è l'unico che si offre di donare un rene e non può neanche immaginare l'amaro destino che lo attende.
In poche parole la vita non è altro che lo snodarsi di tragedie più o meno grandi ma si deve lottare e tentare di liberarsi da ciò che opprime per scacciare le paure e le ossessioni.
Il bene e il male camminano di pari passo e sono i nostri processi istintivi che ci aiutano a valutare le cose in base a criteri morali e succede spesso che la sola cosa che riesca a salvare l'uomo è l'Amore.
Nel nostro microcosmo riemerge il desiderio di godere ed assaporare le gioie di questo nostro mondo, di guardare al domani con un ritrovato ottimismo mentre il tempo passa inesorabile e si continua a scrivere ancor più assiduamente.
All'improvviso apparirà davanti ai nostri occhi Annetta, una donna con un cuore grande come il cielo, una "gattara" che ama gli animali: un angelo che dimostra come si può trovare uno scopo per la propria esistenza a differenza di coloro che non lo cercheranno mai. Una donna che ha un dono fantastico e riesce a dare un senso a tutto ciò che la circonda a differenza di chi non ha mai fatto nulla per nulla.
Una concezione dell'esistenza umana molto differente da chi difficilmente può essere definito un amico. Patrizia Di Lorenzo è invece orgogliosa di poter essere amica di Annetta: ecco la differenza.
Alla resa dei conti ci si ritrova a prepararsi il caffè e ad accorgersi che si è riusciti ad innamorarsi ancora una volta: una nuova speranza per un rinnovato tuffo nell'Amore.
Patrizia Di Lorenzo svela il suo animo sincero con la consapevolezza che è un privilegio per pochi riuscire ad ascoltare il proprio cuore e rendere questa emozione nel modo migliore. La sua sensibilità traspare in ogni racconto e dimostra come la memoria può amalgamare l'amore con il dolore e al contempo dare la possibilità ad ognuno di riemergere dalla fragilità delle cose depurate dal tempo trascorso. Le parole hanno ancora un loro senso e la vita è una ricerca continua: ogni giorno è un nuovo dono e si deve prendere ciò che offre, catturarne le suggestioni, vivere ciò che è degno di nota e non lasciare mai sfuggire i miracoli di questa nostra vita.
 

Massimo Barile

 
Incipit
 

"Allora diventa importante portarsi dentro un sorriso di riserva, da utilizzare quando saranno terminati quelli ricevuti in dono dal giorno nuovo"

 
 
Dedicato a mia figlia

 
TRAPIANTI
Beniamino era un uomo piccolo di statura, con il viso solcato da rughe nonostante la sua giovane età. Aveva il naso aquilino. Gli occhi piccoli ed i capelli lisci scoloriti dal sole. La bocca larga, labbra sottili ed i denti grandi. Il suo corpo era asciutto e nervoso, non era una bellezza ma andava fiero del fatto di non essere mai stato malato.
Non aveva molti amici e neanche conoscenze a causa del suo lavoro. Era nato in campagna, ma in una zona arida a desolata, aveva lavorato la terra fin da bambino e alla sera non aveva mai avuto né la voglia né la forza di andare fino in città.
Spesso parlava con il suo cavallo, così come si parla ad una persona. Quando aveva del tempo libero si divertiva a ritrarre il suo mondo. Era convinto che i suoi quadri fossero bellissimi. Era stupendo vederlo intento nella pittura, i suoi occhi brillavano come due piccoli soli e le sue mani, tozze e callose, si muovevano agili sulla tela come quelle di un pianista su una tastiera magica.
A volte andava a bere un bicchiere di vino dal compare e quelle volte che si avventurava fino al paese era in occasione delle feste patronali, perché era riuscito a trovare il modo di esporre i suoi quadri. Riusciva a venderne solo qualcuno a turisti di passaggio, mentre i paesani curavano di non avvicinarlo. Avevano paura di quell'uomo brutto e solitario, girava voce che i suoi dipinti fossero messaggi del demonio, ma lui non se ne faceva cruccio. Diceva sempre che il giorno che sarebbe diventato famoso tutti si sarebbero ricreduti, ed allora sarebbe stato lui a snobbarli.
Il tempo passava lasciando le cose immutate e Beniamino era sempre solo con il suo cavallo, l'unico essere in grado di provare una sorta d'amore per lui. Un giorno accadde qualcosa che gli avrebbe dato la possibilità di essere visto non più come un seguace di Satana ma come un eroe.
Si era ammalato un amico del compare e la situazione era proprio brutta. Aveva bisogno di almeno un rene nuovo. In paese nessuno aveva avuto il coraggio di farsi avanti, "il lavoro dei campi è duro, non si può lavorare con un rene solo. Abbiamo tutti una famiglia da mantenere". Non c'era molto tempo da perdere e la lista per la richiesta di organi risultava molto lunga.
Beniamino si recò prima dal compare e poi dal medico del paese per avvisare che si sarebbe proposto come donatore.
In paese si sollevò un enorme vociare "chissà perché un maligno faceva un gesto simile. Forse perché così l'amico del compare poi sarebbe divenuto come lui. Quale maleficio stava meditando?"
Fu intervistato, circa le sue malattie, all'ospedale della città. Gli fecero tante domande, volevano sapere tutto di lui. Cercò di rispondere meglio che avesse potuto, voleva fare una buona impressione ma tutte quelle strane procedure lo spaventavano, comunque non protestò.
La città era come non l'aveva mai immaginata, era rumorosa e la gente non si fermava a parlare, avevano tutti molta fretta e nei negozi nessuno sorrideva. Aveva sempre avuto ragione a non volerci venire. Si ripromise di non tornarci mai più. Il suo pensiero andò al suo cavallo, alla sua casa. "Aspettami ancora un po' Socrate, io torno presto".
Arrivò il grande giorno e Beniamino volle recarsi fino alla sala operatoria a piedi, proprio come un grande eroe, sorrideva e teneva per mano l'amico del compare, che invece era disteso su di una barella e durante il percorso cercava di fargli coraggio.
La porta si chiuse dietro di loro, poi l'anestesia.
I medici si fecero intorno al tavolo operatorio "È lui il soggetto?" chiese uno dei chirurghi "Sì è lui, ma siamo certi che andrà tutto bene?" "Non c'è alcun tipo di problema ". Rispose un terzo.
Iniziarono l'espianto e poi impiantarono il nuovo rene all'altro paziente.
Quando ebbero terminato, dalla sala operatoria uscì solo l'amico del compare e fu trasportato fino al suo letto.
Intorno a Beniamino ancora un gran da fare. Quello che stava succedendo era insolito. C'erano tanti contenitori. In uno era stato posto il cuore, in un altro il fegato, in un altro ancora i polmoni. Sembrava di essere all'interno di una macelleria, lo spettacolo era orribile, all'uomo che voleva tornare dal suo cavallo non erano rimasti neanche gli occhi. Quando ebbero finito, ricucirono la carcassa ormai vuota. La cartella clinica riportava la dicitura "Decesso a causa di complicazioni inattese".
La sua salma restò per un giorno nell'obitorio dell'ospedale, nessuno lo cercò. Lui era lì da solo, con un rigagnolo di sangue che gli si era solidificato su di un lato della bocca. Un vecchio frate ebbe compassione di quel corpo abbandonato, lo benedì velocemente e della sua sepoltura si occupò il comune.
In paese prese consistenza la convinzione che Beniamino fosse tornato all'inferno perché ormai aveva lasciato il suo posto ad un altro.
Era sera, un gruppo d'uomini andò fino alla casa stregata. Era buio ed avevano delle torce in mano. Legarono il buon Socrate, affinché non potesse fuggire, fecero una catasta dei quadri più belli del mondo poi incendiarono tutto.
Quella notte si sentì alto il nitrito di un cavallo terrorizzato riempire l'aria, si levò in cielo un'enorme nube di fumo che portava con sé l'odore della trielina, del fieno, del legno bruciato e della carne di Socrate.
Le persiane delle case si chiusero e le donne innalzarono inni a Dio perché salvasse tutti dal maligno e strappasse l'anima dell'amico del compare dalle sue grinfie.
La mattina successiva la vita riprese come ogni altro giorno. Il paese poteva continuare la sua vita, ora non c'era più bisogno di avere timore. Erano finalmente liberi.
Sulla linea dell'orizzonte c'era ancora fumo.
 

Dalla raccolta Senz'Amore, 1998

 
 
INCUBI
Ad un tratto un rumore, ti volti.
Nebbia e fiamme. Uomini decomposti attraversano la notte.
Ti hanno visto, ridono
Corrono e ad ogni rantolo una parte delle loro labbra si strappa. Un momento, solo un attimo d'attesa, si fermano.
Corpi senza epidermide, muscoli laceri, volti lividi, orbite senza occhi.
Cattivi odori.
Sono dietro di te, istintivamente fuggi, senza guardare dove. Corri, corri e corri ancora, ma il fiato non ti basta. Non puoi fermarti, non vuoi, non devi. I polmoni sembrano scoppiare, la gola è arsa. Sei stanco, inciampi, riprendi a correre, le gambe cedono... Sei sfinito.
Sono ancora più vicini, sempre più vicini, ti hanno raggiunto. Mio Dio che puzza!
Le loro mani viscide sulle tue spalle. Ti toccano, sfuggi, ti stringono. Bava che scivola sulla tua schiena. Urli, no... non hai più la voce. Ti svegli, sei seduto sul letto con la gola che ancora brucia, ti sembra di soffocare mentre rivoli di sudore scendono dal tuo viso. Hai il cuscino fradicio, così come le lenzuola.
Alzi lo sguardo alla tua finestra aperta, il cielo è terso e pieno di stelle e la luna, amica, ti sorride.
Sollevi il tuo corpo, poi l'acqua tiepida e morbida di una doccia lava via il terrore.
Torni a dormire.
Passeggi per una di quelle strade che percorri giornalmente. Sì, proprio quella dietro casa, quella per andare fino al bar e poi a comprare il pane.
In terra c'è uno strano fagotto, pensi ad un cucciolo abbandonato e ti avvicini. Non è un cucciolo, anzi, lo è, ma di uomo.
Resti immobile per un attimo, poi lo prendi in braccio colmo di tenerezza.
Ti avvii verso casa, "Avrà fame". Pensi mentre apri la tua porta.
Vai in cucina, apri il frigorifero per prendere un po' di latte da scaldare, ti accorgi che quel piccolo corpo che hai tra le braccia ha cambiato consistenza. È come se d'improvviso fosse diventato estremamente duro e freddo.
Con la coda dell'occhio scorgi qualcosa di sottile, nero e peloso, volti lo sguardo e vedi, enorme la zampa di un insetto. Appoggiato al tuo petto non c'e più un bambino ma un enorme scarafaggio, lucido, nero. Vorresti lasciarlo cadere ma è come se fossi immobilizzato da qualcosa, nel momento in cui muove le antenne riesci ad allargare le braccia e quella orribile cosa precipita sul pavimento. Nello stesso istante dalle pareti fiumi di blatte nere scendono velocemente ed il rumore delle loro elitre diventa assordante. In un attimo riempono la stanza, sono intorno ai tuoi piedi... finalmente ti svegli di nuovo. Hai l'affanno, la pelle ti prude come se gli insetti ci fossero davvero.
Sul tuo volto lacrime.
Vai in bagno e ti lavi il viso con ettolitri d'acqua fredda. Acqua, ancora acqua, non smetteresti più.
La notte è ancora troppo lunga e tu non vuoi più dormire.
 

Dalla raccolta Senz'Amore, 1998

 

 

ANNETTA
Annetta è un angelo.
Ho sempre detto questo di lei, da quando ci siamo incontrate.
Sì, un angelo con il temperamento di una rosa selvatica, la vita ricoperta di spine e tante lacrime quant'è la rugiada su di un campo in una mattina di primavera.
Annetta, un metro e cinquanta, forse quaranta chili, dolci occhi azzurri, lunghi capelli biondi ed un cuore grande come il cielo.
Penso a lei quando sono giù, quando ho uno dei miei momenti bui, mi aiuta.
Devo andarla a trovare.
Mi ha prestato delle cassette, giorni fa, non giele ho ancora restituite. A dire il vero sono finite mischiate tra le mie. Non le ho neanche riposte nelle custodie.
Avevo iniziato a scrivere di lei in maniera diversa. Avevo iniziato a copiare ciò che lei aveva scritto sulle sue agende, giorno dopo giorno, anno dopo anno.
Ad un certo punto ho capito una cosa. Ciò che ho letto è meraviglioso.
In quei diari ho trovato la vita di una donna, la sua voglia di vivere, l'amore per i suoi figli e per tutto ciò che possiede un cuore ed un respiro, il suo modo di animare cose che nessuno, di solito, arriva a pensare che possano avere un'anima ed una vita, come ad esempio il suo modo di salutare ed incoraggiare un nuovo anno. Tu hai mai parlato con un anno? Sì proprio con un anno, quello fatto di dodici mesi e trecentosessantacinque giorni. Se lo hai fatto sei una persona eccezionale, ma se non lo hai fatto mai, non preoccuparti, perché, se ne avrai il desiderio, potrai farlo. Lui ti ascolterà.
Capodanno 1993
Ciao.e benvenuto tra noi.
Ho appena salutato, e con molta gratitudine, il tuo predecessore e ti assicuro che non mi scorderò mai di lui.
A te, ti accolgo con molta speranza e simpatia. Sei tanto piccolo ma già travolto da tante responsabilità che ti spaventano. Non avere sfiducia e vedrai che affronteremo tutti gli ostacoli con coraggio e serenità. Eppoi ci saranno anche tanti momenti felici che ti aiuteranno a superare quelli meno facili. Ti voglio tanto bene e ti assicuro che, nel bene e nel male, saremo sempre vicini.
Buona fortuna.
Ciao.
Ci sono delle cose, che di solito, riesce a darti un animale e che, invece, ad un umano restano difficili. Con questo non voglio dissacrare gli esseri umani, che poi, in fin dei conti, non sono altro che una specie animale più evoluta delle altre (Vero?).
Ciò che voglio dire
è semplice. Ad una bestiola non interessa che tu sia brutto o bello, colto oppure no, che sia un tipo pulito o meno oppure che abbia i capelli lavati oppure no, e tutte quelle altre cose che per noi umani sono importanti, per il semplice fatto non ci pensa neanche a giudicarti. Sei come sei, vai bene così, fai parte del suo branco e quindi ti ama. Semplice e pulito, non ha alcuna intenzione di cambiarti, non pensa che può esistere un Dio che in suo nome si permetta di chiederti sacrifici inutili. Un cosiddetto "animale" se ti vede piangere avvicina il suo muso al tuo, ti annusa le lacrime e poi resta lì a guardarti, come per chiederti perché. Quante persone sono capaci di questo? Spesso nessuno si accorge quando hai voglia di piangere e tantomeno si chiede per quale motivo tu lo faccia.
L'altro ieri, nel prato, dove passo di solito con Luna, la mia cagnolina, ho visto una cosa orribile, un gesto fatto dagli uomini. Una testa di cane mozzata, oramai seccata dal sole. Era chiaramente recisa con il coltello perché le ossa del collo avevano un taglio netto. Di questo non dirò nulla ad Annetta, so che la ferirei.
Pensavo di essere già capace di vedere là dove gli altri non arrivano, pensavo di essere capace di vestire di magia ogni attimo che la vita riesce a regalare ad ognuno di noi ma da lei ho imparato ancora di più. Lei è la donna che ha inventato il cassetto delle sorprese, una dolce favola nella quale, ogni volta, ogni giorno, trovare un momento tenero che prima è stato per suo marito, poi per i suoi figli ed ora per suo nipote. Una favola che, forse, porterà via con lei.
Anche a me piacerebbe avere un cassetto delle sorprese. Ma per chi?
Quando sono andata da lei, la scorsa settimana, era solo per salutarla, poi, invece sono rimasta a pranzo e dopo abbiamo ballato il valzer in cucina. Siamo andate insieme a portare la pappa ai mille randagi che la aspettano ogni giorno e per i quali lei soffre, ogni giorno.
Penso che ognuno di noi abbia un compito su questa terra. Molti hanno provato a cercare il motivo della loro esistenza senza però riuscire a svelarlo e, quindi, hanno poi continuato a vivere senza uno scopo. Altri non lo hanno cercato mai, ma queste sono solo frasi sentite e scritte migliaia di volte. Ciò che volevo dire invece è che non so se esiste Dio, ma so con certezza che esistono gli angeli, se li guardi negli occhi riesci a scorgere le loro ali. Non importa che dedichino la loro vita ad animali o persone, perché quello è un dono che viene dato alla nascita, ciò che è importante è che riescano a farlo. Sono quegli umani che vivono al limite che separa il mondo reale dal mondo del sogno e delle favole, non sono pazzi, sia ben chiaro, ma sono quegli esseri fantastici che riescono a dare un senso a tutto ciò che ci circonda e che accade ogni giorno. Riescono a colorare di magia tutto ciò che esiste tra terra e cielo, tra bene e male, tra ciò che si vede e ciò che non si vede. Sono loro che ti regalano un sorriso, ogni volta tu ne abbia bisogno, senza chiederti nulla in cambio. Perché lo fanno? Non c'è un perché, è così e basta. La magia è tutta lì.
Annetta è una di quelle persone che gli altri chiamano gattare, con un senso di disprezzo e superiorità. Gli altri, quelli che non hanno mai fatto nulla per nulla, sia stato per gli umani oppure no e che pensano di essere in diritto di mettersi in cattedra.
Quanti raccolgono coperte per i poveri? Quanti comprano medicine per bambini non loro? Quanti si espongono agli insulti ed agli sguardi inclementi della gente? Lei lo fa. Lei è una gattara ed io sono fiera di essere sua amica.
 
Esistono le favole, e poi esiste la realtà.
Spesso le confondo, quelli sono i miei momenti migliori.
 
Con Amore
Pat
 
 
 

Dalla raccolta Senz'Amore, 1998

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Agg. il 19-09-2002